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Conferenza droga
Rossi Carla - 22 aprile 1992
Lettera aperta al ministro De Lorenzo
Credo possa essere di qualche interesse riportare in conferenza la lettera aperta che ho inviato qualche settimana fa al ministro De Lorenzo in occasione della richiesta di libertà terapeutica fatta da molti medici, in cui si forniscono alcuni dati relativi al regime proibizionista sulla droga e ai suoi effetti sull'epidemia di AIDS.

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Lettera aperta al Ministro della Sanità' Francesco De Lorenzo

Caro Ministro,

si discute molto circa il controllo e la prevenzione in merito all'epidemia di AIDS, ma, da alcuni provvedimenti assunti o annunciati dal Suo Ministero, ho motivo e preoccupazione di ritenere che Lei sia circondato da cattivi consiglieri, male informati e incapaci di ogni seria analisi di previsione.

Due punti, in particolare, suscitano preoccupazione:

- il fatto che, nonostante si possano prevedere facilmente gli esiti nefasti del decreto da Lei emanato in merito alle terapie sostitutive per tossicodipendenti, il decreto stesso non sia stata ancora ritirato, o, almeno, corretto.

Solo per fare un confronto, vorrei ricordaLe i dati dell'OMS, che Lei certamente conosce: l'epidemia di AIDS ha avuto negli ultimi due anni un'evoluzione assai diversa in Italia e in Gran Bretagna (nel 1989 erano 1000 i casi diagnosticati in entrambi i Paesi); infatti alla fine del 1991 risultano in Italia circa 11000 casi in totale, in Gran Bretagna solo 5000. Sono praticamente assenti in quel Paese i casi femminili e pediatrici. Il serbatoio del virus sembra essere costituito quasi esclusivamente da casi omosessuali.

La differenza sostanziale sta proprio nella libertà terapeutica del medico, in particolare nell'assistenza ai tossicodipendenti assicurata in Gran Bretagna e non in Italia. La conferma di questa ipotesi si ha esaminando la zona di Glasgow - in cui la legislazione somiglia di più alla nostra - che è una specie di isola nell'isola, dove la diffusione del virus tra i tossicodipendenti è di gran lunga maggiore che in ogni altra zona. Altri esempi - che avrebbero dovuto far riflettere - ne abbiamo trovati in Italia. Infatti ci sono alcune zone, in particolare due, in cui la diffusione del virus tra tossicodipendenti è significativamente più bassa che nel resto del nostro Paese. Si tratta della provincia di Verona e di quella di Napoli.

Approfondendo il significato di questo dato anomalo abbiamo scoperto che nella prima metà degli anni ottanta a Verona sono state effettuate campagne capillari nella popolazione tossicodipendente contro lo scambio di siringhe per la prevenzione dell'epatite virale, ottenendo in tal modo anche risultati sulla prevenzione dell'AIDS; a Napoli, invece, nello stesso periodo era relativamente facile ottenere prescrizioni di morfina nei centri di assistenza per tossicodipendenti. Senza esserne consapevoli, anche in Italia sono stati effettuati esperimenti di riduzione del danno relativamente all'epidemia di AIDS che sembrano aver funzionato.

Perché non se ne tiene conto?

Per approfondire ulteriormente il punto si potrebbero confrontare i dati olandesi e italiani sia in merito all'epidemia di AIDS, sia in merito ai decessi per overdose da eroina di strada, ma non è questa la sede per farlo.

- Il secondo punto preoccupante è l'annunciato provvedimento in merito all'adozione delle siringhe autobloccanti. Le considerazioni generali sono analoghe a quelle riportate sopra e non le ripeterò. La invito però a riflettere sul fatto che aver avuto un serbatoio per il virus HIV costituito da tossicodipendenti - anziché solo da omosessuali - rappresenta il motivo principale del diverso andamento dell'epidemia nella popolazione generale nei due Paesi considerati e, in particolare, del diverso impatto sulla popolazione femminile e sui casi di AIDS neonatale.

Non occorrono grandi investimenti per ridare al medico la libertà e, di conseguenza, la responsabilità terapeutica. Occorre solo un po' di buon senso!

Carla Rossi

Coordinatrice dell'Osservatorio delle Leggi sulla Droga del Coordinamento Radicale Antiproibizionista.

 
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