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Conferenza droga
Radio Radicale Roberto - 6 maggio 1992
DROGA LEGGERA, DUE TRE DOMANDE SUL PROIBIZIONISMO
Chi ha paura della cannabis? Di nuovo al centro dell'attenzione un fenomeno invisibile e criminalizzato

di Giancarlo Arnao - Il Manifesto, 6 maggio 1992

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La iniziativa di disobbedienza civile di gruppi di militanti della Lista Pannella, che hanno fumato cannabis pubblicamente davanti alla prefettura, ha avuto un notevole successo sul piano della percezione sociale di un fenomeno che interessa un paio di milioni di persone, ma è tuttavia generalmente ignorato o sottovalutato.

Questo ci appare molto positivo per diverse ragioni, alcune delle quali riguardano direttamente i consumatori di cannabis. Sotto questo profilo, si tratta della difesa dei diritti civili di una minoranza consistente di cittadini che indulgono ad un 'vizio' che non danneggia terze persone e danneggia anche relativamente i consumatori della sostanza - specialmente in confronto ad altri 'vizi' legali di cui è un'alternativa, come l'uso di alcolici.

Ma della questione vanno esaminati anche altri aspetti, che investono in pieno la battaglia antiproibizionista nel suo complesso.

1) L'ideologia proibizionista ha il suo pilastro in una cultura monolitica, basata sull'assunto che l''universo droga' costituisce un tutto inscindibile, un dogma da accettare o rifiutare in blocco. Di qui il rifiuto di ogni approccio scientifico, di ogni interpretazione articolata e 'relativistica': la distinzione fra modi e condizioni d'uso delle sostanze, fra uso e abuso, fra tossicodipendenti e consumatori, fra diverse sostanze e diverse vie di assunzione. Ogni iniziativa che mette in discussione (basandosi su ineccepibili considerazioni scientifiche) la criminalizzazione della cannabis mette in discussione l'intero impianto teorico del proibizionismo. Non è un caso che sia gli 'zar antidroga' degli Usa, sia i burocrati dell'Onu insistano sulla 'inaccettabilità ideologica' della separazione fra droghe pesanti e leggere. Significativamente, il Rapporto 1991 dell'Ufficio Controllo degli Stupefacenti dell'Onu "rifiuta enfaticamente... la legalizzazione del possesso e dell'uso di alcune o di tutte le droghe.

.. Questo approccio sarebbe indubbiamente interpretato... come un'approvazione dell'uso di droga... Inoltre... è moralmente indifendibile".

2) Sul piano pragmatico, è opinione assai diffusa nel contesto della comunità scientifica schierata contro il proibizionismo che gli effetti della legalizzazione della cannabis avrebbero un impatto sanitario e sociale assai diverso da quello di altre droghe, ed è quindi opportuno stabilire delle priorità.

E' questo il caso del governo olandese, che ha legalizzato di fatto la cannabis. E' stata questa la posizione di Marie Andrée Bertrand, presidente della Lega Internazionale Antiproibizionista, nella sua 'Conclusione' del Rapporto della Commissione Canadese del 1972. E' questa la posizione di Lester Grinspoon, membro della Lia, che ha presentato al recente congresso del Pr una relazione intitolata "Verso una legalizzazione delle droghe a livello mondiale a cominciare dalla cannabis", e di tanti altri in Italia e all'estero.

3) D'altra parte, qualsiasi intervento decriminalizzante rispetto ai consumatori di cannabis ha una serie di importanti ricadute sul piano sanitario. Infatti, è opinione di molte autorità (fra cui ad esempio il governo olandese) che la legalizzazione della cannabis eviterebbe l'esistenza di un mercato di strada unificato in cui i consumatori di cannabis possano essere indotti all'acquisto di altre sostanze più pericolose.

D'altra parte, è noto che la normativa della legge Jervolino ha creato una notevole affluenza di fumatori di spinelli nei servizi antidroga, con conseguenze negative nella funzionalità dei servizi, e con potenziali rischi per gli stessi consumatori, che vengono così a contatto con il fenomeno (e la subcultura) della tossicodipendenza.

4) Occorre infine ricordare che la repressione dei consumatori (grazie anche all'effetto perverso innescato dalla demenziale 'dose media giornaliera' sancita dal ministero della sanità) determina un impiego notevole di risorse poliziesche e giudiziarie. In un paese come l'Italia, dove i cittadini sono sempre più in balia della criminalità e la giustizia è alla paralisi, la repressione di un comportamento diffusissimo come l'uso di cannabis ha un elevato costo per la comunità, in termini di sottrazione di risorse per la protezione da reati effettivamente lesivi della proprietà e dell'incolumità dei cittadini.

 
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