Non ho seguito per circa 10 giorni questa conferenza per occuparmi della II settimana della cultura scientifica e, al rientro, ho trovato in corso un dibattito assai vivo e stimolante, in cui voglio intervenire solo marginalmente per approfondire alcuni problemi relativi ai documenti 1304, 1305, 1308 e introdurre altri elementi di riflessione in merito alle analisi del CENSIS.
1304)
Approfondendo il problema, dall'analisi dei dati sui sieropositivi dei 16 centri coordinati dal Dott. Gianni Rezza è emerso che la prognosi dipende essenzialmente solo dalla età dei pazienti (risultati riportati in una recente tesi di laurea in matematica di cui sono stata relatore). I più giovani tendono a rimanere asintomatici più a lungo. Questo comporta però anche che l'aumento medio del periodo di incubazione osservato negli ultimi anni sia attribuibile non solo all'influenza delle terapie ma anche ad una maggiore precocità di diagnosi dovuta a migliore informazione sull'argomento e, soprattutto all'abbassarsi dell'età media dei sieropositivi. I tossicodipendenti e gli eterosessuali sono infatti più giovani degli omosessuali che sono stati i primi ad ammalarsi, ma anche i primi a prendere precauzioni, per cui l'epidemia omosessuale può considerarsi praticamente conclusa; i sieropositivi attualmente seguiti sono per lo più tossicodipendenti.
1305 - 1308)
Conosco l'articolo di Duesberg, ma non mi sento di avere troppo ottimismo, come dimostra Spanò, infatti la grandissima parte delle persone sieropositive, magari con il concorso di altri fattori, ha finora sviluppato l'AIDS e tutti quelli che hanno sviluppato la malattia erano comunque sieropositivi. HIV forse non è sufficiente da solo a indurre AIDS ma è un fattore molto importante e sarebbe disastroso se si abbassasse la guardia sulla prevenzione della diffusione di questo virus, basandosi sull'impressione errata di una correlazione debole tra HIV e AIDS.
CENSIS
Per quanto riguarda l'indagine CENSIS che ha scatenato la polemica sul passaggio dalle droghe leggere alle pesanti, ci sono da fare due considerazioni in proposito, già accennate correttamente da Guido Votano e Alberto Berretti (che lavora nel mio stesso Dipartimento).
1) Il campione non è rappresentativo dell'universo dei tossicodipendenti e probabilmente neppure di quelli che guardano la televisione. Non c'è alcuna base statisticamente accettabile nella scelta dei soggetti che quindi sono presumibilmente rappresentativi solo di se stessi.
2) Si equivoca (volutamente?) sulla presunta frequenza di passaggi da droga leggera a droga pesante.
In realtà quello che viene rilevato non è, come sarebbe corretto, il numero la proporzione o la percentuale di quanti consumatori di droghe leggere sono "passati" alle droghe pesanti, ma si rileva quanti consumatori di droghe pesanti hanno in precedenza consumato droghe leggere. Anche se tale percentuale fosse del 100% nulla si potrebbe dire di quella che interessa.
Per chiarire ulteriormente consideriamo un altro esempio. Sarebbe facile dimostrare che circa il 100% dei consumatori di cannabis è stato in precedenza fumatore di tabacco, ma a nessuno verrebbe in mente di dire che il tabacco porta alla cannabis, in quanto è evidente a tutti che la maggior parte dei fumatori di tabacco rimane tale e non passa a nessuna altra droga. Probabilmente equivocare sul caso del tutto analogo relativo al passaggio cannabis-eroina è condizionato dal fatto "culturale" di annoverare entrambe le sostanze tra le droghe illegali mentre non viene in mente, o non si vuole prendere in considerazione, alcuna associazione tra una droga legale, quale il tabacco, e una illegale (ma non più dannosa), quale la cannabis, come se esistesse un muro tra i due tipi di sostanze: quelle legali e quelle illegali, ad ostacolare il "transito".
Vale poi comunque per questo "sondaggio" e la relativa analisi statistica (?) quanto già detto in generale precedentemente (cfr. n.1300 di questa conferenza).