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Partito radicale - 9 maggio 1994
Transnational/Satyagraha (numero 1 del 9 maggio 1994)
Agenzia del Partito radicale

Questo, dell'agenzia, è il numero 1. Dal numero 0 passiamo ad una numerazione che impegna tutti, tutto il Partito a mantenere in vita uno strumento di comunicazione interna che, grazie alla sua periodicità ravvicinata, vuole assicurare una continuità nel collegamento tra gli iscritti, le sedi, i parlamentari, in funzione del progetto politico che è la Mozione approvata a Sofia.

Questa Agenzia è uno strumento di lavoro, senza altre ambizioni che quella, di già importante, di essere uno strumento di lavoro. In questo numero riportiamo il testo della mozione parlamentare per l'istituzione del Tribunale penale internazionale permanente, istituzione giurisdizionale sovranazionale, l'iniziativa per la creazione del quale costituirà uno dei principali terreni di azione per tutti noi. Il nostro è il Partito del Diritto, della consapevolezza del fatto che senza diritto, senza istituzioni e leggi, non possono esistere diritti, i diritti di ciascuno e di tutti.

La grande sfida del transpartito transnazionale che è il Partito radicale è proprio in questo, nella quotidiana e ragionevole ricerca di nuovi segmenti di Diritto, di nuove regole adeguate ad un mondo che sempre più assomiglia ad un villaggio, in cui si sa tutto di tutti, ma in cui manca politica, manca democrazia, perché mancano regole e leggi adeguate a governare le altre attività umane, che già da tempo i limiti delle frontiere nazionali hanno superato.

Al tragico equilibrio del terrore, che ha governato il pianeta per decenni, non si è sostituito altro che il non-equilibrio dello sterminio e delle guerre, tribali e nazionali. C'è chi ritiene che un nuovo equilibrio sarà conseguente a esplosioni sociali gravissime e incontrollabili, e da esse pagato. Noi riteniamo che soltanto uno possa essere il punto di equilibrio in un mondo ormai totalmente interconnesso: il diritto, le regole, un processo che porti a questi.

Abbiamo ottenuto in molti mesi di lavoro e di campagne l'istituzione del Tribunale internazionale sui crimini di guerra nella ex Jugoslavia, che definiamo un primo segmento di diritto internazionale cogente. Probabilmente è qualcosa di più: è la prima volta che il pianeta si dota di una autorità giurisdizionale indipendente dagli stati nazionali, è la prima volta che il pianeta si dota di una corte di giustizia che non è inter, ma sovranazionale, di fronte alla quale tutte le persone sono uguali, così come, nelle democrazie politiche, "tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, e la legge è uguale per tutti". Un primo passo di straordinaria importanza verso la istituzione del Tribunale penale permanente, di cui parliamo in queste pagine.

Buon lavoro a tutti, quindi.

IL TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE PERMANENTE

Giudicare e perseguire i crimini di guerra, gli atti che costituiscono minaccia alla sicurezza e alla pace, il genocidio, tutti i crimini contro l'umanità, la criminalità organizzata internazionale, il traffico di stupefacenti, il traffico internazionale di minori e tutte le altre attività criminose a carattere transnazionale. A questo serve una Corte penale internazionale; ad avere una società - internazionale - fondata sul diritto e non sulla legge del più forte, dell'etnia, dei governi sanguinari.

Far approvare nei Parlamenti la mozione che pubblichiamo di seguito significa influire in maniera decisiva perché l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella sessione del 1994, approvi lo statuto del Tribunale penale internazionale, che viene redatto e discusso dall'"International Law Commission" dal 2 maggio al 20 luglio a Ginevra.

MOZIONE PARLAMENTARE

SUL TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE PERMANENTE

Il Parlamento ...

considerato

- che occorre creare un primo nucleo di giustizia internazionale nei confronti degli individui che si macchino di crimini crudeli ed insopportabili;

- che la Comunità internazionale è ancora incapace di agire unitariamente nelle crisi internazionali;

- che è indispensabile che essa dimostri di avere una comune considerazione della dignità umana senza connivenze e complicità con gli autori dei più gravi crimini;

- che occorre che sia rispettata un'assoluta neutralità ed oggettività nell'esercizio della giustizia internazionale quale che sia la parte del mondo e gli Stati nei quali i crimini internazionali vengano perpetrati;

- che Norimberga è stata l'invenzione delle potenze vincitrici ed il Tribunale per i crimini nella ex Jugoslavia rappresenta l'opera unica di giustizia internazionale del Consiglio di Sicurezza;

