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Conferenza droga
Radio Radicale Roberto - 7 maggio 1992
OVERDOSE DI NUMERI
La nuova legge sulla droga è efficace? Sono diminuiti i morti? Un'indagine tra gli operatori dei servizi di assistenza lombardi induce allo scetticismo

di Fabio Turone - Tempo Medico, 29 aprile 1992

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"Il tossicodipendente ucciso dal padre che non riesce più a sostenere una situazione allucinante rientra nel bilancio dei morti per droga o no?" chiedeva Guglielmo Pepe in un editoriale di Repubblica della metà di aprile. La domanda, provocatoria, serve ad introdurne un'altra: che valore hanno la cifre, date in pasto ai giornali nei giorni immediatamente precedenti le elezioni, che registrano una diminuzione dei morti per droga nel primo trimestre di quest'anno?

Secondo questi dati, gli effetti benefici della nuova legge in vigore dall'anno scorso sarebbero già visibili nella diminuzione dei morti per overdose, passati dai 316 del primo trimestre del 1991 ai 267 dell'analogo periodo del 1992, nell'aumento del numero dei tossicodipendenti in contatto con le strutture di recupero e in quello delle quantità di droga sequestrate nelle operazioni di polizia.

E' difficile credere, però, che i dati fossero realmente confrontabili con quelli dello scorso anno; che cioè al 30 di marzo, giorno della diffusione alla stampa, fossero già disponibili i dati della seconda metà del mese (e quelli del 30 stesso e del 31, che restavano necessariamente fuori).

"E' molto interessante scoprire tanta tempestività dell'informazione" ironizza Alessandro Liberati, epidemiologo dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. "Ma bisogna tenere presenti i tempi tecnici. E, a essere veramente ottimisti, si può pensare che occorra almeno una settimana, se non due, perché i dati giungano al Ministero da tutte le strutture periferiche, senza contare che l'afflusso di informazioni da alcune aree geografiche è molto più lento".

Volendo a questo punto "aggiustare" i dati in modo da escludere l'ultima quindicina del mese, si potrebbe, con una semplice - ma arbitraria - proporzione, affermare che i 267 morti (a questo punto relativi solo ai primi 75 giorni dell'anno) indicano un'aumento invece di una diminuzione, perché la stessa tendenza estrapolata sui novanta giorni indicherebbe un totale di 320.

Ma con i numeri, in particolare in questo caso, è bene non giocare. Tanto più che si tratta di cifre basse, e di un dato insufficiente, da solo, a permettere un'analisi seria del fenomeno della tossicodipendenza. Occorre quantomeno valutare anche se è aumentato il numero dei soggetti presi in carico dai servizi pubblici e privati, la durata media del rapporto instaurato e l'entità dei sequestri di stupefacenti.

Solo la contemporanea presenza di una tendenza positiva in tutti questi parametri, consolidata per un periodo di almeno dodici-diciotto mesi, potrebbe consentire un fondato ottimismo: non di aver sconfitto il fenomeno, ma di disporre dei mezzi con cui cominciare a controllarlo.

"Già in passato la diminuzione del numero dei morti per overdose per due semestri consecutivi, che suscitò grandi speranze di un regresso del fenomeno, è stata tragicamente smentita negli anni successivi" prosegue Liberati. "E anche per quanto riguarda il numero dei tossicodipendenti presi in carico dalla strutture di recupero tutti sanno che hanno un notevole margine di imprecisione. Ai tempi in cui erano disponibili le stime del Ministero della sanità c'erano notevolissime discrepanze rispetto a quelle fornite dal Ministero dell'interno. Discrepanze, peraltro variabili, dell'ordine delle centinaia di individui".

E dallo studio compiuto dall'Istituto Mario Negri sugli operatori dei servizi pubblici della Lombardia è emerso un dato inquietante, che rende l'idea dell'opinabilità delle cifre: il 30 per cento degli operatori che hanno preso parte alla ricerca (555 su 659, cioè l'84 per cento del totale dei medici, psicologi, assistenti sociali, infermieri ed educatori professionali in forza ai Sert) ha risposto che il proprio servizio non dispone di un criterio definito per stabilire chi è preso in carico e chi no, e quindi per fornire dati statistici omogenei.

Gli autori dello studio, presentato a Milano alla fine di febbraio, hanno cercato di valutare lo stato d'animo e le convinzioni maturate dagli operatori sul campo, cercando di giungere alla definizione di un obiettivo realistico, rinunciando, in nome del pragmatismo, all'inseguimento di ciò che è "soggettivamente desiderato".

E' questo probabilmente il motivo della differenza di valutazione dei dati sulle morti che esiste tra politici ed esperti del settore. Le tragedie umane, che ciclicamente riportano sotto gli occhi di tutti gli effetti perversi di questa legge, e le emozioni che queste tragedie suscitano nell'opinione pubblica, non aiutano lo studioso a comprendere meglio il fenomeno. Ma hanno un rilevantissimo peso politico. E da qui nasce la battaglia sulle cifre. E proprio dal punto di vista politico dovrebbe essere preso in considerazione un altro dato molto importante emerso dalla ricerca che coinvolgeva gli operatori lombardi. Alla richiesta di indicare quale obiettivo terapeutico considerassero prioritario, 359 operatori (il 77 per cento) hanno detto di voler "migliorare la qualità della vita del soggetto o comunque limitare l'ulteriore degrado anche in presenza di un sintomo tossicomanico non trattabile", e 62 (il 13 per cento) hanno detto di voler "favorire cambiamenti positivi in presenza di un sintomo ridotto anche

se non scomparso". Solo 42 (il 10 per cento) si prefigge invece di "puntare alla scomparsa del sintomo (l'assunzione di sostanze stupefacenti) senza ulteriori cambiamenti".

Gli obiettivi "realisticamente possibili" individuati dalla ricerca dell'Istituto Mario Negri differiscono da quelli della legge 162, nota come "legge Vassalli-Jervolino". Una legge che, secondo la maggioranza degli operatori, ha prodotto effetti negativi su tutti i fronti: sul rapporto con l'utenza (68 per cento, contro il 21 degli indecisi e l'11 per cento dei favorevoli); sull'accesso al servizio (rispettivamente 52, 24 e 24 per cento); sull'immagine del servizio (48, 30 e 22 per cento); sul loro futuro professionale (47, 41 e 12 per cento) e più in generale sul controllo del fenomeno delle tossicodipendenze (54, 31 e 15 per cento). Sono anche queste opinioni fondate su riscontri parziali. Ma se si cerca di comprendere realmente l'effetto della nuova legge sembra molto più sensato fare riferimento a ricerche che, per quanto incomplete, raccolgono le esperienze dirette di un campione rappresentativo di coloro che giornalmente lavorano a contatto con i tossicodipendenti.

 
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