(da ASPE n. 8 - 30 aprile 1992)_______________________________________________________________Secondo Rosa Russo Jervolino, l'applicazione della legge 162 è costantemente monitorata. Intervistata da ASPE, tratteggia un bilancio delle attività di ricerca e conoscenza del fenomeno
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Tossicodipendenza, ricerca, accessibilità dei dati e trasparenza delle fonti e delle metodologie: su questi temi nel numero scorso (7/92, n. 92.0253 e seguenti) ASPE ha raccolto il parere e l'esperienza di numerosi operatori e ricercatori. Ora diamo la parola al ministro degli Affari Sociali Rosa Russo Jervolino.
D. - Nella recente relazione del 31 gennaio 1992 sull'applicazione della legge 162, nel capitolo dedicato alla documentazione e alla ricerca, si sottolinea il perdurare di alcuni problemi sia di integrazione tra Ministeri (Sanità e Interno) per quanto concerne i dati sul fenomeno, sia di trasmissione di dati all'Osservatorio permanente (vedi il caso della Lombardia). Quali sono i passi che si intende compiere, e in che tempi, per risolvere questi problemi? E con quale divisione delle competenze?
R. - Sarebbe giusto rilevare come non sia riscontrabile in alcun altro Paese né tantomeno nel nostro, in relazione ad altre leggi, una analoga documentazione sull'andamento di una legge che non ha ancora due anni di vita. E come voi avete subito rilevato non si è sottaciuto alcun dato, convinti come siamo che solo da un'analisi completa della situazione, da una valutazione dei singoli metodi applicati e dei rispettivi risultati sia possibile ottenere un quadro che consenta tutte le opportune eventuali modifiche. In questo contesto mi pare più che accettabile il fatto che persistano alcuni problemi di integrazione fra le varie attività e responsabilità di monitoraggio. I passi che abbiamo attivato da tempo per risolvere la questione della lettura e della raccolta dei dati sono numerosi ed il miglioramento della qualità della documentazione prodotta mi sembra la dimostrazione migliore. Inoltre nell'ambito del Comitato Nazionale di coordinamento per la lotta alla droga, una delle tante innovazioni introdotte da
lla nuova legge, sono stati istituiti tre gruppi di lavoro con l'obiettivo di approfondire gli aspetti più salienti della legge: la prevenzione, la formazione e, appunto, il sistema di rilevamento dei dati e la loro ottimizzazione e razionalizzazione. Formato da esperti dell'Istituto Mario Negri, del Cnr, dell'Istituto Superiore di Sanità, dei Sert, di organizzazioni di volontariato e presieduto dal sen. Condorelli, il gruppo si è posto l'obiettivo di individuare i dati più significativi per una corretta interpretazione del fenomeno delle tossicodipendenze e delle modalità che ne garantiscano la raccolta rapida, omogenea ed affidabile. In questo ambito sono stati presi in esame anche i casi di sovrapposizione verificatisi finora e si stanno studiando schede di rilevamento strutturate in modo sia da risolvere, in via definitiva, questo problema, sia da accelerare la raccolta di informazioni a livello periferico. Credo che i positivi effetti di questo gruppo di lavoro li potremo riscontrare nel corso della pro
ssima relazione al Parlamento che renderemo nota l'11 luglio 1992, in occasione del secondo anniversario dell'entrata in vigore della legge e che sarà, voglio ricordare, la quarta in 24 mesi a fronte delle due (1 all'anno) richieste dall'art.1 del T.u. delle leggi in materia di droga. Mi si consenta, a questo proposito, di ricordare che del Comitato di coordinamento per la lotta alla droga, di cui ho fatto cenno poc'anzi, fanno parte, per decreto del Presidente del Consiglio, anche dieci esperti. Fra questi c'è anche Don Ciotti che - contrariamente a quanto è stato detto sulla stampa - viene puntualmente e regolarmente invitato ai lavori così come è stato invitato a far parte dei sottogruppi (compreso quello sul monitoraggio dei dati) ai quali, partecipando direttamente o attraverso un esperto da lui designato, potrebbe dare un grande un grande contributo.
