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Sabatino Rosanna - 3 marzo 1994
(7) IL FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI NELL'ITALIA REPUBBLICANA
di Rosanna Sabatino

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI "FEDERICO II"

FACOLTA' DI LETTERE E FILOSOFIA

CORSO DI LAUREA IN LETTERE MODERNE

TESI DI LAUREA IN STORIA DELLE ISTITUZIONI PARLAMENTARI

IL FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI NELL'ITALIA REPUBBLICANA

RELATORE: Prof.PIERO CRAVERI

CANDIDATA: ROSANNA SABATINO

ANNO ACCADEMICO 1992/93

CAPITOLO SESTO

LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL REFERENDUM DELL'11 GIUGNO 1978 E LE MODIFICHE ED INTEGRAZIONI ALLA LEGGE 2 MAGGIO 1974, N. 195

SOMMARIO. Dopo un excursus sugli scandali scoppiati anche dopo l'approvazione della legge (Lokheed, Sindona) e sull'ingresso del PCI nella maggioranza parlamentare (se non di governo), si prende in esame il referendum radicale sul quale si andò a votare nel 1978. I partiti della nuova maggioranza attaccano i referendari definendoli "qualunquisti, destabilizzatori, ecc.". Si riportano giudizi e pareri di esponenti dei partiti, per lo più contrari all'abrogazione della legge, e quelli dei radicali promotori del referendum. Vengono poi analizzati i risultati della votazione, dopo la quale - e mentre scoppiano altri scandali - cominciano il ripensamento e i tentativi di modificare la legge. Dopo aver ricordato il disegno di legge Stanzani-Spadaccia, si dà una succinta, utile cronaca del dibattito avvenuto in parlamento sul disegno di legge di modifica della vecchia normativa che sarà votato il 18 novembre 1981 (n. 659) dopo un aspro dibattito che vide il forte ostruzionismo dei radicali alla Camera ottenere alcu

ni significativi miglioramenti al testo presentato dai partiti.

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Anche dopo l'approvazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti scoppiarono grossi scandali.

Nell'ottobre del 1975 »Panorama pubblicò la notizia dell'ammissione del presidente della società americana Lockheed di aver dato tre miliardi a due Ministri della difesa e a funzionari italiani per convincerli a far acquistare all'Italia un loro aereo da trasporto, l'Hercules C130. La DC fu il partito più pesantemente coinvolto, ma la commissione parlamentare inquirente rinviò a giudizio solo Luigi Gui, insieme col socialdemocratico Mario Tanassi: la maggioranza parlamentare mandò assolto Mariano Rumor (nel 1979 Tanassi sarebbe stato condannato e Gui assolto).

Moro, in quell'occasione, assunse lo stesso atteggiamento di La Malfa nel 1974. Intervenendo in parlamento il 9 marzo 1977 in difesa di Gui, disse: »La DC fa quadrato intorno ai suoi uomini . (1) L'affare Lockheed rimaneva a lungo al centro della vita politica. Lo stesso accadeva con lo scandalo Sindona, scoppiato l'anno precedente, con il crollo dell'impero finanziario di Michele Sindona, un banchiere legato da stretti rapporti con alte personalità della Democrazia Cristiana, a cui aveva versato forti somme di denaro in cambio di favori ed agevolazioni. »Gli affari Lockheed e Sindona, insieme ad una serie di scandali minori, indicavano in quale misura un certo tipo di affarismo ai margini della politica avesse infiltrato governo e partiti e come la corruzione fosse ormai istituzionale al sistema . (2)

Nel 1975 e nel 1976 si registrò anche una importante crescita elettorale del PCI che alle elezioni regionali del 15 giugno 1975, rispetto a quelle del 1970, aumentava del 5,5% passando dal 27,9 del 1970 al 33,4 e da 7.586.983 di voti a 10.149.135 di voti e a quelle politiche del 20 giugno 1976 con il 34,4 segnava un nuovo passo rispetto alle elezioni di un anno prima. (3)

In questi anni il segretario comunista Berlinguer promosse il cosiddetto »compromesso storico , cioè l'ingresso dei comunisti al governo assieme alla DC e agli altri partiti della maggioranza di centro-sinistra.

I governi della solidarietà nazionale sono considerati come il punto di approdo della politica del compromesso storico.

Il primo governo di solidarietà nazionale nacque in una situazione di grave crisi, per il rapimento di Moro, il 16 marzo 1978 in via Fani, a Roma e la strage della sua scorta da parte delle Brigate Rosse. »Ideato come un momento di transizione a una nuova fase della vita politica italiana si configurò invece come governo di emergenza per la difesa della democrazia, fu, cioè, governo di "solidarietà democratica" più che di "solidarietà nazionale" . (4)

Il rapimento e l'uccisione di Moro accelerarono l'ingresso del PCI nella maggioranza. Il maggior successo del PCI dopo il suo ingresso nella maggioranza fu ottenuto con le dimissioni del presidente della Repubblica Giovanni Leone nel giugno del 1978. Coinvolto nello scandalo Lockheed, fin dal 1976, il Presidente era stato oggetto di una campagna di stampa che lo accusava non solo di corruzione ma anche di favoritismo e di nepotismo.

L'11 giugno 1978 il popolo italiano venne chiamato a pronunciarsi su una richiesta di abrogazione della legge 195/74 concernente il »contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici . (5)

Dei nove referendum proposti dai radicali su cui sono state raccolte le firme, i primi quattro vengono dichiarati inammissibili dalla corte costituzionale - concordato, tribunali, codici militari e reati d'opinione - mentre quelli sull'aborto, sulla legge manicomiale e sull'inquirente non si possono svolgere perché il Parlamento ha approvato leggi che abrogano quelle sottoposte a referendum. Si vota quindi solo sui referendum abrogativi delle norme speciali di polizia - legge Reale (6) (dal nome del suo presentatore, il repubblicano Oronzo Reale, ministro della Giustizia) - e del finanziamento pubblico dei partiti.

La richiesta promossa dal solo partito radicale era sostenuta dopo l'indizione del referendum dal PLI e dai gruppi che si raccolgono in Democrazia Proletaria. Tutti i partiti della cosiddetta unità nazionale (DC, PCI, PSI, PRI, PSDI) si espressero invece per il mantenimento della legge e per il NO alla sua abrogazione, mentre il MSI-Destra Nazionale lasciò liberi i suoi elettori di votare per il SI o per il NO anche a causa delle forti divergenze interne che si manifestano in questo partito sulla questione. (7)

1. LA CAMPAGNA REFERENDARIA

La campagna referendaria è impostata dai partiti della maggioranza di unità nazionale come un referendum pro o contro i partiti; le posizioni abrogazioniste sono qualificate come qualunquiste, destabilizzatrici e anticostituzionali. Le opinioni dei partiti di governo (con l'eccezione dei socialisti) sono nette e concordi: chi voterà per l'abrogazione della legge Reale e del finanziamento pubblico voterà per la distruzione dello Stato. Con il doppio referendum, secondo il presidente dei deputati DC Piccoli, »si cerca, all'indomani del drammatico assassinio di Moro, di tagliare altre radici all'albero della democrazia e si mira a parere del ministro degli affari esteri Forlani ad agevolare »le forze di disgregazione e di morte che vogliono impedire una via democratica e pacifica al nostro paese .

