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Negri Giovanni - 10 aprile 1994
Marco al governo, ma il Polo non è lui
di Giovanni Negri

SOMMARIO. E' bene che Pannella vada al governo. Pannella è "il custode di una cultura della tolleranza e del diritto della quale vi è gran necessità". Ma con chiarezza va anche ricordato, quando egli lancia l'appello per un "polo dei riformatori", che mai Pannella - come del resto Craxi, La Malfa Ugo e Saragat - ha voluto che si organizzasse attorno a sé alcun polo...

(L'INDIPENDENTE, 10 e 11 aprile 1994)

Sì, lo speriamo, e in verità da qualche tempo. Ma è oggi che l'idea di Pannella al governo da plausibile si fa necessaria.

Per almeno due buone ragioni. La prima è che se nei toto-ministri della Seconda Repubblica circolano nomi - con tutto il rispetto - alla Fiori e Casini, D'Onofrio e Fumagalli Carulli, chi mai può discutere tutta la dignità e la legittimità di Pannella ministro? La seconda, assai più solida, è invece una ragione di opportunità. In un Polo delle Libertà a preponderante presenza di Alleanza Nazionale e di una forza inedita e composita quale è l'enorme aggregazione raccoltasi intorno a Berlusconi, insieme alla Lega Nord Pannella è una garanzia di ancoraggio rigorosamente liberale e liberista della politica governativa.

O meglio, è Pannella il custode di una cultura della tolleranza e del diritto della quale vi è grande necessità: basti riflettere su quanti germi di intolleranza sbocciano in queste ore, e su tutti i fronti, nei dibattiti sollevati da Combat-film. Ma altrettanta chiarezza è doverosa su un altro aspetto, senza i complessi di colpa di una stampa che rischia di trasformare le cattive censure di ieri in acritiche piaggerie di oggi. Quando Pannella lancia l'appello per un Polo dei riformatori vanno ricordate alcune scomode verità.

Marco non ha mai voluto alcun polo. In questo e solo in questo è sin qui stato drammaticamente simile a La Malfa padre, a Saragat e a Craxi, insomma a tutti i leader laici votati a un'eterna dannazione: meglio perdere soli che rischiare di vincere insieme. Una logica spinta sino al supremo capolavoro della dissoluzione dei radicali in una Babele, attraverso anni nei quali il radicalismo doveva per forza essere declinato nelle liste verdi (la premiata ditta Occhetto-Scalfari ancora ringrazia) o in formazioni elettorali usa e getta, e guai a ragionare su un Paese ormai alla vigilia della rivoluzione.

La volontà di Pannella di costruire un Polo fu così intensa da liquidare come poco più che idioti quanti per onesta convinzione non condivisero la prospettiva di dar vita a una lista Pannella, lista i cui seggi parlamentari sono stati infine garantiti solo grazie alla Lega Nord e a Forza Italia.

Perciò è oggi utile ricordare che un Polo già c'è, proprio grazie a quel sistema maggioritario che trovò nei radicali i primi, solitari artefici. Per quanto percorso da divisioni e litigi, come ogni cosa viva, quel Polo è il Polo delle Libertà.

C'è da sperare che il patrimonio costituito dalla vicenda radicale possa aggiungervi molto, per il bene sia delle "destre" che delle "sinistre" italiane, anche attraverso Pannella ministro. Quanto al sogno di un altro polo, ovvero Marco Polo, speriamo si desista. Neppure a Pannella, e in tempi di proporzionale, Marco Polo è mai stato troppo a cuore.

 
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