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Conferenza droga
Radio Radicale Roberto - 7 maggio 1992
Dopo la "spinellata" radicale

2 MILIONI DI ITALIANI LO FANNO. STRAVAGANTI O COLPEVOLI?

Aprile 1992: gli antiproibizionisti fumano marijuana davanti alle prefetture. Obiettivo: evitare che i consumatori di droghe leggere finiscano in carcere come prevede la legge Vassalli-Jervolino. Una provocazione stile anni Settanta? Di sicuro, le dimensioni del fenomeno sono enormi anche se il problema sembra ormai dimenticato: Eppure... Ecco i retroscena di una stupefacente trasgressione di massa.

di Roberto Delera - Epoca n.2169, 6-05-1992

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Si sono piazzati, cartelli al collo e spinello in mano, davanti alle prefetture di dodici città italiane. Così, il 18 aprile scorso, i radicali antiproibizionisti del Cora hanno riportato all'attenzione dell'opinione pubblica il problema dimenticato delle droghe leggere. E non è la prima volta che lo fanno. Già 17 anni fa Marco Pannella aveva osato l'estrema provocazione fumando uno spinello in pubblico, era il 2 luglio 1975, nel corso di una conferenza stampa che si concluse con il suo arresto per uso di sostanze stupefacenti. Solo che nel corso degli anni la situazione per chi "fuma" è sensibilmente peggiorata: in Italia, sostengono gli antiproibizionisti, sono stati arrestati nel corso del 1991 mille giovanissimi accusati di detenzione di minime quantità di droga leggera. Mille casi dimenticati, oscurati dalla cruda realtà dell'eroina, con i morti, l'Aids, la criminalità che spesso la accompagna...

Eppure in Italia il fenomeno-spinello ha proporzioni enormi. Sono circa due milioni i consumatori abituali di droghe leggere. E alimentano, secondo i dati del ministero delle Finanze elaborati dall'Aspe (il quindicinale d'informazione del Gruppo Abele), un mercato di circa 900 miliardi di lire l'anno. I "fumatori"? Ce ne sono di tutti i tipi. Dall'hippy vecchia maniera, agli ultras dello stadio, agli studenti per bene. Fino al vicino di scrivania o la ragazza della porta accanto, sempre ben mimetizzati. Con qualche celebre eccezione, come quelle di Francesco De Lorenzo, ministro della Sanità, e del suo compagno di partito Stefano De Luca, di Vito Riggio della Dc, di Chicco Testa e Gino Paoli del Pds, e di Carol Beebe Tarantelli, ex sinistra indipendente: tutti costoro hanno ammesso di aver fumato hashish o marijuana senza subire tragiche conseguenze. Per non parlare dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti che ciclicamente vengono accusati dai loro avversari (e spesso ammettono) di aver fatto uso di d

roghe leggere.

Anche i ragazzi italiani, malgrado i rigori della legge, si sono fatti un'idea tollerante sull'"erba". Nel rapporto della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla condizione giovanile, pubblicato nel giugno 1991, si legge che quasi un giovane su quattro (il 23,1 per cento) considera "normale" fumare spinelli. Tanto è vero che due mesi fa gli studenti dell'Itsos di Milano, un istituto superiore di comunicazione visiva, hanno assalito a calci e pugni i carabinieri che volevano fermare due ventenni, estranei alla scuola, sospettati di vendere hashish all'interno dell'istituto. Gli studenti hanno poi spiegato in un comunicato che si erano opposti a "un'operazione rambistica degna della peggiore filosofia proibizionistica" che stava portando all'arresto di "due ragazzotti che distribuivano "fumo" nel cortile".

Non si tratta di un'eccezione accaduta in una scuola "arrabbiata". Pochi giorni si è ripetuto un incidente analogo in uno dei licei storici della città lombarda, lo scientifico "Alessandro Volta", dove gli studenti hanno contestato una pattuglia di militi in servizio antidroga che chiedeva documenti e che alla fine ha fermato due ragazzi dall'abbigliamento sospetto. Immediate le proteste. "La presenza di polizia e carabinieri nelle scuole è assolutamente inopportuna", dice Luisa Vecchi, docente di Lettere all'istituto tecnico "Feltrinelli" di Milano, "perché la prevenzione del disagio giovanile si deve fare in classe, e non con i mitra in mano".

