Ascoltando un filo diretto condotto a RR da Sergio D'Elia ho sentito opinioni e commenti di cittadini sul tema della pena di morte e ho potuto rilevare un preoccupante parallelismo tra pena di morte e proibizionismo.
Sembra che molti siano convinti - ma forse è solo una censura psicologica per rassicurare le proprie coscienze che, fondamentalmente, non accettano la pena capitale - che l'esistenza della pena di morte nella legislazione di un certo Paese possa avere un effetto "deterrente". Io credo che sia profondamente giusto quanto affermato da Bob Harris qualche giono prima dell'esecuzione, e cioè che in realtà molti omicidi sono commessi quando, nel corso di altri tipi di azioni - come furti, scippi, rapine - ci si trova in una situazione di pericolo non prevista e, quindi, non premeditata. Non si può quindi supporre che il rischio della pena capitale possa essere freddamente valutato ed agire da deterrente.
Gli omicidi veramente premeditati sono essenzialmente quelli decretati dalle organizzazioni criminali che, nella quasi totalità, rimangono di autore ignoto ed inoltre sono commessi nell'ambito di vere e proprie guerre su cui non è certo la sola presenza della pena capitale nella legislazione, e oltretutto come possibilità reale abbastanza remota, che possa agire da deterrente.
Del resto le statistiche stesse assegnano potere di deterrenza nullo alla pena di morte.
Non sono diverse le motivazioni "di deterrenza" invocate a favore del proibizionismo delle droghe, anche in questo caso contro ogni logica basata su informazioni corrette e complete e contro ogni evidenza statistica.
Siamo al punto: quello che manca "al pubblico" per poter ragionare in modo logicamente corretto - in entrambi i casi - è l'informazione completa e corretta per cui le reazioni e i giudizi restano basati su informazioni generiche; sono reazioni impulsive e non ragionamenti e, come tali, sono estremamente pericolosi.
Ci si chiede perché chi gestisce i mezzi d'informazione abbia deciso di non informare correttamente su certi argomenti così vitali e delicati.
A questo proposito mi sembra interessante riportare, nel testo successivo, la lettera di un collega dell'Università di Roma "La Sapienza", pubblicata nell'ultimo numero del Bollettino di Società Italiana di Statistica, che riguarda i sondaggi di opinione e la disinformazione fatta dai mass-media attraverso questo "strumento".