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Conferenza droga
Rossi Carla - 24 aprile 1992
AIDS: verso il vaccino?

relazione sulla conferenza tenuta da H. Witzel presso l'Universita' di Tor Vergata il 13/4/1992, inviato per la pubblicazione su Positif

Nell'Aula Magna dell'Universita' di Tor Vergata, davanti a molti

studenti della Facolta' di Medicina, Hans Witzel, Direttore del Dipartimento di immunologia del Karolinska Institute di Stoccolma, ha fatto il punto sulle ricerche in corso per arrivare a produrre un vaccino contro l'AIDS.

Hans Witzel e' presidente del Comitato di studio sul vaccino AIDS dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' ed ha riferito in merito a svariate linee di ricerca che sono in atto in diversi Paesi.

Ha spiegato quali siano le difficolta' per ottenere un vaccino che possa prevenire l'infezione da HIV e come ci si stia orientando piuttosto verso un tipo di vaccinazione che, pur non potendo prevenire l'infezione, sia pero' in grado di impedire l'insorgenza della malattia vera e propria. Le difficolta' che si incontrano nella ricerca di un vaccino per prevenire l'infezione sono principalmente di due tipi:

- il virus HIV e' il primo RETROVIRUS contro cui si sta cercando un vaccino, non ci sono precedenti esperienze su altri retrovirus umani, non e' ancora perfettamente noto il meccanismo di azione di questo organismo, anche se la ricerca di base ha gia' fatto grandi progressi in questo campo;

- questo virus non e' "unico", ma cambia continuamente la sua struttura genetica, anche all'interno di uno stesso organismo. Non e' quindi possibile pensare di arrivare ad un'immunizzazione contro tutte le possibili varianti che permetta una vaccinazione preventiva dell'infezione.

Qualche risultato incoraggiante si e'comunque avuto sul fronte degli esperimenti verso un vaccino contro l'infezione. In particolare in esperimenti preclinici, ovvero su infezioni sperimentali su scimmie, si e' riusciti, attraverso l'inoculazione di un certo ceppo virale ad indurre una resistenza verso il medesimo ceppo da parte dell'organismo trattato. C'e' pero' da ricordare che i ceppi di HIV che possono intervenire nell'infezione umana sono numerosissimi e imprevedibili, data l'enorme variabilita' genetica del virus che e' in grado di mutare e produrre nuove specie virali anche all'interno di uno stesso organismo.

Ci si rivolge allora verso lo studio di vaccini "terapeutici" che, pur non potendo prevenire l'infezione, permettano pero' una opportuna reazione immunitaria da parte dell'organismo, in grado di controllare l'infezione e impedire l'insorgenza dell'AIDS.

Questo tipo di vaccinazione puo' essere attuata inoculando direttamente anticorpi ottenuti da organismi gia' infettati da HIV e che hanno sviluppato una opportuna reazione immunitaria, in genere scimmie. Attraverso tale sieroterapia o vaccinazione passiva, si puo' ottenere un potenziamento della risposta dell'organismo trattato che, dai primi dati sperimentali, sembra possa essere in grado di controllare l'infezione e impedire l'insorgenza dell'AIDS.

Sono in corso alcuni esperimenti clinici su tale tipo di vaccinazione, per avere i primi risultati analizzabili si dovra' attendere fino al 1993, mentre non sembra che un vaccino da utilizzare nella pratica medica possa essere disponibile prima di quattro o cinque anni.

Un'ultimo settore di ricerca riguarda la trasmissione verticale dell'infezione, ovvero la trasmissione da madre a figlio. In Italia il problema e' particolarmente rilevante in quanto, essendo la maggior parte degli individui infetti tossicodipendente, e' possibile che anche numerose donne, principalmente in eta' fertile, siano infette o perche' loro stesse tossicodipendenti o perche' hanno avuto un partner tossicodipendente. Nei Paesi in cui l'infezione riguarda principalmente individui omosessuali non si verificano casi di AIDS o infezione tra la popolazione femminile e quindi e' pressoche' assente il problema dell'AIDS neonatale. Anche questo tipo di vaccino, che potrebbe essere di tipo terapeutico, non sara' disponibile in tempi brevissimi.

 
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