Tuttavia, in entrambi i casi, le forze dell'ordine, pur con qualche rudezza, hanno fatto rispettare la legge. La Jervolino-Vassalli, infatti, considera illecito l'uso di tutte le droghe, spinelli compresi. Anzi, quei due milioni di consumatori che fumano con lo stesso spirito con cui altri bevono un paio di whisky dopo cena, se intercettati in flagrante possono passare guai seri. "La cosa paradossale", afferma Luigi Manconi, curatore del volume 'Legalizzare la droga' (Feltrinelli), "è che secondo la legge un giovane che ha in tasca quattro spinelli, cioè la quantità necessaria per una serata con gli amici, diventa automaticamente uno spacciatore". Perché la norma, da questo punto di vista, è più punitiva per l'erba che non per le droghe pesanti. La 'dose giornaliera' calcolata per un consumatore di eroina (quella insomma che esclude lo spaccio) è sufficiente per diversi 'buchi' e quindi, in realtà, potrebbe consentire un margine di guadagno: i 100 milligrammi di eroina 'consentiti' costano 200 mila lire. Il

valore di mezzo grammo di hashish o di 2 grammi e mezzo di erba (limite oltre il quale si è considerati spacciatori) non supera le 10 mila lire.

I dati della retate confermano questo 'strabismo'. Secondo l'osservatorio del governo ombra del Pds, "i fermati in possesso di droghe leggere rappresentano quasi la metà del numero complessivo. E il rischio di entrare in carcere riguarda il 50 per cento dei fermati perché trovati in possesso di hashish, il 2 per cento di quelli che detenevano cocaina e il 10 per cento di quelli che detenevano eroina". Ancora più precisi i dati del ministero degli Interni: negli ultimi sei mesi del 1991 su 27.389 persone trovate in possesso di droga ma non passibili di arresto, la grande maggioranza (16.792) aveva droghe pesanti e soltanto 9.731 quelle leggere.

Questa 'severità' non è casuale. I sostenitori del pugno di ferro dicono che il pericolo da fronteggiare è il passaggio dalle droghe leggere a quelle pesanti. E aggiungono: certo, esistono adulti, professionisti, persone 'perbene' che si concedono qualche spinello tra una giornata di lavoro e l'altra; ma ci sono anche tanti ragazzi che entrati nel giro dell'hashish possono cadere poi nell'eroina e nella tossicodipendenza. Hanno ragione? I giudici della Corte Costituzionale, chiamati nello scorso luglio a pronunciarsi sulla legge anti-droga, non sono di questo avviso. Anzi, nella sentenza scrivono: "il passaggio dalle droghe leggere alle droghe pesanti non presenta, secondo opinioni esperte largamente prevalenti, connotati di alta probabilità".

Nemmeno gli stessi sostenitori della legge hanno le idee così chiare sulle forme di repressione adeguate a combattere il fenomeno. Lo si è visto la scorsa estate davanti a due gravissimi fatti di cronaca. Stefano Ghirelli, 18 anni, e Enzo Capparoni, 41 anni, sono stati arrestati mentre partivano per le vacanze con la cosiddetta 'scorta' per le ferie. Il primo aveva in macchina 23 grammi di hashish, il secondo 200 di 'erba'. Immediatamente arrestati, e precipitati dal clima della vacanza alle inferriate della cella, si sono impiccati entrambi a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. Il loro arresto era ineccepibile. La legge parla chiaro: per chiunque venga trovato in possesso di droga oltre i limiti scattano le manette. Eppure, dopo quei due suicidi, il ministro di Grazie e Giustizia, Claudio Martelli, ha emanato un nuovo decreto secondo cui non è più obbligatorio l'arresto immediato in flagranza di reato. Inoltre, ha raccomandato a poliziotti e magistrati un atteggiamento più elastico e comprensivo nei

confronti dei consumatori di droghe leggere.

Questo non vuol dire che il consumatore colto in fallo non vada incontro a pesanti sanzioni. Il processo, magari anni dopo, comunque si terrà. E le pene sono rilevanti: anche il magistrato più tollerante è obbligato a condannare l'imputato almeno a sei mesi. Che possono arrivare persino a sei anni. Una severità che nei mesi scorsi è stata sottolineata da un gruppo di magistrati piemontesi che ha pubblicamente espresso riserve sull'impianto della legge antidroga. E proprio su questa smagliatura dell'apparato giudiziario è stata organizzata la manifestazione degli antiproibizionisti radicali delle scorse settimane. "Si tratta", spiegavano in un loro volantino, "della prima uscita allo scoperto di esponenti della magistratura che affermano la necessità di sperimentare nuove forme di lotta alla droga, essendo quelle attuali fallite".

Fallimento o no, l'estate e le vacanze si avvicinano. E tanti di quei due milioni di pacifici fumatori porteranno in viaggio con sé il 'pacchettino' proibito. Cosa succederà? Una cosa è certa: il fenomeno è una bomba a orologeria, e ignorarlo non serve né allo Stato né alle famiglie italiane. I suicidi insegnano. E anche i giudici della Corte Costituzionale si appellano alla sensibilità del legislatore "cui spetta il compito di individuare le linee di ogni possibile e utile modifica migliorativa".