Il segretario della CGIL Luciano Lama sostiene che »la campagna per il "sì" è un tentativo di organizzare una sollevazione di massa contro i partiti , vale a dire »una manovra destabilizzante che, se riuscisse minerebbe le radici stesse della Repubblica . (8)

Il presidente dei senatori del PCI, Edoardo Perna, a chi dice che - quale sia l'esito del voto dell'11 giugno - l'unico sconfitto sarà il PCI, risponde che »l'interrogativo da porsi non è quale partito vincerà ma quale causa politica vincerà: quella della destabilizzazione, dello sfascio istituzionale e, quindi una inevitabile rivincita conservatrice, o quella dello sforzo costruttivo tendente a dare, finalmente una base più solida alla democrazia italiana, mettendola, tra l'altro, in condizioni di difendersi? Ingenuamente - prosegue il senatore Perna - "Lotta Continua" ha indicato con assoluta chiarezza l'obbiettivo del "sì" e lo ha chiamato "casino". (9)

Ma vediamo, adesso, come si svolge la campagna elettorale per il referendum dell'11 giugno 1978 e conosciamo qual'è la posizione dei partiti attraverso le dichiarazioni fatte e le risposte date, durante le interviste sui giornali, dagli esponenti di ciascun partito, concentrandoci, però, solo sul finanziamento pubblico dei partiti. La maggior parte delle formazioni politiche è contraria all'abrogazione della legge sul finanziamento dei partiti e pertanto invita a votare »no per consentire il mantenimento delle norme che attribuiscono ai partiti 45 miliardi l'anno e 15 in occasione di elezioni politiche. Sono stati DC e PCI, i due partiti maggiori, a prendere decisamente l'iniziativa di un appello per il »No ad entrambi i referendum attraverso alcuni fra i loro maggiori dirigenti.

Il vicesegretario della Dc, Galloni che era stato relatore del progetto di legge sul finanziamento pubblico dei partiti nel '74, espone in un'intervista la posizione del suo partito: »A distanza di quattro anni siamo ancor più convinti - dice - che quella sul finanziamento pubblico non è tanto una legge a favore dei partiti quanto una legge a favore della chiarezza e della moralità del nostro sistema democratico poiché si propone di rendere i partiti autonomi sotto il profilo economico dai finanziamenti esterni . (10)

Inoltre alla domanda: »Quali argomenti devono essere usati per convincere l'elettorato a votare "No", Galloni risponde che »occorre persuadere i cittadini che il finanziamento dei partiti è necessariamente conseguente ad un sistema basato sul pluralismo. Essere contro il finanziamento significa essere contro il sistema democratico e in definitiva favorevoli a forme autoritarie che non consentono la dialettica dei partiti . (11)

Il segretario della DC Zaccagnini, parlando all'assemblea provinciale dei lavoratori di Terni, si è appellato agli elettori »perchè essi si esprimano su entrambi i referendum con il "no" . Il segretario della DC ha affermato infatti che »il finanziamento pubblico rappresenta la garanzia essenziale per la moralità che noi vogliamo specchiata, controllabile e controllata . (12)

Ma c'è anche chi tra gli esponenti della Democrazia cristiana vota sì sul finanziamento. E' il deputato milanese Massimo De Carolis, il »ribelle della Democrazia cristiana (come si legge su alcuni giornali) che dice: »La posizione del no da Moravia (13) a Zaccagnini si fonda su un equivoco e cioè che il sì significhi rifiuto del principio del finanziamento pubblico... Il problema posto dal referendum è assai più complesso, perché la legge attuale non dispone di alcun controllo sulle spese dei partiti e soprattutto sul reperimento dei fondi per mezzo dei canali che sono purtroppo tradizionali: quelli concessi col sottogoverno... In questa situazione il finanziamento pubblico rischia di aggiungersi semplicemente ai finanziamenti privati... Ma c'è di più... non esiste alcun controllo di nessun genere (neppure, grazie alla immunità parlamentare, della magistratura) sugli introiti dei singoli uomini politici . (14)

Pecchioli, dirigente del PCI, in un'intervista dice che la legge sul finanziamento pubblico non ha risolto tutti i problemi ma ha portato una »remora importante all'andazzo precedente, quello delle bustarelle. Ha introdotto elementi positivi, e abrogare la legge sul finanziamento pubblico vuol dire tornare indietro . (15)

E Nilde Jotti, una delle figure più rappresentative del PCI, dice di condividere quello che ha scritto Luigi Longo: »Il finanziamento pubblico costituisce almeno una barriera alla corruzione . (16)

Per Almirante, il dirigente del MSI-DN, l'abrogazione di questa legge implicitamente finirebbe per soffocare la libertà del suo partito anche se si rende conto che l'abrogazione stessa sia voluta da quei cittadini che sono stanchi dello scandaloso comportamento dei partiti di potere i quali, nonostante il finanziamento pubblico, hanno continuato ad attingere illeciti fondi integrativi. »Ma non è detto - conclude Almirante - che si debba gettare l'acqua sporca con il bambino dentro. Possono essere avanzate proposte di una legge correttiva, ma intanto l'elettorato, ascoltati i nostri puliti e sereni motivi sul finanziamento pubblico resta libero di giudicare in coscienza se mantenerlo o meno . (17) Come si può capire dalle parole di Almirante, la posizione del MSI è articolata. Essa è, infatti, divisa tra gli interessi di partito e la protesta dell'elettorato che si prevede e il suo dirigente cerca, quindi, di mediare tra le divergenti posizioni interne al partito.

