Il ministro della (in)Giustizia Claudio Martelli ha nuovamente
riproposto una delle sue malsane e bizzarre idee : questa volta
è il cosidetto "carcere differenziato" per i tossicodipendenti .
Secondo il ministro Martelli , ma non si sa dove prenda i suoi dati,
"Il 35 % dei detenuti è in carcere per reati connessi con la droga.
Questo crea gravi problemi di convivenza con gli altri detenuti per
i rischi legati alla sieropositività e all'Aids . Bisogna creare
luoghi di detenzione per tossicodipendenti diversi dal carcere e
dalle normali comunità " .
Ma forse al ministro , sfugge che esiste una legge che prevede, appunto,
per le persone in fase ARC o AIDS la scarcerazione o l'invio in ospedali
ove poter ricevere le cure del caso .
Al signor ministro deve essere anche sfuggito il fatto che se il numero
dei tossicodipendenti in carcere è vertiginosamente aumentato lo si deve
esclusivamente alla legge 162/90 che ha trasformato in criminali anche
i consumatori saltuari , e che mette , agli occhi della legge, sullo stesso
piano spacciatori di grosse quantità di droga e detentori di pochi grammi
di haschisc e quasi sempre incensurati e al loro primo arresto .
Ora si chiede che vengano create strutture di segregazione differenziate
per tossicodipendenti e sieropositivi , ma non dimentichiamo che solo
pochi mesi fa si era proposto di trasferire i malati di Aids negli
ospedali militari , che i degni rappresentanti della sezione giovanile
del partito socialista (partito del ministro Martelli) avevano proposto
la schedatura delle persone con Hiv , in violazione della legge 135 sul
diritto all'anonimato .
Purtroppo , a differenza del signor ministro , non tutte le persone che
vengono trovate in possesso di modiche quantità vanno poi a capo di
ministeri...e tantomeno , noi , ci possiamo permettere il costo del
biglietto per il Kenya , quando abbiamo voglia di farci una fumatina .
Il signor ministro si dovrebbe occupare di piu' che le USL non violino
costantemente e premeditatamente la attuale legge , rifiutandosi di
soministrare metadone nelle strutture , per lo piu' inesistenti , che la
stessa legge prevede , e dove in alcuni casi non si distribuisce metadone
da oltre tre anni . Una legge che sulla carta prevede la costituzione di
S.E.R.T. ma che non si preoccupa minimamente di verificare quali di queste
realmente siano operanti .
Stesso discorso vale per le carceri , presso le quali non è possibile
continuare terapie metadoniche (in palese violazione della attuale legge)
anche per le persone che erano in trattamento prima dell'arresto .
MF
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