MILANO - Si chiamava Moreno Montocello, 28 anni, di cui 14 passati
a convivere con la sua tossicodipendenza , durante i quali ha sperimentato
assieme alla sua famiglia, tutti i disagi, comuni a tutti i TD .
La storia, e la vita di Moreno, si è però conclusa ben piu' tragicamente.
Molte volte si scrive la notizia di un decesso , sempre troppe poche volte
se ne svelano i vari retroscena , cioè tutto quell'iter che ogni TD deve
troppe volte affrontare nell'arco della sua esistenza , una volta entrato
nella spirale perversa di chi DEVE "salvarti la vita" o in mano , nel
senso di ostaggio , a comunità il cui unico scopo e rimpinguare le già
gonfie casse e i conti in banca dei vari gestori , Muccioli di turno .
Quando Moreno cominciò a bucarsi lavorava come cuoco , imbarcato sulle
navi, al suo ritorno continuo' il mestiere che aveva appreso, in alcuni
ristoranti . Poi ebbe un periodo buono , seguito da una brusca ricaduta,
durante la quale soffrì di lunghi periodi di crisi depressive, fu allora
che la famiglia entrò in contatto con esponenti di una fanta-comunità il
cui unico scopo era di estorcere il numero piu' alto possibile di milioni
e di vendere una moltitudine di libri vanegianti ed inutili assieme ad una
altrettanto improbabile macchina del costo di cinque milioni : questa
comunità porta il nome di NARCONON ed è una emanazione di DIANETICS , la
cui attività è stata piu' volte denunciata alla Procura della Repubblica
per i reati piu' svariati, dall'abuso della professione medica, alla
circonvenzione di incapace, sequestro di persona, ecc ecc .
Dopo questa esperienza fallimentare si rivolse ad uno psicologo a Bologna
e nello stesso tempo riprese a lavorare a Modena, ma dopo un breve periodo
si ritrovò nella medesima situazione e la famiglia approdò alla comunità
Le Patriarche , presso la quale trascorse due anni relativamente tranquilli
e dopo un periodo di lavoro all'estero rientrò nel'agosto del 90 dal
Canada . Dopo circa un anno Moreno si trovò ad avere ancora problemi legati
all'assunsione di eroina, di qui lui faceva uso .
Presso il N.O.T. di Rho non veniva somministrato il metadone , per cui
furono costretti a recarsi a Verona . Nel frattempo una psicologa di
Milano consigliò la famiglia di ricoverare Moreno in una clinica di
Appiano Gentile , per farlo disintossicare , dicevano .
"Fu un vero disastro" dice ancora amareggiata la madre , Giuseppina,
mostrando cartelle cliniche e fatture..."Ci costò un milione al giorno e
l'unica terapia consisteva nel somministrare al ragazzo psicofarmaci in
dosi massicce".
A questo punto la madre si rivolse al pretore per chiedere un aiuto, il
quale inviò una assistente sociale , ma nel frattempo Moreno era stato
ricoverato all'ospedale Sacco , dal quale però scapperà.
L'assistente sociale , consiglia alla famiglia di non riaccettare il
figlio in casa e di non fornire a lui nessun tipo di aiuto economico
allo scopo di costringerlo a rientrare in una qualche comunità.
La madre si rivolse ancora al Pretore il quale fece presente che avrebbe
potuto inviarlo presso una comunità solo nel caso Moreno fosse stato
arrestato . Ma a Moreno, di diventare un ladro o uno spacciatore a sua
volta , non andava giu'. In un diario , trovato dopo la sua morte ,
nella paggina del giorno 28 febraio , aveva
scritto : " Mia madre è stata dal giudice a sapere cosa doveva fare
ed il giudice ha mandato un'assistente sociale . Dino Scaldaferri è
riuscito a farmi ricoverare al Sacco ma non sono riuscito a rimanere
solo al pensiero che a trecento metri da lì c'era la roba impazzivo ,
poi l'unica terapia che mi davano era il valium . Ho parlato con la
psicologa del NOT del Sacco e non capisco perchè lì usano terapie a scalare
di metadone ed al mio NOT invece no . Abbiamo inoltre dei pessimi rapporti
perchè secondo me non sono veri operatori sociali che lavorano col cuore
ma solamente per ritirare lo stipendio a fine mese " .
Moreno è sceso in garage , ha accesso il motore della sua auto e ha
aspettato che i gas di scarico saturassero il box .
I giornali hanno scritto brevemente di un giovane "drogato" che si è
tolto la vita. Questa è invece la storia di Moreno , ucciso da una legge
che appiattisce e schiaccia la personalità di una persona attraverso
una lenta burocrazia , attraverso una serie di lunghe e inutili pratiche
fatte di colloqui con distratti operatori , e che , nel solo momento di
possibile contatto , la somministrazione del metadone , latita , negandolo
e fornendo incomprensibili giustificazioni .
MF
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