D. - I dati forniti nei giorni scorsi direttamente dalle forze di polizia - l'Osservatorio permanente dichiara di aver bisogno di più tempo per una elaborazione approfondita - parlano di una diminuzione dei decessi di overdose nel primo trimestre del '92. Quali possono essere i motivi di una così repentina e notevole inversione di tendenza?
R. - Innanzitutto, sgombriamo il campo da due affermazioni fonte di violenta polemica non certo voluta né tantomeno alimentata da noi. Abbiamo sempre sostenuto che utilizzare il solo dato dei decessi per overdose è un modo scorretto e parziale per analizzare l'andamento di una legge. La delicatezza e la gravità del fenomeno, infatti, impongono un'attenzione globale alla sua evoluzione ed all'interpretazione attendibile di tutti gli indicatori disponibili. Per questo motivo noi ci asteniamo dal diffondere solo questo tipo di dati ma parliamo anche delle attività di prevenzione (quest'anno sono stati presentati, per il finanziamento attraverso il Fondo Nazionale di Intervento per la lotta alla droga, 1710 progetti comunali e 63 progetti regionali), dei nuovi servizi pubblici che sono stati aperti, dall'incremento dei tossicodipendenti che ricorrono ai Sert ed alle comunità per disintossicarsi, dei dati raccolti dalle Prefetture sul numero di giovani che vi si recano per il colloquio. Dati anch'essi spesso stru
mentalizzati quando vengono utilizzati in modo parziale. Quando il Prefetto Sotgiu, al quale va tutta la nostra stima ed ammirazione per l'impegno e la competenza con cui si dedica alla difficile battaglia contro il narcotraffico, ha diffuso gli ultimi dati sulla diminuzione dei decessi lo ha fatto solo rispondendo ad un giornalista che - tanto per cambiare - affermava che la legge non funziona perché i morti continuano ad aumentare. L'altro fatto che ritengo opportuno chiarire è questa supposta differenza fra forze di Polizia ed Osservatorio permanente nel rilevamento dei dati. L'Osservatorio permanente acquisisce i dati sui decessi, sui sequestri e sugli arresti per spaccio di stupefacenti solo dalla Direzione centrale per i servizi antidroga diretta dal Prefetto Sotgiu, cioè proprio dalle forze di Polizia. D'altra parte è singolare che nessuno contesti queste cifre, quando denunciano un peggioramento della situazione, mentre si assiste ad una levata di scudi, da parte di chi ha interesse a dimostrare il f
allimento di una politica che si sta muovendo nella giusta direzione, non appena gli stessi metodi di rilevamento forniscono dati diversi. Una politica efficace è il risultato di una rete complessa di interventi i cui esiti non possono essere misurati dall'oggi al domani sulla base di notizie parziali, ma si devono riscontrare in un quadro di valutazione che tenga conto della globalità della situazione, della gradualità del suo miglioramento e di tutte le variabili in causa. La parcellizzazione delle informazioni, il concentrare l'attenzione solo su alcuni dati, magari eclatanti ma non esaustivi, non può contribuire ad un giudizio obiettivo su quanto è stato fatto o indicare possibili aggiustamenti di rotta per il futuro. E soprattutto è negativo l'atteggiamento, ormai abbastanza diffuso, di chi, strumentalizzando questo o quel dato, pretende di dare giudizi definitivi sulla validità della legge. Confermo comunque che noi consideriamo il dato relativo all'attuale diminuzione di decessi con estrema cautela e
non lo riteniamo necessariamente un segnale definitivo di un'inversione di tendenza. Per noi, ogni vita che si spegne è una sconfitta. Il nostro obiettivo non è la diminuzione ma l'eliminazione delle morti per droga. Per questo il nostro invito continuo è: meno polemiche sterili ed inutili e più lavoro comune. In ogni modo è impossibile negare che ora vi è una maggiore attenzione, da parte di tutti, verso i terribili rischi che la droga comporta e finalmente sono stati messi in atto interventi preventivi, riabilitativi e di reinserimento sociale. In questo il comune di Firenze è un esempio da imitare. I loro dati sulle overdose fauste sono incoraggianti.
