ROMA, 9 MAG - In dieci anni da quando e' sorto in
Italia il problema dell'Aids non ci sono mai stati problemi
sulla difesa dell'anonimato dei malati, grazie alle norme che
impongono agli operatori sanitari di non rivelare a nessun il
nome di un soggetto contagiato, nemmeno ai familiari o al
coniuge senza l'autorizzazione del malato stesso. E' quanto ha
sottolineato il prof. Donato Greco, responsabile del centro
operativo Aids dell'Istituto superiore di sanita'. Sul problema
dell'anonimita' dei malati (vedi Ansa 545/0B) in Italia esistono
due leggi che prevedono la tutela della riservatezza; la prima -
prosegue Greco - e' quella che regola il segreto professionale
dei medici, ha origini antiche ed esiste in tutti i paesi; la
seconda e' quella sul ''segreto d'ufficio'' che impone alle
istituzioni di non diffondere il contenuto di atti pubblici e le
cartelle cliniche rientrano in questa categoria.
''La situazione della riservatezza - conclude Greco - e'
cosi' ben tutelata da queste due norme che sul tema specifico
dell'Aids, la legge 135 nel giugno 1990 non ha ritenuto
necessario inserire ulteriori disposizioni protettive. Questa
legge si e' invece preoccupata di inserire (all'articolo 8)
disposizioni che eliminino discriminazioni per sieropositivi nel
campo del lavoro, della scuola, dello sport''.
Fra le difese dell'anonimita', la disposizione che prevede
una delega del sieropositivo per ritirare le analisi .
** ( SIDAnet Information ) **