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Dupuis Olivier - 10 aprile 1995
TRANSNATIONAL
10 aprile 1995

CRESCE IL TRANSNAZIONALE

NASCA ORA IL TRANSPARTITO

di Olivier Dupuis

Si è appena concluso il nostro 37· congresso. Un congresso che, pur organizzato in un'estrema povertà di mezzi, ha visto presenze e partecipazioni significative, e una qualità degli interventi mai raggiunta nel passato. Per la prima volta, la stragrande maggioranza di questi si sono focalizzati sulla questione della vita e dello sviluppo dello "strumento" Partito radicale, tralasciando problemi particolari, seppur importanti.

Il congresso ha saputo misurare, senza enfasi, i passi importanti seppur insufficienti compiuti per conseguire gli obiettivi che ci eravamo dati con la mozione di Sofia. Antiproibizionismo sulle droghe, istituzione di una moratoria mondiale sulle esecuzioni capitali entro il 2000, istituzione di una giurisdizione penale internazionale permanente, promozione di una lingua internazionale, sostegno a riforme ambientali nell'ex impero sovietico: le cinque iniziative sono state confermate dal congresso, e ad esse si è aggiunto il progetto di preparare un grande Satyagraha mondiale per la libertà e la liberazione del Tibet.

Le tragiche vicende avvenute o in corso nella ex-Jugoslavia, nel Ruanda, nella Cecenia, nel Tibet, in Cina, nel Burundi, ..., non potevano che confermare chi ha scelto di dare corpo, con la sua iscrizione, con il suo impegno militante e finanziario, al primo, e finora unico, partito transnazionale e transpartitico, nella validità delle sue analisi e delle sue proposte politiche, unica alternativa concreta alle varie demagogie o rassegnazioni, organizzate o meno.

Quanto più forte era questa consapevolezza del congresso, tanto più non poteva che esserlo la constatazione di quanto l'attuale Partito sia invece inadeguato in termini di dimensione e di organizzazione e, soprattutto, in termini di situazione economica e finanziaria.

Assumendosi in pieno la responsabilità di colmare un divario così grande tra ambizioni e forze, il congresso ha affidato al presidente, al segretario ed al tesoriere i propri poteri statutari, con il compito di ristrutturare il PR e preparare una sua vera e propria rifondazione. Un compito che implicherà drastiche misure di ridimensionamento delle spese, la riorganizzazione della nostra presenza nei vari Paesi, l'avvio del trasferimento di servizi essenziali per la vita del Pr, da Roma a Bruxelles, la definizione di un nuovo tipo di rapporti con le associazioni e con i soggetti federati e, soprattutto, il riperimento di nuove risorse umane e finanziarie.

E' un compito difficilissimo, ma, ne siamo sicuri, potremo affrontarlo se - come Jean-François Hory, il nostro nuovo presidente - nasceranno tra parlamentari (ecco il "transpartito!") e militanti iscritti o futuri iscritti nuove assunzioni di responsabilità.

Non ci resta altro che rimboccarci le maniche. Non possiamo perdere un istante. Fare quello che abbiamo sempre fatto e, con l'aiuto della nostra fantasia, quello che non abbiamo mai fatto. Per dare forza, rinnovata forza, al nostro partito, all'unico partito ad adesione diretta dei militanti e dei parlamentari, al partito della nonviolenza organizzata.

Buon lavoro a tutti !

pag. 2: la Marcia delle Palme

pag. 3: la Mozione del Congresso

pag. 4: le nuove cariche

37· CONGRESSO

CRONACA DI DUE GIORNI

Non possono essere, queste righe, una cronaca del Congresso. Non è possibile dare in poche righe, o in un intero fascicolo di Transnational, una cronaca adeguata alla ricchezza e alla altezza del dibattito che vi si è svolto: dibattito denso e serrato, anche se ristretto in due soli pienissimi giorni. Né dare compiutamente il senso della importanza e del significato delle presenze.

I lavori sono stati aperti dalla relazione del Presidente del Consiglio Generale Olivier Dupuis (oggi, Segretario del Pr), da quella del Tesoriere Ottavio Lavaggi, e dalla relazione di Emma Bonino (relazione scritta, letta dal Segretario ad interim Luca Frassineti).

