Discorso tenuto da Dr. Emilie Lieberherr, Assessore al Dipartimento degli Affari Sociali della Città di Zurigo, a l'occasione del Congresso del Partito Radicale il primo maggio 1992 a Roma.
Come il titolo del mio intervento fa intendere, non vorrei limitare il discorso a quel che si potrebbe chiamare "l'esperienza zurighese". E' vero che le mass-media hanno commentato la politica in materia di droga della città di Zurigo più spesso che quella di altre città. Non penso però che Zurigo abbia un problema di droga molto più severo che altre municipalità comparabili. Ciò che era infatti diverso a Zurigo era la visibilità dei nostri problemi. Mentre a Roma, ad esempio, il consumo e il traffico di stupefacenti avviene più o meno nel clandestino, a Zurigo nel parco chiamato Platzspitz tutto si svolgeva in pubblico, visibile anche per la polizia. Ed erano queste immagini dei drogati che si bucavano nel parco che hanno fatto il giro del mondo, contribuendo così alla celebrità dubbiosa del Platzspitz. - Ma prima di parlare di Zurigo vorrei presentare alcune riflessioni di tipo più generale.
Quando parecchi anni fa ho detto per la prima volta apertamente che bisognerebbe dare la droga ai tossicodipendenti sotto controllo medicale, mi hanno chiamato pazza ed incosciente. Allora perché ho mai potuto fare una tale proposta, quando tutto il mondo politico e quasi la totalità degli esperti si davano ancora convinti che solo la lotta anti-droga - il famoso "war on drugs" - poteva essere la risposta adeguata dalla società al problema di droga?
Come donna politica che deve trovare al livello comunale delle risposte e delle soluzioni concrete ai problemi sociali che si presentano ogni giorno, non mi posso nascondere dietro delle teorie accademiche ed utopistiche.
Bisogna piuttosto favorire delle iniziative e dei progetti che possono migliorare realmente la situazione delle persone che si drogano e della popolazione che soffre di tutti gli effetti negativi legati al traffico e al consumo di droghe illecite. Allora prima di proporre qualsiasi progetto o iniziativa è necessario fare un'analisi del problema.
Visto il tempo limitato alla mia disposizione devo accontentarmi di presentare alcuni elementi principali di quest'analisi.
- Il tentativo di eliminare il consumo di droghe dalla nostra civiltà è fallito. Nonostante gli sforzi enormi che sono stati fatti nel passato, la richiesta di droga non è scomparsa e tutto indica che dovremo vivere con la droga ed i problemi legati al consumo di droga anche nel futuro.
- La lotta anti-droga condotta solo con gli strumenti della legge penale ha fallito. Soprattutto il narcotraffico continua a fare dei profitti esorbitanti, nonostante i mezzi repressivi importanti che sono impegnati dalla polizia e dalla giustizia. La Mafia non sembra troppo impressionata dei successi di questa lotta anti-droga! Anzi, molto indica che i profitti che si possono realizzare nel narcotraffico stanno per aumentare piuttosto che diminuire.
- Gli economisti ci spiegano che la proibizione e la repressione favoriscono il mercato nero, aumentano il margine di profitto del trafficante, garantiscono il monopolio sul mercato degli stupefacenti alla Mafia e costringono il consumatore a pagare un prezzo molto troppo alto rispetto al costo reale di produzione della droga.
- La politica in materia di droga degli ultimi vent'anni anzi che i mezzi messi a disposizione per combattere l'abuso di droga non hanno potuto evitare che la richiesta di droga esiste ancora, che i disagi sociali e sanitari dei consumatori continuano a crescere, che il numero dei morti aumenta e che la paura della gente per la criminalità collegata al consumo illegale cresce sempre di più.
- Anche il miglior programma di prevenzione non potrà mai garantire che nessun membro di una comunità prenda della droga. Bisogna quindi accettare che in ogni società esistono delle persone che si drogano per motivi diversi.
- I problemi che risultano spesso dal consumo di droghe illecite non sono principalmente legati alla farmacologia delle sostanze ma piuttosto alla circolazione di droghe adulterate, alle condizioni in quali sono consumate e alle difficoltà di calcolare le dosi. Il consumo illegale è quindi la causa principale delle sofferenze dei tossicodipendenti.
