DROGA E ALCOLISMO CONTRO LA VITAVI Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari
21-23 novembre 1991, Città del Vaticano
Qui di seguito la sintesi degli interventi così come pubblicata da
ISIS-Informazioni Stampa Interesse Sanitario
supplemento al n.6, lunedì 3 febbraio 1992
NB: Il testo ha una dimensione di circa 140000 caratteri
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UNA TERAPIA D'AMORE CONTRO LA DROGA
Alfonso Lòpez Trujillo
Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia
La VI Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari, dedicata al problema della droga e dell'alcolismo, ha preso avvio con la prolusione del Cardinale Alfonso Lòpez Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia: "Siamo davanti ad una nuova forma di schiavitù che opprime il mondo", ha detto il Cardinale Lòpez Trujillo.
Una schiavitù, questa della droga, per combattere la quale occorre mettere a punto una strategia globale di prevenzione: la Chiesa intende accompagnare le vittime della droga "lungo il cammino della speranza", ponendosi come guida verso la libertà.
La società dal canto suo deve proporsi un fondamento morale, in quanto non potrà mai avere uno sviluppo coerente ai margini dell'etica. "11 fenomeno della droga - ha proseguito il Cardinale Lòpez Trujillo - deriva dall'avanzato stato di asfissia etica in cui si trova la società, dalla mancanza di ideali che conducono i giovani a ricorrere alla droga, quale viaggio compensatore alla ricerca di una felicità che sfugge". Ma il primo luogo di educazione e prevenzione è rappresentato dalla famiglia, che per prima deve trasmettere questi valori morali. E' infatti dalla disgregazione o dalla debolezza della famiglia che dipende la "fuga" dei giovani, paragonata dal Cardinale alla fuga del "figliol prodigo".
"Occorre colmare il vuoto esistente - ha concluso - con una terapia di amore, affetto e solidarietà".
L'IMPORTANZA DEI VALORI MORALI E RELIGIOSI
Manuel Velasco Suàrez
Direttore dell'Istituto Nazionale di Neurologia e di Neurochirurgia, Segretario Generale del Consiglio Nazionale della Sanità del Messico
Sull'importanza dei valori morali e religiosi ha insistito Manuel Velasco Suàrez, Direttore dell'Istituto Nazionale di Neurologia e di Neurochirurgia, Segretario Generale del Consiglio Nazionale della Sanità del Messico.
Suarez ha infatti sostenuto che una valida strategia di recupero e di prevenzione è rappresentata dai valori etici e religiosi che ispirano nei giovani l'amore verso se stessi e verso la vita.
Sono infatti i giovani a rappresentare il gruppo di popolazione più a rischio. il consumo di droga negli ultimi anni è aumentato notevolmente per l'appunto tra i giovani. Suarez ha inoltre ricordato che la droga comporta la perdita della dignità umana, sottolineando le pratiche diffuse tra i tossicodipendenti (prostituzione, promiscuità).
USO, ABUSO E DIPENDENZA
Herbert Kleber
Vice-Direttore per la riduzione della domanda dell'Istituto Nazionale del Controllo della Droga (USA)
L'uso di sostanze lecite ed illecite rappresenta un problema comune a tutti i Paesi del mondo, che coinvolge tutte le classi sociali, etniche ed economiche delle vane società. Un fenomeno al quale si collegano problemi relativi alla salute pubblica ed alla violenza dilagante nelle nostre città.
Ciò è quanto affermato da Herbert Kleber, Vice-Direttore per la riduzione della domanda dell'Istituto Nazionale del Controllo della Droga degli Stati Uniti.
L 'uso di droghe allo stato puro - ha aggiunto - è meno dannoso e crea meno dipendenze delle stesse sostanze elaborate chimicamente. Il traffico illecito di sostanze stupefacenti, tuttavia, ha creato una vera e propria industria per la lavorazione ed il trattamento delle sostanze tossiche. Cosa può spingere una persona a provare una sostanza illecita?
Questa decisione può derivare da diversi fattori, spesso non patologici. L'abuso e la dipendenza derivano, quasi sempre, da complessi fenomeni biopsicosociali, spesso associati a gravi fattori di rischio. Più intensa è la presenza di fattori di rischio, maggiore è la possibilità dell'inizio di dipendenza dopo il tentativo iniziale. Esistono tuttavia fattori protettivi, ha concluso Kleber - che devono costituire valide basi di partenza per la prevenzione. Proprio sulla prevenzione occorre infatti concentrare gli sforzi, in quanto una volta raggiunta la dipendenza il trattamento diviene problematico e le ricadute molto comuni.
LA COCAINA DELLE ANDE: ASPETTI CULTURALI E MEDICI
Zdzislaw Jan Ryn
Professore di psichiatria all'Accademia di Medicina di Cracovia, Ambasciatore della Polonia in Cile
Zdzislaw Jan Ryn, Professore di psichiatria all'Accademia di Medicina di Cracovia, nonché Ambasciatore della Polonia in Cile, ha messo a fuoco il significato culturale e le conseguenze per la salute della masticazione delle foglie di coca nella regione andina.
Secondo la Commissione dell'ONU - ha ricordato - la masticazione delle foglie di coca non può considerarsi una forma di tossicomania, nel senso medico della parola. Un'abitudine che non può essere eliminata radicalmente e immediatamente in questa regione: si tratta infatti di un elemento centrale della cultura, della religione e dello stile di vita della popolazione indigena.
La masticazione delle foglie di coca è infatti uno dei più antichi costumi degli abitanti dell'America Latina, e costituisce anche un elemento importante della medicina popolare. Si tratta di un simbolo culturalmente definito di appartenenza ad un gruppo sociale: rafforza l'unificazione e l'identificazione del gruppo sociale.
Una delle tante leggende peruviane dice che le foglie della coca furono portate dagli dei all'Isola del Sole. Erano considerate "piante divine" perché erano fonte di forza e simbolo di riproduzione. Le foglie di coca venivano addirittura messe nella bocca dei morti affinché la loro anima potesse trarne forza.
Gli Incas credevano nella forza della cocaina per aumentare le capacità intellettive. Era anche utilizzata come anestetico nelle trapanazioni del cranio.
Le maggiori piantagioni di coca si trovano in Perù e in Bolivia. Gli indios fanno uso di cocaina per lavorare, per combattere la fame e per proteggersi dal freddo. Alcuni esperimenti hanno infatti dimostrato che la coca produce un moderato aumento della temperatura del corpo, quindi protegge gli individui dal freddo esterno, soprattutto alle elevate temperature.
