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Conferenza droga
Fiorenzi Massimiliano - 14 maggio 1992
AIDS IL BACIO NON E' PERICOLOSO

ROMA, 12 MAG - Il virus Hiv non si trasmette

baciando. Tuttavia, la possibilita' di contagio, ''anche se

minima, non puo' essere esclusa in presenza di lesioni

sanguinanti della mucosa orale nei soggetti con Aids e di

contemporanee lesioni orali del partner''. Questa la conclusione

alla quale, in maniera unanime, e' giunta la Commissione

nazionale per la lotta all'Aids, riunitasi oggi, dopo aver preso

visione del lavoro svolto da una sottocommissione appositamente

incaricata di approfondire il rischio di contagio ''da bacio''.

Il ministro della sanita', De Lorenzo, che ha presieduto in part

la riunione, ha sottolineato che il parere della commissione su

questo argomento e' di natura ''scientifica''; ''non si e'

esclusa la possibilita' di infezione - ha aggiunto - ma sono

state precisate le condizioni in cui questa potrebbe avvenire.

In questo modo, la saliva non e' imputabile come veicolo di

trasmissione''. La questione del contagio ''da bacio'' fu

sollevata qualche mese fa in Commissione da un suo componente,

l'epidemiologo Marcello Piazza. Al termine della riunione Piazza

ha affermato: ''Il messaggio di prudenza rivolto dalla

commissione e' diretto alla popolazione a rischio; non alla

popolazione in generale, per la quale il rischio e'

trascurabile''. Per Piazza ''e' impossibile avere la prova

epidemiologica di questo tipo di contagio; esistono solo casi

aneddotici ".

Lo studio sul rischio ''da bacio'', i

cui contenuti saranno tenuti presenti nella prossima campagna

informativa, si inserisce nel lavoro che la commissione sta

svolgendo per ''attualizzare la situazione epidemiologica''. In

particolare, Elio Guzzanti, vicepresidente della commissione, ha

annunciato che i prossimi approfondimenti sul contagio del virus

Hiv riguarderanno le lacrime, il sudore ed il latte. Nella

prossima riunione (convocata per il 10 giugno), la Commissione

approvera' un documento, diretto alle strutture sanitarie, teso

a garantire l'anonimato del test. Si tratta di un test

(applicato da sette anni da un centro medico veronese ''Gruppo

C'') che, ricorrendo ad un codice numerico, assicura

l'anonimato. ''E' stato verificato - ha presato De Lorenzo - che

nei centri in cui e' garantito l'anonimato si registrano

richieste del test 40-50 volte maggiori. In questa maniera, si

evitera' il ricorso ai centri trasfusionali per conoscere il

proprio stato di sieronegativita'''. Nella riunione di oggi, la

Commissione ha definitivamente messo a punto il documento che

definisce le condizioni dei malati di Aids per

l'incompatibilita' dello stato carcerario. In particolare,

dovrebbero essere dimessi dal carcere per curarsi, i malati che

accusano infezioni opportunistiche, il morbo di Kaposi

viscerale, l'Aids demenza complex e che raggiungono il limite di

100 linfociti Cd4 per millimetro cubo di sangue.

Oggi la Commissione ha anche deciso

di chiedere al Consiglio Superiore di Sanita' un chiarimento per

quanto riguarda le mansioni del personale infermieristico

impegnato nell'assistenza domiciliare dei malati di Aids.

La Commissione sta inoltre lavorando alla redazione di un

documento, da inviare alle Regioni, sul ruolo svolto dal

volontariato in questo settore. Il ministro della sanita' ha

anche annunciato che nella riunione del 10 giugno, alla quale

saranno convocati i rappresentanti regionali e la Consulta, si

fara' il punto sullo stato di attuazione della legge 135.

** ( SIDAnet Information ) **

 
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