D. - I dati forniti dalla stessa fonte sul sequestro di crescenti quantità di sostanze, se testimoniano un'accresciuta capacità delle forze dell'ordine su questo terreno, non dicono direttamente nulla sulle reali dimensioni del mercato. Quali indicatori, quali variabili ritenete rilevanti nella valutazione delle stime sul mercato illegale delle droghe?
R. - Come può essere possibile definire le "reali dimensioni" di un fenomeno illecito e quindi, per sua natura sommerso? Comunque alla definizione delle dimensioni del mercato della droga concorrono diversi fattori, agenti sui versanti della domanda e dell'offerta. Proprio in considerazione della rilevante quantità di "sommerso" che lo caratterizza, non è possibile pensare di individuare un unico indicatore o variabile in grado di misurarlo. Pertanto bisogna muoversi nella sfera delle stime, più o meno attendibili, in conseguenza sia della diversa combinazione degli elementi che le compongono, sia dell'impossibilità di quantificare la produzione in zone geografiche "inaccessibili" ad ogni valutazione. Il sequestro di stupefacenti può pertanto essere ritenuto soltanto un indice delle quantità che i narcotrafficanti tentano di immettere sul mercato e, in correlazione alla stime sulla produzione annua delle diverse sostanze, uno degli indicatori dell'offerta. Da questo punto di vista è innegabile che gli increm
enti delle cifre riguardanti i sequestri sono - anche temporalmente - conseguenti all'entrata in vigore della nuova normativa antidroga ed alla applicazione dei nuovi, più efficaci strumenti tecnici e giuridici a disposizione delle forze di Polizia. Sul versante della domanda, un indicatore assai importante (in assenza di ogni possibilità di "schedatura" dei tossicodipendenti) è dato - assieme ai decessi per overdose, ed all'età media delle persone decedute - dal numero di richieste di aiuto alle strutture di assistenza e recupero. Come risulta dalle rilevazioni dell'Osservatorio permanente, anche in questo caso si registra un progressivo aumento (circa 60000 unità al 31.12.91) che non può non essere posto in relazione con l'entrata in vigore delle nuove misure in tema di prevenzione e recupero. Altri criteri di rilevazione, legati ad analisi socio-sanitarie su determinati campioni di popolazione o in aree urbane "a rischio", possono far emergere interessanti dati a livello locale ma non possono essere gener
alizzati.
D. - Nel maggio del '91, una circolare ministeriale invitava le Prefetture a non fornire più ad associazioni o altri enti i dati sulla legge 162. Non le pare che questo possa ledere il diritto di accesso all'informazione e soprattutto creare una situazione in cui, a causa di questa minore trasparenza, si moltiplicano le polemiche sulle metodologie e sull'elaborazione dei dati raccolti?
R. - Prima di tutto vorrei sottolineare che quella circolare non è stata emanata dal mio Dipartimento né risulta essere stata diramata dal Ministero dell'Interno. Comunque si tratta di un falso problema. Per legge (art.1) l'Osservatorio permanente è uno strumento del Comitato Nazionale di coordinamento per la lotta alla droga, che ha sede presso la Presidenza del Consiglio. Ogni qualvolta organismi, enti od associazioni, così come giornali ed altri interessati, si sono rivolti alla Presidenza per avere informazioni ed elementi sull'andamento della legge hanno sempre riscontrato massima disponibilità. Mi pare inoltre che quello che ormai noi chiamiamo lo "sportello antidroga" istituito presso il Dipartimento Affari Sociali per fornire informazioni sulla legge, sulla prevenzione, sulle conseguenze dannose delle droghe e sulle istituzioni deputate al recupero, sia la migliore dimostrazione del dialogo aperto che ormai si è stabilito con i cittadini. Certo, se chi viene invitato a lavorare con noi, anche per con
tribuire a combattere pregiudizi, strumentalizzazioni, ostacoli burocratici ed i cultori di questo mercato di morte, ci aiutasse sempre di più, sono certa che faremmo passi avanti fondamentali nella sfida contro la droga che, comunque, le istituzioni hanno il dovere di impegnarsi a vincere.