Lawrence Hayes, l'ultimo condannato a morte nello Stato Usa di New York, ha portato un saluto e il ricordo della sua drammatica esperienza. Sono seguiti gli interventi di Arif Kafarogly Ragim Zade, parlamentare dell'Azerbaijan, dell'esperantista Hans Erasmus, e dei deputati portoghesi Joao de Menezes-Ferreira e Paulo Casaca.

Lenora Fulani, una delle principali leader degli African-American, candidata alle elezioni presidenziali nel 1988 e 1992, ha evocato i problemi e le possibilità del "terzo partito" negli USA.

Sono intervenuti poi Valerij Ivasiuk, Primo vicepresidente della Commissione Nazionale anti-Aids dell'Ukraina; Samvel Shaginjan, Presidente Commissione Ecologia parlamento dell'Armenia; il Presidente dell'"Associazione Italia-Tibet" Piero Verni; Carla Rossi, Segretaria del "Coordinamento Radicale Antiproibizionista". Giorgio Pagano, Segretario dell'"Esperanto Radikala Asocio", ha illustrato la campagna del Pr sulla comunicazione linguistica internazionale, mentre Sergio D'Elia, Segretario di "Nessuno Tocchi Caino", ha parlato della campagna per l'abolizione della pena di morte entro il 2000. Danilo Quinto, Segretario di "Non c'é Pace senza Giustizia", ha riferito sulla campagna per la Corte Penale Internazionale; Filippo di Robilant sulle iniziative in materia di Aids e di pandemie; Maurizio Turco della Campagna per la denuncia dei trattati in materia di droghe.

Tra gli altri interventi della giornata: il Presidente uscente del Pr, Marco Pannella; la Commissaria europea, Emma Bonino; Roberto Cicciomessere, già Segretario del Partito radicale, che ha parlato di Agorà Telematica e delle frontiere politiche aperte dalle nuove tecnologie informatiche; Jean-Luc Robert, a nome della "Lega Internazionale Antiproibizionista"; Slavko Perovic, deputato del Montenegro, Presidente del LSCG (Alleanza dei liberali del Montenegro); Sandor Nagy, Presidente del VMDK (Lega democratica degli ungheresi della Vojvodina); Vytautas Petkevicius, deputato della Lituania; Ermelinda Meksi, deputata albanese; Samir Labidi, giurista tunisino; Irakliy Tengizovich Melashvili e Eljgudzha Anatoljevich Gvazava, deputati della Georgia; Ferenc Csubela e Lajos Balla, deputati della Vojvodina; Julij Andreevich Rybakov, deputato russo; Valeriu Matei, deputato della Moldavia; Janisset Rivero, Segretaria del Directorio Revoluccionario cubano di Miami; Narine Misanovna Valajan, deputata armena; Zarema Madem

ilova, Kirghizistan; Ibrahim Tatarli, deputato e docente universitario bulgaro; Valerij Vasiljevich Borscev, deputato russo; Stepan Grigorjan, deputato armeno; Victor Grebenscicov, Consigliere di Stato per i problemi etnici della Moldavia; Gaqo Apostoli, deputato Albania; Muhamed Kresevljakovic, ex-Sindaco di Sarajevo, oggi Console di Bosnia a Milano; Arthur Robinson, deputato e già Premier di Trinidad and Tobago.

Gyaltsen Gyaltag, rappresentante in Europa occidentale del Dalai Lama e del Governo tibetano in esilio, è intervenuto affrontando il tema del Satyagraha; quindi ha parlato Ambel Shaginjan, Presidente della Commissione Ecologia del Parlamento armeno.

Ha quindi svolto il suo intervento Jean-François Hory (che il Congresso eleggerà poi Presidente del Pr e del suo Consiglio Generale) anche quale leader dei Radical di Francia.