- che non è possibile immaginare uno sviluppo sostenibile per le future generazioni in un mondo senza giustizia;

- che da molti anni vengono dedicate discussioni alla compilazione di un Codice di crimini contro la pace e la sicurezza dell'umanità (progetto di un grande Codice penale internazionale);

- che l'Assemblea Generale nel 1993 ha conferito priorità per i lavori della Commissione del diritto internazionale alla elaborazione di uno Statuto al fine della istituzione di un Tribunale penale internazionale nella prossima Assemblea del 1994;

impegna il Governo

- ad assumere tutte le opportune iniziative istituzionali e diplomatiche affinché L'Assemblea Generale nella sua 49a sessione risolva le questioni politiche eventuamente ancora aperte e prenda la decisione di istituire il Tribunale penale internazionale.

Questa che segue è' la lettera di accompagnamento al testo della mozione inviata ai parlamentari iscritti o simpatizzanti del Partito radicale da Olivier Dupuis, Presidente del Consiglio Generale.

4 maggio 1994

Signor deputato, caro amico,

il Tribunale internazionale sui crimini commessi nella ex Jugoslavia è oggi - e finalmente - dotato degli strumenti finanziari e organizzativi per poter svolgere la sua funzione e riportare ad un momento - seppure minimo - di giustizia la questione della ex Jugoslavia anche grazie alla campagna "Non c'è pace senza giustizia" del Partito radicale, all'impegno di centinaia di parlamentari e di migliaia di cittadini ovunque nel mondo.

Dovremo ovviamente rimanere molto vigili e, soprattutto, dovremo tentare di immaginare nuove iniziative perché a comparire di fronte a questa Corte non siano soltanto gli esecutori materiali dei delitti ma anche i loro mandanti, ovvero quanti hanno organizzato o, quanto meno, favorito il compiersi di questi crimini.

Ma non solo. Sull'onda di questa rivoluzionaria iniziativa della Comunità internazionale in termini di giustizia e di diritto internazionale, ci sembra non solo opportuno ma doveroso continuare e, per quanto possibile, rafforzare le nostre azioni affinché nasca entro l'anno prossimo un Tribunale penale internazionale permanente, ovvero una nuova istituzione delle Nazioni Unite in grado di giudicare i responsabili di crimini, ovunque essi vengano commessi.

Questa iniziativa, urgente di per sé, lo è anche in considerazione dell'esistenza di una congiuntura particolarmente favorevole; infatti, l'"International Law Commission", l'organo consultivo giuridico delle Nazioni Unite, incaricato di ultimare lo statuto del Tribunale penale permanente potrebbe concludere i suoi lavori nel corso della sua prossima sessione (maggio-luglio 1994). Successivamente il testo verrà trasmesso alla Sesta Commissione delle Nazioni Unite che potrebbe approvarlo durante la sua prossima sessione (ottobre-dicembre 1994).

Se questo calendario dovesse essere rispettato il Segretario Generale delle Nazioni Unite potrebbe dare il via a questa prima istituzione permanente di giustizia internazionale già l'anno prossimo, in occasione delle cerimonie del Cinquantenario della fondazione delle Nazioni Unite.

Se pero' uno solo degli appuntamenti intermedi dovesse saltare, è tutto il calendario che sarebbe sconvolto; in questo caso non assisteremo soltanto ad un rinvio ma rischieremo, con ogni probabilità, di non trovare un'altra così positiva congiuntura.

Per tutte queste ragioni, dobbiamo moltiplicare in queste settimane ed in questi mesi le iniziative di supporto ai membri dell'"International Law Commission" prima, ai membri della Sesta Commissione poi.

A questo fine, abbiamo elaborato un testo di mozione che se venisse presentato in numerosi parlamenti non mancherebbe di rafforzare significativamente questa iniziativa.

