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Partito radicale - 28 settembre 1994
MAYDAY, MAYDAY AMERICA!
RADICAL PARTY

THE TRANSNATIONAL TRANSPARTY

SOMMARIO: La versione italiana dell'inserto (due pagine) del Partito radicale pubblicato a pagamento sul quotidiano The New York Times.

(THE NEW YORK TIMES, 28 settembre 1994)

Siamo 618 parlamentari democraticamente eletti in 65 paesi, appartenenti a 80 diversi Partiti o Liste non di rado avversari tra di loro. E abbiamo deciso di chiamarvi, di esclamare "Mayday, Mayday America!".

Siamo cristiani, musulmani, israeliti, buddisti, o non appartenenti ad alcuna delle confessioni religiose del mondo, uniti in un'opera e da obiettivi politici senza precedenti per metodi e contenuti, per valore e riuscite. Ma siamo anche quarantamila donne e uomini sparsi in tutto il mondo, che hanno grande bisogno e urgenza del tuo, del vostro aiuto; di ritrovare l'America e dar finalmente corpo, per il mondo intero, al sogno di Martin Luther King.

Con un atto di fiducia e di speranza, abbiamo investito 162.500 dollari, per queste pagine e per poter ricevere le vostre risposte, i vostri contributi, le vostre adesioni. Pur essendo quasi gli ultimi dei quali disponiamo.

Ogni giorno ognuno di noi dà un contributo, secondo le sue possibilità, in denaro e in opere, come la miglior polizza di assicurazione individuale e collettiva per la libertà, per la pace, per la democrazia, per la nonviolenza, per l'ambiente; per tutti e per ciascuno di noi. Lo facciamo sotto forma di iscrizione al Transpartito transnazionale, il cui simbolo evoca la fisionomia del Mahatma Gandhi e ciascuna delle nostre lingue; al Partito Radicale, le cui lotte, i cui metodi e obiettivi possono dare speranza di efficacia e di concretezza, per conquistare vita del diritto e diritto alla vita in un mondo sempre più pericoloso per ciascuno e per tutti; e in pericolo esso stesso; al Partito Radicale, nuovo soggetto politico, non ideologico, assolutamente libertario perché non esige alcuna forma di disciplina e di persistenza del consenso, strumento atto già ora a raggiungere grandi obiettivi legislativi, capace di praticare in modo convergente sia i mezzi della democrazia rappresentativa e parlamentare sia quel

li della nonviolenza organizzata individuale e di popolo.

Siamo mobilitati per ottenere che contemporaneamente, nel maggior numero di Parlamenti nazionali e di organismi democratici sovranazionali, siano presentate e difese stesse proposte legislative con grandi mobilitazioni nonviolente dell'opinione pubblica e dei militanti democratici e tolleranti.

Sull'esempio americano occorre che le grandi regioni del mondo si federino nella libertà e nel diritto anziché dilaniarsi nelle guerre etniche, confessionali, nazionaliste, ideologiche e così imbarbarendo il mondo con genocidi, stragi, dittature, violenze. Occorre che l'ONU diventi il luogo dal quale si affermino elementari regole di convivenza, elementari diritti individuali, con la forza armata delle leggi e di una effettiva giurisdizione internazionale, con la tolleranza e la saggezza empirica opposte alle forze dell'intolleranza e delle illusioni falsamente rivoluzionarie - in realtà ferocemente autoritarie e conservatrici - che dominano tanta parte del mondo.

E occorre che le nuove tecnologie che stanno per nuovamente rivoluzionare il mondo siano organizzate e controllate al servizio della scienza e della coscienza umane, in difesa della vita e del pianeta, in modo rigorosamente ed efficacemente democratico.

In questa fine di secolo che aveva autorizzato tante speranze dopo la sconfitta del nazismo e del comunismo, il divorzio tra coscienza e scienza umane da una parte, e politica dall'altra, sembra essere divenuto sempre più grave e profondo. Occorre quindi, con umiltà, ma anche con determinazione e assoluta urgenza, perseguire e compiere grandi Riforme che la coscienza e la scienza umani pressoché unanimi auspicano, esigono, ma non riescono a realizzare.

Tutto questo gran parte del mondo e di noi tutti lo sa. Purtroppo, a quanto sembra, inutilmente. Il Partito Radicale, o, se preferite, noi, gente come voi, abbiamo fatto di questo "sapere" uno strumento efficace di conquiste civili, i cui risultati convalidano la bontà del metodo e dei contenuti, e dello strumento stesso.

Ma proprio questo successo ha aperto, oggi, una crisi pericolosa, e fa incombere un rischio di chiusura obbligata del nostro Partito, per la insufficienza drammatica delle risorse umane e finanziarie rispetto alla "domanda" che si è venuta creando nel mondo, e nelle stesse Istituzioni, "domanda" di Partito Radicale: di Transpartito transnazionale, di un Partito della riforma federalista delle Nazioni Unite, di un Partito della Nonviolenza organizzata, di un Partito dei Parlamenti democratici, di un Partito della Tolleranza.

