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Notizie Radicali - 2 agosto 1997
NR: Antiproibizionismo/Il prezzo di un'illusione

OGNI GIORNO IL MONDO PAGA IL PREZZO DI UN'ILLUSIONE

SOMMARIO: I risultati più evidenti del proibizionismo sono: un numero enorme e crescente di vittime, non sono solo i morti per overdose, istituzioni, economie a società in balia dei racket dei produttori e dei grandi spacciatori. Tutto questo viene tollerato e giustificato in nome dell'illusione proibizionista. L'alternative è la legalizzazione. (Notizie Radicali, Nr 6 del 2 Agosto 1997 - Pag. 11)

Settant'anni di proibizionismo hanno riversato il prezzo del proprio fallimento sulle società di tutto il mondo; le vittime del proibizionismo sono enormemente superiori alle vittime della droga, a quanti cioè muoiono o si ammalano per il consumo di droghe proibite.

L'economia legale, le istituzioni democratiche, l'ordine e la sicurezza pubblica sono costantemente minacciate, asservite e travolte dal denaro e dal potere delle organizzazioni criminali.

I tossicodipendenti sono costretti, dalla legge e non dalle droghe, a compiere ogni giorno milioni di crimini, e gli Stati a contare le vittime: innanzitutto le vittime innocenti, quelle che non consumano droghe, ma che subiscono ogni giorno le violenze - i furti, le rapine, gli omicidi o le intimidazioni ed i ricatti - dei produttori, degli spacciatori e dei consumatori di droghe.

Ogni giorno il mondo paga il prezzo di una illusione. Il proibizionismo è come il socialismo reale: un insieme di fallimenti, la cui responsabilità viene puntualmente addebitataalle inadempienze, agli errori od ai limiti soggettivi di quanti dovrebbero garantirne il trionfo, ed invece finiscono per verificarne gli insuccessi. Come il socialismo reale, anche il proibizionismo ha i suoi politburo - i suoi consessi di professionisti della "rivoluzione", e di esperti di "piani quinquennali"- e le sue vittime - milioni di contadini che (in tutto il mondo: dal sud America, al sud est asiatico) sono costretti a vivere, fino a rimanerne schiacciati, fra l'incudine della proibizione di colture secolari, ed il martello delle narcomafie internazionali.

Sono i fatti (e non gli antiproibizionisti) a dimostrare che il proibizionismo è fallito: che non è possibile ridurre la circolazione ed il consumo delle sostanze proibite con misure che ne accrescano il valore di mercato e quindi ne incentivino la diffusione; che non è possibile arginare il fenomeno conferendo maggiore potere alle forze di polizia e contando sull'efficacia deterrente di un sistema di pene che, per quanto dure, funzionano solo come meccanismo di selezione o di ricambio fra le organizzazioni criminali; che non è possibile contrapporre e sostituire la forza di un potere collettivo e statale (composto da giudici, poliziotti, medici, psicologi, preti, predicatori e guaritori) alla debolezza delle convinzioni e delle responsabilità individuali.

Legalizzare le droghe proibite è il modo più concreto per legalizzare la società, per riportare sotto il controllo della legge ciò che è oggi affidato all'esclusivo dominio delle organizzazioni criminali. E' davvero così imprudente e folle dunque sostenere che il costo che verrebbe imposto alla società dalla legalizzazione delle droghe oggi proibite - sarebbe di gran lunga inferiore e dunque preferibile ai costi sanitari, sociali, economici e criminali che il proibizionismo quotidianamente riversa nella vita degli individui e degli Stati?

 
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