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Conferenza droga
Partito Radicale Alessandra - 11 aprile 1992
Intervista a Milton Friedman
"ABBIAMO PERSO LA GUERRA ALLA DROGA"

(dal settimanale tedesco "Der Spiegel")

Intervista con il premio Nobel americano Milton Friedman sulla liberalizzazione del mercato degli stupefacenti.

Stupefacenti su ricetta

200 tossicodipendenti devono ricevere gratuitamente gli stupefacenti su ricetta dal loro medico per 5 anni: il senato di Amburgo (governo regionale del Land), con questa proposta di "test su campione", che deve essere prima approvata dal Bundesrat e dal Bundestag, ha suscitato una nuova controversia sui vantaggi e gli svantaggi della politica sulla droga praticata finora. Secondo l'economista americano Milton Friedman, 79 anni, tutti i tentativi che prevedono l'impiego di leggi penali e di misure di polizia per la risoluzione del problema droga sono codannati al fallimento. Friedman, sostenitore di una teoria radicale di libero mercato, combatte da anni per una totale liberalizzazione di tutti gli stupefacenti : l'intervento statale crea soltanto un mercato della droga a prezzi esorbitanti che favorisce la nascita di sindacati del crimine.

SPIEGEL: Il governo degli Stati Uniti nella sua guerra contro la droga spende ogni anno 12 miliardi di dollari; tuttavia una vittoria sembra più lontana che mai. Come è possibile?

FRIEDMAN: Come è possibile che il governo socialista dell'Unione Sovietica fosse un disastro e che allo stesso modo quello della RDT si rivelasse un insuccesso?

SPIEGEL: In realtà preferiremmo parlare della politica della droga americana...

FRIEDMAN:...che però porta con sé tutti i sintomi di un programma socialista. Quando un'impresa privata fallisce si verificano delle perdite e molti finiscono col rimetterci tanto denaro. Sotto la minaccia di un fallimento, hanno quindi tutto l'interesse a concludere il progetto nel più breve tempo possibile. Al contrario un governo, il cui programma rischia di fallire, non deve rispondere nè dei suoi errori, nè tantomeno pagare i conti di tasca propria.

SPIEGEL: Quindi il programma contro la droga sarà sempre più costoso?

FRIEDMAN: I commenti ai progetti di governo che falliscono sono sempre gli stessi:" Sarebbe dovuto essere solo un po' diverso, un po' più grande' un po' più costoso".

SPIEGEL: A quando risale questa tendenza?

FRIEDMAN: Richard Nixon cominciò la guerra contro la droga nel 1969. L'impresa fallì, ma fu portata avanti ridotta ai minimi termini negli anni settanta. Fu ravvivata di nuovo dal presidente Reagan che la estese, soprattutto in Florida; neanche lui però riuscì a vincerla.

Fu poi la volta del signor Bush che dichiarò guerra totale e con grande scalpore nominò uno zar della droga di nome William Bennett.

SPIEGEL: Ma rimase in carica solo 20 mesi.

FRIEDMAN: Bennet si ritirò dopo aver spiegato a tutto il mondo che le misure da lui introdotte avrebbero raggiunto il pieno successo. Ma ciò non si verificò. Già nel 1972 avevo predetto il fallimento del progetto anti droga del governo-Nixon e chiesto una liberalizzazione della droga. Non ho alcun motivo di rivedere il mio giudizio di allora.

SPIEGEL: Lei condivide questa opinione con l'ex ministro degli esteri George Schultz e con il columnist William Buckley. Voi appartenete ad un piccolo gruppo di conservatori...

FRIEDMAN:... il gruppo non è più piccolo da molto tempo; tra l'altro io non sono un conservatore, non lo sono mai stato. E' conservatore colui che vuole lasciare le cose come stanno ed io non lo voglio. Nell'uso classico della lingua europea, io sono un liberale.

SPIEGEL: Bene, e come liberale lei chiede la legalizzazione della droga.

FRIEDMAN: Io sono per l'abrogazione del proibizionismo attuale e mi batto affinchè le droghe siano trattate nello stesso identico modo in cui vengono trattate oggi l'alcool e il tabacco.

SPIEGEL: La cui vendita è legale.

