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Conferenza droga
Rossi Carla - 27 aprile 1992
I rischi dei sondaggi poco rigorosi

1. Le ricerche per campione costituiscono uno strumento corrente di informazione sollecita, valido in tutti i campi nei quali sia necessario disporre di dati aggiornati perché la situazione si evolve rapidamente; ad esempio, per assumere decisioni aziendali, effettuare valutazioni del quadro sociale e/o economico, "tastare il polso" della opinione pubblica su argomenti generali o specifici, soprattutto quando si siano verificati eventi di grande e generalizzata risonanza suscettibili di essere giudicati in modi molto differenziati oppure addirittura antitetici.

Campioni casuali attentamente progettati, questionari facilmente comprensibili dagli intervistandi, articolati in quesiti chiari, privi di elementi di suggestione e distorsione, poi elaborati sì da fornire soltanto i risultati statisticamente attendibili, assicurano informazioni veritiere.

Talvolta, inoltre, indagini campionarie ben concepite e ben realizzate possono fornire indicazioni persino più attendibili di quelle ottenibili da rilevazioni esaustive di tipo censuario. Da ciò è derivato il graduale instaurarsi e diffondersi di una lusinghiera fiducia nelle ricerche per campione. Questa oggi troppo frequentemente induce ad accogliere in modo acritico i risultati di qualsiasi indagine campionaria - prescindendo da autori e metodologia - purché i dati siano diffusi con la massima sollecitudine possibile, meglio se in tempo reale. Una siffatta situazione contiene, però, i germi dell'opposto atteggiamento di giustificata avversione e totale incredulità nei confronti di qualsiasi dato campionario, soprattutto imputabile alla mancanza di professionalità di numerosi produttori di ricerche da considerare meri "sondaggiari" - giusta la icastica, dispregiativa definizione dovuta ad un noto ricercatore sociale - anziché probi, attenti e preparati ricercatori.

2. Alcuni recenti casi confermano ad abumdantiam quanto finora non c'era accennato. Sul numero 34 della rivista L'Europeo (23 Agosto 1991, pp. 12-13) sono stati riportati i risultati di un sondaggio campionario sulla opportunità di graziare Renato Curcio, così sintetizzati: "La maggioranza degli italiani vuole che Curcio resti dentro". La nota tecnica si limita a dire che il campione era costituito da 1.020 persone maggiorenni, tacendo però chela ricerca era stata effettuata mediante interviste telefoniche senza fornire alcuna indicazione sulle modalità di calcolo degli intervalli di confidenza dei risultati. I dati ottenuti, peraltro, erano pignolescamente riportati con tanto di cifra decimale. Su fatti di grande rilevanza sociale, conviene qui ricordare, il campione telefonico non è a priori equivalente ad un tratto della intera popolazione del nostro Paese: le famiglie italiane che non dispongono del telefono nella propria abitazione (18% del complesso) hanno infatti profilo ben diverso da quello delle al

tre, perché prevalentemente concentrate nel Mezzogiorno e nei piccoli centri, di status più basso, formate da persone che leggono molto poco i quotidiani, orientate all'acquisto dei prodotti più economici e così via.

Inoltre, il questionario entra troppo bruscamente in media res; inizia, infatti, con la domanda: "il fondatore delle Brigate Rosse Renato Curcio deve essere graziato oppure continuare a rimanere in carcere?". Un approccio più graduale sarebbe stato quantomeno opportuno. Occorreva, infatti preliminarmente accertare almeno quale grado di consapevolezza e di interesse gli intervistati avessero nei confronti del fenomeno "brigate rosse" e del relativo fondatore.

Ancora. Il 15 agosto 1991, mentre era sempre ben viva la emozione suscitata dallo sbarco a Bari di migliaia di albanesi e dai fatti successivi, il quotidiano La Repubblica ha pubblicato (pag. 6) i risultati di un sondaggio sui predetti eventi. Anche in questo caso è stato specificato soltanto che il campione era costituito da 1.037 persone, ma taciuto che le interviste erano state effettuate con tecnica telefonica e le implicazione della medesima. Inoltre, il commento dei dati è alquanto disinvolto: ad esempio sono state riportate ed analizzate cifre comprese nello stesso intervallo di confidenza e quindi non significativamente differenti.

Infine, uno dei quesiti è stato - forse inconsciamente - formulato in modo distorcente. Agli intervistati è stato richiesto di specificare come, al loro giudizio, il governo italiano avesse gestito la "emergenza albanese", a tal fine utilizzando la scala di risposte:

- con buone intenzioni, ma poca organizzazione;

- in maniera debole e malamente;

- dimostrandosi finalmente forte e deciso;

- in modo violento ed inefficiente;

- mancata indicazione;

nella quale le modalità critiche e negative prevalgono sulle possibili risposte positive, creando così un potenziale di distorsione in senso critico.