Luigi Anderlini della sinistra indipendente »è sicuro... che i 45 miliardi stanziati dal '74 ad oggi sono stati un contributo assai rilevante alla moralizzazione della vita pubblica e hanno fatto risparmiare alle casse dello Stato cifre cospicue evitando una parte notevole dei furti di Stato, e che tornare indietro non è possibile e sarebbe, in ogni caso, una violazione assai pericolosa . (18)

Anche i socialisti hanno deciso di dire no all'abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti, anche se il loro »no non è forte e consapevole, poiché hanno la necessità di differenziarsi all'interno della maggioranza: »Abbiamo voluto evitare una impostazione rigida . Un atteggiamento, dice il presidente dei deputati del PSI, Vincenzo Balzamo, che »tiene conto di tutti i fermenti libertari che fanno parte della sua storia . (19)

Craxi spiega che la cancellazione della legge sul finanziamento dei partiti è una richiesta priva di qualsiasi fondamento e che a suo sostegno si adducono ragioni di puro qualunquismo. (20)

E il socialista Dino Felisetti è convinto che dire »No all'abrogazione della legge sul finanziamento pubblico significa continuare in un lavoro e in un'azione legislativa ispirata a due fondamentali criteri: quello di »diminuire il costo del sistema democratico dentro i limiti strettamente indispensabili alla sua funzionalità e quello di restringere ulteriormente gli spazi della corruzione nella sfera della politica . (21)

Anche il PSDI invita gli elettori a respingere l'abrogazione delle due leggi: »I partiti costituiscono la struttura fondamentale dello Stato democratico... privarli del finanziamento significherebbe favorire, in primo luogo, i maggiori partiti che possono attingere i mezzi necessari da altre fonti, a scapito dei partiti di opinioni che mancano o difettano di strutture organizzative . (22)

La scena politica - dice il segretario Pierluigi Romita - resterebbe così dominata dai due maggiori partiti col definitivo tramonto del pluralismo politico.

Inoltre, il segretario Romita, ai radicali che accusano i partiti di aver varato la legge sul finanziamento pubblico »di notte, di corsa, come i ladri , replica che è un'accusa assurda poiché il varo della legge è stato preceduto da un lungo dibattito tra le forze politiche e sulla stampa. (23)

Per i repubblicani, come è detto in un editoriale non firmato sulla "Voce Repubblicana" a pochi giorni dal voto, »soltanto un deteriore qualunquismo può affermare che si tratta di una legge "immorale". E' vero il contrario... Si deve semmai evitare che zone d'ombre ristagnino sui bilanci dei partiti anche dopo il finanziamento pubblico . (24) Inoltre essi si chiedono: »Cosa vorrebbe dire abolire la legge sul finanziamento pubblico? Ripristinare i fondi occulti, i finanziamenti segreti, le peggiori pratiche clientelari, la legge della giungla? Se è questo che vogliono i sostenitori del sì, si facciano avanti. Avranno la responsabilità di aver dato un altro colpo a queste traballanti istituzioni . (25)

Sarà opportuno, adesso, cercare di analizzare le motivazioni dei sostenitori del »SI all'abrogazione della legge 195/74 sul contributo dello Stato al finanziamento dei partiti.

I radicali, promotori del referendum abrogativo, motivano la loro richiesta sostenendo che »si tratta di una legge pessima (che rispecchia fedelmente, tra l'altro, le motivazioni per le quali venne in fretta e in furia varata, cioè come sanatoria per l'ennesimo scandalo del regime democristiano, quello dei fondi petroliferi) perché penalizza le nuove formazioni politiche, per mezzo di un finanziamento diretto ai partiti già rappresentati in parlamento e quindi gioca come strumento di congelamento del sistema partitico; penalizza la partecipazione all'interno dei partiti perché mette ingenti risorse nelle mani di apparati burocratici rafforzando gli squilibri di potere fra vertice e base e rendendo i partiti sempre più oligarchici e sempre meno ricettivi; non garantisce la moralizzazione della vita pubblica non essendo l'unico vincolo della pubblicazione del bilancio, un controllo sufficiente sull'uso delle risorse pubbliche e neppure una garanzia di abbassamento del tasso di corruzione del sistema politi

co . (26)

Per Adelaide Aglietta, segretario nazionale del partito radicale, le »ragioni del sì sono molto semplici: »Noi chiediamo semplicemente che lo Stato metta a disposizione di tutti i cittadini i servizi, le sedi, le tipografie, la carta a basso costo, insomma tutto ciò che serve per "fare politica":... autofinanziati si può vivere benissimo: noi viviamo così... Perché gli altri non possono fare altrettanto? (27) In questa richiesta, il segretario radicale riprendeva il Maranini, secondo il quale non bisognava trascurare altre possibili forme parallele di intervento, come la riduzione delle spese dei partiti e la concessione da parte dello Stato del sussidio di mezzi gratuiti di diffusione (dalla televisione alla stampa di manifesti) messi a disposizione dei partiti in uguale misura.

E' interessante conoscere le risposte che Marco Pannella, uno dei più noti leader radicali, ha dato durante un'intervista sul referendum abrogativo della legge 195/74.

Alla domanda: »Come pensate che i partiti debbano finanziarsi se verrà, per ipotesi, abrogata la legge sul finanziamento pubblico? , l'onorevole ha risposto che i partiti debbono finanziarsi con il denaro degli iscritti e dei simpatizzanti, e »se non ce la fanno chiudano, vuol dire che non meritano di vivere democraticamente. Non ce li ha prescritti nè il dottore nè il domineddio. Anche gli uomini nascono, crescono, invecchiano e muoiono. Se son deboli o s'ammalano si mettono da parte, fin quando non stanno meglio... . (28)

Anche i demoproletari sono favorevoli all'abrogazione: »La ragione principale del nostro "SI" è d'ordine politico generale. Con questa legge (che non elimina affatto il finanziamento dei privati e la conseguente corruzione) i partiti diventano delle articolazioni di questo Stato e del suo apparato burocratico, invece che della società civile . (29) Secondo i demoproletari, quindi, la legge per il finanziamento pubblico dei partiti è uno strumento inadeguato e pericoloso. Inadeguato a dare ai partiti possibilità di azione, pericoloso perché premia la loro burocrazia interna piuttosto che il rapporto militante e il lavoro volontario dei sostenitori e simpatizzanti.

Romano Luperini, dell'esecutivo di democrazia proletaria, sostiene che il finanziamento statale dei partiti »è una spinta verso la democrazia autoritaria e verso un sistema sempre più unanimistico, un sistema... in cui i lavoratori devono cavarsi di tasca i soldi per finanziare i fascisti . (30)

Luciana Castellina deputato del Pdup, nel corso di una conferenza-stampa ha presentato una proposta di legge firmata, oltreché da lei, dai deputati Corvisieri, Magri e Milani, con la quale il gruppo parlamentare del Pdup si impegna a promuovere una legge per sostituire al finanziamento pubblico in denaro la fornitura da parte delle Regioni, di strutture e strumenti pubblici per favorire al massimo l'apertura dei partiti verso la società, come sale per dibattiti e iniziative, sedi, centri stampa, forniture di strumenti tecnici, ecc. (31)

2. I RISULTATI DEL REFERENDUM DELL'11 GIUGNO 1978

Molto significativi sono i risultati del referendum sul finanziamento pubblico dei partiti: a favore dell'abrogazione (SI) hanno votato 13.691.900 italiani, cioè il 43,6% e contro (NO), invece, 17.718.478 votanti ovvero il 56,4%. (32)

Come si può vedere (cfr. Tabella) la percentuale degli italiani favorevoli all'abrogazione della legge 195/74 è molto alta e dimostra come i partiti non erano stati ascoltati dall'opinione pubblica.