Nella speranza che Le sarà possibile dare un contributo a questa iniziativa, coinvolgendo numerosi tra i Suoi colleghi,

un caro saluto,

Olivier Dupuis

(Presidente del Consiglio Generale del Partito radicale)

Comitato "Non c'è' Pace senza Giustizia":

per un nuovo sistema di garanzia e giurisdizione internazionale

Nello scorso novembre Emma Bonino incontrava a New York il Segretario Generale dell'ONU Boutros-Ghali per consegnargli le oltre 75.000 firme raccolte in tutto il mondo per sollecitare l'immediata ed effettiva istituzione del Tribunale Internazionale per i crimini di guerra commessi nella ex Jugoslavia. Tra i firmatari dell'Appello, insieme a decine di Premi Nobel, parlamentari, sindaci e personalità, vi erano Vladimir Bukovski, Ralf Dahrendorf, Sadruddin Aga Khan, Fernando Savater, George Soros, Eugène Ionesco, Joseph Brodski, Ismail Kadaré, Henri Laborit, Bernard Kouchner, Nagib Mahfouz, Mario Vargas Llosa, Simon Wiesenthal e molti, molti altri. Nel ringraziare la delegazione, Boutros-Ghali ribadì che "per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza ha deciso di creare un Tribunale a livello e con funzioni che superano i confini nazionali".

Com'è noto, il Tribunale ad hoc sui crimini commessi nella ex Jugoslavia, primo segmento di una giurisdizione internazionale cogente, è oggi realtà.

Su questi presupposti nasce l'idea di costituire "Non c'è Pace senza Giustizia", il Comitato di Parlamentari, Sindaci e Cittadini per un nuovo sistema di garanzia e giurisdizione internazionale. Nell'immediato, il Comitato si costituisce per sostenere presso l'opinione pubblica internazionale l'attività del Tribunale ad hoc sulla ex Jugoslavia, ivi compresa l'azione di rappresentanza e di verifica legale delle prove nell'ambito dello svolgimento dei relativi processi e per contribuire all'istituzione, quanto prima, da parte dell'Assemblea Generale dell'ONU, del Tribunale Penale Internazionale per i crimini contro l'umanità.

Le informazioni si possono richiedere alla sede del Partito radicale di Roma.

LA "LINGUA VERDE" TROVA CASA ALL'UNIVERSITA' DI TORINO

Sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana compaiono le "modificazioni allo statuto dell'Università di Torino" relative al nuovo "Corso di laurea in lingue e letterature straniere" che introduce, per la prima volta in un ateneo italiano, l'insegnamento della lingua internazionale esperanto sotto la dizione di "Interlinguistica ed esperantologia".

Il corso sarà operativo fin dal prossimo anno accademico e le lezioni saranno tenute dal Prof. Fabrizio Pennacchietti, esperantista ed ordinario di Filologia semitica, il quale si è valso della facoltà di avocare a sé l'insegnamento, a zero lire, senza attendere un concorso per accendere la cattedra.

L'Italia si aggiunge così a quei pochi paesi (Ungheria, Lituania, Estonia) che già prevedono l'istituzione di corsi di esperanto.

L'associazione radicale "Esperanto" al più presto avvierà una decisa opera di sensibilizzazione presso gli studenti universitari affinché i frequentatori di questa nuova cattedra siano i più numerosi possibile.

25 aprile - Bosnia libera: un grido di liberazione

ROMA 25 aprile: l'Italia festeggia il 49· anniversario della Liberazione dal regime fascista.

GORAZDE 25 aprile: i serbo bosniaci assediano l'enclave musulmana. Le tv di tutto il mondo non sono in condizione di filmare il massacro. Le notizie dicono che si spara sull'ospedale dove chi non è stato in grado di fuggire dalla "fossa" ha trovato rifugio. La Comunità internazionale lancia l'ennesimo ultimatum e resta a guardare.

MILANO h. 15,30: oltre 200mila persone sfilano in corteo per le strade del capoluogo lombardo e si ritrovano in piazza del Duomo per festeggiare la Liberazione, al grido di "viva la libertà".

ROMA h. 10,30: dalla sede del Partito radicale scende uno striscione giallo lungo sei metri per quattro, c'è scritto:

BOSNIA LIBERA.

"Che succede, i radicali non festeggiano la Liberazione?" chiede un giornalista alla segretaria Emma Bonino.

"Se non ricordiamo che questo 25 aprile significa Bosnia libera, le celebrazioni rischiano di essere solo retoriche e ipocrite. Ricordare vuol dire promuovere liberazioni, altrimenti ci prepariamo a sfilare tra 50 anni nel ricordo di altri eccidi, senza aver fatto nulla per evitarli".

Intanto dalle colonne del quotidiano "La Stampa" Barbara Spinelli scrive: "Tanta fiducia nel presente che vive l'Europa fa una certa impressione, e neppure è del tutto credibile.

Non credo che gli italiani non vedano i mali e i cadaveri che si accumulano fuori di casa appena oltrepassata la frontiera.

