ROMA, 12 MAG - Il virus Hiv non si trasmette
baciando. Tuttavia, la possibilita' di contagio, ''anche se
minima, non puo' essere esclusa in presenza di lesioni
sanguinanti della mucosa orale nei soggetti con Aids e di
contemporanee lesioni orali del partner''. Questa la conclusione
alla quale, in maniera unanime, e' giunta la Commissione
nazionale per la lotta all'Aids, riunitasi oggi, dopo aver preso
visione del lavoro svolto da una sottocommissione appositamente
incaricata di approfondire il rischio di contagio ''da bacio''.
Il ministro della sanita', De Lorenzo, che ha presieduto in part
la riunione, ha sottolineato che il parere della commissione su
questo argomento e' di natura ''scientifica''; ''non si e'
esclusa la possibilita' di infezione - ha aggiunto - ma sono
state precisate le condizioni in cui questa potrebbe avvenire.
In questo modo, la saliva non e' imputabile come veicolo di
trasmissione''. La questione del contagio ''da bacio'' fu
sollevata qualche mese fa in Commissione da un suo componente,
l'epidemiologo Marcello Piazza. Al termine della riunione Piazza
ha affermato: ''Il messaggio di prudenza rivolto dalla
commissione e' diretto alla popolazione a rischio; non alla
popolazione in generale, per la quale il rischio e'
trascurabile''. Per Piazza ''e' impossibile avere la prova
epidemiologica di questo tipo di contagio; esistono solo casi
aneddotici ".
Lo studio sul rischio ''da bacio'', i
cui contenuti saranno tenuti presenti nella prossima campagna
informativa, si inserisce nel lavoro che la commissione sta
svolgendo per ''attualizzare la situazione epidemiologica''. In
particolare, Elio Guzzanti, vicepresidente della commissione, ha
annunciato che i prossimi approfondimenti sul contagio del virus
Hiv riguarderanno le lacrime, il sudore ed il latte. Nella
prossima riunione (convocata per il 10 giugno), la Commissione
approvera' un documento, diretto alle strutture sanitarie, teso
a garantire l'anonimato del test. Si tratta di un test
(applicato da sette anni da un centro medico veronese ''Gruppo
C'') che, ricorrendo ad un codice numerico, assicura
l'anonimato. ''E' stato verificato - ha presato De Lorenzo - che
nei centri in cui e' garantito l'anonimato si registrano
richieste del test 40-50 volte maggiori. In questa maniera, si
evitera' il ricorso ai centri trasfusionali per conoscere il
proprio stato di sieronegativita'''. Nella riunione di oggi, la
Commissione ha definitivamente messo a punto il documento che
definisce le condizioni dei malati di Aids per
l'incompatibilita' dello stato carcerario. In particolare,
dovrebbero essere dimessi dal carcere per curarsi, i malati che
accusano infezioni opportunistiche, il morbo di Kaposi
viscerale, l'Aids demenza complex e che raggiungono il limite di
100 linfociti Cd4 per millimetro cubo di sangue.
Oggi la Commissione ha anche deciso
di chiedere al Consiglio Superiore di Sanita' un chiarimento per
quanto riguarda le mansioni del personale infermieristico
impegnato nell'assistenza domiciliare dei malati di Aids.
La Commissione sta inoltre lavorando alla redazione di un
documento, da inviare alle Regioni, sul ruolo svolto dal
volontariato in questo settore. Il ministro della sanita' ha
anche annunciato che nella riunione del 10 giugno, alla quale
saranno convocati i rappresentanti regionali e la Consulta, si
fara' il punto sullo stato di attuazione della legge 135.
** ( SIDAnet Information ) **