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TABELLA

RISULTATI REGIONE PER REGIONE

Referendum 78

Finanziamento ai partiti

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REGIONI | NO | % | SI | %

-----------------+-----------+--------+----------+------

VAL D'AOSTA |28.139 |44,5 |35.156 |55,5

PIEMONTE |926.979 |59,95 |619.177 |40,05

TRENTINO

A. ADIGE |295.911 |60,1 |196.547 |39,9

LOMBARDIA |3.209.919 |59,7 |2.170.977 |40,3

FRIULI

VENEZIA G. |358.236 |54,78 |295.761 |45,22

VENETO |784.026 |62,68 |466.820 |37,32

LIGURIA |514.448 |56,64 |393.870 |43,36

EMILIA ROMAGNA |1.432.100 |73,07 |527.932 |26,93

TOSCANA |1.217.902 |69,48 |535.030 |30,52

MARCHE |566.467 |65,5 |298.993 |34,5

UMBRIA |17.117 |66,3 |8.685 |33,7

LAZIO |1.133.832 |50,94 |1.091.867 |49,06

ABRUZZO |228.798 |58,56 |161.882 |41,44

MOLISE |79.731 |50,2 |70.017 |49,8

CAMPANIA |665.433 |44,88 |817.258 |55,12

PUGLIA |136.787 |57,15 |102.540 |42,85

BASILICATA |135.111 |49,7 |136.762 |50,3

CALABRIA |260.780 |51,21 |248.478 |48,79

SICILIA |660.045 |45,78 |781.635 |54,22

SARDEGNA |84.695 |48,31 |90.631 |51,69

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Nel referendum sul finanziamento pubblico dei partiti si sono schierati per il »NO all'abolizione: DC, PCI, PSI, PSDI, PRI, DN; per il »SI : PLI, DP, Radicali. Il MSI ha lasciato libertà di scelta. I risultati definitivi del referendum dell'11 giugno 1978 sono: a favore dell'abrogazione (SI) hanno votato 13.691.900 italiani, cioè il 43,6% e contro (NO), invece, 17.718.478 votanti, ovvero il 56,4%.

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Il presidente del Consiglio Federativo del Partito Radicale, Gianfranco Spadaccia, all'indomani del referendum, dichiarava:

»Il coro della stampa di regime, che si era schierato in maniera quasi totalitaria per il NO durante la campagna referendaria, fa di tutto oggi per nascondere e mascherare il risultato e il significato del voto... Nessuno può negare che il voto sul finanziamento pubblico sia la manifestazione non di una rivolta qualunquista, ma di un vasto sentimento popolare che esprime esigenza di un diverso rapporto dei partiti con il loro elettorato . (33)

La clamorosità del risultato induce, dopo il referendum, ad una maggiore riflessione critica. Non manca chi continua ad insistere sul tasto del qualunquismo.

Uno degli argomenti invocati da questi commentatori è che le maggioranze abrogazioniste si sono concentrate prevalentemente nelle regioni meridionali in contrasto con la »tenuta delle regioni rosse.

D'altra parte c'è chi fa notare che è in Emilia, in Toscana, in Umbria, laddove la macchina del PCI controlla in maniera capillare l'elettorato, che si hanno le percentuali più alte a favore del NO. (34)

La maggioranza dei commentatori mette in rilievo che il risultato dell'11 giugno è chiaramente un voto per la moralizzazione della vita pubblica: non un voto contro i partiti, ma un voto contro la degenerazione partitocratica della democrazia, per una maggiore democrazia nella Repubblica e negli stessi partiti e per un più corretto funzionamento delle istituzioni. Non solo i giornali ma anche molti commentatori politici degli stessi partiti della maggioranza riconoscono che si tratta di un allarme e di un segnale che le classi dirigenti dovranno tenere nel massimo conto. (35)

3. VERSO LE MODIFICHE DELLA LEGGE N. 195/74

Ma da parte delle classi dirigenti dei partiti che hanno promosso e varato la legge sul finanziamento pubblico, non ci sarà alcun segno di ripensamento sui problemi posti in discussione da questo referendum.

Intanto nella legge finanziaria per l'esercizio 1980 si propone il raddoppio secco degli stanziamenti destinati al finanziamento pubblico dei partiti. Il raddoppio non diventa operante perché, nelle "more della tormentata discussione" della legge finanziaria, esplode lo scandalo Caltagirone con la notizia di ingenti finanziamenti elargiti dagli imprenditori a partiti, correnti di partito, e uomini politici, e con il fondato sospetto che questi finanziamenti siano doppiamente illeciti, perché avvenuti in violazione delle leggi che regolano i bilanci delle società e in violazione dei divieti posti dalla legge sul finanziamento pubblico. (36)

Si ripropone il problema della moralizzazione. Solo adesso i partiti che consentono al progetto del raddoppio degli stanziamenti del finanziamento pubblico sentono il bisogno di associare a questi stanziamenti norme moralizzatrici che riformino la legge 195 del 1974.

Ricordiamo che anche nel 1974 si giunge alla legge sul finanziamento pubblico con l'accordo unanime dei partiti che si sono ritrovati due anni dopo nella maggioranza cosiddetta di unità nazionale, sull'onda di uno scandalo: quello dei fondi neri dei petrolieri e dei fondi neri della MONTEDISON di Valerio, nella cui ripartizione erano coinvolti tutti i partiti delle maggioranze di centro-sinistra. Anche allora la giustificazione della legge è nella necessità della moralizzazione. Dopo sei anni, proprio mentre i partiti della ex-maggioranza di unità nazionale stanno per dare il via al raddoppio degli stanziamenti per il finanziamento pubblico, un altro scandalo di grandi dimensioni dimostra che nessuna moralizzazione è stata conseguita con la legge 195/74. (37) In questi sei anni, infatti, la legge è stata operante e con effetti negativi sulla già grave situazione della Repubblica e più in generale sul funzionamento delle istituzioni e della democrazia. Se il problema della moralizzazione non è stato risol

to, si è cristallizzata una burocrazia di partito, direttamente finanziata dallo Stato. (38)

