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Conferenza droga
Salvidio Ascanio - 17 maggio 1992
Non banalizzate la droga

Se si vuol, combattere la droga, si deve evitare di banalizzarla come un fenomeno culturale appartenente a civiltà diverse dalla nostra, oppure presentandola come l'equivalente dell'alcool e del tabacco. Chi diffonde simili opinioni dimentica che, le droghe, assunte anche in dosi molto piccole, inducono in uno stato almeno momentaneo di alterazione psichica. Per ottenere effetti equivalenti col l'alcool, occorrono dosi molto maggiori. Per quel che riguarda tabacco e caffé, al crescere della dose assunta oltre un certo livello, proprio gli effetti "ricercati", diminuiscono. Un abituale, moderato bevitore di vini e liquori non si induce in stato di ebbrezza, e nemmeno di benessere. Ricerca semmai sensazioni gustative e olfattive. Una sniffata di cocaina non equivale a bere un quartino di chianti. Una endovena di eroina pura, presa sotto il controllo dell'amico medico, non é paragonabile al sigaro avana o al pacchetto di nazionali.

Quanto alla accettabilità della droga quale "prodotto di culture diverse dalla nostra", si tratta, anche in questo caso, di una mistificazione. Per tre ragioni. Anzitutto, presso le civiltà ove il consumo di alcune droghe natrurali é diffusissimo, da parte delle classi elevate e colte esso é sempre stato considerato una ineliminabile piaga sociale, un fatto tollerato, ma alieno alle persone equilibrate, proprio dei poveri, o delle masse che si ritengono comunque più simili alle bestie che agli uomini. In secondo luogo, proprio la diffusione di piaghe sociali quali la droga sono responsabili, su scala temporale ampia, di problemi di arretratezza e di sottosviluppo. Infine, chi ritiene accettabile per se stesso ogni opinione o modo di vita sol perché appartenenete ad un altro, proclama un'assurdità logica. Se dovesse seguire il suo precetto, non farebbe a tempo a cambiar stile di vita una volta al giorno.

La droga é un orrendo vizio. A dirlo forte non c'é proprio nulla di sbagliato. Dire che drogarsi é un errore ed una miseria non significa ledere il diritto del prossimo di farlo. Anche pestarsi i testicoli con un mortaio é una grande stupidaggine. Dirlo non significa negare agli imbecilli che desiderano farlo, il diritto di castrarsi con le proprie mani come il famoso Origene.

Suggerirei a coloro che, dicendosi antiproibizionisti, vogliono anche limitare il consumo di droga, e che non ritengono che il problema della criminalità sia il solo da risolvere, di prendere accuratamente le distanze da quei loro compagni che ritengono il consumo di droga non solo un fatto individualmente libero, ma anche socialmente tollerabile al pari del consumo di cioccolata e gelati. Si può e si deve lasciare un individuo libero di darsi a tutti i vizi che vuole. Non si può, né si deve imporre alla collettività di tollerare che, un vizioso, avvezzo ad alterare il suo stato psichico per assuefazione o per ricerca del piacere, possa assumere responsabilità di rilievo sociale. La battaglia antiproibizionista serebbe molto più credibile se, questa netta linea di demarcazione venisse tratta. Altrimenti, essa finirà come la battaglia per il disarmo e la nonviolenza, che ha finito per alimentare per venti anni i fiancheggiatori del comunismo sovietico, malgrado alcuni di voi, a loro detta, l'abbiano vissuta e

fatta con equidistanza fra est ed ovest.

 
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