FRIEDMAN: Con certe limitazioni. L'alcool può essere acquistato solo dai maggiorenni, in alcuni luoghi solo negli esercizi gestiti dal rispettivo Stato e non può essere venduto prima dell'orario della funzione religiosa.

SPIEGEL: Per un economista di mercato queste limitazioni non vanno troppo oltre?

FRIEDMAN: Sarebbe meglio che fosse regolata da leggi di libero mercato. Non può e non deve essere di competenza del governo vendere droghe inebrianti. Tantomeno un governo dovrebbe essere attivo nel business della lotteria e favorire il gioco d'azzardo.

SPIEGEL: Molti Stati lo considerano una buona fonte di guadagno.

FRIEDMAN: Purtroppo è anche vero che lo Stato non ha alcuna funzione nel libero mercato, dovrebbe rimanere un'istituzione politico-democratica.

SPIEGEL: Presupposto per una legalizzazione del mercato della droga sarebbe una modifica delle relative leggi. Da chi si aspetta questa iniziativa?

FRIEDMAN: Il problema principale deve essere innanzi tutto eliminato dal congresso statunitense a Washington, la regolamentazione definitiva sarà poi compito dei singoli Stati.

SPIEGEL: Chi deve produrre le droghe?

FRIEDMAN: Coloro che lo sanno fare meglio, vale a dire l'industria farmaceutica.

SPIEGEL: Che però non vuole essere associata a prodotti che provocano la dipendenza.

FRIEDMAN: Ma che stupidaggini sta dicendo! Già oggi una gran parte dei prodotti farmaceutici provocano la dipendenza. Ci sono persone che sono aspirina o sonnifero-dipendenti o che non possono fare a meno di calmanti.

SPIEGEL: In un mercato della droga legalizzato, chi fornirebbe le materie prime necessarie all'industria farmaceutica ?

FRIEDMAN: Sarà il mercato a deciderlo.

SPIEGEL: Può immaginarsi campi di papaveri nel Kansas e piantagioni di marihuana in California?

FRIEDMAN: Perchè no? D'altra parte le coltivazioni di marihuana continuano ad esistere nonostante le massicce distruzioni operate dalle squadre antidroga. Nella politica della droga statunitense la marihuana ha un ruolo predominante. Fu dichiarata guerra all'erba sebbene non si conosca un solo caso di morte per overdose da marihuana e dozzine di ricerche scientifiche classifichino questa droga come innocua.

SPIEGEL: Secondo le leggi dell'economia di mercato aumentarono i prezzi quindi?

FRIEDMAN: Si. Paragonata alle altre droghe la marihuana diventò considerevolmente più costosa; il consumatore quindi trovò improvvisamente interessanti il prezzo e l'offerta della cocaina e recentemente del crack. Il proibizionismo spinse il consumatore da una droga innocua ad una pericolosissima.

SPIEGEL: Farebbe una distinzione dal punto di vista legale, per esempio tra la marihuana e la cocaina?

FRIEDMAN: Io le metterei sullo stesso identico piano dell'alcool e delle sigarette. Comprare grappa non è considerato reato sebbene lo sia guidare in stato di ubriachezza. Lo stesso dovrebbe valere per le droghe.

SPIEGEL: Utilizzando il mercato dell'alcool come esempio, riesce ad immaginare "eroina-light" o "cocaina per novellini" in offerta speciale nel suo drugstore?

FRIEDMAN: Perchè no, abbiamo già la birra light e il vino a bassa gradazione alcoolica. Per entrambi esiste un mercato. In questa discussione non dovrebbe comunque dimenticare che il beneficiario principale di un mercato della droga legalizzato è il consumatore perchè le droghe legali sarebbero molto più pure, il loro grado di principi attivi sarebbe indicato sul foglio delle avvertenze, il pericolo di iperdosaggio diminuirebbe...

SPIEGEL: ...e il numero dei tossicodipendenti aumenterebbe vertiginosamente, dicono i critici.

FRIEDMAN: Non c'è una solo studio empirico in grado di sostenere questa ipotesi. Tutto il contrario. L'abolizione della legge sul proibizionismo dell'alcool non ha portato, col passare del tempo, ad un aumento del consumo dello stesso. In effetti, essendo l'alcool più puro, il numero dei decessi per alcool diminuì . E dopo la legalizzazione della marihuana in Olanda ne diminuì l'uso; dati simili si riscontrarono in Alaska dove il possesso di marihuana per uso personale non fu perseguito penalmente per anni.