L'ALCOOL, LA DROGA ED IL VALORE DEL CORPO UMANO
Rev. Prof. Bonifacio Honings
Professore di Teologia Morale alla Pontificia Università del Laterano, Roma
Il Reverendo Bonifacio Honings, Professore di Teologia Morale alla Pontificia Università del Laterano a Roma, ha proposto nel suo intervento il valore del corpo umano quale arma per combattere, specialmente a livello di prevenzione, la dipendenza psichica e fisica degli alcolisti e dei drogati.
"Tutti gli specialisti - ha ricordato - concordano nell'affermare che il dipendente sarà notevolmente aiutato a ritrovare se stesso ed a prestare la massima collaborazione con il programma del trattamento se gli verrà prospettata una forte motivazione".
Le semplici campagne informative relative alle conseguenze determinate dall'abuso di alcool e di droga non sono riuscite a frenareºare questo fenomeno: "Ecco perché - ha proseguito - intendo aprire il ventaglio del significato antropologico e teologico del corpo umano, sulla base dell'antropologia biblica del Vecchio e del Nuovo Testamento".
Dal Vecchio Testamento emerge infatti una visione totalizzante e personalizzante dell'uomo: la terminologia biblica non conosce, infatti, un campo carnale ed uno spirituale nel senso dualistico del nostro linguaggio moderno. "L'antropologia biblica - ha proseguito il Reverendo Honings - ci porta dunque lontano da ogni visione dicotomica dell'uomo: I'esistenza corporea è intimamente connessa con l'essere religioso dell'uomo e quindi l'uomo deve entrare, con il suo corpo, in un rapporto dialogante con Dio. Il valore del corpo umano impone dunque all'uomo di fare ogni sforzo per non schiavizzarlo, in quanto così esige la dignità stessa dell'uomo".
Per quanto poi riguarda il Nuovo Testamento, il Reverendo Honings ha ricordato la concezione del corpo di San Paolo: I'Apostolo parla in maniera negativa del corpo quando designa con esso la carne, la tendenza al peccato, la quale giustamente va distrutta, trattata duramente e trascinata in schiavitù. Altrimenti esalta il valore del "soma" perché esprime tutto l'uomo nella sua realtà, soprattutto in rapporto con Cristo.
"L'alcolismo e la tossicodipendenza - ha concluso - impediscono invece all'esistenza somatica di realizzarsi. Sì dunque all'uso moderato dell'alcool e sì alla liberazione da qualsiasi tipo di dipendenza dalla droga. Possa il valore del corpo condurre l'uomo a non rendersi schiavo dell'alcool e della droga, ma a darsi liberamente a Cristo perché Egli possa attraverso la mediazione corporea offrire a Dio sacrifici spirituali e penetrare tutto il creato della sua gloria".
LA DROGA E LA DISTRUZIONE DEL TESSUTO SOCIALE
Michel Schooyans
Professore di Filosofia politica, d'Ideologia contemporanea e di Morale sociale all'Università di Lovanio (Belgio)
Michel Schooyans, Professore di Filosofia politica, d'Ideologia contemporanea e di Morale sociale all'Università di Lovanio, ha spiegato quali effetti distruttori la droga esercita sui tessuti sociali, ricorrendo alle risorse della filosofia contemporanea, della antropologia filosofica contemporanea, con particolare riferimento alle correnti esistenzialista e personalista, e della filosofia politica.
Dopo aver illustrato questi tipi di risorse filosofiche, ed aver spiegato come queste consentono una maggiore comprensione degli effetti dissolventi esercitati dalla droga sull'individuo, sulla famiglia e sulla società, Schooyans ha dimostrato che questo apporto della filosofia rinforza alcune pratiche terapeutiche attualmente utilizzate.
L'AIUTO DATO DALL'EPIDEMIOLOGIA ALLA COMPRENSIONE DEL FENOMENO DELLA TOSSICOMANIA
Lloyd Johnstone
Direttore dell'Istituto per la Ricerca Sociale all'Università del Michigan (USA)
Nel suo intervento Lloyd Johnston, Direttore dell'Istituto per la Ricerca Sociale all'Università del Michigan, ha sostenuto che nel campo della tossicomania il comportamento umano è direttamente influenzato dalle condizioni sociali e che, pertanto, il contesto sociale e le strutture normative sono i responsabili morali della tendenza alla tossicodipendenza.
L'uso di droga non colpisce soltanto gli strati sociali economicamente più deboli o i gruppi di minoranze etniche, come si crede generalmente - ha sottolineato - ma si estende anche a tutte le altre categorie di persone. La revisione delle norme concernenti l'uso di droga ed un maggiore interesse sociale verso la salute pubblica sono, secondo Jhonston, le vie maggiormente efficaci per ridurre l'uso di sostanze tossiche.
DROGA: UN PROBLEMA CHE RIGUARDA TUTTA L'UMANITA'
Valentin Pokrovskij
Presidente dell'Accademia delle Scienze Mediche dell'Urss
Solo una maggiore comprensione dei meccanismi che sono alla base del fenomeno della tossicodipendenza potrà aiutare la ricerca medica ad identificare valide strategie di prevenzione. Occorre dunque un efficace programma di ricerca, al quale partecipino tutti gli organismi internazionali. Lo ha sostenuto Valentin Pokrovskij, Presidente dell'Accademia delle Scienze Mediche dell'URSS.
Il problema fondamentale connesso all'uso di droga - ha detto ancora - è da individuare in primo luogo nel collegamento tra questo fenomeno e gli aspetti sociali, economici, e medici della società moderna. Le minacce a cui l'uso di droga sottopone le nostre società sono molteplici, ed interessano sia i Paesi industrializzati che quelli in via di sviluppo. Dall'aumento della morbosità alla piaga dell'AlDS.
Nell'Unione Sovietica - ha detto - si stima che i tossicodipendenti siano pari allo 0,1-0,2% della popolazione, ovvero siano 300, 600 mila. 1,5 milioni di persone utilizzano poi saltuariamente sostanze stupefacenti.
Da un'indagine effettuata nelle scuole moscovite emerge che il 15,20% degli studenti ha fatto uso di droga. Si stima che solo tra la popolazione studentesca 5 milioni di studenti abbiano provato la droga almeno una volta nella vita.
Un altro gruppo a rischio è quello dei militari. una recente inchiesta ha dimostrato che circa il 27% dei militari ha cominciato ad usare la droga durante il servizio militare.
La quantità di tossicodipendenti è in costante aumento. nel 1987 erano 130 mila contro i 75 mila del 1984. La quantità di persone coinvolte in attività criminali correlate al traffico illegale di droga sono aumentate di due volte dal 1967 al 1975, e di 4 volte dal '77 all'86.