Abbiamo dimostrato di saper fare tesoro anche della povertà; forza anche dei digiuni, leggi anche con il carcere e le disobbedienze civili; ma soprattutto di aver acquisito la capacità di suscitare, di far crescere, di controllare i difficili e fin qui troppo spesso sterili e lenti processi di riforma e di creazione di nuove leggi e di nuovi diritti, di nuove istituzioni.

La nostra capacità e la nostra onestà hanno fatto sì che, nel 1993 in Italia, un nostro analogo appello è stato raccolto da oltre 35.000 persone di ogni partito e condizione sociale, da 200 deputati e senatori, che in pochi giorni si sono iscritti e hanno sottoscritto per oltre 9 milioni di dollari.

A sostenere quella campagna giunse, fra gli altri, il Sindaco di Sarajevo, che è uno di noi, come tanti di coloro che, nel mondo, da Cuba (dove hanno liberato il nostro compagno Pedro Pablo Guzman Cabrera, ma tanti altri restano in carcere o oppressi) agli altri Paesi dell'ex impero sovietico, in Africa, in Medio Oriente, in Europa, lottano e soffrono per il diritto, la libertà, la pace, l'ambiente, la democrazia e la tolleranza, contro dittature, genocidi e stragi, terrorismi e torture e violenze di ogni genere.

Così abbiamo potuto condurre nel mondo la campagna che ha aiutato fortemente la costituzione da parte dell'ONU del Tribunale Internazionale per i crimini commessi nell'ex Jugoslavia; contiamo ora, con il vostro aiuto, di veder approvata anche la costituzione di una Corte Penale Internazionale nella 49a sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si è aperta il 20 settembre, di intervenire per difendere i diritti umani e civili ovunque - nel Kossovo o nel Nagorno Karabak, ad Haiti e negli altri paesi dell'America Latina - essi siano calpestati. Siamo stati a Rio de Janeiro o al Cairo per neutralizzare le campagne fondamentaliste di ogni segno, a tutela dei diritti della natura e delle persone, ma ora occorre far realizzare quelle decisioni urgentissime per la vita dell'umanità e del suo pianeta.

Come altri, certamente. Ma soli nel creare una organizzazione, permanente, ma antiburocratica e antiideologica, di donne e di uomini che si uniscono momentaneamente per realizzare obiettivi e Riforme, che la "politica" - lo vedete bene - sembra essere incapace di assicurare.

Senza l'aiuto, immediato, generoso, spontaneo di decine di migliaia di altri iscritti e sottoscrittori, il Partito Radicale dovrà fra poche settimane riconoscere lealmente che non esistono più le condizioni per andare avanti, a meno di rinunciare alla propria indipendenza, al carattere di primo, grande partito libertario e democratico della Nonviolenza nel mondo, di prima organizzazione politica che si sia attrezzata per promuovere con la vita del diritto il diritto alla vita e alla libertà. Ovunque.

Per questo abbiamo bisogno e abbiamo fiducia in te; in voi.

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"(...) Il pensiero radicale mi sembra, nell'ordine delle idee, uno dei modi più fecondi per affrontare l'avvenire. L'approccio transnazionale mi sembra, nel nostro mondo, una delle vie migliori per raggiungere l'universale."

Boutros Boutros Ghali, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ai membri dell'Assemblea dei parlamentari del Partito Radicale (Sofia, Bulgaria, 14-18 luglio 1993)

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DEVE NASCERE ORA IL TRIBUNALE PER I CRIMINI CONTRO L'UMANITA'

A questa sessione delle Nazioni Unite appuntamento con la storia

Emma Bonino indicata ad esprimere la posizione del Governo italiano alla riunione dell'Assemblea Generale

Ci costò una bella cifra (47.152 dollari), la pagina a pagamento con la quale martedì 26 ottobre 1993 i lettori del New York Times, per la prima volta, ebbero modo di conoscerci.

Ci giunsero 590 adesioni di sostegno alla campagna del Partito Radicale per l'insediamento del Tribunale ad hoc sui crimini commessi nel territorio dell'ex Jugoslavia, istituito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la Risoluzione n. 808 del 22 febbraio 1993.

Anche grazie a loro ci fu possibile ottenere il successo delle settimane successive: l'insediamento a l'Aja, il 17 novembre 1993, del Tribunale. Fu il Segretario Generale delle Nazioni Unite ad annunciarlo alla delegazione del Partito Radicale, guidata dalla segretaria Emma Bonino, che lo incontrò a New York all'inizio di novembre.

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"Vorrei ringraziarla per l'azione incisiva ed efficace che da tempo sta svolgendo a favore del Tribunale ad hoc sulla ex Jugoslavia (...)".

Antonio Cassese, Presidente del Tribunale, a Emma Bonino, il 6 luglio 1994.

