La posizione del Partito Radicale sul problema droga
(Intervento di Richard Stockar pronunciato nel corso del Seminario "Legalizzare le droghe sì o no" organizzato a Praga dall'Istituto di criminologia e prevenzione sociale nell'ottobre 1991, e pubblicato sul numero di febbraio 1992 dalla rivista "Studie", curata dal medesimo Istituto)
Vorrei ringraziare gli organizzatori di questo seminario per aver invitato anche me, in qualita'di rappresentante del Partito radicale, di un partito che, come certamente sapete, è transnazionale. Piccolo, ancora, ma ha fondato il Coordinamento radicale antiproibizionista e ha contribuito a creare la Lega internazionale antiproibizionista.
Ringrazio inoltre il Dr. Hampl, autore nella sua relazione di una essenziale scheda informativa sul Partito radicale talmente efficace che non ho dovuto che portare qui qualche decina di inviti. Potete prenderli all'ingresso. Ringrazio chi mi ha presentato, tra cui sono sostenitori della posizione anti- e proibizionista. Devo constatare di essere felice di trovarmi in un pubblico che almeno al 50%, è antiproibizionista. L'argomento che unisce proibizionisti e antiproibizionisti e' la comune volonta' di impedire l'influsso nocivo delle droghe sull'organismo umano. Cio' che ci divide e' soltanto la via che proponiamo. Nemmeno io sono convinto che la via antiproibizionista sia la soluzione migliore e spesso mi chiedo dove sia la verita'; devo pero' riconoscere di sentirmi piu'vicino alla posizione antiproibizionista. L'esperienza degli Stati Uniti, il cui governo investe annualmente miliardi di dollari nella lotta alla droga senza alcun risultato, come altri paesi, non fa che convincermi della necessita'di trov
are un'altra strada.
L'antiproibizionismo (vi prego di notare che uso questo termine e non quello di legalizzazione, in quanto indica una posizione a mio parere piu' concreta e inoltre piu' generale) non propone, a differenza dei proibizionisti, una soluzione universale. Tra gli antiproibizionisti troviamo personalita'come Milton Friedman, premio Nobel per l' economia, il quale vede nella droga un oggetto di mercato, quindi di una domanda e di un' offerta, nei confronti del quale dovrebbero essere applicate le stesse leggi applicate alle altre merci; la droga dovrebbe essere tassata e per questo deve essere legalizzata. Un medico di Liverpool, il dottor Marks, somministra ai pazienti del suo distretto medico il metadone; cio' ha provocato una riduzione in questa zona della criminalita'e di altri fenomeni socialmente negativi.
Nell'ambito delle varie posizioni antiproibizioniste e' difficile trovare un approccio comune applicabile sempre e ovunque. I contributi degli antiproibizionisti al dibattito di oggi hanno messo in evidenza tutti gli aspetti fondamentali di tale posizione. Io invece vorrei parlare di un aspetto che qui e' rimasto in ombra. E' assolutamente evidente la necessita'che sia lo stato ad assumersi la responsabilita' della soluzione del problema della droga. E' altrettanto necessario pero' che la politica del governo, il quale afferma di "voler risolvere il problema della droga", non sia la politica dello struzzo, una politica che si nasconde di fronte al problema. Si tratta della lotta contro un nemico illegale ottimamente organizzato, incredibilmente motivato dal punto di vista finanziario, che corrompe e cerca di adescare chiunque. Parlano i fatti: per portare dal Messico agli Usa un carico di droga, il pilota del piccolo aereo che effettua il trasporto puo' rimediare 100.000 dollari per un volo. Quanti sono i pi
loto che per 100.000 dollari da guadagnarsi in pochissime ore non sarebbero disposti a rischiare anche la vita? La mafia colombiana dispone di tali mezzi da aver offerto al governo il pagamento del suo debito estero in cambio della liberazione dei suoi collaboratori incarcerati; si e' gia' detto che in Germania la mafia dispone di un capitale che supera il prodotto nazionale del paese. Si tratta di categorie con le quali non e' possibile agire in modo costruttivo e nessuno stato e' in grado di distruggere questo apparato internazionale. Il fatto basilare e' che la droga e' sempre esistita, esiste e sempre esistera'. Importante e' il modo con cui impareremo a convivere con essa e a regolarne il consumo. Apparentemente e' impossibile regolarizzare una merce della quale non sappiamo dove e' venduta, in che qualita', a che prezzo e soprattutto a chi. Attualmente la politica di Stati Uniti, Italia, Cecoslovacchia, Malesia e altri paesi fa della droga e dei suoi consumatori un qualcosa peggiore di un colpevole di
strage. Si tratta proprio del punto debole della politica americana di "lotta alla droga" che anche in Cecoslovacchia portera' sparatorie nei grandi centri, racket e riempira'le carceri di gente.
Ancora un' osservazione alla frase gia' citata: "Mafia e sostenitori della legalizzazione". Mettere sullo stesso livello queste due categorie e' il piu' evidente controsenso che sia stato detto qui. La mafia non desidera altro che la piu' stretta proibizione della droga. In un ambiente dove e' strettamente proibito l' uso delle droghe, dove viene severamente punito qualsiasi reato a queste connesse, i narcotrafficanti si trovano a proprio agio; sono in grado di sfruttare ogni azione condotta con successo dalla polizia. Sa come alzare i prezzi nel caso di "difficili condizioni" di distribuzione. La situazione da noi oggi e' forse soddisfacente, forse si moltiplicano i segnali che qualcosa sta cambiando; io ho la sensazione pero' che i medici stiano dimenticando che tra qualche anno non ci sara' a Praga un posto piuttosto grande dove non sia possibile comprare droga liberamente. "Rude Pravo" e altri giornali hanno pubblicato un articolo su uno Jugoslavo che in questi giorni ha venduto qui 1,5 g di eroina ed e
' stato arrestato per insulto a pubblico ufficiale. Dio sa quanti di questi Jugoslavi si trovino in Cecoslovacchia e quanta droga vendano in questo modo.
Il dottor Hampl ha detto che i radicali hanno letto qualcosa o che hanno appreso qualcosa sulle droghe durante le loro gite. Non so cosa intendesse dire con questo; invece si e' detto qui che nelle file degli antiproibizionisti vi sono pochi medici, piu' giuristi, filosofi, giornalisti e altri specialisti. Se diamo un' occhiata all' elenco dei membri fondatori della Lega antiproibnizionista internazionale, vediamo ad es. che si trova una professoressa di criminologia, un sociologo, un sindaco, un giurista, il direttore del progetto per la prevenzione dell' alcool e della droga, un ufficiale di polizia, l' ex-comandante della squadra antidroga della polizia di New York. E' possibile che queste persone abbiano letto qualcosa o che abbiano visto qualcosa durante le loro gite; certamente non possiamo dire che siano tutti radicali.