Pokrovskij ha poi ricordato che, sebbene alcune di queste sostanze fossero già usate nel 7 secolo (cannabis), I'inizio della distribuzione più estesa risale alla fine del 19 secolo. Questa tendenza ha trovato la sua espansione verso la metà del nostro secolo, in combinazione col il rapido sviluppo della psicofarmacologia e la creazione di nuove classi di droghe psicotrope.
L'ALCOLISMO: UNA SFIDA PER LE NAZIONI UNITE
Jacek Morawski
Direttore dell'Istituto della Prevenzione dell'alcool e della droga presso l'International Organization of Good Templars (Polonia)
Sulla necessità di puntare ad una collaborazione internazionale per lo sviluppo di campagne e programmi preventivi ha posto l'accento Jacek Morawski, Direttore dell'Istituto della Prevenzione dell'alcool e della droga presso l'International Organization of Good Templars (Polonia).
I problemi costituiti dall'abuso di alcool - ha avvertito - rappresentano infatti uno dei maggiori pericoli per la salute, la ricchezza e lo sviluppo sociale in molti Paesi del mondo. Negli ultimi 30 anni si è registrato un notevole aumento del consumo di alcool ed un conseguente dilagare delle tendenze al bere (aumento di donne e giovani bevitori, aumento della frequenza del bere).
Relativamente all'abuso di alcool, si osservano considerevoli diminuzioni in alcuni Paesi, mentre nei Paesi in via di sviluppo si rileva la tendenza opposta. Esiste inoltre una sorta di rilassamento nelle campagne di controllo antialcoliche di tutte le democrazie dell'Europa centrale ed orientale, che si accompagna ad una crescente attività dell'industria degli alcolici.
Analizzando il collegamento tra il consumo di alcool e la prevalenza di problemi collegati a questo consumo, appare evidente - ha concluso Morawski - che nelle società in cui il consumo di alcool è maggiore, risultano maggiori anche i problemi di natura economica, sociale e sanitaria. Molti di questi problemi derivano dai fenomeni di tossicodipendenza, ma per la maggior parte sono correlati al "normale" uso di alcool.
L'ALCOOL: MORALITA' INDIVIDUALE E MOVIMENTI DI MASSA
Helge J. Kolstad
Presidente Internazionale dell'IOGT (Norvegia)
Helge Kolstad, Presidente dell'IOGT (International Organization of Good Templars), ha sottolineato nel suo intervento l'importanza dei valori morali nella attività di prevenzione della droga e dell'alcolismo. Si tratta, infatti, di un problema complesso, ha proseguito Kolstad. I programmi di prevenzione e di trattamento devono coinvolgere le forze governative come quelle individuali e i singoli cittadini, sulla base di comuni valori e di strategie pluralistiche. In particolare è indispensabile il richiamo a comuni valori morali, secondo Kolstad. La comunità scientifica ha invece sempre scoraggiato l'approccio morale verso gli alcolisti ha ricordato - considerandolo troppo colpevolizzante e, quindi, dannoso. Si sono conseguentemente tralasciati molti controlli sociali informali, al contrario necessari per la conservazione della salute pubblica e della ricchezza sociale.
Su un fronte opposto, esiste un moralismo radicato tendente a condannare oltre misura le persone alcool-dipendenti.
Dovrebbero invece essere messi a punto - ha proseguito Kolstad - standard morali adeguati a promuovere la vita e la salute, senza essere, al tempo stesso, estremamente autoritari.
Kolstad ha quindi posto l'accento sul ruolo del volontariato: I'impegno dimostrato finora dai volontari - ha detto - si è dimostrato di grande efficacia. Questo tipo di intervento può servire da programma iniziale e da tramite per sottoporre il problema alle autorità e per creare aree sociali da utilizzare come modello educazionale contro l'uso di sostanze tossiche di ogni tipo.
Kolstad ha quindi concluso il suo intervento con un appello alla Chiesa Cattolica, perché venga elaborato un programma che punti su una mobilitazione spirituale tesa a recuperare i valori morali necessari a realizzare una corretta prevenzione.
GLI PSICOLETTICI: DALL'USO TERAPEUTICO AL RISCHIO D'ABUSO
Bruno Silvestrini
Professore di Farmacologia e di Farmacognosia all'Università "La Sapienza" di Roma (Italia)
Esistono due tipologie di tossicomania: quella caratterizzata dai fattori ereditari e quella fondamentalmente influenzata da fattori ambientali. Ogni individuo potrebbe, potenzialmente, diventare tossicomane, ma, per far sì che questo avvenga, occorre che si manifesti un concorso di fattori ambientali e costituzionali.
E' questo il tema centrale dell'intervento di Bruno Silvestrini, Professore di Farmacologia e Farmacognosia all'Università "La Sapienza" di Roma.
La tossicomania - ha spiegato - consiste in una trasformazione dello stato fisico e psichico, in conseguenza della quale un individuo perde la capacità di mantenere uno stato accettabile di benessere senza ricorrere alla droga. In mancanza di questa, dunque, si manifestano le crisi di astinenza.
Proseguendo nel suo intervento, Silvestrini ha individuato due categorie per la tossicomania. quella "semplice" e quella "complicata".
La tossicomania "semplice" colpisce persone normali, che sarebbero in grado di condurre una vita regolare se potessero procurarsi legalmente una droga di buona qualità. La dissuefazione costituisce un obiettivo primario per loro, ma se non lo raggiungono, la somministrazione della droga in condizioni rigidamente controllate appare preferibile ai danni, medici e sociali, derivanti dal suo commercio illegale. Ma la droga non può essere liberalizzata, in quanto è estremamente pericolosa. La tossicomania "complicata" è quella che colpisce persone sofferenti di gravi sintomi mentali, come la schizofrenia e la psicosi maniaco-depressiva. La sua percentuale, secondo dati recenti, può raggiungere e superare il 50 per cento. Per queste persone la tossicomania può essere la causa o il prodotto della loro patologia, e la disassuefazione va tentata, ma non è risolutiva ed in alcuni casi può peggiorare il loro stato mentale. Occorre innanzitutto una diagnosi corretta, seguita da provvedimenti terapeutici diversi da caso
a caso e riguardanti le due componenti, ovvero la tossicodipendenza ed i disturbi mentali.
Per combattere la tossicomania si ricorre nella maggior parte dei Paesi alla riduzione della produzione, del commercio e dell'uso della droga, senza tenere in sufficiente considerazione gli aspetti medici della tossicomania.