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Ora, il Partito Radicale chiede che entro dicembre del 1994 l'Assemblea Generale convochi per il 1995 una Conferenza delle Nazioni Unite per l'adozione del Trattato sull'istituzione ed il funzionamento della Corte Penale Internazionale.

Occorre prepararsi, organizzarsi, già da questi giorni. Occorrerà sostenere con pubbliche manifestazioni, lettere e fax e petizioni da tutto il mondo, da tutti i Parlamenti, le delegazioni e le autorità dell'ONU che si impegneranno perché questa storica decisione sia presa; e pregare, ottenere dalle altre, che non la impediscano. Lo stiamo già facendo, anche se manchiamo maledettamente di risorse finanziare e anche umane. Ma la mobilitazione americana sarà determinante. Dateci i mezzi per aiutarla, per armarvi della conoscenza di quel che starà accadendo, giorno dopo giorno, per informarvi in tempo reale, perché sappiate eventualmente cosa fare. Chiediamo in particolare alle persone che operano nella giustizia, che insegnano o studiano diritto, di iscriversi al Partito Radicale, o di sottoscrivere convincendo anche altri, e associazioni interessate, a mobilitarsi. Per la vita del diritto e il diritto alla vita. Ora.

PER IL PIANETA (E LE NAZIONI UNITE), ARMATI DI NONVIOLENZA, CENTOMILA OBIETTORI DI COSCIENZA POSSONO...

Osijek (Slavonia) - dicembre 1991 - Qualche anno fa Olivier Dupuis, esponente radicale belga, appena laureato in sociologia, ha preferito farsi undici mesi di prigione piuttosto che un servizio militare o civile nazionale in Belgio. "Un esercito europeo, magari al servizio dell'ONU, d'accordo", disse. "Ma preferisco la divisa da detenuto a quella di un esercito che non serve a niente o a nessuno, o di un servizio civile burocratico o di disordinata carità". Eccolo quì, nella foto. Egli indossa l'uniforme croata, ad Osijek, mentre l'esercito serbo rischia di radere al suolo quella città, come Vukovar e Dubrovnik. Con lui è anche Marco Pannella, il leader radicale che qua e la per il mondo, certo esagerando, alcuni qualificano come un vuovo Gandhi. Nelle trincee, ovviamente, erano in divisa, ma disarmati. O meglio: armati di nonviolenza.

Anche in tal modo si rafforzarono in Croazia le forze di democrazia e di pace. Il vice Presidente del Consiglio, il Ministro degli Esteri, decine di membri del Parlamento, si iscrissero al Partito Radicale, si opposero con forza agli istinti di vendetta e di guerra. E oggi siamo presenti anche in Bosnia e nel Kossovo, in Macedonia e in Voivodina... Molti nostri amici sono morti, pagando il prezzo della libertà e della giustizia e della solitudine in cui troppe persone in tutto il mondo li hanno lasciati.

Dupuis è ora Presidente del Consiglio Generale del Partito Radicale, e fra breve succederà a Pannella come deputato del Parlamento europeo.

Una storia radicale, fra mille altre. Ma senza un'organizzazione seria, centinaia di miglia di Olivier Dupuis non potranno che rassegnarsi a non fare nulla, o solamente individuale testimonianza. Per questo chiediamo anche agli americani di dare anche i loro volti, le loro storie, il loro contributo, il loro obolo come noi, al Partito Radicale.

UNA PROPOSTA DEL PARTITO RADICALE AL DALAI LAMA: SATYAGRAHA MONDIALE

Il Dalai Lama ha dichiarato ("International Herald Tribune", thursday, september 15, 1994)): "If it is true my approach is becoming a factor for demoralization, sadness and discouragement for the people inside Tibet, then I cannot stay with that position, I cannot take that responsibility." He added that he was being increasingly criticized by some Tibetans for being too soft in his approach to China (...). His search for an agreement with Beijing has brought no improvements inside Tibet, but he said he would not back violent protest against Beijing's control.

Noi conosciamo e amiamo questo dolcissimo e grande, grande uomo, la cui forza intellettuale e spirituale è stata (giustamente, ogni tanto accade) onorata con il Premio Nobel per la Pace. In queste sue parole, egli ci ricorda persino il Vangelo, e Gesù fattosi uomo E RICONOSCE E PARLA DI MOMENTI DI DUBBIO E SMARRIMENTO..

Al Dalai Lama il Partito Radicale ha ora proposto di organizzare entro il 1996 il primo, grande "Satyagraha mondiale" per la pace e la libertà del Tibet, per la democratizzazione della Cina.

Un Satyagraha gandhiano, organizzato con l'aiuto dei mass media e con le ultime tecnologie, appoggiato da iniziative dell'ONU in ogni paese.