3. Più preoccupante per il buon nome delle ricerche campionarie la notizia apparsa sulla stampa quotidiana del 31 agosto 1991, secondo la quale il Direttore Generale della RAI-TV avrebbe ordinato di sospendere tutti i sondaggi di opinone, a causa delle polemiche suscitate dalla diffusione dei risultati di una ricerca, proposta dal GR 1, sul paragone tra gli uomini politici italiani e quelli dell'area sovietica.

In questo caso il campione, costituito da 1.040 maggiorenni, è stato intervistato mediante telefono con quote prefissate secondo vari caratteri socio-demografici. Le domande poste, certamente "pepate" per l'Italia, erano presentare in forma corrette, quale: "C'è chi sostiene che dopo la caduta del PCUS l'Italia è uno dei pochi paesi al mondo dove esiste ancora una nomenklatura, cioè una classe politica al potere che è la stessa dalla fine della guerra. Lei è d'accordo o no?". Ed immediatamente dopo: "C'è chi sostiene che la classe politica italiana sia simile alla nomenklatura sovietica per quel che riguarda durata al potere, lontananza dai problemi della gente comune, privilegi che detiene. Lei è d'accordo oppure no?".

Si può osservare, a proposito delle predette domande, che la sigla PCUS non può essere considerata comprensibile da tutti gli intervistati e che il termine nomenklatura - il significato del quale è stato comunque spiegato la prima volta che è stato adoperato nel questionario - avrebbe potuto essere sostituito con altri più usuali. Per il resto, l'indagine incriminata non appare negativamente caratterizzata più di ogni altra ricerca telefonica, anche se lo statistico avrebbe preferito, come sempre del resto, un campione puramente casuale e trattandosi di un problema di portata generale interviste personali pur se ciò inevitabilmente prolunga di molto i tempi ed aumenta considerevolmente i costi.

4. Il problema della validità e della utilizzazione dei risultati si esaspera all'approssimarsi delle consultazioni elettorali. Questo campo cela veri e propri nuclei di scorrettezza statistica. I sondaggi elettorali sono inquinati, infatti, da un crescente numero di "mancate indicazioni", le quali, negli anni più recenti, hanno interessato anche il 50% del campione di volta in volta programmato. Gli elettori sono in effetti sconcertati per le numerose e gravi carenze dei partiti politici "tradizionali", ma restii a segnalare le proprie eventuali simpatie per nuove formazioni politiche, in primis le cosiddette "Leghe", circondate da una riprovazione sociale facilmente percepibile in aree diverse da quelle di maggiore affermazione. L'analisi delle indicazioni fornite dagli intervistati può essere certamente utile ai direttivi dei partiti politici al fine di individuare, pur con grande cautela, le linee di tendenza dell'elettorato, ma i risultati non dovrebbero essere propalati attraverso i mass-media perché s

uscettibili di esercitare, non sempre involontariamente , una influenza sugli orientamenti elettorali degli indecisi e dei tanti sfiduciati.

In prossimità delle consultazioni elettorali, poi, diffondere anticipazioni circa i presumibili esiti delle medesime costituisce una effettiva interferenza nelle campagne elettorali dei singoli partiti, tanto illegittima da essere espressamente vietata nelle legislazioni di numerosi stati esteri. In Italia, il PLI e, più recentemente, il PRI hanno presentato progetti di legge orientati in quest'ultimo senso ma, di fatto, attualmente non è in vigore alcuna regolamentazione in proposito.

5. Tutto ciò rafforza la esigenza di un "marchio di qualità" per le ricerche campionarie, da chiunque e comunque effettuate.

I mass-media da parte loro, dovrebbero impegnarsi a pubblicare sempre, accanto alle cifre principali, anche le coordinate tecniche essenziali sulle quali poggiano i dati e conseguentemente le interpretazioni dei risultati.

Inutile soggiungere che i committenti della ricerca dovrebbero perseguire obbiettivi di affidabilità e di "qualità totale" dei risultati piuttosto che miopi e disinvolte finalità di massima rapidità al costo più contenuto in assenza del benché minimo controllo sull'operato dell'organismo al quale si affidano. Così come i bilanci aziendali sono suscettibili di certificazioni, anche i sondaggi ed ogni altra forma di rilevazione quantitativa sono sottoponibili a certificazione statistica. Ad essa già ricorrono organismi quali SIP, AUDITEL ed il Servizio Opinioni della RAI. Occorre incentivare professionalità e controlli, affinché la fiducia degli operatori culturali e del pubblico in generale nei confronti delle ricerche campionarie sia ben riposta e tutelata in modi adeguati.

G. Marbach

Università "La Sapienza" di Roma

 
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