Occorre invece - ha sostenuto Silvestrini - analizzare attentamente questi aspetti medici, utilizzando tutte le opportunità offerte dalla ricerca e dalle conoscenze scientifiche. Attualmente è possibile mettere a punto sistemi per la somministrazione controllata di droga che ne impediscano il commercio clandestino, nonché efficaci trattamenti farmacologici a favore della disintossicazione. E' imperativo - ha concluso - sottrarre il tossicomane affetto da gravi disturbi mentali alla competenza degli organi di polizia, per affidarlo ad un buon servizio di assistenza sanitaria. "Lo impone non solo la carità cristiana, ma anche il rispetto dei diritti più elementari dell'uomo".
ALCOOL, DROGA E COMPORTAMENTI IN OPPOSIZIONE ALLA VITA
Gonzalo Herranz
Consigliere del Comitato Nazionale di Coordinamento contro la droga Presidente della Commissione Nazionale di Etica Medica (Spagna)
La dipendenza dall'alcool e dalla droga conduce a comportamenti autodistruttivi: su questo tema si è incentrato l'intervento di Gonzalo Herranz, Consigliere del Comitato Nazionale di Coordinamento contro la droga, e Presidente della Commissione Nazionale di Etica Medica (Spagna).
L'alcool e la droga - ha spiegato - rappresentano due manifestazioni del comportamento anti-vita, e conducono spesso alla morte.
Nella donna in particolare causano enormi problemi, come il rifiuto a portare avanti una gravidanza, a causa della perduta fiducia nei confronti della vita. Inoltre esistono innumerevoli problemi biologici che mettono a serio rischio la vita della madre e quella del bambino. mancanza di igiene, alimentazione, anemia, aborti spontanei, infezioni e AIDS.
La dipendenza da droghe in genere causa, oltre alle morti naturali, cioè scatenate dall'ingerimento della sostanza, anche altri comportamenti distruttivi. Tra questi i più frequenti sono il suicidio, specialmente in età giovanile, l'aumento della violenza e degli omicidi, gli incidenti provocati dallo stato di ebbrezza.
E' pertanto difficile quantificare con esattezza quante persone all'anno perdano la vita direttamente o indirettamente a causa della droga o dell'alcool, o quanto questo problema influisca economicamente sui bilanci finanziari dei vari Paesi.
Nella mancanza di dialogo, di fiducia e di desiderio di conoscere a fondo la vita si possono identificare alcuni tra i mali peggiori della nostra società moderna. Sono proprio questi elementi che scatenano quell'atteggiamento anti-vita che è spesso causa del ricorso alle sostanze tossiche.
"Nell'uomo moderno - ha concluso Gonzalo Herranz - sono scomparsi quei sentimenti e quei valori che lo caratterizzavano un tempo: il valore della vita di un essere umano, il valore del dialogo con Dio e con gli altri uomini hanno lasciato il posto a nuovi e diversi valori, come quelli economici e sociali.
Il peso che oggi si attribuisce alla morte e, quindi, alla vita è minimo. Le migliaia di vite, ad esempio, che vengono falciate annualmente attraverso l'aborto o la contraccezione non riescono più a farci riflettere. La nostra sensibilità è ormai ridotta a poca cosa. La figura umana sta cambiando. La mentalità meccanicista sostiene che la vita dell'uomo può essere semplificata in termini di molecole e meccanismi, quindi in termini di elementi non viventi. In questo contesto le piaghe dell'alcool e della droga trovano il loro terreno naturale, in una società in cui vivere e morire è soltanto una questione di molecole".
CONVERGENZA DELLA RELIGIOSITA' E SPIRITUALITA' PER LA DIGNITA' DELLA PERSONA
Elio Toaff
Gran Rabbino della Comunità Ebraica di Roma
E' nella tradizione religiosa che si può trovare la risposta ad un fenomeno, quello della droga, che sta assumendo proporzioni sempre maggiori. Lo ha sostenuto Elio Toaff, Gran Rabbino della Comunità Ebraica di Roma.
"La droga - ha detto - costituisce una violazione della dignità della persona umana". Una dignità che nasce, secondo il pensiero ebraico, dalle facoltà intellettive che distinguono l'uomo, e dalla sua capacità di scegliere tra il bene ed il male.
"Perché la Bibbia racconta che l'uomo venne creato da solo? Perché, secondo l'interpretazione rabbinica, ogni uomo è potenzialmente l'origine di un intero mondo, dunque distruggere un solo uomo significa distruggere potenzialmente un intero mondo". Per questo motivo le autorità religiose dell'ebraismo si sono pronunciate contro la droga, perché per l'appunto costituisce un pericolo per la salute psichica e fisica dell'uomo.
"Un uomo che - ha concluso Toaff - è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, e che non può essere dunque considerato padrone del proprio corpo: ogni uomo ha il dovere di custodire con cura il proprio corpo, uno strumento che ci è stato dato a disposizione per raggiungere un certo fine, e del quale potremmo essere chiamati a rendere conto in ogni momento".
La difese della dignità umana discende nell' ebraismo da una rigorosa concezione di fede religiosa, ma non può dissociarsi da un impegno pratico di realizzazione di una società giusta senza la quale il richiamo ad un'esperienza di fede si svuota e si contraddice .
SOBRIETA': SFIDA ALLA CULTURA DEL PIACERE
John Haas
Professore di Teologia Morale al Seminario S. Carlo Borromeo, Overbrook (USA)
Le istituzioni religiose devono tentare di combattere l'abuso di sostanze nocive ispirandosi alla sovranità di Dio e alla natura dell' uomo, come sua diretta creatura. E' quanto ha sostenuto John Haas, Professore di Teologia Morale al Seminario S. Carlo Borromeo di Overbrook (USA).
Nelle società dove i valori di base sono valori distorti, come nelle società edonistiche o materialistiche - ha sostenuto - esisteranno, inevitabilmente, problemi personali e morali. "L'uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, e deve dunque rispettare ed osservare le principali virtù, come la sobrietà e l'astinenza. L'immagine offerta dalla Vergine ci aiuta a comprendere come l'uomo può resistere alle varie tentazioni che la società gli propone, tentazioni come la droga, I'alcool o il sesso, per preservare se stesso e tutta la specie umana".
IL CONCETTO DI MALATTIA NELLA DIPENDENZA DALL'ALCOOL E DALLA DROGA
Roger Meyer
Direttore del Centro di Ricerca sull'alcolismo del Dipartimento di Psichiatria Università del Connecticut (USA)
La storia del concetto di malattia nell'alcolismo e tossicodipendenza deve essere Visto nel contesto dell'evoluzione della definizione di "malattia" nella medicina clinica, nella salute pubblica e nella psichiatria a partire dalla fine del diciottesimo secolo. Su questa premessa si è incentrata la relazione di Roger Meyer, Direttore del Centro di Ricerca sull'alcolismo del Dipartimento di Psichiatria dell'Università del Connecticut (USA).