L'istituzione del finanziamento pubblico ha accentuato altri aspetti della degenerazione partitocratica della vita pubblica. Si è infatti accentuata la dipendenza dei gruppi parlamentari dalle segreterie e dalle direzioni dei partiti e la conseguente "deresponsabilizzazione" dei singoli parlamentari con ripercussioni negative su tutto l'istituto parlamentare. (39)

4. IL DISEGNO DI LEGGE D'INIZIATIVA DEI SENATORI STANZANI GHEDINI E SPADACCIA

Nel corso dell'VIII Legislatura e precisamente il 7 ottobre 1980, i senatori S. A. Stanzani Ghedini e Gianfranco Spadaccia presentano al Senato un disegno di legge (che non avrà alcun seguito) nel quale si chiede il rimborso da parte dello Stato delle spese sostenute per le attività elettorali e per l'attivazione degli istituti di democrazia diretta; il contributo dello Stato alle spese dei gruppi e alle attività dei parlamentari, il diritto all'informazione dei cittadini e le garanzie per l'utilizzazione del servizio pubblico televisivo. (40)

Questo disegno di legge - come si legge nella relazione introduttiva al testo della legge - si ispira al concetto che il finanziamento da parte dello Stato debba intervenire in favore non già delle strutture dei partiti in sé considerate ma delle attività che i partiti, i gruppi, o le associazioni politiche compiono »nell'esercizio della loro funzione di promozione, di utilizzazione e di confronto rispetto alle istituzioni pubbliche . (41)

Esso quindi vuole assicurare un'adeguata provvista di mezzi »alle attività ed alle iniziative di partecipazione popolare alla vita ed all'indirizzo delle istituzioni attraverso l'opera dei partiti, escludendo invece il finanziamento di essi in ragione della loro stessa esistenza ed in funzione della loro organizzazione permanente . (42)

5. IL DIBATTITO ALLA CAMERA E AL SENATO SULLE MODIFICHE ED INTEGRAZIONI ALLA LEGGE N. 195/74

Il testo del disegno di legge presentato al Senato sulle modifiche ed integrazioni alla legge 2 maggio 1974, n. 195, concernente il contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici, è il risultato della unificazione di due testi di legge relativi all'aumento del finanziamento pubblico dei partiti (un adeguamento sulla base dell'indice di svalutazione dal 1975 al 1980) e all'istituzione di un'anagrafe tributaria dei rappresentanti di entrambi i rami del parlamento. Esso è approvato dal Senato in un testo unico e sarà poi modificato dalla Camera dei deputati.(43)

Non sono mancate le polemiche dopo l'approvazione del disegno di legge al Senato: »Lo hanno approvato nottetempo quasi se ne vergognassero è il commento fatto dai senatori radicali Stanzani e Spadaccia subito dopo il varo (11 marzo 1981), da parte dell'assemblea di Palazzo Madama del disegno di legge che modifica il regime dei finanziamenti statali ai partiti politici. »Alla Camera ne vedrete delle belle , ha preannunciato Gianfranco Spadaccia alludendo all'ostruzionismo che il Pr non ha potuto mettere in atto al Senato (dove i radicali erano soltanto due). (44)

Il nuovo provvedimento prevede che il contributo ai partiti salga dai 45 miliardi fissati dalla legge istitutiva del '74 a 76 miliardi e 800 milioni.

Viene introdotta inoltre, con valore retroattivo per l'80, la rivalutazione dei contributi nella misura dei due terzi dell'incremento del caro-vita. In base a questa proposta, nel 1981 i partiti percepirebbero sia l'aumento per il 1980 (in ragione complessiva di 32 miliardi) sia l'aumento per il 1981 (in ragione di un miliardo) che porterebbero ad un contributo complessivo di 122 miliardi circa. (45)

Il disegno di legge, come si è detto, istituisce anche l'anagrafe tributaria e patrimoniale per tutti coloro che ricoprono cariche elettive pubbliche. In pratica saranno soggetti a nuovi obblighi deputati, senatori, parlamentari europei, membri del governo, consiglieri regionali, provinciali e comunali (per i centri fino a 100 mila abitanti). Gli interessati dovranno rendere pubblica la dichiarazione dei redditi.

Successivamente, con un emendamento firmato da democristiani, socialisti, repubblicani e socialdemocratici, viene incrinato il valore e la portata innovativa di questo disegno di legge che istituisce l'anagrafe patrimoniale per gli uomini politici, poiché si decide (passa dopo uno scrutinio segreto chiesto dai comunisti, per soli 5 voti e con una fuga di 16 voti dai settori della maggioranza) che non saranno rese pubbliche le dichiarazioni "integrali" dei redditi ma soltanto il quadro "riassuntivo" (cioè i titoli conclusivi senza specificare le singole voci che lo compongono) delle stesse dichiarazioni. (46)

I riepiloghi dei redditi verranno stampati su appositi bollettini ai quali potranno accedere tutti i cittadini iscritti alle liste elettorali. A questi non sarà però possibile capire perché un ministro abbia per esempio un reddito di 100 milioni, ossia come a tale cifra si giunge per singole voci.

La novità più grossa che introduce questo provvedimento è l'estensione alle correnti dei partiti del divieto di ricevere finanziamenti dalla pubblica amministrazione, da enti pubblici o a partecipazione pubblica. Al divieto sono sottoposti anche i parlamentari nazionali ed europei, i consiglieri degli enti locali, i candidati a queste cariche e chiunque rivesta cariche nei partiti. La sanzione consiste nella decurtazione del contributo statale fino ad una somma pari a quella illegittimamente percepita. Se un finanziamento legittimo supera i cinque milioni di lire deve essere dichiarato congiuntamente da chi lo concede e da chi lo riceve. Ai cinque milioni (con un emendamento della maggioranza contro il quale hanno votato i comunisti) si applicherà l'indicizzazione annuale che il disegno di legge prevede per il finanziamento pubblico ai partiti. L'adeguamento verrà ancorato ad un indice composto pari al 66% dell'aumento del costo della vita (la prima stesura prevedeva il 75% secco) calcolato in base agli

indici dell'ISTAT (Istituto centrale di statistica). Il disegno di legge, inoltre, vuole che i bilanci dei partiti siano più analitici e sottoposti ad un doppio controllo dei revisori dei conti: il primo da parte di periti nominati dai partiti stessi; il secondo da revisori scelti dalle Camere. Il provvedimento rende definitivo il contributo statale anche per le elezioni regionali ed europee.

La discussione su questo disegno di legge è stata molto lunga soprattutto perché i radicali hanno fatto l'ostruzionismo.