Un grande digiuno di dialogo e di speranza tenuto in tutto il mondo, in parte ad oltranza, anche nei Parlamenti, di poveri e di potenti, con un obiettivo sufficientemente grande e forte, individuato con grande prudenza, compatibile con gli stessi principi costituzionali cinesi, in esecuzione dei principi della Carta dei Diritti dell'Uomo e delle delibere dell'ONU, sulla linea già da tempo prescelta dal Dalai Lama stesso, che possa indicare alla Cina anche uno sviluppo democratico e pacifico della propria storia, a partire da quello tibetano.

Un progetto di questo genere avrebbe bisogno di più di due anni per essere seriamente organizzato, pur con la auspicabile mobilitazione delle grandi forze religiose e spirituali, oltre che politiche e popolari nel mondo. Ma già per informare, collaborare con tutti i gruppi nonviolenti, gandhiani, pacifici, di ispirazione buddhista, occorrerano forze spirituali, risorse umane e finanziarie, sapienza e dedizione militante senza precedenti. Fra gli altri, un grande filosofo politico, Karl Popper, maestro del pensiero liberale, è anche uno dei più appassionati studiosi della nonviolenza. Se ci sarà dato di continuare nella nostra lotta, occorrerà far finalmente tesoro della cultura occidentale, anche di quella ingorata dai potenti.

Il Dali Lama attende da noi che gli si sottoponga quanto prima il progetto al quale stiamo lavorando e che ci siamo impegnati ad inviargli. Non è infatti nemmeno immaginabile rischiare un Satyagraha senza precedenti, mai nemmeno ipotizzato, senza solida speranza e serie garanzie di fattibilità.

I soli, veri Satyagraha storicamente affermatisi sono in definitiva quelli del Mahatma Gandhi. Occorre, ora, renderli possibili nel mondo intero: a partire dalla causa Tibetana e della democrazia e libertà nel mondo.

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"I progetti e soprattutto l'impegno che il Partito Radicale sta mettendo nei confronti di molte cause giuste, è una cosa che ammiro e di cui sinceramente gioisco".

Il Dalai Lama, Premio Nobel per la Pace, durante la conferenza stampa che si è tenuta a Roma, nel giugno scorso, presso la sede del Partito Radicale.

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FIND YOURSELF, AMERICA. HERE'S WHY

Hamilton, Madison, Jay e il "Federalist". Jefferson e la società libertaria e repubblicana. Lincoln e la supremazia del diritto. Ma anche l'ambientalismo dei Trascendentalisti emersoniani, la disobbedienza civile di Thoreau, il "common sense" di Paine. Ma anche il francese Lafayette, attraverso il quale, Francia ed Europa avrebbero potuto proseguire una rivoluzione liberale, "americana", non giacobina; prodromo pur nella sua grandezza del bonapartismo e, poi, della rivoluzione sovietica. Assieme alla nuova frontiera di Kennedy, al "sogno" di Luther King e al solidarismo internazionale del Piano del generale Marshall, questa, per molti di noi, è l'"America". Che amiamo. Quella stessa verso la quale partirono, colmi di povertà e di speranza, decine di milioni di europei, di nostri antenati, o genitori, che vi furono accolti, e ne divennero figli.

Quei nomi, certo, sono oggi d'altri tempi. Speriamo futuri. O la civiltà, e i 10 miliardi di persone, avranno difficilmente un futuro. Dipende anche da noi.

TO ALL FREE-THINKING AMERICAN EDITORS AND JOURNALISTS

Queste pagine sono "pubblicitarie", le abbiamo pagate. Ma esse parlano di fatti, di iniziative già in atto, di progetti. Dunque abbiamo pagato anche "informazione", abbiamo fatto informazione. Questo dovrebbe professionalmente interessarvi.

Se è così, scrivetene. Sui vostri giornali, i mille grandi e piccoli giornali delle città e della provincia d'America. Scrivete, professionalmente, da liberi giornalisti, di questa iniziativa mai prima tentata. Ma anche di persone di buona volontà.

Scrivetene comunque, ve ne preghiamo. E tenete presente che i vostri lettori potranno raggiungerci, e rispondere al nostro appello, entro e non oltre i prossimi 15 giorni. Grazie.

ITALIANS END ITALIAN-AMERICANS GIVE US SOME TIME!

Il Partito Radicale ha radici storiche italiane. D'altra parte, in questo secolo, la piccola Italia periferica e agricola aveva pur dato al mondo il fascismo e la mafia. Poi la partitocrazia. Cosa vieta di pensare che questa Italia di oggi e i suoi figli e i suoi nipoti, contribuisca invece a dare al mondo una quarta grande cosa, e questa volta positiva? Tornando a far vivere, in tal modo, l'immenso, pressocché unico contributo di civiltà che l'Italia ha sempre dato al mondo. Forza, italiani! Go italo-americani!