Le definizioni tradizionali di "malattia" nella medicina clinica - ha spiegato Meyer - derivano dalle visioni di patologia descrittiva del diciannovesimo secolo e ad alcune scoperte in macrobiologia. Visioni più recenti sulla malattia traggono informazione dalla crescente conoscenza in fatto di genetica molecolare ed umana, in biologia molecolare e nell'azione reciproca dei fattori di rischio individuale inerenti ai tratti ereditari, I'ambiente e il comportamento umano.
Lo studio individualizzato della medicina clinica, e lo studio generalizzato della popolazione hanno permesso di ottenere dei dati precisi sull'ipertesione, l'elevazione del siero, il colesterolo ed altri fattori di rischio associati allo sviluppo delle malattie cardiovascolari e cerebrovascolari.
Poco più di 200 anni fa, Benjamin Rush definì l'alcolismo come una malattia determinata dall'alcool, caratterizzata dalla perdita di controllo, la cui unica cura possibile è la totale assistenza. Le idee di Rush hanno rappresentato il trionfo della filosofia illuminista negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale, con la conseguente convinzione della superiorità del razionalismo e dell'idea di progresso.
Durante il diciannovesimo secolo è esistita una tensione dinamica tra il concetto di malattia e l'ideologia antialcolica del Movimento Temperance. Da un lato queste due correnti hanno rappresentato interpretazioni antitetiche, dall'altro hanno favorito il Lavoro di Benjamin Rush, ed in qualche modo si sono rinforzate l'un l'altra. Originariamente formulato per l'alcolismo, il concetto di malattia è stato in seguito applicato alla dipendenza da oppio e quindi da cocaina. Un problema, questo della droga, che in questo secolo negli Stati Uniti ha richiesto un rinforzo delle leggi in vigore.
La definizione più esplicita di alcolismo come malattia si può trovare negli scritti di E.M. Jellinek e nella dottrina degli Alcolisti Anonimi. Le opinioni di Jellinek furono contrastate dagli scienziati sociali che contestavano l'esistenza delle basi biologiche dell'alcolismo.
Negli anni settanta e ottanta le scoperte ottenute nello studio sul comportamento hanno sostenuto l'idea dell'esistenza di una sindrome da dipendenza. Nel 1987, I'Associazione Psichiatrica Americana ha proposto la fondazione di una categoria per i disordini dovuti alla dipendenza, in gran parte basata sulla nozione di sindrome da dipendenza.
Il comportamento rilevato su cavie animali in stato di dipendenza sembra conformarsi alle più nuove formulazioni di malattia dovuta alla dipendenza da sostanze. Le nuove tecniche in neurobiologia dovrebbero chiarire i meccanismi patofisiologici che sono alla base di questi disordini comportamentali.
Dal punto di vista biomedico, il concetto di malattia nell'alcolismo e nell'uso di sostanze tossiche va visto come principio organizzativo per la ricerca strutturale. Dall'altro canto, I'approccio scientifico comprende necessariamente una più vasta gamma di discipline, come lo studio della "regolazione dell'individuo". Pertanto, sebbene il concetto di "malattia" collegato alla dipendenza e al comportamento sembra richiedere una ricerca di tipo prettamente scientifico, saranno molteplici le discipline che contribuiranno alla totale comprensione di questo fenomeno.
LA SOLIDARIETA' CONTRO LA DROGA
Francesco Antonio Manzoli
Direttore Generale dell'Istituto Superiore di Sanità
E' necessario risolvere i problemi che sono alla base dell'abuso di droga e alcool, se si vuole veramente eliminare il fenomeno della tossicodipendenza. E' quanto ha sostenuto Francesco Antonio Manzoli, Direttore Generale dell'Istituto Superiore di Sanità. "Se non facciamo questo - ha affermato - riusciremo forse ad eliminare le droghe attuali, ma nel futuro dovremo fare i conti con nuove sostanze che conducono alla dipendenza. La società si trova costretta a fare importanti riflessioni: quando l'individuo si rifugia nella droga ha bisogno di aiuti concreti, che conducano alla scoperta dei motivi che hanno determinato questa sua fuga dalla realtà. L'uomo racchiude in sé due elementi contrastanti. La forza e la debolezza. Quando prevale quest'ultima componente è compito di tutta l'umanità aiutarlo a ritrovare la dignità perduta".
LE BASI GENETICHE DELL'ALCOLISMO
Bernard Hillemand
Professore di Terapeutica all'Università di Rouen (Francia)
Diversi studi supportano la possibilità che l'alcolismo sia determinato oltre che da fattori ambientali anche da fattori genetici. Lo ha sostenuto Bernard Hillemand, Professore di Terapeutica all'Università di Rouen. L'alcolismo - ha spiegato Hillemand - appare come un disordine multifattoriale poligenetico.
La forte presenza di una componente genetica nella genesi dell'alcolismo è suggerita da tutta una serie di studi condotti sulle famiglie e sui giovani che tendono a ridurre al minimo l'incidenza dei fattori ambientali. Molti, comunque, criticano il concetto di composizione genetica nell'alcolismo. Ma il fattore genetico, ha sottolineato Hillemand, non significa fatalità. Nell'alcolismo il fattore genetico non è altro che una componente di un insieme etiologico bio-psico-sociale. Dunque i giudizi morali sull'alcolista non hanno ragione di essere. Occorre invece puntare ad una prevenzione meglio centrata e dunque più efficace. Fattori genetici possono inoltre intervenire in altri processi fisio-patologici collegati all'alcool-dipendenza (fenomeni membranari, disfunzione dei neuromediatori). I legami tra l'alcolismo e le complicazioni viscerali dall'alcool, dei gruppi sanguigni e degli antigeni HLA sono ancora allo studio.
RIFLESSIONI SULLA SINDROME ALCOOL-FETALE
Jérome Lejeune
Membro dell'Accademia Pontificia delle Scienze e Professore di Genetica Fondamentale all'Università di Parigi
Ad illustrare la sindrome alcool-fetale è intervenuto Jérome Lejeune, Membro dell'Accademia Pontificia delle Scienze e Professore di Genetica Fondamentale all'Università di Parigi. Questa sindrome - ha spiegato - scoperta e isolata nel 1958, e la cui frequenza è di un caso su 700, si manifesta attraverso particolari caratteristiche fisiche, visibili nei neonati, che colpiscono soprattutto il viso: naso corto, labbro superiore all'insù, palpebre ristrette.
Nei bambini colpiti da questa patologia si riscontrano inoltre disturbi psico-motori e mentali. La correlazione tra l'abuso di alcool da parte della donna in gravidanza ed il cambiamento morfologico del bambino è ancora tutta da scoprire.
