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Conferenza droga
Fiorenzi Massimiliano - 22 marzo 1992
MORIRE DI "162"

MILANO - Si chiamava Moreno Montocello, 28 anni, di cui 14 passati

a convivere con la sua tossicodipendenza , durante i quali ha sperimentato

assieme alla sua famiglia, tutti i disagi, comuni a tutti i TD .

La storia, e la vita di Moreno, si è però conclusa ben piu' tragicamente.

Molte volte si scrive la notizia di un decesso , sempre troppe poche volte

se ne svelano i vari retroscena , cioè tutto quell'iter che ogni TD deve

troppe volte affrontare nell'arco della sua esistenza , una volta entrato

nella spirale perversa di chi DEVE "salvarti la vita" o in mano , nel

senso di ostaggio , a comunità il cui unico scopo e rimpinguare le già

gonfie casse e i conti in banca dei vari gestori , Muccioli di turno .

Quando Moreno cominciò a bucarsi lavorava come cuoco , imbarcato sulle

navi, al suo ritorno continuo' il mestiere che aveva appreso, in alcuni

ristoranti . Poi ebbe un periodo buono , seguito da una brusca ricaduta,

durante la quale soffrì di lunghi periodi di crisi depressive, fu allora

che la famiglia entrò in contatto con esponenti di una fanta-comunità il

cui unico scopo era di estorcere il numero piu' alto possibile di milioni

e di vendere una moltitudine di libri vanegianti ed inutili assieme ad una

altrettanto improbabile macchina del costo di cinque milioni : questa

comunità porta il nome di NARCONON ed è una emanazione di DIANETICS , la

cui attività è stata piu' volte denunciata alla Procura della Repubblica

per i reati piu' svariati, dall'abuso della professione medica, alla

circonvenzione di incapace, sequestro di persona, ecc ecc .

Dopo questa esperienza fallimentare si rivolse ad uno psicologo a Bologna

e nello stesso tempo riprese a lavorare a Modena, ma dopo un breve periodo

si ritrovò nella medesima situazione e la famiglia approdò alla comunità

Le Patriarche , presso la quale trascorse due anni relativamente tranquilli

e dopo un periodo di lavoro all'estero rientrò nel'agosto del 90 dal

Canada . Dopo circa un anno Moreno si trovò ad avere ancora problemi legati

all'assunsione di eroina, di qui lui faceva uso .

Presso il N.O.T. di Rho non veniva somministrato il metadone , per cui

furono costretti a recarsi a Verona . Nel frattempo una psicologa di

Milano consigliò la famiglia di ricoverare Moreno in una clinica di

Appiano Gentile , per farlo disintossicare , dicevano .

"Fu un vero disastro" dice ancora amareggiata la madre , Giuseppina,

mostrando cartelle cliniche e fatture..."Ci costò un milione al giorno e

l'unica terapia consisteva nel somministrare al ragazzo psicofarmaci in

dosi massicce".

A questo punto la madre si rivolse al pretore per chiedere un aiuto, il

quale inviò una assistente sociale , ma nel frattempo Moreno era stato

ricoverato all'ospedale Sacco , dal quale però scapperà.

L'assistente sociale , consiglia alla famiglia di non riaccettare il

figlio in casa e di non fornire a lui nessun tipo di aiuto economico

allo scopo di costringerlo a rientrare in una qualche comunità.

La madre si rivolse ancora al Pretore il quale fece presente che avrebbe

potuto inviarlo presso una comunità solo nel caso Moreno fosse stato

arrestato . Ma a Moreno, di diventare un ladro o uno spacciatore a sua

volta , non andava giu'. In un diario , trovato dopo la sua morte ,

nella paggina del giorno 28 febraio , aveva

scritto : " Mia madre è stata dal giudice a sapere cosa doveva fare

ed il giudice ha mandato un'assistente sociale . Dino Scaldaferri è

riuscito a farmi ricoverare al Sacco ma non sono riuscito a rimanere

solo al pensiero che a trecento metri da lì c'era la roba impazzivo ,

poi l'unica terapia che mi davano era il valium . Ho parlato con la

psicologa del NOT del Sacco e non capisco perchè lì usano terapie a scalare

di metadone ed al mio NOT invece no . Abbiamo inoltre dei pessimi rapporti

perchè secondo me non sono veri operatori sociali che lavorano col cuore

ma solamente per ritirare lo stipendio a fine mese " .

Moreno è sceso in garage , ha accesso il motore della sua auto e ha

aspettato che i gas di scarico saturassero il box .

I giornali hanno scritto brevemente di un giovane "drogato" che si è

tolto la vita. Questa è invece la storia di Moreno , ucciso da una legge

che appiattisce e schiaccia la personalità di una persona attraverso

una lenta burocrazia , attraverso una serie di lunghe e inutili pratiche

fatte di colloqui con distratti operatori , e che , nel solo momento di

possibile contatto , la somministrazione del metadone , latita , negandolo

e fornendo incomprensibili giustificazioni .

MF

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