Gabriele Gaiotti è il ragazzo a cui è stato applicato
l'articolo 76 della legge 162/90 su gli stupefacenti.
Malgrado il gran parlare che si è fatto sui giornali e gli
organi di informazione, ben poco spazio è stato concesso per
spiegare le ragioni che hanno spinto Gabriele a disertare il
SERT (o SAT). La Tribuna di Treviso e IL Manifesto hanno
pubblicato un'intervista a Gabriele, che vi ripropongo in
questa conferenza.
Dice Gabriele : "Nessuno si è sognato di chiedermi perchè ho
deciso di lasciare il centro terapeutico dell'USL - spiega -
Eppure la verità è semplicissima: io non potevo sopportare le
terapie. Lì ti imbottiscono di medicinali, trattandoti come
un numero, e non si preoccupano dei problemi umani. La cura,
poi , non mi faceva bene ed alternative praticabili non ce ne
erano..."
"A cosa mi può servire una settimana in Municipio se poi mi
risbattono in mezzo alla strada ? - chiede - Questa storia è
servita solo alla gente che si è divertita alle mie spalle e
, forse, a qualche politico. Tutti ne hanno parlato, ma
nessuno è venuto a parlare con me! Io intanto per tre giorni
non sono tornato a casa perchè sapevo che sarei stato segnato
a dito. E così grazie alla pubblicità e a tutto quello che è
stato scritto su di me, ora chi mi darà mai un vero lavoro ?"
"Chi ha lanciato l'idea di farmi raccogliere le siringhe e
farmi lavorare come operatore ecologico voleva proprio
umiliarmi, come se non bastasse già la sentenza. Non ho
rubato niente, non spacciavo droga, eppure mi hanno messo
alla berlina e per una settimana sarò al centro
dell'attenzione di tutti. Una inspiegabile punizione! Altro
che tentativo di recupero. In Comune ho dovuto andarci: non
credevo e non credo all'utilità del provvedimento del
magistrato, tuttavia non volevo dare un altro dispiacere ai
miei genitori".
"Se fino a ieri ero emarginato, adesso sono segnato
definitivamente. Non voglio essere trattato in modo speciale:
mi basta un qualsiasi lavoro, in fondo sono disoccupato da
soli tre mesi. Ma in comunità non ci voglio finire. Significa
altra emarginazione, anche perchè senza affetti, amici, e
lavoro non puoi riuscire a integrarti nella società".
Questo lo sfogo , amaro, di Gabriele.
Contro la sentenza si era già pronunciato Mario Santi
segretario nazionale degli operatori dei servizi pubblici
delle tossicodipendenze che aveva spiegato come "Per avere
una sua validità la terapia deve essere accettata liberamente
dal tossicodipendente e non può essere coatta".
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