Non credo che rimangano insensibili di fronte alla guerra di sterminio che i serbi hanno scatenato contro i musulmani di Bosnia e che non sappiano fare la differenza fra un conflitto classico e un genocidio razziale...

Non credo neppure che siano fieri dei governi occidentali che hanno lasciato fare agli assassini, e che pur sapendo tutto sul carnaio non l'hanno voluto fermare...".

"MI UCCIDERANNO IN MAGGIO"

Nella notte tra lunedì 2 e martedì 3 maggio lo Stato USA del Texas ha ucciso con una iniezione letale Paul Rougeau, da sedici anni detenuto nel braccio della morte della prigione di Huntsville.

La forte mobilitazione internazionale, cui molti radicali e Nessuno Tocchi Caino hanno dato un forte contributo, i comitati di difesa costituiti in tutto il mondo, gli appelli alla clemenza e le migliaia di fax inviati alle autorità del Texas, non hanno fermato l'esecuzione del condannato che probabilmente era innocente.

Occorre fare di più, e presto. Occorre andare oltre le parole d'ordine che hanno fin'ora costituito il patrimonio contro la pena di morte.

Non possiamo pensare di poter salvare dalla sedia elettrica un "innocente" alla volta, il minorenne, l'emarginato, l'handicappato. Non possiamo continuare ad opporre all'esecuzione capitale il richiamo a un generico "diritto alla vita". Noi percorriamo la strada del diritto, che valga per tutti, anche per il più colpevole. E' la strada segnata dal Parlamento Europeo: "(...) nessuno Stato, e a maggior ragione nessuno Stato democratico, può disporre della vita dei propri cittadini prevedendo nel proprio ordinamento la pena di morte come conseguenza di reati, anche se gravissimi". Un diritto riconosciuto per la prima volta nello statuto del tribunale internazionale sui crimini di guerra nella ex Jugoslavia che esclude in ogni caso il ricorso alla pena capitale.

Nessuno tocchi Caino è una campagna abolizionista a termine, che ha i suoi punti di forza in Parlamenti diversi, dove vanno presentati testi di legge abolizionisti, analoghi fra loro e concordati. Una campagna che, nell'arco dei prossimi sette anni, deve individuare gli obiettivi politici e giuridici intermedi per abolire la pena di morte dagli ordinamenti penali e dalle costituzioni di tutti i paesi del mondo.

La prima scadenza è a settembre, a New York, per la sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Obiettivo: la moratoria universale delle esecuzioni e l'istituzione del Tribunale penale internazionale permanente.

PER LA REVISIONE DELLE CONVENZIONI INTERNAZIONALI IN MATERIA DI DROGHE:

Un seminario internazionale il 27 e 28 maggio a Roma

La politica proibizionista sulle droghe ha fallito il suo obiettivo, ormai è riconosciuto da numerose personalità e organismi ufficiali e da ampie fasce dell'opinione pubblica.

La nostra analisi è chiara e fu espressa in un documento congressuale già nel 1972: la droga "proibita" è in realtà in libera vendita in ogni parte del mondo e su di essa la criminalità organizzata internazionale realizza guadagni enormi. La "guerra alla droga", agendo di fatto solo sulla domanda, non solo non è riuscita a ridurre l'offerta, ma ha consentito la crescita di un sistema internazionale della mafia, della violenza e della corruzione che oggi costituisce una seria minaccia alle libertà civili e alle garanzie democratiche dei cittadini così come alla pacifica coesistenza fra gli Stati. Questa grave constatazione è il frutto di una riflessione che si è articolata in questi ultimi decenni parallelamente all'evoluzione del fenomeno e al degradarsi della situazione.

Il Partito radicale, oggi transnazionale, ha deciso di fare della battaglia per la revisione dell'attuale regime proibizionista internazionale una delle sue priorità. Per fare questo occorre attaccare e mettere in discussione gli strumenti giuridici e istituzionali sovranazionali che condizionano le politiche dei singoli governi, cioè i trattati internazionali sugli stupefacenti: la Convenzione unica del 1961, la Convenzione sulle sostanze psicotrope del 1971 e la Convenzione sul commercio di droghe del 1988. E' necessario anche promuovere una nuova, grande conferenza delle Nazioni Unite che riesamini l'intera questione e valuti le nuove politiche possibili.