Avendo fatto quest'analisi è ovvio che ci si deve chiedere quali possono essere le conclusioni e le proposte concrete che hanno come obiettivo la riduzione delle sofferenze del tossicodipendente e delle cariche per la società. Prima di tutto vorrei però esprimere la mia convinzione profonda che questa lotta anti-droga tale l'abbiamo condotta fin ora non possa essere vinta. In una società aperta e democratica dove l'individuo gode di una grande libertà di gestire la sua vita secondo le preferenze ed interessi personali, non sarà mai accettabile che un sistema di controllo, di sorveglianza e di penalizzazione sia sufficientemente severo ed efficace per assicurare l'astinenza quasi totale di droghe. Se rispettiamo allora i principi democratici ed i diritti d'uomo, rifiutando quindi un sistema totalitario che non esita ad assicurarsi la conformità dei membri della società anche con repressione e punizione, diventa difficile credere che con i mezzi della giustizia e della polizia si possono estirpare i problemi d
i droga.
Avendo accettato che la repressione e il proibizionismo non possono dare i risultati attesi e avendo capito i meccanismi del mercato illecito, bisogna allora riflettere come le strategie possono essere modificate radicalmente.
Al mio parere l'unica e l'ultima conseguenza logica di quest'analisi sarà di legalizzare le droghe.
Attenzione però: legalizzazione non vuol dire vendita libera di droga al supermercato! Significa piuttosto che lo stato dovrebbe controllare la produzione, la distribuzione ed il consumo di stupefacenti con molto rigore. Lo stato dovrebbe anche definire il gruppo di persone che possono essere ammesse ad un programma di prescrizione e dovrebbe sorvegliare i medici che sono autorizzati a prescrivere della droga.
Solo se a lungo termine riusciremo a soddisfare la gran maggior parte della richiesta di maniera legale, sarà possibile di colpire seriamente il narcotraffico.
E' ovvio che siamo ancora lontani da raggiungere quest'obiettivo. Soprattutto i responsabili al livello nazionale non vogliono nemmeno sentire queste idee.
Guidati dagli Stati Uniti si danno più che mai convinti che bisogna solo intensificare la lotta anti-droga ed i problemi possono essere risolti. Allora mi rendo senz'altro conto che la legalizzazione non sarà per oggi e domani - ma chissà, forse nell'anno 2000 se ne parlerà molto più concretamente.
Ma cosa fare nel frattempo? Prima di tutto è importante che gli elementi che favoriscono una politica in materia di droga più umana e liberale si riuniscono. Visto che questi elementi progressivi ed innovativi si trovano piuttosto al livello comunale - più precisamente nelle città particolarmente colpite dai problemi di droga - non può sorprendere che sono le città a cercare la collaborazione quando si tratta di modificare le strategie.
Al livello europeo hanno partecipato i rappresentanti di una trentina di città a due conferenze internazionali tenutesi a Francoforte in 1990 ed a Zurigo l'anno scorso. La terza conferenza avrà luogo a Bologna in autunno di quest'anno. La Risoluzione di Francoforte, firmata fin ora da otto città, dichiara quali sono le richieste per una nuova politica in materia di droga. Fra l'altro i firmatari richiedono:
- che l'acquisto, il possesso e l'uso di cannabis siano depenalizzati e che il commercio dei prodotti della cannabis sia controllato legalmente,
- che l'acquisto, il possesso ed il consumo di piccole quantità di droga dura siano dichiarati libero da conseguenze penali,
- che la prescrizione di metadone sia favorita,
- che la legislazione al livello nazionale deve preparare il terreno per dei progetti pilota con la prescrizione di droghe,
- che i programmi d'assistenza per i tossicodipendenti non siano limitati alla terapia ed alla reinserzione sociale, ma che includino anche progetti con l'obiettivo di limitare i danni sociali e sanitari per i tossicodipendenti.
Al livello comunale dove si tratta di mettere in atto le strategie e proposte diventa subito apparente che una comune non è per niente libera nelle sue azioni. Prendo la città di Zurigo come esempio per spiegare le possibilità ed i limiti di una politica in materia di droga. Per capire la situazione zurighese bisogna fare una breve ricapitolazione sugli avvenimenti degli anni passati.