PER IL DIRITTO A NON ESSERE UCCISI PER FORZA DI LEGGE

Pena di morte: salviamo il più colpevole

Una grande parte dell'umanità è da molto tempo, ormai, contro la pena di morte. Morrà senza averla ottenuta. Occorre altrimenti studiare, conoscere quali siano gli atti che dovrebbero essere compiuti dagli Stati, dal sistema delle Nazioni Unite, attraverso quali modulazioni di tempi e di modalità, quali obiettivi intermedi, quali mobilitazioni, quali progressioni geografiche si possa porsi concretamente questo obiettivo umanistico e politico. Occorre, insomma, avere una strategia, un progetto, e un calendario di lotta e di azioni preciso, che sia patrimonio di conoscenza e di forza per l'opinione pubblica, inizialmente per le minoranze organizzate che siano coinvolte.

E' quanto, da due anni, secondo il metodo del Partito Radicale, sta facendo "Hands off Cain - Lega di cittadini e di parlamentari per l'abolizione della pena di morte entro il duemila", associata al Partito Radicale. Un primo risultato è stato raggiunto: la mozione approvata all'unanimità lo scorso luglio dal Parlamento italiano, con la quale il Governo italiano è impegnato: a) ad operare perché il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite imponga la moratoria delle condanne a morte in occasione di colpi di stato e di guerre civili; b) a porre all'ordine del giorno della 49a sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite una risoluzione sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali. E' un'opera che richiede grande forza, ma anche grande continuità e pazienza.

Di buone intenzioni, altrimenti, lo si sa, è asfaltata la via dell'Inferno.

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Bernardo Bertolucci, regista, premio Oscar, autore di "Piccolo Buddha", membro del Partito Radicale, testimonial della campagna per l'abolizione della pena di morte nel mondo entro il duemila.

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VUOI CONOSCERCI? SIAMO SU INTERNET E AGORA'

Agorà, la piazza telematica promossa dal Partito Radicale, è nata per accompagnare la "ragionevole follia" di un partito che si è voluto costituire al di là delle frontiere, delle lingue e delle distanze. Da Mosca a Ouagadougou, da Roma a New York, migliaia di persone s'incontrano ogni giorno nell'agorà per scambiarsi informazioni e organizzare iniziative, ciascuno dalla propria città, dal proprio paese. La concretezza drammatica delle iniziative radicali, la nonviolenza come modo per essere anche fisicamente coinvolti nella politica, impediscono che l'agorà si trasformi in una comunità virtuale chiusa su sé stessa: l'antidoto è l'interattività, la possibilità non solo d'informarsi ma anche di fare informazione: e, sopratutto, di agire assieme.

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FOR ANTIPROHIBITIONISM, NOW!

La guerra alla droga ha dato la vittoria alla droga

Il proibizionismo non è solamente un'ideologia. E' un sistema di interessi, di leggi, di violenze, di guerra contro la gente: contro decine di milioni di poveri contadini produttori, di spacciatori reclutati, di vittime malate, contro centinaia di milioni di vittime innocenti, contro la polizia, contro l'amministrazione della giustizia, contro l'ordine sociale.

L'antiproibizionismo, cioè la regolamentazione, cioè il controllo, cioè la forza delle leggi, delle norme, delle cure, cioè il quasi immediato azzeramento del valore delle droghe proibite, cioè la distruzione della fonte principale del potere delle mafie, cioè l'immediata cessazione della causa più estesa di violenze contro i cittadini comuni, deve immediatamente organizzarsi, anch'esso in un "sistema unico", con un progetto preciso di fuori-uscita dal sistema proibizionistico.

Il Partito Radicale è impegnato in quest'opera. In molti paesi, in molti Parlamenti, in molti luoghi di studio e di ricerca. Ha già prodotto dei progetti, delle simulazioni, ancora necessariamente inadeguati, perché occorrono altre militanze, risorse umane, propagandistiche, finanziarie per compensare e neutralizzare la forza tremenda, e senza precedenti nella storia umana, della criminalità organizzata e del potere impazzito. Ha già raggiunto successi parziali, con leggi di depenalizzazione del consumo, con referendum, nel Parlamento europeo.

Occorre organizzare, coordinare, potenziare l'immensa forza ideale, umana, democratica, umanistica, sociale che - atomizzata in miriadi di piccoli nuclei, di persone, di associazioni, di vittime - è oggi perdente, vittima di un terrorismo ideologico pari in violenza solamente all'impotenza e alle paure di chi lo applica. Il Partito Radicale ha individuato quali siano le Convenzioni internazionali, le leggi nazionali di diversi paesi, da mutare. Ha individuato un metodo, che risponda e corrisponda alla realtà per la quale non è possibile la scelta antiproibizionista in un solo paese o in numero troppo esiguo di essi.

Può - con mezzi adeguati, minimi rispetto a quanto tanti spendono inutilmente - organizzare azioni di massa nonviolente, da una parte e contemporanee e convergenti azioni legislative e politiche dall'altra.