Ha avuto inizio, infatti, al Senato nei giorni 5, 6 e 11 marzo 1981, proseguendo poi alla Camera nei giorni 23, 24, 27 28, 30 luglio, 8, 9, 10, 17, 22, 23, 24, 30 settembre e 8, 12 e 15 ottobre; il testo della legge è stato nuovamente discusso e finalmente approvato al Senato nei giorni 9 e 10 novembre.

Ricostruiamo il dibattito nelle sue linee salienti.

I radicali, decisi oppositori della legge, presentano, durante le sedute alla Camera, 8 mila emendamenti di cui 3900 solo al primo articolo.

La maggioranza tenta di raggiungere un'intesa con i radicali sul finanziamento dei partiti, ma il disaccordo permane.

Quali sono i punti controversi?

I radicali sono contrari ad ogni forma di indicizzazione del finanziamento ai partiti perché sostengono che »è scandaloso che in questo momento in cui si mette in discussione l'indicizzazione dei salari dei lavoratori, si voglia far passare questo provvedimento a favore dei partiti politici . (47)

E' questo l'elemento più contrastato della legge, perché dà un'immagine di »insaziabilità ai partiti. Gli altri gruppi non sono disposti a cedere: il PSI è il più restio ad accettare la proposta radicale sulla questione dell'accesso all'informazione pubblica. I radicali che hanno presentato un »libro bianco sulla »clamorosa e ormai intollerabile faziosità dei telegiornali e dei giornali radio , vorrebbero che subito dopo, o durante, i due telegiornali della sera e della notte ci fosse uno spazio assegnato ai partiti »come correttivo della disinformazione del notiziario pubblico . In pratica una mini tribuna politica quotidiana di una decina di minuti. »E' il più bel regalo alle televisioni private! esclama il repubblicano Adolfo Battaglia profetizzando il crollo dell'ascolto della Rai. Replicano i radicali: »I padroni del regime non possono pretendere da noi l'aumento del finanziamento ai partiti e la nostra acquiescenza all'uso che fanno della tivù . (48)

I socialisti invece propongono che l'intera materia dell'informazione sia rinviata alla commissione di vigilanza sulla Rai.

L'ultimo scoglio che appare insuperabile è il controllo dei bilanci. La vecchia legge li affidava ai due presidenti della Camera e del Senato. (49)

Il testo approvato dal Senato impone una maggiore chiarezza, come si è già visto, nel bilancio di ciascun partito (dev'essere indicato anche lo stato patrimoniale), con l'obbligo per gli eletti alle cariche pubbliche di depositare i loro certificati di reddito (è la cosiddetta »anagrafe patrimoniale ) e la possibilità di »richieste di chiarimenti da parte di singoli parlamentari sul bilancio di questo o di quel partito. Veramente troppo poco, obiettano i radicali. Nessuna garanzia di trasparenza e di veridicità dei bilanci, essi dicono e minacciano di bloccare la legge in discussione alla Camera anche per diverse settimane e sono pronti a illustrare uno dopo l'altro ben quarantacinquemila emendamenti; invitano, perciò, i partiti a non insistere in un »odioso arroccamento su una norma tanto indecente. Finché su questo nodo non ci sarà un ripensamento, i radicali proseguiranno nel loro ostruzionismo . (50) In questa situazione molti partiti sia della maggioranza che dell'opposizione ritengono che sia più

prudente fare qualche concessione. In pratica si pensa di modificare il meccanismo dell'indicizzazione, quello che ha sollevato le maggiori critiche. Qualcuno suggerisce di eliminarlo, altri di limitarlo nel tempo (due o tre anni). (51)

Il »comitato dei nove , organo ristretto incaricato di preparare modifiche alla legge mediando fra le varie posizioni, cerca di trovare un'intesa di massima.

Sul controllo dei bilanci viene definito l'obbligo per i partiti di conservare le scritture contabili per due anni, mettendole a disposizione dei revisori dei conti scelti dalla presidenza di ogni Camera su indicazioni dei partiti. Un secondo punto d'intesa si ha sull'indicizzazione, cioè la scala mobile applicata ai denari di Stato consegnati ai partiti. Intanto sono aboliti gli »arretrati per l'80 ai partiti. Poi per i tre anni successivi all'81, i partiti avranno un adeguamento ancorato al tasso di inflazione programmato dal governo (16% nell'82, 14% nell'83 e 10% nell'84). »E' un sistema adeguato alle esigenze di trasparenza dell'opinione pubblica e rispettoso dell'autonomia dei partiti , fa notare il socialista Silvano Labriola. »Un miglioramento notevole rispetto al Senato , insiste il comunista Spagnoli. I radicali, che vorrebbero, invece, il controllo della Corte dei Conti, rispondono ancora con un secco »no e dicono: »E' una vera beffa . »Ma i partiti non possono essere controllati dall'esecut

ivo: è tutto il sistema democratico che verrebbe sconvolto commenta il democristiano Gerardo Bianco. (52)

A cominciare dalle sedute di ottobre l'aula della Camera è aperta giorno e notte. Esponenti radicali parlano senza limiti di tempo. Votazioni a ripetizione a scrutinio segreto che possono scattare all'improvviso e che quindi costringono i gruppi parlamentari ad organizzarsi in ferrei turni di presenza per garantire il numero legale.

La seduta-fiume (o anche seduta »non stop come dicono alcuni giornali) con le sue maratone oratorie, è stata scelta su proposta del socialista on. Seppia con il voto favorevole della maggioranza per tentare di abbattere l'ostruzionismo radicale sul finanziamento ai partiti.

»Non se ne può più...! Questi radicali non possono incrinare il sistema dei partiti, bloccare i lavori del Parlamento, organizzare scientificamente sabotaggi e sprechi di denaro enormi , dice Gerardo Bianco, il capogruppo DC alla Camera e Silvano Labriola, capogruppo socialista, aggiunge: »La loro tecnica è quella di non dire mai di no e... mai di si. E' un mese che si avanti in questo modo. Adesso basta . (53)

Nelle ultime sedute di ottobre alla Camera si va finalmente verso un accordo. Sull'abbandono dell'indicizzazione e sulla trasparenza dei bilanci dei partiti i radicali ottengono molto, sul terzo punto di uno spazio radiotelevisivo dei partiti la maggioranza e il PCI si dichiarano d'accordo, ma rimane il problema di come concretizzare questo impegno. I radicali vorrebbero che la materia fosse regolamentata dalla legge, gli altri dalla Commissione parlamentare di vigilanza radiotelevisiva.

Vediamo quindi come si svolge e come si conclude questo dibattito sul disegno di legge che modifica la legge 195/74 sul finanziamento pubblico ai partiti, nelle ultime sedute alla Camera e al Senato, riportando anche alcuni interventi dei presenti in aula.

