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Conferenza droga
Lorenzi Giuseppe - 20 maggio 1992
A ROMA UN SOMMERSO AD ALTO RISCHIO DI OVERDOSE
(da ASPE, n. 8)

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A ROMA UN SOMMERSO AD ALTO RISCHIO DI OVERDOSE

Un ragazzo su 5, a Roma, muore per cause legate alle modalità di assunzione di droghe. Se il sommerso aumenta, sale proporzionalmente il rischio di overdose. Intervista a Carlo Perucci.

Roma - Le recenti polemiche suscitate dall'interpretazione dei dati relativi ai morti per overdose hanno riportato l'attenzione su un problema utilizzato molto spesso per dimostrare, o confutare, un certo tipo di impostazione della politica sulle tossicodipendenze. Su tale questione abbiamo intervistato Carlo Perucci, direttore dell'Osservatorio Epidemiologico della Regione Lazio.

D. Recentemente l'Osservatorio ha realizzato uno studio specifico sui fattori di rischio nelle morti per overdose. Per quali motivi avete avviato questo studio?

R. Il 'compito' di una struttura come l'Osservatorio Epidemiologico è quello di aiutare l'autorità politica a conoscere ciò che succede rispetto alla salute dei cittadini e su questo basare poi le iniziative di politica sanitaria. Quindi, per quanto riguarda il problema della tossicodipendenza, credo che sia importante, nei limiti delle nostre possibilità, fornire ai politici tutti gli strumenti decisionali necessari a prendere iniziative efficaci. In quest'ottica penso che lo strumento delle cause della mortalità per overdose sia una delle informazioni più importanti da fornire e per questo abbiamo realizzato negli ultimi anni due studi sulle morti fra i tossicodipendenti.

D. Quali i principali risultati?

R. Il primo studio, pubblicato lo scorso anno, era relativo alle cause di morte di 4200 tossicodipendenti afferenti ai SAT di Roma nel periodo 1980-1988. Come era prevedibile, abbiamo notato come le overdose fossero la causa principale di morte per i soggetti studiati, ma il maggiore e più allarmante risultato è che a Roma nella fascia di età 15-35 anni il 16% delle morti fra i maschi e circa il 9% fra le femmine sono imputabili alla tossicodipendenza. Ciò significa che in città 1 ragazzo su 5 muore a causa delle modalità collegate all'assunzione di sostanze psicotrope: e significa pure che a Roma i tossicodipendenti maschi con età fra i 15-35 anni hanno una mortalità circa 10 volte superiore ai loro coetanei. Sono dati estremamente preoccupanti e stiamo allargando questo studio ad altre città italiane, come Torino, Milano e Firenze, New York ed altre aree urbane in Gran Bretagna, Olanda e Spagna, proprio per capire se questi dati sono una peculiarità di Roma o rientrano in un quadro più generale.

Proprio per questo abbiamo avviato uno studio specifico sulle morti per overdose, anche al fine di individuare i fattori di rischio che sono molto importanti. In questa ricerca, ad esempio, abbiamo notato che nei tossicodipendenti il numero di morti per AIDS è inferiore rispetto a quello 'previsto' in base all'incidenza del virus Hiv in quella popolazione perché queste persone muoiono prima di overdose che di Aids.

Quindi abbiamo selezionato dallo studio precedente 81 casi di morti per overdose e li abbiamo comparati con 324 casi di controllo. I risultati di tale studio, che non sono ancora stati pubblicati, evidenziano come i soggetti che sono in trattamento terapeutico hanno molte meno probabilità di morire per overdose rispetto a quelli che lo hanno abbandonato. I tossicodipendenti che hanno interrotto un trattamento terapeutico nell'arco di tempo che va da un mese ad un anno hanno infatti circa 8 volte maggiori probabilità di morire per overdose rispetto a chi non è ancora in trattamento. Così come chi non è sposato ha circa 3 volte maggiori probabilità di morire di chi non è sposato.

D. Per quali motivi si verifica questa situazione?

R. Non possiamo ancora dare interpretazioni certe e univoche a questi dati, però possiamo certamente affermare che per cercare di ridurre le morti per overdose occorre intervenire verso chi abbandona i trattamenti terapeutici.

Ciò significa andare a cercare chi va via dai servizi pubblici o chi non ce la fa ad entrare in comunità, soprattutto avviando o potenziando le attività di unità di strada. E significa anche una completa revisione della strategia dei servizi pubblici, i cui operatori dovrebbero centrare la loro attenzione verso chi abbandona l'iter terapeutico piuttosto che dedicare tutte le loro energie a chi è in trattamento.

D. Oltre a questo, cosa si potrebbe fare immediatamente per ridurre le morti per overdose?

R. Credo che una delle prime cose da fare sia avviare un vero e proprio programma mirato alla sopravvivenza dei soggetti 'colpiti' da overdose. A Roma la situazione da questo punto di vista è disastrosa come dimostrano recenti fatti di cronaca (la morte di una persona in overdose al pronto soccorso del Policlinico Umberto I dopo 15 ore di agonia, N.d.R.). Questo programma dovrebbe prevedere innanzitutto uno specifico addestramento del personale che interviene sulle emergenze: che io sappia, soltanto a Firenze esiste un vero e proprio programma mirato a 'salvare' i soggetti in overdose e penso che sia utile estendere questo tipo di iniziativa anche ad altre città.

D. Come giudica il 'balletto' di cifre ed interpretazioni che ogni tanto si verifica sui dati dei morti per overdose, basandosi sulla sua esperienza di ricercatore e dirigente di una struttura pubblica?

R. Purtroppo è un vizio molto diffuso quello di utilizzare a sproposito i 'numeri' relativi alle morti per overdose, o ad altri fenomeni, al fine di dimostrare che una certa teoria, o ideologia, è corretta o sbagliata; ciò, di per sé, ha come unico effetto quello di squalificare chi utilizza strumentalmente questi dati, anche se molti mass media 'abboccano' più o meno volontariamente. In particolare i dati delle morti per overdose non consentono nessun tipo di interpretazione che abbia un minimo di scientificità perché non esistono altri parametri con cui si possono confrontare. Infatti, la riduzione o l'aumento del numero di morti per overdose che si verifica in un certo anno rispetto ad un altro non significa nulla se non sappiamo se la popolazione dei tossicodipendenti è, nello stesso periodo, aumentata, diminuita o rimasta stabile. Ad esempio, se ipotizziamo che in un determinato anno le morti per overdose sono diminuite del 5% rispetto all'anno precedente ma sappiamo pure che il numero dei tossicodipe

ndenti, nello stesso periodo, è diminuito del 10%, ci troviamo di fronte ad un incremento del 5% della mortalità per overdose e non ad una sua riduzione.

Infine, un altro elemento che incide sulla validità dei dati sulle morti per overdose che vengono diffusi è che la loro raccolta è eseguita da due organismi, il Ministero degli Interni e quello della Sanità, che hanno due metodologie diverse: il primo si basa sui rapporti delle forze di polizia mentre il secondo sulle cause dei decessi accertate dai sanitari e riportate nei certificati di morte. Quindi, non è detto che i dati forniti da un Ministero corrispondano a quelli dell'altro perché ci possono essere differenze, in più o in meno, anche vistose. In definitiva non conosciamo veramente quante sono le persone che ogni anno muoiono in Italia.

 
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