LIBERTA' E RAZIONALITA'
Juliàn Marìas
Membro dell'Accademia Reale della lingua spagnola (Spagna)
All'origine dell'abuso di droga c'è la perdita del concetto di ragione e lucidità. Lo ha sostenuto Juliàn Marìas, Membro dell'Accademia Reale della lingua spagnola. In Europa e nei paesi occidentali - ha ricordato Mariàs - in genere la diffusione della droga è un fenomeno piuttosto recente, mentre nei paesi del vicino ed estremo Oriente, in America Latina ed in Nord Africa il consumo di droga, soprattutto di oppio, è sempre esistito.
Le ragioni principali della diffusione della droga nei paesi occidentali vanno ricercate nel panorama psicologico che coinvolge le società odierne. La droga permette oggi di appartarsi momentaneamente dai problemi della vita, dalla pesantezza e dalla gravità dei suoi ritmi. Ma la droga rende dipendenti, ed è difficile, una volta iniziato, tornare indietro. Il tossicodipendente diventa così un essere indifeso, esposto maggiormente ai pericoli della vita.
"All'origine del motivo per cui l'uomo occidentale fa uso di droga - ha proseguito Mariàs - c'è, a mio avviso, la perdita del concetto di ragione e di lucidità. Non interessa la ragione, non si pretende di veder chiaro, e come conseguenza non ha importanza aver ragione o meno. Questa forma di rigetto al valore della ragione è presente nel totalitarismo politico, nella violenza e nei fanatismi". Sebbene la filosofia del XX secolo abbia fatto considerevoli sforzi per dimostrare una concezione più ricca e profonda della ragione e della sua essenziale connessione con la vita umana, come mezzo unico per interpretare la realtà, oggi ci troviamo di fronte ad un irreversibile processo di disinteresse nella ragione stessa".
L'ALCOLISMO NASCOSTO
Jean-Paul Roussaux
Direttore del Servizio di Psicopatologia delle Cliniche Universitarie "St. Luc" dell'Università Cattolica di Bruxelles (Belgio)
Sul fenomeno dell' "alcolismo nascosto" si è incentrato l'intervento di Jean Paul Roussaux, Direttore del Servizio di Psicopatologia delle Cliniche Universitarie "St. Luc" dell'Università Cattolica di Bruxelles (Belgio). Un fenomeno - ha spiegato Roussaux - che riguarda le donne, i giovani ed alcuni soggetti in condizioni personali o professionali particolari. L'ambiente familiare stesso è portato a minimizzare il problema dell'alcolismo, divenendo in tal modo l'alleato principale dell'alcolista nel nascondere tale realtà al mondo esterno. Un tentativo destinato a fallire in quanto l'alcool-dipendenza si manifesta attraverso alcune palesi difficoltà familiari e professionali, nonché attraverso sintomi ben precisi (problemi digestivi, epatici, nervosi e di memoria). Prima ancora dell'intervento sanitario è dunque importante, secondo Roussaux, che l'alcolista e la sua famiglia agiscano a livello preventivo, perché le conseguenze non divengano irreparabili dal punto di vista individuale, somatico (cirrosi), psi
cologico (depressione), familiare (separazione, danno per i figli) e sociale (perdita delle capacità professionali). Roussaux ha quindi concluso il suo intervento sottolineando l'importanza che il dialogo, e dunque la vita a contatto con gli altri, riveste per l'alcolista.
MALATTIE SOMATICHE DALL'ABUSO DI ALCOOL
Charles S. Lieber
Direttore del Centro di Cura e Ricerca sull'alcolismo presso il Centro Medico dell'Amministrazione per i veterani, New York (USA)
Charles Lieber, Direttore del Centro di Cura e Ricerca sull'alcolismo presso il Centro Medico dell'Amministrazione per i veterani di New York, si è soffermato ad illustrare le conseguenze dell'alcolismo sull'apparato gastrointestinale, presentando le più recenti scoperte in biochimica e in biologia molecolare.
Nel 1990 - ha ricordato - I'alcolismo ha provocato negli Stati Uniti una spesa di 16.5 miliardi di dollari. La cirrosi epatica occupa oggi il quarto posto tra le malattie che provocano più morti all'anno, specialmente nelle aree urbane. Il consumo di alcool è in crescita in tutto il mondo, e l'alcool resta ancora la sostanza stupefacente più diffusa e consumata.
Esisteva in passato la convinzione che il danno principale provocato dall'alcolismo fosse dovuto alla malnutrizione - ha spiegato Lieber - ma oggi si è visto che il fegato può subire lesioni anche gravissime pur in assenza di complicazioni dietologiche. Il riconoscimento di questa azione tossica diretta dell'alcool ha fornito nuovi approcci in tema di patogenesi e di prevenzione. Le terapie odierne cercano di combinare la somministrazione di farmaci con un trattamento nutrizionale ed è anche possibile, attualmente, individuare le lesioni che potrebbero degenerare, con serie complicazioni per gli organi vitali.
Lieber ha poi aggiunto che le lesioni dell'alcool sull'intestino causano problemi di digestione e di assorbimento, incrementando la malnutrizione. Molti tumori gastrointestinali, come quelli dell'esofago, dello stomaco, del fegato o del colon, possono avere nell'alcool il principale responsabile.
La mucosa gastrica rappresenta una "barriera protettiva" che metabolizza parte dell'alcool ingerito, limitando il suo accesso nel sangue e negli altri tessuti tra cui il cervello. Questo meccanismo protettivo è reso inefficace dal forte consumo di alcool. Lieber ha infine concluso affermando che sebbene siano stati fatti notevoli progressi nell'arginare l'effetto tossico dell'etanolo attraverso mezzi chimici, I'unica via per prevenire serie conseguenze somatiche è il controllo dell'agente tossico (etanolo), mediante la moderazione nel consumo o addirittura l'astinenza per quei soggetti geneticamente inclini alla dipendenza.
ASPETTI SOCIO-CULTURALI DELL'ALCOLISMO E SPIRITUALITA'
Yuriy Lisitsin
Membro dell'Accademia delle Scienze Mediche (URSS)
Una lettura in chiave sociale dell'uso di alcool è stata fatta da Yuriy Lisitsin, Membro dell'Accademia delle Scienze Mediche (URSS).