Il proibizionismo è transnazionale. Deve esserlo, lo è di già, l'antiproibizionismo. Ma ha bisogno immediato di un atto di coraggio, di generosità, di adesione, di sottoscrizione di alcune decine di migliaia di persone almeno, in questo momento, a New York, negli USA; dai luoghi di lavoro, dalle Università, dalle famiglie, dalle associazioni. Noi non chiediamo di meglio, anche per questa ragione, che il Partito Radicale, il Transpartito transnazionale, diventi ora, innanzitutto, "americano", com'è stato "italiano", "europeo", e già molto di più, finora.

Il proibizionismo continua intanto la sua strada. A noi sembra che porti ad estendere ed aggravare in modo spaventoso il flagello che dichiara di voler combattere. Ma è un diritto dei proibizionisti, finchè sono - o sembrano - in maggioranza, di insistere ancora. Occorre - invece - fermarlo.

L'antiproibizionismo, dopo il proibizionismo, ha una sua storia: da Al Capone a Franklin Delano Roosvelt. Sono i due nomi che ci restano di due epoche, di due Americhe, di due mondi e di due modi di viverli. Sarà sbagliato, ma in gran parte del mondo si pensa così.

Abbiamo denunciato, nell'articolo di apertura di queste pagine, il divorzio fra scienza e coscienza, da una parte, e "politica", dall'altra. Eccone un terribile esempio.

Sappiamo tutti che la proibizione ha fatto estendere la produzione della materia prima delle droghe da qualche isolato paese a decine di essi; a parti sempre più ampie del mondo intero.

Sappiamo tutti che la proibizione ha creato una criminalità senza confronti, per ricchezza, per potenza, per estensione, per numero di uomini ad essa sottoposti, fra produttori, spacciatori, consumatori, nel mondo intero.

Sappiamo tutti che la proibizione fa dei tossicodipendenti delle droghe proibite - e solamente di queste - anziché dei semplici malati da curare e assistere, persone quotidianamente violente e propagatrici di malattia, protette dalla clandestinità cui sono costrette, che reclutano senza cessa altri soldati dell'esercito del crimine, che muoiono per l'adulterazione delle sostanze che assumono, e per la vita cui sono condannati dalle leggi (e non dalla droga).

Sappiamo tutti che questa guerra è perduta, ma che la si prosegue come il nazismo proseguiva la sua, nell'illusione di una "soluzione finale", di un'"arma assoluta", della superiorità della causa e della propria violenza. Illusione di pochi pazzi, o del potere impazzito; ma non più dell'immensa maggioranza del popolo tedesco.

Il popolo tedesco aveva ragione. Il potere aveva torto. Il popolo tedesco, oppresso dalla dittatura e straziato dalla guerra, non poteva ribellarsi.

E noi? Coraggio! Datevi, diamoci, datevene la forza necessaria. Subito.

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"(...) Il proibizionismo è una cura già ampiamente provata, che peggiora le cose sia per i tossicodipendenti, ma anche per gli altri. (...) I tossicodipendenti sono obbligati a legarsi con organizzazioni criminali pur di procurarsi la droga; diventano anch'essi criminali per poter finanziare la loro dipendenza, rischiano continuamente di contagiare malattie, giocano con la morte. Per gli 'altri' il rischio esiste dal momento in cui la droga è proibita. I tossicodipendenti compiono negli Stati Uniti quasi tutti i 'delitti di strada', come vengono chiamati. Legalizzate la droga e i 'delitti di strada' diminuiranno notevolmente. (...) Perché non mettiamo semplicemente fine al traffico di droga? (...)".

Milton Friedman, Premio Nobel, economista libertario, al Congresso della LIA, federata al Partito Radicale (Atene, novembre 1990).

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"(...) Avete effettivamente una grossissima opportunuità. C'è stata una disseminazione dell'utilità del vostro partito. Siete diventati il partito dei diritti umani, siete diventati il partito del diritto, siete diventati un partito... Questo chiedeva Thomas Jefferson nel XVIII secolo, nella Dichiarazione d'Indipendenza, dove si legge: tutti i cittadini hanno diritto alla libertà, alla vita e al perseguimento della felicità. Il vostro è veramente di un pensiero unico nel suo genere (...)."

Gore Vidal, scrittore, membro del Partito Radicale, al Congresso del Partito Radicale (Roma - 30 aprile 1992)

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"Saluto cordialmente i partecipanti alla seconda sessione del congresso del Partito Radicale e sostengo l'idea di creare la Lega internazionale per l'abolizione della pena di morte nel mondo intero. Vi auguro molti successi nel realizzare le vostre nobilissime aspirazioni."

Messaggio di Mikail Gorbaciov al Congresso del Partito Radicale (Roma, 4-8 febbraio 1993)

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IL PROSSIMO ANNO A GERUSALEMME

Un riconoscimento alle campagne nonviolente del Partito Radicale viene dallo Stato d'Israele nel luglio del 1991, quando la Keren Kaiemed Leisrael dedica in onore di Marco Pannella e del Partito Radicale un bosco a Gerusalemme.