Va ancora segnalata la partecipazione di John Marks, esperto di tossicodipendenze a Liverpool; di Tereza Ganza Aras, deputato di Croazia; di Maria Giovanna Maglie, giornalista italiana a New York. Tra i parlamentari europei, Pierre Pradier, Dominique Saint-Pierre, Noël Mamere, Ernesto Caccavale, Gianfranco Dell'Alba. Ha preso infine parte ai lavori anche il cantante algerino Lounes Matoub, colpito dalla fatwa; Adriaan Bronkhorst, coordinatore Drug Peace Institute di Amsterdam; Jean-Claude Bouda, deputato Burkina Faso, radicale da vari anni, presente con un gruppo consistente di parlamentari africani, tra i quali Ibrahim N'doure, del Mali. E poi Elena Poptodorova, deputata della Bulgaria, Marat Zahidov, già deputato uzbeko, e Matis Jeno, deputato Romania.

Sono soltanto alcuni di coloro che al Congresso hanno preso parte, mancano i nomi dei compagni che negli ultimi anni hanno ricoperto incarichi e cariche statutarie.

MARCIA DELLE PALME

Giovanni Paolo II: La pena di morte non sempre è necessaria

Porte aperte al Quirinale, sede della presidenza della Repubblica e, nel grande cortile del palazzo, l'abbraccio del Presidente Scalfaro: »Sono con voi. Sono sempre stato contro la pena di morte . Oltre tremila, tra cui numerosi sindaci, da ogni parte del mondo, i partecipanti alla Marcia delle Palme per la sospensione della pena di morte e l'istituzione di un tribunale penale internazionale sui crimini contro l'umanità. Prima di recarsi al Quirinale sono stati ricevuti dal Sindaco di Roma per giungere infine a Piazza San Pietro per l'Angelus di Giovanni Paolo II. In testa alla Marcia i rappresentati delle associazioni internazionali Nessuno tocchi Caino, Non c'è Pace senza Giustizia e Partito radicale. Apre il corteo l'ultimo condannato a morte a New York, Lawrence Hayes, oggi assitente sociale dopo la pena detentiva che ha sostituito la condanna a morte, e il cantante algerino »rai Lounes Matoub, su cui pende la fatwa degli integralisti. Davanti a tutti un grande striscione: "Pietro, alza la voce". E con

l'Evangelium vitae il Pontefice censura i paesi che ancora adottano la condanna a morte, ritenendo ormai "molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti i casi di assoluta necessità, quando cioè la difesa della società non fosse possibile altrimenti". L'altro dato di estrema rilevanza è che la Chiesa cattolica rivedrà il passo del Nuovo Catechismo che ancora legittima la pena di morte. Alla fine della marcia, in Piazza San Pietro, centinaia di palloncini dei "marciatori" si sono levati dal colonnato berniniano.

IL DOCUMENTO CONGRESSUALE

MOZIONE GENERALE

Approvata con il 92,72% dei voti (204 su 220 votanti, 7 no e 9 astenuti)

Il 37· Congresso del Partito radicale, riunito a Roma il 7-8 aprile 1995,

ringrazia gli organi dirigenti, gli iscritti, i sostenitori, i militanti abolizionisti di "Nessuno tocchi Caino" (Campagna di cittadini e di parlamentari per l'abolizione della pena di morte nel mondo entro il 2000) che, nelle situazioni più difficili e disagevoli, supplendo alle difficoltà finanziarie e alla carenza di energie con il personale impegno militante e con la forza delle convinzioni e delle speranze, hanno consentito alla nonviolenza gandhiana, al dialogo tollerante, laico e umanistico, di portare l'Assemblea delle Nazioni Unite a dibattere - per la prima volta nella sua storia - su una moratoria della pena di morte, e ad assumere le prime importanti decisioni verso la costituzione di una giurisdizione penale internazionale sui crimini contro l'umanità.

Anche sugli altri fronti, sui quali il partito e le associazioni che con esso collaborano o sono ad esso federate hanno avviato le loro campagne in ottemperanza al mandato ricevuto dal Consiglio Generale di Sofia del luglio 1993, sono stati conseguiti risultati importanti ancorché non decisivi. Di tutte queste iniziative il dibattito congressuale ha confermato la piena attualità e validità. Esse costituiscono espressioni, tutte egualmente necessarie, del metodo e dell'impostazione radicale.

