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Conferenza droga
Sforza Francesco - 7 aprile 1992
altro punto interrogativo
Io ero partito da una constatazione di inadeguatezza terminologica. Difendere la libertà di ognuno di disporre di se' stesso come vuole è una cosa sacrsanta ma elitaria. Il successo della linea antiproibizionista può derivare invece dalla constatazione degli effetti che la limitazione delle libertà personali comporta per tutti. Perciò, se la parola "antiproibizionismo" lascia adito alla gente "comune" di pensare che sia sinonimo di vendita di eroina dal tabaccaio, suggerivo di sostituirla ove possibile con una frase, la più adeguata al modo di pensare della gente "comune". Mi pareva che "distribuzione controllata" o meglio "somministrazione controllata" fosse meno suscettibile di interpretazioni ambigue. Se "somministrazione controllata" è inadeguato perché non ha connotazioni "libertarie", il mio assunto di partenza è sbagliato. Ma mi pareva che avesse raccolto qualche consenso.

Ripeto che il discorso è da formulare in base alle orecchie che lo ascolteranno e ai possibili tentativi di contraffazione.

Però a questo punto mi viene un dubbio. La linea antiproibizionista è formulata in un programma, un disegno di legge, una proposta concreta, oppure si manifesta nell'opposizione alla situazione esistente (Jervolino-Vassalli, ecc.)?

Va da se che io sono un libertario completo. Però credo che sarebbe poco realistico, ora come ora, proporre la libera vendita di sostanze psicotrope senza distinzioni.

 
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