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Conferenza droga
Sforza Francesco - 8 aprile 1992
LE PAROLE SONO PIETRE

Perdonate la mia ignoranza in materia. Avevo fatto qualche scorribanda in conferenza, ma disegni o proposte di legge per disciplinare la vendita non ne ho trovate. Sono iscritto al CORA ma sono troppo occupato a guadagnarmi da sopravvivere e faccio nel mio piccolo della propaganda antiproibizionista spicciola per esempio in treno. E con una certa frequenza urto contro l'obiezione che "la droga non si può vendere liberamente".

Che è quello che la gente pensa quando sente "vendita". "Somministrazione" mi pareva meglio, perché presuppone un soggetto che somministra. Mentre "vendita" presuppone un soggetto che compra. Accogliendo l'invito di Spagnoli, ho fatto un'ulteriore ricerca in Prospettive antiproibizioniste, Oltre la legalizzazione e un altro titolo dell'indice n. 187. Rien.

L'occasione è utile per segnalare la notevole perfettibilità del sistema degli indici, problema legatissimo a quello sei titoli (un indice è composto di titoli) e degli elenchi, ovviamente. Riprenderò brevemente la cosa in conf. Agorà e qui invece riformulo la domanda in modo più preciso: esiste un disegno di legge per disciplinare la somministrazione di droga?

Mi rendo conto che a qualcuno la discussione sulle parole può sembrare oziosa.

A me sembra semplicemente fondamentale, quanto mi pare scemo scrivere, in generale, senza uno scopo preciso ma così, per narcisismo. Imbroccare i termini giusti può fare il successo di un prodotto (Laura...). E questo, se non altro, è un mezzo magnifico per avvicinarsi alla precsione terminologica, cioé all'approntamento di strumenti efficaci.

Questo vale secondo me anche per l'obiezione di Spagnoli che il termine è ormai d'uso comune. Il fatto che dei falegnami siano abituati ad usare un ferro inadatto ad un nuovo tipo di lavorazione è soltanto controproducente alla perfezione dell'opera. Quando i falegnami sono tanti, diventa difficile spiegare a tutti che è meglio usare un determinato arnese. Però, appena si accorgono che è meglio, perché ne vedono l'utilità pratica, tutti passano immediatamente al secondo. Succederà -ne sono certo- in grande, con la linea antiproibizionista. Quando la bontà dei auoi effetti sarà palese edi innegabile, l'antiproibizionismo diventerà la semplice realtà e il proibizionismo un orribile incubo fatto mi morti e di farabutti. Il fatto di trovare una parola nuova e meno antipatica di antiproibizionismo potrebbe essere di buon auspicio :-).

Dopo questo salto all'indietro con ricaduta nelle stesse scarpe, vi risegnalo che tempo fa un'angelo mi ha ispirato la locuzione "proibizionisti ingenui", contrapposta evidentemente ai proibizionisti non ingenui o in malafede. Mi pare una buona lama per separare gli interlocutori possibili dell'antiproibizionismo da quelli che saranno solo suoi oppositori, perché col proibizionismo ci guadagnano qualcosa, materialmente o moralmente.

Mi farebbe piacere che detta locuzione entrasse in uso perché identifica il pubblico fra il quale il successo dell'antiproibizionismo è possibile, né mi pare finora di averne trovate di altrettanto efficaci.

Diciamo che questa concezione dei discorsi è molto simile all'informatica, o se volete alla poesia: ci si studia un casino prima, ma poi si ottiene un programma ben funzionante, o un testo che ritorna sempre in mente perché è... bello: dice le cose giuste.

 
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