Nella seduta del 15 ottobre alla Camera, l'onorevole Greggi è tra i primi a chiedere di parlare per dichiarazione di voto sull'articolo aggiuntivo 1.05 proposto dalla Commissione dei nove partiti, che introduce un sistema di controllo rigoroso ed efficace. Esso infatti prevede la revisione della gestione finanziaria, ponendo un chiaro divieto ai finanziamenti illeciti prevedendo le relative sanzioni; prevede pure il controllo del bilancio, la conservazione dei documenti per la durata di cinque anni e l'obbligo di revisione contabile.

Nel suo intervento il deputato democristiano Greggi dice che non parteciperà alla votazione per tre motivi: »Non voglio votare contro il Governo... perché il Governo in questa materia mi pare entri molto poco. A tale provvedimento sono infatti interessati i partiti: tutti vogliono il contributo, tutti ne hanno bisogno, ma non riusciamo ad uscirne fuori e questo è piuttosto ridicolo e preoccupante...; non posso votare l'articolo 1.05 proposto dalla Commissione perché esso conferma la mancanza di una razionalità e di una logica nel provvedimento... . (54)

»Ma soprattutto - prosegue Greggi - manca la qualificazione logica del sistema di intervento dello Stato... Se il contributo è necessario lo Stato lo dia, ma lasci i partiti liberi di amministrarlo. Oppure, diamo il contributo e finalizziamolo ad un certo tipo di spese e controlliamo che il contributo sia utilizzato per queste spese... . (55)

Il deputato Greggi, inoltre, dice che i radicali hanno ottenuto molto con il loro ostruzionismo perché hanno attirato l'attenzione dell'opinione pubblica e hanno in concreto ottenuto l'abolizione della scala mobile per i soldi dati dallo Stato ai partiti. »Questo è un importante risultato - secondo il deputato - perché quello della scala mobile era uno degli aspetti più inaccettabili del progetto di legge iniziale . (56)

Anche il deputato demoproletario Gianni manifesta la sfiducia del suo gruppo al Governo: »Ci troviamo nuovamente, a meno di 48 ore di distanza, a dover ribadire con rafforzata convinzione la piena sfiducia del gruppo del partito di unità proletaria per il comunismo al Governo... Non si può continuare a parlare di crisi dei partiti e poi proporre semplicemente di raddoppiare i soldi che debbono affluire nelle casse dei partiti..., con il contorno di qualche controllo un po' più severo sui loro bilanci, perché questa operazione non modifica in positivo il rapporto dei partiti con la società, non influisce sui fattori veri della loro crisi, se non per perpetuarne la crisi... . (57)

Il liberale Bozzi, invece, manifesta il voto favorevole al progetto di legge che modifica il finanziamento pubblico ai partiti, per uno stato di necessità che si è determinato.

L'on. Rodotà della sinistra indipendente dice che l'articolo che si sta discutendo, sul quale il Governo ha posto la fiducia, accoglie in gran parte le richieste del suo gruppo. Ma ritiene che il giudizio e il voto da esprimere non possono non tener conto della scelta compiuta dal Governo di porre la questione di fiducia per la seconda volta nel giro di pochi giorni. Infatti si chiede: »Era davvero necessaria questa seconda fiducia?... Prima di compiere un passo tanto impegnativo, il governo avrebbe dovuto ottenere dei fatti, cioè dal concreto comportamento dei radicali, una risposta a questi interrogativi. Non lo ha fatto, ha precipitato i tempi, ed ha posto la questione di fiducia in modo così frettoloso da far ragionevolmente temere che in questo modo non si sia voluto rispondere ad una ineluttabile necessità, ma affermare un metodo. E noi rifiutiamo questo . (58)

Il repubblicano Battaglia nel suo intervento dice invece che il suo gruppo è pienamente favorevole all'articolo aggiuntivo 1.05 proposto dall'on. Gitti: »Per la prima volta... una contabilità dei partiti, che va oltre il mero rendiconto della quota di finanziamento pubblico annuale ma che investe invece l'insieme delle entrate dei partiti, è prevista, e dovrà essere effettuata. Si tratta di una contabilità... sottoposta ad un controllo serio, rigoroso, documentato, documentabile... Quindi vengono introdotte nuove e serie norme: eliminazione dell'indicizzazione permanente, nomina dei revisori affidata ad autorità imparziali, come i Presidenti delle Camere, conservazione delle scritture contabili per cinque anni, controllo dei bilanci in doppia sede attraverso revisori specializzati. Questo è un insieme di norme che possono dare garanzie... . (59)

Il deputato Mellini nel suo intervento alla Camera annuncia che i radicali per la seconda volta negheranno la loro fiducia al Governo che per la seconda volta la chiede per far passare una legge che solo grazie all'ostruzionismo radicale non contiene, accanto al raddoppio del finanziamento, anche la scala mobile per il finanziamento ai partiti. »Questa legge - afferma Mellini - contiene norme che si vogliono far passare per norme di controllo sull'attività dei partiti, sulla chiarezza e trasparenza dei loro bilanci della loro situazione economica, e che sono soltanto una foglia di fico che non copre e non coprirà le vergogne di tante manovre e di tanti affarismi che turbano in questi giorni il nostro paese... (60)

L'on. Baghino annuncia il voto favorevole del suo gruppo, dicendo: »Siamo favorevoli poiché noi del Movimento sociale italiano non riceviamo finanziamenti sottobanco, non abbiamo intrallazzi con banchieri compiacenti, non abbiamo rapporti di "import" e di "export" con aziende varie, operanti soprattutto oltre cortina. Ecco perché noi vogliamo la chiarezza, la trasparenza dei bilanci . (61)

Anche il deputato Seppia esprime il voto favorevole del gruppo socialista.

Il dep. Vernola conferma il voto favorevole del gruppo della democrazia cristiana sulla questione di fiducia posta dal Governo e sull'articolo aggiuntivo 1.05.

