Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
lun 17 giu. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Dalai Lama - 1 febbraio 1994
NESSUNO TOCCHI CAINO - 3 - IL DALAI LAMA AL CONGRESSO

SOMMARIO: Testo di Sua Santità il Dalai Lama. Analisi sulla concezione della vita umana attraverso il buddismo. La punizione è una forma di prevenzione ma se la punizione è inflitta per soddisfare un sentimento di odio e di vendetta delle vittime o della società verso l'offensore non è giustificata. "Infliggere una pena ad un'altra persona serve anche ad aggiungere sofferenze a quelle già commesse". Bisogna sviluppare la nozione di perdono. Gli esseri umani non sono violenti per natura, lo diventano a causa della situazione ambientale e delle circostanze. Bisogna educare i bambini e gli adulti "nel cammino della compassione, della benevolenza, della non violenza".

("NESSUNO TOCCHI CAINO", 1 febbraio 1994)

»Come credeva Mahatma Gandhi, la violenza causa più violenza, e la pena capitale è una forma di violenza. Inoltre, in molti casi, rafforza la nozione della vendetta

Tutti gli esseri viventi, uomini e animali, cercano la felicità e cercano di evitare le sofferenze. Da questo punto di vista siamo tutti uguali. Ma nella nostra ricerca della felicità dobbiamo prendere delle decisioni sagge per il nostro e l'altrui interesse.

La vita umana è particolarmente preziosa: questo è enfatizzato dal buddismo, ma anche da molte altre religioni e filosofie.

Secondo il buddismo, è molto raro e difficile che un essere vivente si reincarni in un essere umano e l'opportunità deve essere pienamente utilizzata per il proprio e l'altrui bene sulla lunga strada della liberazione spirituale.

Nel corso della nostra vita spesso prendiamo delle decisioni incaute che nuocciono a noi e agli altri: lo facciamo per ignoranza. Crediamo che un certo comportamento ci procurerà felicità mentre in realtà ci rende infelici. Il sentimento di egoismo, di avidità, di odio o di orgoglio, ci porta a volte a fare del male agli altri nell'erronea convinzione che ci gioverà e ci darà una certa felicità. A dire il vero ciò procura sofferenza non solo alle vittime delle nostre azioni ma anche a noi stessi. Disturba seriamente la pace del nostro spirito e genera le condizioni di una nostra personale sofferenza.

Gli esseri umani hanno bisogno di vivere insieme e sono dipendenti l'uno dall'altro sotto molti aspetti essenziali. Nella società umana noi abbiamo spesso bisogno di codici morali di comportamento per vivere in pace e in armonia con gli altri. La religione e la filosofia hanno la funzione di sviluppare, di chiarire e di promuovere questi codici morali. Anche la società politica crea delle regole legali a volte basate sulla morale a volte invece sulla sua violazione. Tuttavia, in base al sistema legale di tutti i paesi, i comportamenti criminali sono puniti dalle autorità.

Ciò che viene considerato criminale può variare molto da paese a paese. In alcuni, parlare apertamente a favore del rispetto dei diritti umani è considerato criminale, mentre in altri è considerato un crimine impedire un libero discorso. Anche le punizioni per i crimini sono diverse e generalmente includono varie forme di imprigionamento o di privazione, di pene finanziarie e, in un certo numero di paesi, anche di pene fisiche. In alcuni paesi i crimini che il governo considera molto gravi sono puniti con l'uccisione delle persone che li hanno commessi.

Naturalmente, è sbagliato fare del male agli altri, ed è necessario avere regole efficaci legalmente per prevenire il crimine e per proteggere le potenziali vittime. La punizione è una forma di prevenzione poiché serve a mettere in guardia i potenziali offensori dal non commettere crimini, e trattiene le persone che hanno commesso un crimine dal commetterne altri. Così la punizione svolge un ruolo essenziale.

Ma se la punizione è inflitta principalmente per soddisfare un sentimento di odio e di vendetta delle vittime o della società verso l'offensore, allora non è giustificata. Anche se tali pene possono soddisfare un importante bisogno delle vittime e di altre persone perché sia fatta giustizia dalle autorità, infliggere una pena ad un'altra persona serve anche ad aggiungere sofferenze a quelle già commesse e non accresce il potenziale di felicità di nessuno.

Al posto della vendetta deve essere incoraggiata e sviluppata la nozione di perdono. Questo è messo in rilievo dalla maggior parte delle religioni e delle filosofie umaniste.

La pena di morte svolge un ruolo di prevenzione, ma è anche una evidente forma di vendetta. E' una forma particolarmente severa di punizione perché è in un certo senso definitiva. La vita umana termina e la persona uccisa non ha alcuna opportunità di poter cambiare, di riparare al male fatto o di risarcirlo.

Per il buddismo è peccato togliere la vita a un essere vivente anche se è un insetto. Ma togliere la vita a un essere umano, a cui è data una così importante opportunità di svilupparsi, è un atto molto grave da cui derivano conseguenze incalcolabili per la persona che ne è responsabile.

Uccidere i colpevoli non risolve il problema del crimine. Solo la promozione della clemenza e della compassione, attraverso l'educazione e l'affermazione di un senso universale di responsabilità, può - nel lungo termine - migliorare la situazione.

Oggi, in molte società è data poca importanza allo sviluppo di questi valori chiave dell'educazione, tanto negli spettacoli che nei programmi sociali. Infatti, se si analizzano i programmi televisivi, si può notare che è dato un grande valore di intrattenimento alla violenza, compreso l'assassinio. Questo è indicativo di un erroneo approccio.

Credo che gli esseri umani non siano violenti per natura. Infatti, essi non hanno lunghi denti affilati, o artigli, per assalire ed uccidere. Gli esseri umani diventano violenti, per lo più, a causa della situazione ambientale e delle circostanze.

Accettare la violenza come mezzo di reazione alla violenza e ad altri crimini può avere l'effetto opposto di quello voluto. Uccidere i colpevoli, seppellisce il crimine che questi possono avere commesso e può servire nel breve periodo ad eliminare il potenziale pericolo che ne vengano commessi altri. Ma nel lungo termine non serve a ridurre i crimini, in particolare la violenza. In alcuni paesi la gente è stata uccisa anche per delitti politici. Questo è particolarmente dannoso per la società. La pena capitale non è la soluzione al problema del crimine e, in molti casi, rafforza la nozione della vendetta e serve a giustificare l'uccisione di una persona.

Come credeva Mahatma Gandhi, la violenza causa più violenza e la pena capitale è una forma di violenza.

Io chiedo urgentemente a tutti di pensare seriamente a un modo positivo in cui i bambini e gli adulti possano essere educati nel cammino della compassione, della benevolenza, della non violenza, il che significa nello sviluppo di un buon cuore. Dalla società non sono stati fatti grandi sforzi su questa strada, ma è l'unica via per progredire.

 
Argomenti correlati:
tibet
fondazione
dichiarazione
nonviolenza
abolizione
stampa questo documento invia questa pagina per mail