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Conferenza droga
Salvidio Ascanio - 7 maggio 1992
Statistica del Censis sulla droga

Leggo su Repubblica di ieri, 6 maggio, di una statistica del Censis effettuata su di un campione di tossicodipendenti. Ritengo utile riportarne qui i risultati che il giornale pubblica, con un breve commento.

1. Su cento consumatori abituali di eroina, 73 hanno cominciato con uso di droghe leggere. Questo dato fa pensare che l'idea che le droghe leggere siano di veicolo (psicologico, sociale, commerciale) alle droghe pesanti é sostanzialmente giusta, con buona pace dei benpensanti che difendono l'innocuità del libero consumo di spinelli.

2. Su cento consumatori abituali di cocaina, 46 hanno cominciato con uso di droghe leggere. Questo dato fa pensare che l'idea secondo la quale una droga non si diffonde tanto in relazione alla sua pericolosità per la salute, quanto in ragione della sua facilità di assunzione, sia sostanzialmente giusta. Anche questa idea viene, solitamente, rigettata dai benpensanti, i quali ritengono che la facilità di assunzione di droghe non influisca minimamente sulla loro domanda iniziale, e che, pertanto, non cambi nulla ai fini della loro appetibilità per il novizio, se si devono iniettare, oppure prendere in pillole, o fumare.

3. Soltanto una percentuale irrisoria dei tossicodipendenti intervistati ha dichiarato di mal soppportare il suo stato e di volerne venir fuori. Questo dato, se vero, confermerebbe che i benpensanti hanno di nuovo torto, nel credere che, ogni tossicodipendente senta il naturale impulso di liberarsi del suo vizio, e che, per tale ragione, la diffusione della droga proceda lentamente in assenza di un'attiva spinta commerciale. ritengo, tuttavia, che il dato in questione possa essere privo di significato, in considerazione della probabile inaffidabilità di risposte a domande del tipo "ti piace drogarti ?" oppure "vuoi smettere di farlo ?".

4. Soltanto una percentuale irrisoria di tossicodipendenti ha cominciato a drogarsi a seguito di turbe affettive, difficoltà personali, disperazione, ecc. La maggioranza schiacciante lo ha fatto per pura curiosità, spirito di emulazione, sottovalutazione dell'effettiva capacità della droga di soggiogare chi ne faccia uso.

L'impressione data dalla statistica é che, in ogni caso, la domanda latente di droga da parte della popolazione é molto sottostimata. Una ulteriore conferma, se ce ne fosse bisogno, di come l'idea di una circolazione libera di alcune droghe, a prezzi bassi o nulli (antiproibizionismo), sia un'utopia, venendosi a scontrare con l'impossibilità di conciliare da un lato una produzione e distribuzione efficiaci e di massa, e dall'altro l'esigenza di non rendere il bene-droga tanto costoso da incoraggiarne la circolazione illegale. In sostanza, di fronte ad una facilità di assunzione completa, nonché alla mancanza di sanzioni sociali (emarginazione) più che penali, e di riprovazione diffusa, il consumo di droga é destinato ad assumere proporzioni immense, vanificando qualsiasi possibilità concreta di accollare allo stato la sua regolamentazione, a pena di creare nuovamente quelle situazioni illegali e di mercato nero (criminalità) che si volevano in partenza eliminare. Per quanto riguarda l'incapacità dello stato

di produrre e distribuire a costi sociali ed economici accettabili una qualsiasi merce di largo consumo, nonché di farlo con efficacia e senza seminare larga insoiddisfazione, ci si può ampiamente rifare all'esperienza sovietica, oppure ai servizi pubblici italiani.

 
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