Spagnoli dice che gli interlocutori sono spesso in malafede. Quelli, non c'è niente da fare, e discutere se con loro sia meglio usare un termine o un altro è evidentemente una perdita di tempo (non ripeto oltre quanto già detto a proposito dei "proibizionisti non ingenui").E' con gli interlocutori in buona fede che l'uso dei termini diventa decisivo.
Io credo che un mezzo come questo (agorà) sia utilizzabile per riflettere sui termini da usare negli altri mezzi. Giorni fa un mio am:ico giornalista, passato da poco da un quotidiano a una rete TV, mi raccontava quanto fosse stupito dal fatto che lì ci mettevano un'ora a fare 15 righe, mentre lui era abituato a farne cento nello stesso intervallo di tempo.
L'osservazione di Calvo sulle ambiguità legate al temrine "vendita" mi pare utile.
Sono andh'io on-line, ergo mi sgancio, per ora.
Salutoni.