"(...) Se fossi stato deputato della Knesset avrei detto e fatto ben altre cose in difesa dei diritti civili e democratici della mia società e del mio Stato, della sua laicità, della certezza del diritto, del rispetto dei diversi, delle minoranze. Perché in ogni mio atto d'amore e di lotta esplicito, fino al sospetto di una parzialità inconsapevole per la realtà di Israele, c'è consapevole, difficile, drammatica, convinta espressione di amore per ogni donna e per ogni uomo palestinese. Non c'è scelta, per quel che ci riguarda, fra Israele, i palestinesi e tutti gli altri. C'è la scelta della democrazia e della libertà".

C'è una parte del mondo islamico da cui si guarda con interesse al Partito radicale. Dalla Bosnia ai paesi del Caucaso. Sono molti, alcune centinaia, i musulmani iscritti. Muhamed Kresevljakovic, già Sindaco di Sarajevo, è uno di loro.

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Emma Bonino e Marco Taradash, parlamentare europeo antiprobizionista, il 5 novembre del 1990 vengono arrestati a New York, per aver dimostrativamente consegnato ai poliziotti di guardia al Municipio siringhe sterili. Rimangono agli arresti per alcune ore. Il processo si svolse il 15 aprile 1991: il giudice accolse la richiesta di proscioglimento avanzata dalla stessa accusa, chiudendo il processo in pochi minuti e impedendo così un dibattimento che avrebbe dato voce alle testimonianze degli esperti, provenienti da città europee e americane dove da anni le autorità promuovono e finanziano programmi sanitari d'informazione e di distribuzione gratuita di siringhe e preservativi per il contenimento dell'epidemia dell'AIDS.

SESSO: DALL'ITALIA CON AMORE...

Oltre che per le libertà religiose, politiche, sociali, il Partito Radicale è stato all'avanguardia, a lungo unico fra partito anche "ufficiali", "parlamentari", specie in un paese come l'Italia, per promuovere la libertà e la responsabilità sessuali, per la difesa delle cosiddette "minoranze" anche in questo campo, sin dalla seconda metà degli anni '60. L'Italia è stato così il primo paese europeo ad approvare una legge di tutela dei diritti dei transessuali. La prima organizzazione democratica e politica degli omosessuali italiani, il FUORI!, è stata federata al Partito radicale, che ha operato con successo, inizialmente dovendo affrontare continui linciaggi e incomprensioni, l'ostilità di partiti intolleranti e tradizioni politiche, a destra e a sinistra, fortemente ostili.

Celebri sono inoltre state, in Europa, le vittorie inattese che hanno concluso le campagne radicali per instaurare il divorzio, il diritto all'obiezione di coscienza, l'informazione sessuale e la scelta di una maternità libera e responsabile, contro il flagello degli aborti clandestini di massa, con una regolamentazione molto prudente: dopo dieci anni questo flagello è oggi in fortissimo calo, autorizzando la speranza di una sua definitiva riduzione a fenomeno socialmente marginale.

VITA: DA NEW YORK CON ARDORE

Per tutto questo ci auguriamo che dal grande movimento che in America ha raggiunto tanti risultati e tanta forza ci giunga un sostegno fraterno, per obiettivi ancora più generosi, e generali.

Ma occorre, ora, sostenere e incalzare concretamente, autonomamente, immediatamente, le Nazioni Unite, i Governi democratici, gli atteggiamenti tolleranti delle varie religioni, perché battaglie come queste vengano condotte con il massimo di energia, di ufficialità, di efficacia e di urgenza, in difesa dei diritti umani, in primo luogo delle donne, negati alla radice in gran parte del Terzo Mondo, diffondendo la conoscenza delle scelte oggi praticabili per una procreazione responsabile, per evitare la tragedia degli aborti, per la vita e una maggiore felicità delle famiglie, così come in difesa dei diritti alle diversità sessuali, che nazismi e comunismi non sono stati e non soli a reprimere con disumana ferocia e barbara cecità.

Occorre fare tutto questo: con grande determinazione e grande capacità di creazione legislativa e di diritto, ma anche estendendo la pratica della nonviolenza organizzata, di massa e nel mondo a questi campi, a lungo considerati estranei. Nel villaggio globale, non si vincono queste battaglie se non sono organizzate (ribadiamo: organizzate) anche dal basso, e ovunque, e contemporaneamente.

Hanno aderito a queste idee e sono già azionisti del Partito Radicale, Transpartito transnazionale, oltre 40mila cittadini del mondo, tra i quali 618 parlamentari e membri di Governo, di 73 paesi, esponenti di 80 partiti nazionali:

Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Israele, Italia, Lussemburgo, Monaco, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica di San Marino, Spagna, Svizzera, Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Kosovo, Macedonia, Montenegro-Serbia-Voivodina, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Romania, Slovenia, Ungheria, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Estonia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Lettonia, Lituania, Moldavia, Nagorno Karabach, Russia, Tadzikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan, Angola, Burkina Faso, Camerun, Congo, Costa d'Avorio, Etiopia, Gambia, Kenya, Mali, Niger, Senegal, Sudafrica, Togo, Zaire, Canada, Stati Uniti, Cuba, Repubblica Dominicana, Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Cina, Giappone, India, Iran, Nepal, Pakistan, Turchia.