Studi etnografici e archeologici - ha detto Lisitsin - dimostrano che l'uomo ha sempre avuto bisogno di alcool ed ha sempre cercato di procurarselo, nei modi più disparati. L'alcool ha anche avuto un valore spirituale, quando associato a sensazioni e credenze religiose, ed ha spesso svolto una funzione rituale. L'uso di alcool ha sempre avuto dunque un impatto non indifferente sulla vita culturale e sociale. La storia ha dimostrato - ha proseguito - I'inefficacia di leggi restrittive in tema di alcolismo. La campagna antialcolica, portata avanti in URSS dal 1985, si è risolta in un fallimento. A dispetto delle norme giuridiche e amministrative, non ha conseguito successi significativi. Si registrano ancora 4, 5 milioni di alcolizzati cronici, I'uso di droga e di alcool è in costante aumento, ed il bilancio dello stato ha sofferto di una perdita annuale di 30 miliardi di rubli causata dalla ridotta produzione di bevande alcoliche. Parallelamente, la produzione di alcolici illegali ha raggiunto livelli altissi
mi.
Tale tragedia è causata, secondo Lisitsin, dalla sottovalutazione di alcuni fattori sociali e culturali, quali la scarsa cultura dell'igiene, la mancanza di diritti, I'oppressione e l'individualismo, la repressione politica.
La storia sovietica - ha concluso - dimostra che in periodi di reazione politica e di ristagno dei valori di personalità, I'alcolismo ha sempre teso a diffondersi maggiormente nei tessuti sociali.
Al contrario, nei Paesi in cui le tradizioni antialcoliche e l'influenza religiosa sono più forti, dove la spiritualità umana è più considerevole, il fenomeno dell'alcolismo è più debole, ed una strategia preventiva basata su campagne di educazione ha maggiori possibilità di successo.
L'INCIDENZA DELL'ALCOLISMO SULLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI
Duilio Poggiolini
Direttore Generale dell'Ufficio Farmaceutico del Ministero della Sanità
Duilio Poggiolini, Direttore dell'Ufficio Farmaceutico del Ministero della Sanità, introducendo i relatori della seconda giornata di lavori della VI Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari, ha sottolineato l'incidenza dell'alcolismo sulle malattie cardiovascolari.
Un'incidenza dimostrata dal fatto che il tasso di morte spontanea per malattie cardiovascolari sta decrescendo nei paesi dell'Europa comunitaria, mentre è in sensibile aumento nell'Europa dell'Est e nell'URSS. "I motivi sono diversi - ha spiegato - e tra questi va sottolineata la maggiore disponibilità di mezzi terapeutici dell'Occidente. Tutti gli studiosi concordano comunque nel sostenere che uno dei fattori principali di questo fenomeno è la maggiore incidenza dell'alcolismo nell'Est Europa e nell'URSS".
DIFFICOLTA' DI UNA DIAGNOSI PRECOCE DELL'ALCOLISMO
Alessandro Beretta Anguissola
Presidente dell'Istituto Italiano di Medicina Sociale (Italia)
Alessandro Beretta Anguissola, Presidente dell'Istituto Italiano di Medicina Sociale, si è soffermato sulle difficoltà presentate dalla diagnosi precoce dell'alcolismo.
Mentre infatti il quadro clinico dell'alcolismo in fase avanzata è facilmente individuabile per l'esistenza di dati anamnestici, obiettivi e di laboratorio - ha spiegato Beretta Anguissola - è molto difficile formulare una diagnosi precoce. Quasi sempre il paziente bevitore omette di dire al dottore della pratica alcolica che conduce, e non esistono sintomi né analisi biochimiche specifiche.
L'abuso di alcool - ha ricordato Beretta Anguissola - provoca migliaia di morti all'anno (50.000 in USA, 70.000 in Italia, 60.000 in Francia). La situazione italiana, secondo l'OMS, è caratterizzata dall'aumento della disponibilità sul mercato di bevande alcoliche nazionali e di importazione (soprattutto super alcolici): dal consumo totale annuo tra i più alti d'Europa; dall'elevato numero di ricoveri e morti per psicosi alcolica, sindrome di dipendenza dall'alcool, e per cirrosi epatica. Su 100.000 italiani, il 9,2% è formato da grandi bevitori e le morti alcool correlate, arrivano per questi soggetti al 51,2%.
Sono dediti all'alcool non solo persone provenienti dai ceti più bassi, ma anche soggetti appartenenti ai ceti economicamente più elevati.
Esiste una forte controversia in tema di alcolismo e della sua trasmissione genetica. E' comunque dimostrato che i figli degli etilisti hanno probabilità di diventare tali 3-4 volte di più dei figli dei non etilisti.
E' invece ampiamente dimostrato che l'ambiente familiare e sociale esercita una forte influenza. Il rischio di diventare alcolisti è più elevato per il sesso maschile, ma recentemente è stata notata una crescente tendenza al bere nelle donne, anche giovani.
Molti attribuiscono il ricorso al bere alla depressione, ma è più verosimile che la depressione sia il risultato e non la causa. Lo conferma il fatto che la sospensione dell'abuso di alcool comporta una remissione dei sintomi depressivi.
La sintomatologia della malattia nella fase iniziale è estremamente varia. L'abuso di alcool può interessare molti apparati, rendendo in tal modo la diagnosi più difficile. Nell'approccio a questo tipo di malato - ha sostenuto Beretta Anguissola - è dunque prioritario e insostituibile il colloquio. Il dottore deve altresì agire al di fuori delle sue credenze morali o etiche: un medico che considera il bere come un "vizio" invece di una malattia non potrà mai curare con successo un bevitore.
Improvvisi aumenti di peso, non giustificati dall'apporto calorico denunciato, altrettanto improvvisi cambiamenti di umore, mutevolezza dei sentimenti e degli interessi, rendimento alterno sul lavoro e instabilità affettiva sono generalmente i primi sintomi denunciati dagli alcolisti. Spesso l'alcool è un modo per sfuggire o reagire a difficoltà sessuali, quasi sempre determinate da fattori psicologici, ma esso stesso causa impotenza. Una volta nato nel dottore il sospetto di alcolismo, sarebbe essenziale per la prevenzione la diagnosi precoce e il monitoraggio del trattamento.
ALCOOL E EMARGINAZIONE: ASPETTI SOCIOLOGICI E PASTORALI
Mons. James P. Cassidy
Cancelliere del "Medical College" di Valhalla, New York (USA)
Gli effetti dell'alcool sulla salute degli individui ed il ruolo della Chiesa sono stati i temi centrali dell'intervento di Monsignor James Cassidy, Cancelliere del "Medical college" di Valhalla (New York).
A dimostrare le conseguenze dell'eccessivo consumo di alcool, Monsignor Cassidy ha ricordato alcuni dati. Negli Stati Uniti un'elevata percentuale di pazienti ospedalizzati sono alcool- dipendenti (la percentuale varia dal 30 al 50 per cento). Gli alcool-dipendenti, infatti, sono ricoverati più frequentemente del resto della popolazione. Decisamente alta, in questo gruppo di popolazione, è la mortalità dovuta alla cirrosi epatica, tumore del tratto digestivo superiore e del tratto respiratorio, infarto e lesioni vascolari del sistema nervoso centrale.
