> Dal punto di vista della associazione statistica, quindi, non esiste alcuna differenza fra alcool, tabacco e cannabis rispetto al "passaggio" all'eroina.
Il modo di porre la questione da parte di Arnao non e' soddisfacente. Il dato che non emerge dalla citazione del libro e' l'incidenza di precedente uso concomitante di cannabis, di alcool, o tabacco. Questo dato dovrebbe esser confrontato con quello del passaggio alla droga pesante da parte di chi consuma alcool e tabacco, ma non cannabis. In sostanza i set di dati sono tre: A . incidenza del passaggio del consumatore di sola cannabis alla droga pesante, B. incidenza del passaggio del consumatore di cannabis e alcool o tabacco alla droga pesante, C. incidenza del passaggio del solo consumatore di alcool e/o tabacco alla droga pesante.
Ho il sospetto che le statistiche riportino, invece, il confronto fra i soli due gruppi A e B, facendo oltretutto confluire C in B. E' evidente che, se i tre gruppi fossero separati, vi sarebbe una possibilita' del 50% di giungere a scoprire una correlazione fra cannabis e droga pesante.
> Se la teoria della droga di passaggio fosse valida, ad ogni aumento della diffusione della cannabis dovrebbe corrispondere un aumento della diffusione dell'eroina.... (seguono i numeri statistici dei consumi fra anni 70 ed anni 80 delle due droghe).
Anche in questo caso, la statistica e' ferma ad un solo aspetto del problema. Cio' che non viene detto e' che ad una prima riduzione del consumo di eroina ha fatto da corollario l'esplosione del consumo di cocaina ed altre droghe non certo leggere. Una statistica di questa crescita potrebbe dimostrare che non la pericolosita', bensi' la modalita' di assunzione e' decisiva per la diffusione della droga, a parita' o comparabilita' dell'effetto stupefacente che essa provoca ed in relazione alla sua frequenza di utilizzabilita'. L'eroina e' schiacciata dalla cocaina, e da altri prodotti assumibili per via orale o attraveso le mucose.
Per quel che riguarda poi il calo del 19% del consumo di droghe leggere, intercorso fra fine anni 70 e primi anni 80, sarebbe interessante chiedersi se cio' non sia dipeso dal passare di alcune mode degli anni precedenti, dal maggior rigore della pubblica amministrazione, nonche' da quel processo di rifiuto sociale sempre piu' accentuato di comportamenti antiestetici o, semplicemente ordinari, o vistosamente fastidiosi, quali il consumo del tabacco e dell'alcool in pubblico.
In ogni caso, il consumo di qualsiasi sostanza in grado di alterare notevolmente, se pure e per breve tempo, le percezioni sensorie e psichiche di una persona, non trova un limite nella tutela della salute personale. Ognuno e', infatti, libero di danneggiarsi come meglio crede. Il limite insorge se chi altera il suo stato pretende di poterlo fare quando e' responsabile di azioni che necessitano la sua assoluta sobrieta', in qualsiasi ambito civile, familiare o lavorativo. Non darei mai ad un consumatore abituale di droga il controllo su una batteria di missili, su un bisturi, oppure su un programma di acquisti a termine. Nemmeno vorrei che un tossicodipendente sia alla guida di veicoli, di terra di acqua o dell'aria. Non voterei per un uomo politico, se sapessi che le sue decisioni possono essere frutto di un condizionamento dovuto al consumo abituale di droga. Non affiderei in tutela dei minori ad un drogato. Consumo personale non sanzionato penalmente, quindi, a patto che ci sia liberta' per chiunque di
non avvalersi di servizi e prestazioni da parte di chi e' tossicodipendente. Commercio vietato, invece, in mancanza di una pratica alternativa, che possa tecnicamente coniugare produzione massiccia e costi-prezzi amministrati.