Così è stato in particolare per la campagna per la riduzione del danno e per il superamento di quelle Convenzioni ONU sulla droga che stanno a fondamento delle legislazioni nazionali proibizioniste e su cui ricade la prima responsabilità dell'abnorme crescita del mercato clandestino, mafioso, corruttore, sempre più detentore incontrollato di potere politico oltreché economico; per la campagna sulla lingua internazionale, per quelle sulle pandemie e l'AIDS o per la creazione di un'Alta Autorità del Danubio e contro la dissennata politica energetica/nucleare in atto nei paesi dell'ex impero sovietico.

Il Congresso deve tuttavia prendere atto che il Partito non appare oggi più in condizione di proseguire queste battaglie e successi, e ancor meno di corrispondere in modo adeguato ai nuovi obiettivi già individuati o all'incalzare di sempre più urgenti problemi.

In ogni parte del mondo, infatti, sicurezze e certezze tenute come definitivamente acquisite vengono scosse da crisi e premonizioni drammatiche: non vi è, si può dire, regione in cui non si avvertano il crescere di una violenza incontrollata che si manifesta anche in nuove forme terroristiche di inaudita gravità, il proliferare disordinato di focolai di irrazionalismo tendenti a sconvolgere i principi della tolleranza e della convivenza civile. Ovunque, esigenze, aspirazioni, speranze anche positive, giuste, necessarie assumono forme ed espressioni nutrite di un fondamentalismo intollerante e incapace di dialogo.

L'Europa, per suo conto, assiste, rassegnata e impotente, al declino e all'abbandono della prospettiva federalista spinelliana per la costruzione di un soggetto politico dotato di sue capacità di scelta e di indirizzo, aperto all'ingresso di nuovi paesi o a fornire, a quelli che lo richiedessero, l'aiuto e il sostegno umanitario necessario anche a facilitarne il cammino verso la democrazia.

Le Nazioni Unite, cui fino a ieri si guardava come ad indispensabile garanzia di equilibrio e di pace mondiale, attraversano una crisi di credibilità per superare la quale sono richiesti interventi che ne potenzino il tasso di democrazia e di efficienza.

Infine, insostenibile è il silenzio opposto dai governi e dall'opinione pubblica mondiale alla voce inascoltata del Dalai Lama, quando richiama le coscienze sull'emblematica situazione di oppressione in cui versa il Tibet nel contesto del diniego totalitario di democrazia e di diritto per tutto il popolo cinese. Perché il Tibet viva, perché viva il monito di Tien An Men, perché il comunismo efficientista cinese non diventi un nuovo tragico modello, occorrerebbe lavorare per dar corpo alla folle e ragionevole speranza di una grande iniziativa mondiale che innovi le forme della nonviolenza organizzata in un grande Satyagraha.

Il Congresso si riconosce nelle analisi svolte dagli organi dirigenti del partito, per i quali le cause delle attuali gravi difficoltà risiedono nella insufficienza delle risorse economiche, che non possono più essere assicurate dal contributo determinante degli iscritti e dei sostenitori a quota italiana, ma più ancora nella impossibilità in cui si trovano militanti e responsabili del partito - nonostante le eccezionali prove fin qui fornite, di cui il Congresso li ringrazia - a far fronte in modo non velleitario alle sollecitazioni, alle richieste, alle urgenze obiettive.

Proseguendo nelle attuali condizioni il Partito radicale si ridurrebbe a fatto di testimonianza, ad alibi della violenza e della rassegnazione.

Tali difficoltà non potranno essere superate se non attraverso una profonda revisione di mezzi, strutture, metodi di lavoro, e attraverso l'assunzione piena di responsabilità dirigenti e militanti da parte di nuove energie, presenti nel partito o anche convergenti su di esso nel riconoscimento della sua necessità come unico strumento transnazionale del nostro tempo.

