Non credo esista una soluzione immediata ai problemi della droga. Che il consumatore non venga punito, ma lo spaccio vietato, e' quanto accadeva prima della legge Jervolino-Vassalli. La legge ha peggiorato le cose.
Non credo nella soluzione antiprobizionista, perche' non ritengo nessuno stato capace di regolamentare la vendita al pubblico o la distribuzione di droga conciliando due obiettivi contrapposti: l'efficienza privatistica e il costo irrisorio. Se uno solo di questi due obiettivi non viene conseguito, l'ipotesi antiproibizionista si riduce alla metamorfosi, non alla eliminazione della criminalita'.
La mia opinione e' di ritornare allo stato di cose prima della Jervolino-Vassalli, intensificando la lotta alla malavita, investendo in prevenzione culturale, e, soprattutto, esplorando una soluzione medico-scientifica al problema della dipendenza da sostanze stupefacienti.
Su quest'ultimo punto faccio notare che, non vi sono ancora, salvo in campo militare, delle ampie ricerche mirate a contrastare gli effetti della droga sull'organismo, sia durante il suo uso, che dopo. Eppure, vi sarebbero tutti i presupposti per una lotta farmacologica alla dipendenza da sostanze tossiche. Come vi sarebbero tutti gli strumenti per creare addirittura dei "vaccini" (il termine e' improprio) in grado di contrastare gli effetti della prima assunzione di droghe e di indurre al loro rigetto, quasi che si tratti di sostanze allergiche. Il fatto e', qualora si studiasse un modo per rendere sgradevole e disgustoso persino il provare una sola volta a fumare uno spinello, voi fautori dell'antiproibizionismo insorgereste. E non credo potreste farlo sostenendo che cio' favorisce la criminalita'. temo vi spingerebbero altre motivazioni, molto meno condivisibili.