Due sono le strade percorribili, complementari fra loro: da una parte la "denuncia" delle Convenzioni attualmente in vigore; dall'altra una proposta di emendamento delle Convenzioni medesime, avanzata da singoli Governi, che avvii una procedura di revisione in modo da giungere ad un nuovo negoziato in sede ONU.

Per discutere di tutto questo e per coordinare una campagna parlamentare internazionale al riguardo al fine di poter condurre iniziative politiche e depositare mozioni convergenti sulla materia, il Partito radicale, la Lega internazionale antiproibizionista (LIA) e il Coordinamento radicale antiproibizionista (CORA), organizzano un seminario internazionale, che si terrà il 27 e 28 maggio a Roma, sulla base di un progetto di emendamento elaborato in questi mesi.

I lavori vedranno la partecipazione di parlamentari provenienti da oltre 15 Paesi e di esperti tra i più qualificati in materia. Tra gli altri Arnold Trebach (Usa), presidente della Drug policy foundation, Antonio Escohotado (Spagna), storico e politologo, Giandonato Caggiano (Italia), direttore S.I.O.I., Gregorio Lanza (Bolivia), deputato, Marie-Andrée Bertrand (Canada), docente di criminologia all'università di Montreal e Presidente L.I.A., Luigi Manconi (Italia), deputato e sociologo, Enrique Gomez-Hurtado (Colombia), deputato.

Le informazioni si possono richiedere alla sede del Partito radicale di Roma.

QUOTE DI ISCRIZIONE AL PARTITO RADICALE PER L'ANNO 1994

Albania (3 dollari USA), Angola (quota volontaria), Argentina (43 dollari USA), Armenia (3 dollari USA), Austria (2690 scellini austriaci), Azerbaigian e Nagorno Karabach (3 dollari USA), Belgio (7.300 franchi belgi), Bielorussia (3 dollari USA), Bolivia (8 dollari USA), Bosnia Herzegovina (quota volontaria), Brasile (30 dollari USA), Bulgaria (8 dollari USA), Burkina Faso (23 franchi francesi), Camerun (60 franchi francesi), Canada (280 dollari canadesi), Cina (4 dollari USA), Colombia (16 dollari USA), Congo (70 franchi francesi), Costa d'Avorio (50 franchi francesi), Croazia (20 marchi tedeschi), Cuba (quota volontaria), Danimarca (1840 corone danesi), Estonia (6 dollari USA), Etiopia (1 dollari USA), Francia (1320 franchi francesi), Gambia (4 dollari USA), Georgia (3 dollari USA), Germania (ex RDT) (280 marchi tedeschi), Germania (ex RFT) (440 marchi tedeschi), Ghana (4 dollari USA), Giappone (39.000 yen), Gran Bretagna* (114 sterline), Iran (quota volontaria), Isole Maurizio (26 dollari USA), Israele (1

15 dollari USA), Italia** (280.000 lire italiane), Kazakistan (3 dollari USA), Kenya (3 dollari USA), Kirghizistan (3 dollari USA), Lettonia (4 dollari USA), Lituania (4 dollari USA), Lussemburgo (8.900 franchi lussemburghesi), Mali (18 franchi francesi), Messico (40 dollari USA), Moldavia (3 dollari USA), Monaco (1460 franchi francesi), Nepal (2 dollari USA), Niger (16 franchi francesi), Paesi Bassi (385 fiorini olandesi), Pakistan (4 dollari USA), Polonia (11 dollari USA), Portogallo (112.000 escudos), Rep. Ceca (16 dollari USA), Rep. Serbo-Montenegrina*** (5 marchi tedeschi), Rep. Slovacca (10 dollari USA), Romania (8 dollari USA), Russia (5 dollari USA), Senegal (38 franchi francesi), Seychelles (49 dollari USA), Slovenia (50 marchi tedeschi), Spagna (11.625 pesetas), Stati Uniti (255 dollari USA), Sudafrica (31 dollari USA), Svezia (1.800 corone svedesi), Svizzera (530 franchi svizzeri), Tadzikistan (3 dollari USA), Togo (27 franchi francesi), Turchia (19 dollari USA), Turkmenistan (3 dollari USA), Ucra

ina (3 dollari USA), Ungheria (15 dollari USA), Uzbekistan (3 dollari USA), Venezuela (35 dollari USA), Zaire (1 dollari USA)La quota d'iscrizione per il 1994 è pari all'1% del PIL . Per l'Italia la quota minima è di £. 280.000, quella consigliata di £.365.000 (pari a 1.000 lire al giorno)

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nato il a

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