Nel corso della discussione del 15 ottobre alla Camera dei Deputati, il dep. Cicciomessere annuncia che il gruppo parlamentare radicale ritira tutti i propri articoli aggiuntivi, ad esclusione degli articoli aggiuntivi Mellini 13.0258 e Aglietta 13.0259 sull'aumento delle pene "contro i ladri di Stato", come dice Mellini, commentando i due articoli. (62)

Il presidente dopo aver ringraziato l'on. Mellini chiede il parere della Commissione sugli emendamenti presentati. Allora l'on. Tarcisio Gitti (relatore DC nella commissione dei nove partiti incaricati di mettere a punto alla Camera il testo della legge) manifesta a nome della Commissione parere contrario ai due articoli aggiuntivi illustrati Mellini: »Desidero ricordare al collega Mellini e ai colleghi del gruppo radicale che in questa materia quello che conta non è tanto la sanzione penale, ma la sanzione politica; perché una volta accertati determinati fatti, è attraverso il giudizio degli elettori che si dovrà passare. La strada maestra è quella di aumentare la possibilità di controllo dei cittadini, dell'opinione pubblica, perché tale controllo si traduca poi in giusta sanzione a livello penale . (63)

A questo punto il presidente passa alla dichiarazione di voto sul complesso del provvedimento. Interviene nuovamente il deputato Cicciomessere per fare quattro osservazioni finali sul progetto di legge al quale esprime voto contrario a nome del suo gruppo: »Innanzitutto, abbiamo ottenuto un importante risultato: la gente ha saputo almeno qualcosa dei contenuti di questo progetto di legge che invece si sarebbe voluto approvare velocemente ed in modo clandestino... Un piccolo gruppo, come il nostro, ha dovuto stimolare l'attenzione dell'intero Parlamento sulle immoralità di questo progetto di legge, ha dovuto costringere questa Camera a mostrare, almeno, una qualche attenzione ai problemi dell'indicizzazione e del controllo dei bilanci dei partiti . (64)

Con l'espressione della disapprovazione dei radicali al testo della legge e l'approvazione della maggioranza, si conclude la seduta del 15 ottobre 1981 alla Camera dei deputati.

Il dibattito sulle modifiche ed integrazioni alla legge 195/74 ha termine nella seduta del 10 novembre al Senato con l'intervento del senatore Spadaccia.

»Si parla del tanto deprecato ostruzionismo radicale - dice Spadaccia - ma nessun ostruzionismo può mai bloccare una legge... . (65)

L'ostruzionismo radicale non è stato ancorato al non passaggio del finanziamento pubblico. E' stato ancorato a tre richieste: no all'indicizzazione; maggiore trasparenza ed efficacia nei controlli; una regolamentazione delle regole del gioco. »Ci siamo sentiti rispondere che i radicali proponevano baratti: finanziamento pubblico e soldi in cambio dell'accesso alla RAI-TV.

Noi proponevamo invece servizi... Noi chiedevamo un minimo di regole del gioco, un minimo di pulizia, volevamo che l'opposizione non fosse costretta a forme esacerbate di lotta politica e parlamentare per affermare il suo diritto di esistere... Non chiedevamo la luna! Altro che baratto... altro che espropriazione partitocratica della RAI-TV! . (66)

Spadaccia giudica poi il testo legislativo che bisogna votare e aggiunge che un altro elemento oltre alle modeste conquiste di trasparenza è il "marchingegno escogitato" per sottrarre i partiti politici alla possibilità di controllo alla Corte dei Conti. Il finanziamento pubblico è dai Gruppi parlamentari trasferito ai partiti.

»Ebbene - dice il senatore - i Gruppi parlamentari hanno ora l'obbligo di trasferire il finanziamento fino al 90%, e non più fino al 95%: hanno cioè praticamente la facoltà di raddoppiare la cifra loro spettante e quindi di vedere aumentare la loro possibilità di autonomia, di funzionamento, strutturale e organizzativa rispetto ai loro partiti . (67)

Spadaccia conclude il suo discorso dicendo che i radicali escono comunque a testa alta da questa battaglia e ritengono una grande vittoria aver impedito l'indicizzazione. »Voteremo quindi no su questo provvedimento nonostante possiamo attribuirci questi successi con la convinzione che non rappresentiamo un'opposizione qualunquistica, che non parliamo contro i partiti, ma... contro un pericoloso sistema che nuoce alle stesse capacità e possibilità di rinnovamento dei partiti... . (68)

La seduta del 10 novembre si conclude con l'approvazione del disegno di legge con le modifiche previste.

6. LE DIFFERENZE FRA LA LEGGE 2 MAGGIO 1974, N. 195 E LA LEGGE 18 NOVEMBRE 1981, N. 659

Il dibattito al Senato si è concluso con l'approvazione del disegno di legge che contiene le modifiche e le integrazioni alla legge 2 maggio 1974, n. 195 sul contributo statale al finanziamento dei partiti politici.

Ma quali sono queste modifiche?

Innanzitutto il raddoppio quasi del contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici. Infatti per l'anno 1980 la somma da erogare »a titolo di contributo di cui al primo comma dell'art. 3 della legge 2 maggio, n. 195, è fissata in lire 72.630 milioni. »Con effetto dal 1· gennaio 1981 la stessa somma è fissata in lire 82.886 milioni annui. (69)

Inoltre il 20% della somma stanziata per le spese elettorali, e non più il 15%, è ripartito in misura uguale fra tutti i partiti che ne hanno diritto; la somma residua e cioè l'80%, e non più l'85% è ripartita fra i partiti in proporzione ai voti ottenuti nelle elezioni politiche della Camera dei deputati.

Un'altra differenza importante tra la legge n. 659/81 e la legge n. 195/74, è che i presidenti dei gruppi parlamentari sono tenuti a versare ai rispettivi partiti una somma non inferiore al 90%, e non più al 95% del contributo riscosso.

Da evidenziare sono anche queste altre due modifiche: la prima riguarda i divieti previsti dall'art. 7 della legge 195/74 che sono estesi ai finanziamenti ed ai contributi in qualsiasi forma o modo erogati, anche indirettamente, ai membri del Parlamento nazionale, ai membri italiani del Parlamento europeo, ai consiglieri regionali, provinciali e comunali, ai candidati alle predette cariche, ai raggruppamenti interni dei partiti politici e a coloro che rivestono cariche di presidenza, di segreteria e di direzione politica e amministrativa a livello regionale, provinciale e comunale nei partiti politici; (70) la seconda si riferisce, invece, al bilancio che deve essere certificato da un collegio composto da tre revisori dei conti iscritti nell'albo professionale da almeno cinque anni e nominati dal Presidente della Camera dei deputati d'intesa con il Presidente del senato della Repubblica entro »una rosa di almeno nove nomi, designati in base alle regole interne di ciascun partito. I componenti il collegi

o hanno accesso ai libri ed alle scritture contabili e ai correlativi documenti amministrativo-contabili. I predetti libri, scritture e documenti, devono essere conservati per almeno cinque anni dalla data di presentazione del bilancio. (71)

Qui si conclude il nostro studio: occorre ricordare che il problema si è riproposto negli anni successivi, di cui noi non ci siamo interessati perché materia troppo recente. Ci limitiamo comunque a dire che con il referendum del 18 aprile 1993 la legge 195/74 sul contributo statale ai partiti politici è stata abrogata.

La richiesta referendaria non riguardava l'intera legge, ma solo il contributo per l'organizzazione permanente dei partiti politici. Restano perciò in vigore il rimborso elettorale e le sanzioni penali.

 
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