Per ottenere che questa svolta sia concepita, organizzata e attuata

il 37· Congresso - analogamente al 35· Congresso di rifondazione transnazionale del Partito del 1989 - delega al Segretario, al Tesoriere e al Presidente del Partito i propri poteri statutari per un massimo di un anno, da esercitare congiuntamente e con deliberazioni unanimi per tutte le decisioni relative alla vita del Partito radicale. In particolare il Congresso affida loro il compito di predisporre un progetto di rifondazione del Partito, prendendo i provvedimenti di ristrutturazione che a tale fine riterranno necessari.

Il Congresso delibera altresì che il Consiglio Generale sia straordinariamente composto da 31 iscritti eletti dal Congresso.

Tali modifiche statutarie costituiscono norma transitoria dello Statuto del Partito radicale.

Il Congresso rivolge inoltre un invito e un appello agli iscritti, alle associazioni radicali e alle associazioni federate perché moltiplichino le forme di iniziativa politica radicali organizzate, cosicché le ragioni, gli ideali e gli obiettivi del Partito si rafforzino a partire dal concreto impegno di ciascuno.

Il Congresso saluta infine quanti si sono associati e parteciperanno domani, a conclusione dei suoi lavori, alla Marcia delle Palme 1995 per dare testimonianza visibile e forza di impegno al confronto ideale tra le forze di diversa ispirazione umanistica e religiosa nella lotta alla pena di morte, perché esse possano di nuovo portare il dibattito e l'iniziativa in sede Nazioni Unite e venga data finalmente forza di legge universale alla richiesta che la vita umana non sia più disponibile, nemmeno per lo Stato.

GLI ELETTI

Presidente

Jean-François Hory

Nato nel 1949 a Neufchateau, nei Vosges (Francia). Laureato in Legge all'Università di Dijon ed in Scienze Politiche all'Università di Parigi I, ha ricoperto diverse funzioni nell'Amministrazione pubblica francese. In particolare, è stato Direttore delle Finanze della Collettività di Mayotte (Oltremare) e poi segretario generale del Consiglio Generale dell'isola. Dal 1981 al 1986 è stato deputato di Mayotte all'Assemblea Nazionale. Nel 1982 si iscrive al Movimento dei Radicali di Sinistra (MRG), di cui è segretario esecutivo dal 1983 al 1985 e delegato nazionale dal 1988 al 1989. Nel 1989 viene eletto per la prima volta al Parlamento europeo. L'anno successivo viene eletto vice-presidente del MRG e due anni dopo, nel 1992, presidente. Nel 1993 si iscrive al Partito radicale, transnazionale e transpartitico e a Sofia viene eletto vice-presidente dell'Assemblea dei Parlamentari. Il congresso di rifondazione dell'MRG del 1994, nel quale viene adottata la nuova denominazione di Radical, lo rielegge presidente. S

empre nel 1994 viene rieletto al Parlamento europeo.

Segretario

Olivier Dupuis

Nato nel 1958 ad Ath (Belgio). Laureato in Scienze Politiche e Sociali (Università di Lovanio), iscritto al Partito radicale dal 1981. Si impegna nella campagna contro lo sterminio per fame con azioni nonviolente che gli fanno conoscere le questure bruxellesi. Per l'applicazione della cosiddetta "Legge Sopravvivenza", votata a maggioranza del Parlamento belga, attua nel 1982 uno sciopero della fame di cinque settimane. Nello stesso anno, arrestato a Praga per avere distribuito volantini in favore della democrazia. Detenuto per tre giorni, viene espulso, con interdizione di soggiorno per cinque anni.

Nel 1985 è arrestato a Dubrovnik per avere distribuito volantini per l'adesione della Jugoslavia alla CEE.

Sostiene la tesi che sia la difesa militare sia la cosiddetta alternativa civile sono incapaci di affrontare le reali minacce alla pace ed alla sicurezza costituite dall'assenza di democrazia nell'Europa dell'Est e dal non rispetto del diritto alla vita nel sud del mondo. Nell'ottobre 1985 è incarcerato per diserzione e condannato a due anni di prigione. Dopo 11 mesi di carcere ottiene una sostituzione di pena di due anni presso "Food and Disarmament".

Dal 1987 si reca frequentemente in Europa Centrale ed Orientale. In Polonia collabora tra l'altro con il movimento "Wolnosc i Pokok" (Pace e Libertà) per l'istituzione dell'obiezione di coscienza. Organizza il Congresso del Pr a Budapest e successivamente partecipa alla organizzazione dei primi nuclei radicali in Europa centrale.