Già verso la fine degli anni 70 ed al inizio degli anni 80 si manifestavano i problemi legati al consumo di droga dura. Per la prima volta si faceva vedere una scena aperta, cioè un luogo pubblico dove avvenivano il traffico ed il consumo di droga. Un centro autonomo, creato da un gruppo di giovani che si ribellava contro la società e i suoi valori, offriva tra l'altro anche un rifugio per tossicodipendenti. Le autorità non volevano e non potevano accettare questi fenomeni perché la popolazione che si sentiva minacciata protestava vigorosamente.
Quindi il centro autonomo era demolito, e la polizia disperdeva sistematicamente la scena aperta. Risultava che i tossicodipendenti erano spostati da ben dieci posti diversi durante un periodo di cinque anni. Ogni volta che la gente si sentiva disturbata o minacciata l'intervenzione della polizia era inevitabile. Questa repressione durante più o meno cinque anni non ha però potuto eliminare la scena aperta di droga.
Quando finalmente i tossicodipendenti si sono ritirati nel parco chiamato Platzspitz i protesti della popolazione si sono diminuiti, visto che il parco è piuttosto isolato su una peninsula. E' importantissimo capire che il Platzspitz non era una scelta o una creazione delle autorità, ma era più che altro una specie di confessione che con i mezzi della repressione questo fenomeno così disturbante non poteva essere eliminato.
Negli anni seguenti, cioè a partire di 1985, una specie di tolleranza nei confronti dei tossicodipendenti ha cominciato a svilupparsi. Nella percezione generale sono diventati le vittime ai quali bisogna aiutare. La polizia ha lasciato tranquillo il piccolo consumatore per concentrarsi sul grande trafficante, molta gente ha offerto spontaneamente aiuto nel parco stesso, un progetto di ricambio di siringhe sterili è stato creato e per la prima volta le autorità, cioè il Dipartimento degli Affari Sociali, ha creato progetti d'assistenza, - alimentazione, igiene personale, siringhe sterili, informazioni e consulenze - senza richiedere dal tossicodipendente l'astinenza o la volontà di fare una terapia. Questi centri di contatto che esistono ancor oggi sono stati un'iniziativa completamente nuova per Zurigo in quanto accettano il tossicodipendente senza condizioni con l'obiettivo principale di limitare i danni sociali e sanitari per le persone che si drogano.
Se l'anno scorso la chiusura del parco è diventato inevitabile, non significa che la mia analisi della problematica abbia cambiato fondamentalmente. Il Platzspitz è diventato inaccettabile perché
- era un centro regionale se non nazionale per i consumatori dove potevano procurarsi la droga, correndo molto meno rischi che a casa loro;
- era un supermercato che offriva ai trafficanti un ambiente molto favorevole per i loro affari;
- la concorrenza sempre più marcata tra vari gruppi di trafficanti favoriva violenza ed aggressione nel parco; consumatori ed operatori sociali si sentivano minacciati seriamente;
- la popolazione di Zurigo non era più pronta ad accettare l'evoluzione tale si manifestava nel Platzspitz e dintorni.
Cosa possiamo imparare di questi sei anni "dell'esperienza Platzspitz"?
La conclusione principale per me è che la città non dispone dei mezzi adeguati per attaccarsi al problema della droga. Al livello comunale possiamo assicurare l'assistenza. l'aiuto, la terapia e la reinserzione sociale per tossicodipendenti. Possiamo anche batterci per una prevenzione efficace e sensibile. Ma non possiamo togliere il problema dell'illegalità per coloro che nonostante i nostri sforzi preventivi sono diventati dipendenti di stupefacenti e che non sono ancora pronti per una terapia. Per loro, solo un cambiamento della legge al livello nazionale può portare un miglioramento. Non serve penalizzare e criminalizzare i tossicodipendenti, e sola la proibizione e la repressione non riescono a proteggere la società ed a garantire la sicurezza della popolazione. Sono quindi convinta che è indispensabile battersi per cambiamenti delle leggi nazionali. E mantengo che a lungo termine solo una legalizzazione di droghe dure potrà portarci un cambiamento drastico per il meglio - anche se molti mi chiamano anc
or oggi pazza ed incosciente!!!