Nei paesi ex comunisti il Partito Radicale ha attive le seguenti sedi:

Baku (Azerbaijan), Bucarest (Romania), Budapest (Hungary), Kiev (Ucraina), Moscow (Russia), Prague (Czech Republic), St. Petersurg (Russia), Sofia (Bulgaria), Tbilisi (Georgia), Tirana (Albania), Warsaw (Poland), Vilnius (Lithuania), Zagreb (Croatia).

Ecco una nostra amica, Mairead Maguire Corrigan, Premio Nobel per la Pace, membro del Partito Radicale, testimone della grande Irlanda, capace e piena di grande amore, di pace e di libertà.

FOR ESPERANTO

Anche il Papa ha adottato l'esperanto, quando ha inserito le parole "Felican Paskon en Kristo Resurektinta" per i suoi auguri Urbi et Orbi, in occasione della Pasqua 1994. Come il Partito Radicale aveva auspicato.

"Solo una lingua sovranazionale, neutra e fatta ad arte per tale scopo, può servire alla comunicazione universale senza pericoli di morte per le altre lingue e culture", dicono gli esperantisti.

Si può restare scettici, ma sempre più scienziati l'approvano. Forse hanno ragione, forse no, ma non è tollerabile che solo pochi comprendano che anche quello della comunicazione linguistica è un problema vitale di democrazia.

"La realtà dell'esperanto ha già suscitato l'attenzione delle istituzioni sovranazionali, l'Unesco fra queste, e l'appoggio di eminenti personalità come Umberto Eco. Occorre però una soluzione politica al problema. In questa battaglia si è lanciato per primo il Partito Radicale, al quale non deve mancare il sostegno di tutte le persone che operano per l'unità del mondo", Ada Fighiera Sikorska, direttrice di "Heroldo de Esperanto", la più antica testata indipendente esperantista.

UNA CURA PER L'AIDS

La recente Conferenza mondiale di Yokohama ha messo nuovamente in evidenza che l'Aids non trova sbocchi: nessuna cura, nessun trattamento, nessun vaccino. Nè ci saranno in tempi brevi.

Il Partito Radicale chiede all'ONU e prepara una campagna per una Convenzione, che porti anche i Governi di tutto il mondo ad affrontare a livello globale e concertato la lotta contro l'Aids.

AVVISO E APPELLO AL LETTORE

Noi non abbiamo calcolato quante migliaia di ore di filibustering parlamentari; nè quante migliaia di iniziative istituzionali di ogni tipo; nè quante decine di migliaia di giorni di sciopero della fame, e di sciopero assoluto anche della sete; nè quanto carcere, in tutto il mondo, non solamente nei nostri paesi, nè quanti processi, quante iniziative gandhiane, socratiche, abbiamo all'"attivo". Nè quanti milioni di dollari abbiamo dirottato dalle nostre vite pubbliche e private per autofinanziare, per realizzare il nostro impegno sociale, per dar vita e corpo alle vostre e nostre speranze.

Abbiamo appreso che occorre dare il necessario, non solamente il superfluo. E che dare può essere fonte di forza e di gioia. Non di sacrificio.

Sappiamo che ogni giorno è bene già sapere quanto denaro, proprio quel giorno, destinare al necessario. La quota è infatti quotidiana, anche se la paghiamo annualmente. Così, per iscriversi, abbiamo fissato un criterio, connesso al PIL di ogni paese. Per gli Stati Uniti, in tal modo, la quota minima di iscrizione (non di sottoscrizione! Può, questa, essere di uno scellino o di migliaia di dollari, a seconda di ciascuno) è di 255 dollari per il 1995, pari a .... al giorno. Provate, per un anno. Cosa vi costa, se riflettete bene? E' un esperimento, una prova, un rischio di investimento. E' anche accendere una polizza sulla vita e sulla libertà, sulla pace e sulla tolleranza. Propria e del mondo.

Questo annuncio ci costa 106.000 dollari. Il complesso dell'operazione 160.000 dollari. Perché essa recuperi almeno il denaro investito, occorrerebbe che almeno 628 di voi si iscrivano in queste ore. Consentendoci anche di ripetere questo annuncio anche altrove. Di informare la gente, perché scelga poi di aiutarci, di accoglierci nella loro vita, come ciascuno di loro nella nostra. Ma per portare avanti e a termine i grandi progetti intrapresi occorre che decine di migliaia di americani, almeno, facciano proprio il Transpartito transnazionale, subito. E' follia sperarlo? Sei tu, personalmente, a deciderlo, con il tuo comportamento. Grazie, comunque.

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Per motivi di spazio vi abbiamo potuto parlare solo del 20% della nostra attività. Speriamo ci possa essere una prossima volta. Dipende da voi!

 
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