Nel dicembre 1991, mentre la Comunità europea si ostina a non riconoscere le repubbliche della ex Jugoslavia, si reca con Marco Pannella ed altri radicali nelle trincee di Osijek, la città assediata di Slavonia, ed indossa la divisa croata.

Ha coordinato le iniziative parlamentari per l'istituzione del Tribunale internazionale sulla ex Jugoslavia e per il riconoscimento della Macedonia.

A Sofia, nel luglio 1993, viene eletto presidente del Consiglio Generale del Partito radicale.

Tesoriere

Danilo Quinto

Nato a Bari nel 1956. Nel 1985 si iscrive al Partito radicale durante la campagna per una "Giustizia Giusta". Nel 1986 coordina in Puglia la campagna referendaria sulla giustizia e contro il nucleare. Nel 1987 inizia la sua collaborazione con Radio Radicale, e con il gruppo che redige il nuovo Statuto del partito. Dal 1988 al 1993 è assistente del segretario del Pr Sergio Stanzani. Tra il 1991 e il 1993 dirige "Il Partito Nuovo", diffuso in 15 lingue nei parlamenti d'Europa, nelle Americhe e in Africa. Nel 1993 entra nella segreteria di Emma Bonino. Nel maggio del 1994 è tra i fondatori di "Non c'è Pace senza Giustizia". Sull'obiettivo del Tribunale Penale Internazionale e sulla bozza di risoluzione per una moratoria universale delle esecuzioni capitali in discussione alle Nazioni Unite, nell'autunno del '94 segue i lavori della 49a Assemblea Generale a New York. E' tra gli organizzatori della Marcia di Pasqua del '94 e della Marcia delle Palme dell'aprile '95.

CONSIGLIO GENERALE

Gaqo APOSTOLI (Albania) - Angiolo BANDINELLI (Italia) - Gianni BETTO (Italia) - Michele BOSELLI (Bulgaria) - Marino BUSDACHIN (USA) - Ernesto CACCAVALE (Italia) - Marco CAPPATO (Belgio) - Olga CECHUROVA (Rep. Ceca) - Luigi CIMINO (Italia) - Sergio D'ELIA (Italia) - Gianfranco DELL'ALBA (Belgio) - Joao DE MENEZES-FERREIRA (Portogallo) - Vasile DIACON (Romania) - Raffaella FIORI (Italia) - Luca FRASSINETI (Italia) - Lenora FULANI (USA) - Michel HANCISSE (Belgio) - Marija IVANJAN (Russia) - Darinka KIRCHEVA (Bulgaria) - Massimo LENSI (Ungheria) - Maria Giovanna MAGLIE (USA) - Sandro OTTONI (Croazia) - Giorgio PAGANO (Italia) - Paolo PIETROSANTI (Italia) - Olivia RATTI (Belgio) - Mario SIGNORINO (Italia) - Antonio STANGO (Italia) - Sergio STANZANI (Italia) - Mamuka TSAGARELI (Georgia) - Maurizio TURCO (Italia) - Paolo VIGEVANO (Italia)

REVISORI DEI CONTI

Laura ARCONTI (Italia) - Sergio ROVASIO (Italia) - Giuseppe CAPUTO (Italia)

GIUDICHI CIASCUNO !

Due, tre, dieci o cento, le ragioni per iscriversi al Partito radicale ? Giudichi ciascuno. Ne basterebbe una, e il nostro progetto, il nostro partito avrebbe una possibilità in più di farcela, di uscire dalla crisi economica e finanziaria. Di ripartire. Di rilanciare con maggiore forza le sue iniziative politiche.

Dare questa possibilità è alla portata di tutti. Certo costa. Costa il prezzo di un caffè al giorno, il prezzo di tre o quattro sigarette, mezza coca-cola, meno del viaggio quotidiano in metropolitana. L'equivalente all'anno dell'1% del Prodotto Interno Lordo pro capite. Tanto ? Troppo ? Giudichi ciascuno.

 
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