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Ferre' Giusi - 20 luglio 1994
GLI IMPUTATI CI SONO, ENTRI LA CORTE
JUGOSLAVIA: GUERRA SPORCA

di Giusi Ferrè

SOMMARIO: SETTECENTO STUPRATORI CON NOME E COGNOME, 45 SQUADRONI DELLA MORTE SERBI, 18 CROATI, 12 MUSULMANI, L'ONU HA COMPLETATO L'ISTRUTTORIA PER IL TRIBUNALE SULLA BOSNIA. RISULTATO: NESSUNO E' INNOCENTE. IL PROCESSO SI TERRA' ALL'AJA. ECCO I PARTICOLARI DI TREMILA PAGINE AGGHIACCIANTI

(nota: sia nell'articolo che nel riquadro ci si riferisce alla mancata nomina del pubblico ministero, in quanto il giornale è stato chiuso prima della nomina di Richard J. Goldstone da parte del Consiglio di Sicurezza)

(L'EUROPEO, 20 luglio 1994)

"Cherif Bassiouni parla italiano con un affabile accento meridionale. Americano di origine egiziana, presidente dell'International Association of Penal Law, insegna all'Istituto di Studi giuridici di Siracusa, una delle Università più aperte ai contributi e agli scambi culturali.

A questo giurista, ritenuto un'autorità in materia di legge criminale, l'ONU ha affidato la più ardua delle battaglie: raccogliere dati, nomi e testimonianze sui massacri che da anni insanguano la ex Jugoslavia.

'E' stato un compito immane', spiega Bassiouni, 'aggravato da una cronica mancanza di mezzi. Basta pensare che il fondo volontario creato dalle Nazioni Unite non ha raggiunto i due miliardi di lire'. Poco o nulla per un'indagine che non ha precedenti nella storia, perché non schiera vincitori e vinti come a Norimberga, ma contribuisce a costruire, per i crimini di guerra, un sistema giudiziario universalmente accettato'.

20mila donne stuprate, 50mila torturati

Con infaticabile desiderio di giustizia, Bassiouni e la Commissione di cinque esperti da lui presieduta, stanno preparando dal novembre 1992 l'atto di accusa per il Tribunale dell'ONU sulla Jugoslavia, che sta nascendo all'Aja. La relazione di tremila pagine, presentata pochi giorni fa al Palazzo di Vetro, è stata definita dal segretario generale dell'ONU Boutros Boutros Ghali 'uno dei più importanti contributi' per la ricerca delle prove sulle violazioni dei diritti umani commesse in quel martoriato Paese, ed è stata subito inviata all'ufficio del Pubblico Ministero, il cui responsabile per dissensi politici non è stato ancora nominato.

I cinque saggi si sono immersi in 'una violenza e una ferocia che sembrano scaturire dal Medio Evo e che la mente dell'uomo di oggi rifiuta, non crede vera', e ne hanno estratto le prime contabilità dell'orrore.

'Tra 200 e 250mila morti, circa 50mila persone torturate e 20mila donne stuprate', dice Bassiouni. 'Sparsi in Bosnia-Erzegovina e Croazia, abbiamo individuato 150 fosse comuni che contenevano da cinque a tremila salme ognuna, e 715 campi di concentramento o luoghi di detenzione'. Per il filosofo Bernard Henry-Lévy, che ha ultimato a marzo il suo film-denuncia 'Bosna!', sono tuttora più di 4mila i prigionieri rinchiusi nei lager.

Secondo le testimonianze raccolte, in alcuni di questi campi venivano stipate le bambine e le adolescenti delle famiglie più benestanti che i soldati offrivano ai genitori di riscattare: ma naturalmente la strategia degli stupri etnici non ha garantito l'integrità nemmeno a queste infelici creature 'privilegiate'.

E' proprio sugli stupri che l'indagine ha scavato, cercando di smontare lo scetticismo con cui erano state accolte le prime denunce. 'Ci veniva contestata quella cifra di 20mila che noi avevamo indicato', ricorda Bassiouni. 'Ebbene, noi abbiamo indagato su 1.673 casi, al cui interno abbiamo raccolto ottocento testimonianze scritte delle vittime, e 4mila indirette: donne che avevano visto violentare altre donne. Per due mesi, con un gruppo da me coordinato, abbiamo intervistato 223 ex prigionieri. Undici squadre di volontarie - ognuna composta da un pubblico ministero, uno psichiatra e un'interprete - hanno raccolto testimonianze terribili su oltre 4.500 casi di violenza'.

'Ora, se noi moltiplichiamo questo dato per quattro', aggiunge Bassiouni, 'applicando l'indice più basso previsto in criminologia per i reati dal forte marchio sociale, otteniamo la stima scientificamente attendibile di oltre 20mila donne violentate'.

