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Notizie Radicali - 2 agosto 1997
NR: L'antiproibizionismo sbarca all'Onu

L'ANTIPROIBIZIONISMO SBARCA ALL'ONU

Vienna, giugno '97: intervento del Partito radicale

SOMMARIO: La guerra alla droga è intimamente connessa al prosperare dei traffici delle droghe. Lo constata il rapporto Mondiale sulle droghe. Le Nazioni Unite continuano a mantenere la linea del proibizionismo. Il PR, presente a Vienna alla prima sessione del comitato Preparatorio della "Conferenza sulla Droga ed i Traffici Illeciti" delle Nazioni Unite, espone alcune proposte compatibili con l'assetto delle attuali convenzioni internazionali. (Notizie Radicali, Nr 6 del 2 Agosto 1997 - Pag 10)

Il mercato delle droghe proibite ed il fatturato delnarcotraffico ammontano ogni anno ad una cifra pari all'8% del commercio mondiale. A riconoscerlo ed a denunciarlo è lo stesso Rapporto Mondiale sulle Droghe, recentemente pubblicato nell'ambito del programma del UNDCP delle Nazioni Unite. In questa cifra si riassume, anche simbolicamente, la "bancarotta politica fraudolenta" del proibizionismo.

La linea della "war on drugs", della cosiddetta "tolleranza zero" è divenuta un incentivo formidabile per la creazione di nuovi mercati e per la produzione di nuove sostanze. Ovunque nel mondo, le legislazioni "proibizioniste" sono costrette ad inseguire un fenomeno troppo veloce per le loro gambe; l'unico proibizionismo che funziona, e che viene in quasi tutto il mondo applicato con irragionevole ferocia è quello sulle cure e sulla salute dei consumatori di droghe (tossicodipendenti e no), che vengono quotidianamente esposti ai rischi di un mercato tumultuoso ed incontrollato. Intanto, il fenomeno "droga" si diversifica e si parcellizza, divenendo sempre meno visibile e controllabile. I consumatori - soprattutto occasionali - aumentano proporzionalmente all'aumento del numero e della disponibilità delle sostanze; le droghe sintetiche, meno costose, creano mercati che si affiancano ma non si sostituiscono a quelli tradizionali.

Ma sul piano internazionale cosa sta avvenendo, quali conseguenze si traggono dai risultati del quasi secolare "regime proibizionista"? A Vienna si è tenuta all'inizio di giugno la prima sessione del Comitato Preparatorio della "Conferenza sulla Droga ed i Traffici Illeciti" delle Nazioni Unite, che dovrebbe essere organizzata nel 1998. Ai lavori di questo Comitato ha partecipato anche il Partito radicale, che ha tentato di inserire fra le priorità della prossima conferenza - che altrimenti si tradurrebbe in un rendiconto rituale di buone intenzioni e di cattive coscienze - un'analisi del rapporto costi-benefici delle politiche attualmente in vigore, per procedere su questa base ad una riforma delle Convenzioni Internazionali sulle Droghe improntate ad un modello rigidamente e burocraticamente proibizionista.

Il Pr ha avanzato una serie di proposte, che potrebbero integrare le iniziative che gli Stati, e le stesse Nazioni Unite, conducono, sul piano politico e giuridico-legislativo, per arginare il "fenomeno-droga", e che sarebbero compatibili con l'assetto delle attuali Convenzioni Internazionali. In particolare, ha proposto:

a) che si affronti il problema del proibizionismo sull'alcool applicato in alcuni paesi di religione islamica;

b) che si escluda tassativamente, nell'ambito delle stesse Convenzioni, la pena di morte per qualsiasi reato inerente la violazione delle leggi sulle droghe proibite;

c) che si proceda alla revisione del sistema di classificazione delle sostanze- che attualmente mette sullo stesso piano cannabis ed eroina- sulla base di un criterio, scientificamente misurabile, di pericolosità ;

d) che si garantisca in tutto il mondo un effettivo diritto alle cure per i cittadini tossicodipendenti ed una corrispondente libertà terapeutica per i medici.

Il Pr ha dunque insistito perché la comunità internazionale si misuri con la valutazione (che potrà pure, come spesso avviene, essere ideologicamente rigettata per, diciamo cos", "indegnità", ma che non può essere altrettanto facilmente smentita, né destituita di fondamento) per cui ovunque nel mondo i problemi di "droga" sono innanzitutto legati alla proibizione delle droghe.

Cosa succederebbe se il prossimo anno l'ONU - anziché celebrare retoricamente l'ennesimo rito pubblico contro la droga - potesse discutere di "droga" senza eludere la "questione proibizione"? E fino a quando la comunità politica internazionale potrà rilanciare le "virtù" del proibizionismo, e continuando ad "amministrarne" i fallimenti?

 
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