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Conferenza droga
Radio Radicale Roberto - 21 maggio 1992
GIUSTIZIARLI E' MALE PERDONARLI E'PEGGIO

Nazioni Unite. Le nuove vie dell'eroina e della cocaina: ne parla Giorgio Giacomelli, il funzionario italiano che dirige la lotta dell'Onu contro i trafficanti internazionali di droga.

di Pietro Pietrucci - L'Espresso, 19 gennaio 1992

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»Una mappa aggiornata del traffico internazionale di stupefacenti? Ormai ci vuole il mappamondo per tracciarla. Prendiamo l'Africa, che fino a pochi anni fa era fuori dal giro. E' bastato negli ultimi anni che le rotte balcaniche si facessero insicure ed ecco che i signori della droga hanno scoperto con quanta facilità si possano usare paesi come Ghana e Nigeria. Oggi la metà dei corrieri che battono l'Europa sono nigeriani. E per di più in un contesto fragile come quello africano, il traffico ha indotto produzione, raffinazione, consumo generalizzato. Riceviamo ogni giorno qui alle Nazioni Unite appelli di governi africani che ci chiedono consigli .

A descrivere così l'evoluzione del traffico internazionale degli stupefacenti è il vicesegretario dell'Onu Giuseppe Giacomelli, 60 anni, che da un anno dirige l'Undcp, l'agenzia anti-droga voluta dall'Assemblea generale dell'Onu.

»Lo sbarco della narcoeconomia in Africa , spiega Giacomelli, »è solo una delle novità di questo fine secolo. Le cose stanno cambiando in fretta anche in Europa, dove la metamorfosi in atto in tutto l'est ha già aperto grandi mercati al consumo e nuovi canali al riciclaggio del denaro. Cambiano le cose in Asia dove, per fare un esempio, lo spauracchio dell'Hiv ha spinto le riservatissime autorità cinesi a rompere un silenzio-droga durato 40 anni. Qualche mese fa il primo ministro cinese mi ha raccontato come le regioni meridionali siano di nuovo assediate dalla droga: da una parte i grandi produttori e i raffinatori di Birmania e Laos, dall'altra i grandi trafficanti di Hong Kong e Macao. Pechino chiede aiuto perché è di nuovo in guerra contro la droga. Il governo indiano, che per fare una politica di contenimento ha rastrellato sul mercato nazionale e immagazzinato 2 mila tonnellate di oppio, chiede aiuto alla comunità internazionale per liberarsi di questo fardello. Il Pakistan per aver chiuso un occhio su

l traffico di stupefacenti prodotti in Afghanistan, in pochi anni si è ritrovato con un milione di eroinomani in casa .

Ambasciatore Giacomelli, fino al '90 l'ex magistrato italiano Giuseppe Di Gennaro dirigeva il principale organismo Onu antidroga, l'Undcp, adesso è lei a dirigerlo. Come mai sempre funzionari italiani?

»Perché l'Italia è stata il principale finanziatore dell'Undcp e si accolla il 42 per cento del bilancio dell'Undcp che è di circa 70 milioni di dollari. Il secondo sponsor sono gli Stati Uniti che finanziano il 15 per cento del nostro budget .

Ci si chiede cosa possa fare la vostra agenzia con un centinaio di uomini e un bilancio annuo di 70 milioni di dollari. Pensate davvero di estirpare la coca dalle Ande e l'oppio dal Triangolo d'oro asiatico?

»Non ho difficoltà ad ammettere che i programmi-pilota di riconversione delle coltivazioni di coca e di oppio, come quelli che realizzano nei paesi andini, sono esperimenti preziosi ma che valutati nel loro insieme grattano ai margini della grande piaga. Il grande business della droga ha tali mezzi e tale inventiva che se anche riuscissimo un giorno, per ipotesi, a estirpare fin l'ultima pianta di coca e papavero, il giorno dopo il mondo verrebbe invaso dalle droghe sintetiche. Che già occupano una fetta crescente del mercato .

Ma ci sono paesi, come Bolivia, Colombia, Perù, Birmania, che non fanno più mistero di contare "anche" sulla narcoeconomia per evitare esplosioni sociali. Che alternativa concreta hanno da offrire i paesi ricchi ai paesi che vivono parzialmente di coca e di papavero?

»Il nodo Nord-Sud si ripropone anche qui. E allora, dico io, per dare un senso all'"approccio globale" che auspica l'Onu bisogna ragionare in grande, coinvolgere coloro che detengono le leve della macroeconomia, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario, il Club di Parigi. Una prima idea "globale" cui sto lavorando riguarda il debito estero, il più grave handicap che ipoteca il futuro dei paesi in via di sviluppo. Visto che la comunità internazionale da qualche tempo ha preso a "premiare", con abbuoni sul debito, i paesi poveri che contribuiscono alla protezione di un bene di tutti come l'equilibrio ambientale, perché non seguire la stessa via con chi s'impegna a combattere il narcotraffico? L'Undcp è già al lavoro in questa direzione .

Torniamo alla cose concrete. Ha forse ragione Amnesty International quando si preoccupa dei diritti umani violati in nome della guerra agli stupefacenti?

»La mobilitazione su scala mondiale spinge sempre più paesi a pene severe, a estendere l'uso o a introdurre la pena di morte per reati connessi con la droga. Sono su questa strada Cina, Malaysia, Thailandia, Singapore, molti paesi arabi. Alcuni degli Stati Uniti hanno riesumato la camera a gas. E' vero che noi spingiamo alla severità e che migliaia di uomini ogni anno vengono giustiziati. Personalmente io sono contro la pena di morte, ma il mio compito è quello di chiedere a tutti i governi del mondo l'applicazione dei trattati .

La strage, insomma, è inarrestabile?

»Qualcosa si può fare. Prendiamo Singapore, dove ti impiccano se hai addosso 11 grammi di eroina. Chi e come decide se nella "roba" che hai addosso ci sono effettivamente i famosi 11 grammi di eroina allo stato puro? La vita di molti uomini può dipendere dalla capacità di un laboratorio di analisi che sappia distinguere le droghe da altre sostanze di taglio. Ebbene, la consulenza per così dire farmaceutica che noi forniamo a polizie e magistrature del mondo intero può strappare molte vite al patibolo .

C'è la stessa vocazione alla severità nel formulare le leggi contro il riciclaggio dei narcodollari, che riguarda più i paesi ricchi che i paesi poveri?

»Solo negli ultimi anni. C'è l'esempio della Svizzera, che dopo molte resistenze ha capito di dover rendere trasparente il suo sistema bancario. Purtroppo altri governi europi, non solo fra i nuovi liberali dell'Est, cedono alla tentazione di occupare il vuoto lasciato alla Svizzera .

 
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