SPIEGEL: Tali argomentazioni sembrano non impressionare affatto i guerrieri della droga.

FRIEDMAN: Concesso. Altre argomentazioni sono molto più forti. Certo è, che la conseguenza dell'attuale politica della droga è la rovina del centro delle grandi città statunitensi: ogni anno si contano 10.000 omicidi in più nell'ambiente della droga, le prigioni sono affollate e rimane poco tempo per la persecuzione degli altri reati. La conseguenza di ciò è che anche il numero dei reati che non hanno niente a che fare con la droga aumenta. E' quasi impossibile fare riferimento ad un qualunque risultato positivo nella guerra contro le droghe, e non mi sono ancora pronunciato sugli effetti in Perù, Colombia o Panama...

SPIEGEL: ...dove la Bush-Administration ha esteso la sua guerra antidroga.

FRIEDMAN: Una misura assolutamente ingiustificabile. Con l'impiego dei nostri soldati, degli elicotteri e swat- teams stiamo distruggendo questi Paesi, solo perchè non possiamo imporre le nostre leggi a casa nostra.

SPIEGEL: Una legalizzazione del mercato della droga americano avrebbe considerevoli effetti economici in Paesi quali la Colombia ed il Perù, sarebbero possibili le richieste di risarcimento dei danni.

FRIEDMAN: Certamente ed a ragione. Con la nostra politica abbiamo spinto questi stati a produrre dei prodotti agricoli, quali la mariuhana e la coca, il cui fabbisogno a lungo andare diminuisce. Se domani mattina dovessimo legalizzare il consumo della droga, nel pomeriggio il prezzo della cocaina precipiterebbe.

SPIEGEL: E migliaia di persone verrebbero private del loro lavoro.

FRIEDMAN: Attenzione a chi rimarrebbe senza lavoro! Perchè il guadagno attuale che i contadini in Perù ottengono con le loro foglie di cocaina, dopo la legalizzazione sarebbe pressapoco lo stesso. Credo che i contadini rimarrebbero in affari perchè potrebbero fornire le materie prime necessarie, a prezzi probabilmente più convenienti rispetto ai nostri fattori. Potrebbero invece perdere il lavoro coloro che attualmente guadagnano fior di quattrini grazie al traffico della droga - i soci del Cartello, i contrabbandieri e gli spacciatori.

SPIEGEL: Potrebbe guadagnarci anche lo stato tassando le droghe legali come già fa con l'alcool e le sigarette.

FRIEDMAN: Certamente. Tuttavia quando chiedo la legalizzazione non è mia intenzione creare una nuova fonte di guadagno per lo stato.

SPIEGEL: Visto che la guerra contro la droga che dura da decenni non ha portato ad alcun successo visibile, risulta evidente la supposizione che forze imponenti dietro e sulla scena politica, fanno valere i propri soldi e la propria influenza per continuare ad impedire questi successi.

FRIEDMAN: E' dimostrato che la gente che guadagna i suoi soldi con il traffico della droga, farebbe di tutto per assicurarsi la sua fonte di guadagno. Non è un esempio di complotto organizzato, ma un comportamento prevedibile dei membri di una branca dell'industria. Vale a dire che i baroni della droga non si comportano in modo diverso dai magnate dell'automobile.

SPIEGEL: Ma una legalizzazione colpirebbe anche le autorità preposte alla persecuzione della droga?

FRIEDMAN: Nella guerra contro la droga persecutore e perseguito hanno in un certo senso un interesse comune. Il proibizionismo assicura un buon guadagno ai perseguiti, ai fornitori e ai venditori di droghe. La stessa cosa vale per i persecutori: i loro bilanci aumentano continuamente e gli stipendi crescono. Fama e buone possibilità di carriera sono assicurate.

SPIEGEL: Suona un po' come un complotto organizzato.

FRIEDMAN: Non necessariamente. I casi di corruzione sono attestabili a mezzo di documenti e aumentano. Può star certo che quando si tratta di un gran mucchio di soldi, ci sarà molta gente che li vuole ed è chiaro che ognuno tenta di far valere i propri interessi a spese dell'altro.

 
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