I programmi di somministrazione controllata di eroina prevedono appunto questa pratica, accanto all'impiego di farmaci sostitutivi, come "terapia di mantenimento" per sottrarre i tossicodipendenti da eroina dal mercato illegale, fornire loro una sostanza non potenzialmente mortale (essendo il principio attivo controllato si evita il rischio dell'overdose) e permettere il reinserimento nella vita sociale e lavorativa. I programmi di somministrazione controllata vengono protratti fintanto che il tossicodipendente non decide, insieme ai sanitari, di avviare un progranna di disintossicazione.A LIverpool una politica di questo genere, in atto già da alcuni anni, ha portato all drastica riduzione dei fenomeni di piccola criminalità legati al commercio clandestino di droga, alla riduzione delle morti per overdose, alla riduzione dell'incidenza della sieropositività da Hiv e dell'Aids tra i tossicodipendenti da droghe iniettabili. IN più ha stabilito un diverso rapporto tra tossicodipedenti e strutture sanitarie, e anche con la stessa polizia.
Tornando alla questione iniziale, non mi pare, quindi, che il termine possa essere utilizzato al posto di "antiproibizionismo".