E' vero, probabilmente il termine "antiproibizionismo" non è adatto (non del tutto) a comprendere la complessità di una proposta come quella di legalizzare (regolamentare legalmente) produzione, commercio e consumo delle sostanze psicotrope attualmente considerate illegali.
Vorrei però far notare che accade spesso che un termine entri nell'uso comune con un significato diverso dall'originale o che finisca per indicare qualcosa di particolare anche se in origine il suo significato era più generale.
E' vero "antiproibizionismo" è una parola brutta, troppo lunga, difficile da pronunciare, suscettibile di equivoci, ecc. ecc. (non ditelo a me che ci lavoro quotidianamente). Però ha assunto un suo significato politico, e oggi gli "antiproibizionisti" sono riconosciuti come tali. Insomma, non so se riesco a spiegarmi (sto scrivendo on-line, vado di fretta e non sono certo un esperto di linguaggio): intendo dire che oggi questo termine è entrato nell'uso comune, è associato, almeno qui da noi, alla questione della droga e quando viene impiegata tutti capiscono qual è il tema che si dibatte.t k}
D'altra parte spesso il problema nasce dalla malafede degli interlocutori così come accadeva al tempo della legge sul divorzio o sull'aborto: i radicali erano quelli "che volevano il divorzio e l'aborto", non quelli che volevano regolamentare una situazione che esisteva già e che non avevano certo inventato (ma qui si entra nel campo deiproblemi dell'informazione).
Scusate la fretta, spero di avere il tempo per parlarne con più calma.