Pene mozzato in caso di erezione

Donne: c'è qualcosa di generico in questa parola. Fra le violentate c'erano bambine di cinque anni e vecchie di 81. C'erano madri prese davanti ai figli; sorelle stuprate dai fratelli, a loro volta picchiati e seviziati; anziane umiliate davati a interi villaggi. Povera carne buttata per terra perché tutti potessero assistere e capire. E c'erano anche uomini, vittime di abusi sessuali e di una violenza che vuole umiliare, schiacciare la virilità. Disonorare.

Un testimone riferisce di aver visto un prigioniero costretto a picchiare un compagno sui genitali. Un altro racconta di essere stato sottoposto a scariche elettriche allo scroto e di un padre obbligato ad avere rapporti con il figlio, detenuto nella stessa cella. Un altro ancora riferisce un episodio che ha colpito prigionieri musulmani e croati: schierati in fila, nudi, costretti ad assistere a uno spogliarello di donne serbe. Se uno aveva un'erezione, gli veniva mozzato il pene.

La castrazione era eseguita nel modo più crudele, obbligando per esempio i detenuti a staccare con i morsi i testicoli ai compagni. Per violare le donne erano usate anche bottiglie rotte, pistole, manganelli. In questa tenebra si muovono da padroni i gruppi speciali, armati dalla polizia locale e, nelle zone cadute in mano ai serbi, sotto il controllo del Ministero degli Interni. Le bande paramilitari sono comandate da Vojilav Seselij, il famigerato leader del Partito radicale serbo, e da 'Arkan' Zeljko raznjatovic, il capo dei tifosi della Stella Rossa di Belgrado, fondatore di una squadra di 'autodifesa' che si è macchiata dei peggiori delitti.

Bassiouni ha identificato 45 gruppi criminali serbi, 18 croati, 12 musulmani. 'Come si vede, sono coinvolte tuttele parti in conflitto. Tuttavia, nel maggior numero dei casi, si tratta di vittime bosniaco-musulmane. Per quanto riguarda gli stupratori, di serbi bosniaci. Molti erano comandanti e soldati dei campi di concentramento. Dunque', conclude Bassiouni, 'possono essere rintracciati e arrestati'.

E' questa coincidenza denunciata dai testimoni (la maggior parte delle violenze è avvenuta nei luoghi di prigionia) che porta alla conclusione più grave: l'uso dello stupro come pulizia etnica per liberare i territori dalle minoranze. 'L'umiliazione subita da una donna davanti alla propria famiglia induce la gente a fuggire', sostiene Bassiouni, 'perché non sopporta nemmeno più di incontrare i propri vicini. Sempre che non si siano trasformati anch'essi in carnefici'.

La commissione ha localizzato oltre 700 di questi stupratori. Alcuni sono emigrati clandestinamente in Austria, Svizzera, Germania. Altri erano 'weekendash', i criminali del fine settimana. Piombavano giù per poco tempo. Stupravano, torturavano, massacravano e ripartivano. Sono arrivati da tutti paesi confinanti. Molti perfino dall'Australia. E dall'Italia, nessuno?".

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Riquadro in alto

L'ACCUSA DI EMMA: "MOSCA FA MELINA"

"E' stato Lord Ralf Dahrendorf, uno dei padri del pensiero liberaldemocratico europeo, a sottoscrivere tra i primi per il comitato "Non c'è pace senza giustizia" (tel. 06/689791). Nato dopo la marcia di Pasqua, che ha raccolto a Roma centinaia di sindaci e di cittadini, il comitato si sta organizzando grazie all'appoggio del Partito Radicale e della sua segretaria Emma Bonino, alla quale il governo ha conferito l'incarico di seguire il Tribunale ad hoc per la ex Jugoslavia.

Con l'ottimismo allarmato che è un segno del suo carattere, la Bonino si dichjiara da una parte soddisfatta per l'indagine Bassiouni, ma dall'altra preoccupata per l'inerzia dell'Onu. "Non si riesce a nominare il pubblico ministero. Mi pare di capire che ci sia un veto della Russia, la quale non desidera che anche questa carica sia data a un Paese Nato. Qual è il problema, dico io? Indichino loro un candidato". La Bonino respinge invece l'ipotesi di caricare sul Tribunale anche un eventuale processo per il genocidio in Ruanda. "Finirebbe per schiacciare un'istituzione così fragile. Bisogna invece istituire il Tribunale speciale per i crimini contro l'umanità. Sarà l'assemblea generale dell'Onu, il prossimo settembre, a decidere".

 
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