IL LUNGO VIAGGIO DELLA DROGA LEGGERA

Che differenza passa tra l'hashish e la marijuana? Ed è vero che lo 'spinello' costa così poco? Dal produttore al consumatore, ecco il percorso della cannabis. Una pianta che cresce libera in natura. Ma che è vietata dalla legge.

All'inizio è la 'cannabis indica'. Alias canapa indiana. Da questa pianta si ottengono l'erba e l'hashish, le cosiddette droghe leggere. Le sostanze stupefacenti che si fumano arrotolate in cartine per sigarette, con il 'chilum' (una specie di pipa a forma di tromboncino) e con la pipa.

L'erba, o marijuana per ricordare l'origine messicana della canapa americana, è costituita dalle infiorescenze e dalla foglie della pianta femmina. Dopo l'essiccazione viene sbriciolata e fumata, di solito mischiata al tabacco, ma anche direttamente così com'è, pura.

L'hashish è invece la resina della pianta, ottenuta con una particolare lavorazione delle infiorescenze, che vengono strofinate su una tela grezza sotto la quale sale del vapore. La sostanza che rimane sul tessuto viene compattata e pressata in modo da farle ottenere la forma di un panetto. L'hashish viene prima riscaldato con una fiamma viva, poi sbriciolato e mischiato con il tabacco, e quindi fumato con le stesse modalità dell'erba.

Quanto costano? Secondo i consumatori, il prezzo al dettaglio in Italia è, orientativamente, di 5 mila lire al grammo per il 'fumo' di qualità media. Considerato che uno 'spinello' medio ne contiene mezzo grammo, il suo prezzo oscilla tra le 2.550 e le 10 mila lire. Per l'erba il discorso è diverso anche perché ormai viene prodotta in Italia, soprattutto in Sicilia e Calabria, quindi il prezzo medio è abbastanza basso, come la qualità del resto. Con 10 mila lire se ne comprano come minimo cinque grammi.

Parla il medico

LO SPINELLO? E' COME IL TABACCO. PERO'...

Fumare gli spinelli è dannoso? Secondo il medico Giancarlo Arnao, da più di vent'anni impegnato nella ricerca sulla politica della droga nonché autore di numerosi saggi sull'argomento, dal punto di vista farmacologico le droghe leggere hanno un parametro di tossicità fra i più innocui che esistano. Quindi i danni possono essere più o meno uguali a quelli causati dalle sigarette ai polmoni. Sulla tossicità della cannabis la Dea (Drug Enforcement Administration), l'ente statunitense proposto alla lotta alla droga, aggiunge: "Quasi tutte le medicine hanno effetti tossici. Non è questo il caso della marijuana. (...) In tutta la letteratura scientifica non vi è un solo documento che descriva un caso di morte provocato sicuramente dalla cannabis. (...) Nella sua forma naturale, la marijuana è una delle sostanze farmacologicamente attive più sicure che tra quelle conosciute". Non solo, alla marijuana è stato recentemente riconosciuto un effetto terapeutico per alcune malattie, come i glaucomi, le crisi spastiche de

rivanti da sclerosi multipla e per il trattamento della nausea e del vomito in pazienti sottoposti a chemioterapia.

Ma è vero, come sostengono i proibizionisti, che dall''innocuo' spinello è facile passare poi alle droghe pesanti? La prova scientifica non esiste. Però essendo entrambi i mercati clandestini, hanno parecchi punti di contatto e i travasi di clienti dall'uno all'altro sono possibili. "Inoltre", sostiene Arnao, "va detto che i veri rischi delle droghe leggere sono di carattere comportamentale. Ovvero, bisogna sempre tenere presente quali sono i loro effetti sui riflessi umani". Per esempio, dopo aver 'fumato' meglio non guidare.

Parla l'avvocato

ECCO COSA RISCHIA CHI "FUMA"

"Chiunque venga trovato in possesso di una quantità superiore alla dose stabilita per legge, va incontro a una condanna inevitabile". Lo afferma l'avvocato Giuliano Pisapia, un esperto di procedimenti penali in materia di stupefacenti. Ma qual è la dose massima oltre la quale si diventa spacciatori? "Più o meno mezzo grammo di hashish o due grammi e mezzo di marijuana. In pratica uno spinello". Il problema nasce dal fatto che nessun spacciatore vende quantità così piccole e quindi nessun consumatore potrà mai possedere soltanto uno spinello. "E poi", aggiunge Pisapia, "vendendo piccole quantità lo spacciatore guadagna poco e tende così a lavorare soltanto con l'eroina che da più profitti".

Oltre al limite previsto per legge, si va incontro a una condanna da due a sei anni di reclusione e a una multa oscillante tra i 10 e i 150 milioni. Tuttavia, esiste la discrezionalità del giudice quanto alla 'lieve entità' di droga. In questo modo è possibile abbassare la pena a un periodo tra i sei mesi e i quattro anni e la multa a una cifra tra i 2 e i 20 milioni.

 
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