Inoltre l'aspetto autodistruttivo, proprio dell'alcolista, è spesso la causa di molti suicidi ed incidenti. Le statistiche dimostrano infatti che la maggior parte degli incidenti stradali e degli atti criminali sono causati da persone che agiscono sotto l'influenza dell'alcool. uno studio condotto nel 1958 a Filadelfia, in Pennsylvania, ha dimostrato che negli episodi di violenza sia l'aggressore che la vittima erano sotto l'effetto dell'alcool nel 43,5% dei casi. Un'indagine datata 1965, realizzata a Chicago (Illinois), ha rilevato che le intossicazioni da alcool erano presenti nel 53, 5% dei casi di omicidio. Recenti statistiche realizzate a New York hanno evidenziato che sette su otto vittime di omicidi erano sotto l'influenza dell'alcool. Ciò dimostra - ha proseguito Monsignor Cassidy - che l'uso di tale sostanza non solo influisce sulla salute fisica, sulla vita familiare, sulla situazione finanziaria e sull'abilità a svolgere un lavoro, ma spesso accresce anche la propensione di un individuo alla viole
nza e al crimine. Qual è il ruolo della Chiesa? Recenti studi hanno dimostrato che circa il 70% delle persone con difficoltà mentali cercano la prima assistenza presso la propria parrocchia o, comunque, presso il sacerdote verso il quale nutrono più fiducia. L'attività pastorale diventa quindi di primaria importanza. Il sacerdote deve essere in grado di distinguere l'entità del problema, deve conoscere i centri di assistenza verso i quali indirizzare la persona, e cercare di mettersi in contatto con la famiglia o con le persone più vicine al soggetto in difficoltà. Il ruolo pastorale, proprio per la sua natura basata sulla piena confidenza del fedele nei confronti del prete, ha assunto un importante significato nel trattamento dei soggetti affetti da alcoolismo. Negli Stati Uniti ed in alcuni altri paesi esistono dei gruppi che solitamente si riuniscono nella parrocchia per studiare tali problemi. Questi gruppi prendono il nome di "Alcolisti Anonimi".
"E' auspicabile - ha concluso Monsignor Cassidy - che proprio sull'onda dei successi ottenuti da queste organizzazioni, il Pontificio Consiglio sia in grado di rafforzare l'impegno del clero su questo problema, e che alle comunità religiose dei paesi cattolici vengano fornite le istruzioni e le tecniche necessarie per affrontare il tema dell'alcolismo con mezzi sempre più adeguati".
COESISTENZA DELL'ALCOOL, DELLA DROGA E DEI DISTURBI MENTALI
Frederick Goodwin
Amministratore dell'Intendenza dell'Istituto per l'abuso di alcool e di stupefacenti e Amministratore dell'Istituto d'Igiene Mentale di Washington
Frederick Goodwin, Amministratore dell'Intendenza dell'Istituto per l'abuso di alcool e di stupefacenti e Amministratore dell'Istituto d'Igiene Mentale di Washington, ha parlato della coesistenza di abuso di alcool e droga e malattie mentali. Negli Stati Uniti i disordini mentali interessano il 22, 5% della popolazione. Nel 29% di questi soggetti i disturbi mentali coesistono con forme di dipendenza da alcool o da droga.
In particolare il 22% delle persone affette da malattie mentali è anche alcool-dipendente, mentre il 15% fa abuso di droga. Considerando questi soggetti dal punto di vista dell'abuso di sostanze stupefacenti, si nota che le persone che abusano o che sono alcool-dipendenti e che sono contemporaneamente colpite da disturbi mentali sono pari al 37%. 1121% delle persone con malattie mentali sono contemporaneamente tossicodipendenti. Infine, il 53% dei drogati presentano disturbi mentali ed il 47% sono anche alcool-dipendenti. "Questi dati - ha spiegato Goodwin - dimostrano che l'abuso di alcool o di droga comporta un'alta possibilità di avere disturbi mentali". A sostegno di questa affermazione Goodwin ha riportato anche altri dati. Un terzo dei pazienti psichiatrici e più della metà dei pazienti psichiatrici sottoposti alla terapia intensiva presentano contemporaneamente forme di dipendenza da droga.
In particolare il 65% dei soggetti che fanno uso di oppiacei presentano disordini mentali (depressione, schizofrenia).
I due terzi dei cocainomani sono colpiti da gravi malattie mentali.
"Lo studio di questa coesistenza di malattie mentali e forme di dipendenza da alcool e droga, detta comorbidità, ha dimostrato che dai disordini mentali nascono spesso fenomeni di dipendenza. E' invece meno probabile che da forme di dipendenza derivino disturbi mentali. Questo fatto dimostra che il trattamento e la diagnosi precoce delle malattie mentali è molto importante per prevenire stati di tossicodipendenza. Un trattamento che può basarsi su terapie psicosociali ma anche su interventi farmacologici".
Tra i disturbi mentali che più spesso si associano a forme di abuso di alcool e di droga, Goodwin ha segnalato le forme maniaco-depressive nonché sintomi psichiatrici più seri, quali sono i comportamenti aggressivi.
Per quanto riguarda l'alcolismo e la sua coesistenza con forme di tossicodipendenza, Goodwin ha sostenuto la necessità di distinguere tra due forme di alcolismo. Il primo gruppo di alcolisti (età media di inizio della dipendenza: 20-25 anni) è caratterizzato da frequenti perdite di controllo, e da sensi di colpa e di paura nei confronti della dipendenza da alcool. Il secondo gruppo (età di inizio della dipendenza: prima dei 20-25 anni) sembra cercare l'alcool più spontaneamente, esibendo spesso un carattere violento.
Il primo tipo è determinato più da fattori più genetici che ambientali, a determinare il secondo concorrono invece entrambi i fattori in ugual misura.
E' poi il tipo di alcolismo precoce che, congiuntamente a forme di tossicodipendenza, si ritrova più frequentemente nei soggetti che hanno una personalità antisociale. Da uno studio condotto sui tratti di aggressività presenti nei giovani, è emerso che ad un basso livello nel cervello di un neurotrasmettitore, la serotonia, corrisponde un alto livello di aggressività, e viceversa.
"Per concludere tornando sul problema del trattamento - ha detto infine Goodwin - c'è da dire che la terapia per le forme di dipendenza da alcool e droga può efficacemente avvalersi di farmaci anti-depressivi e di farmaci che stimolano questo neurotrasmettitore, la serotonina".
NATURA DELLA TOSSICOMANIA E RICERCA SCIENTIFICA
Floyd E. Bloom
Direttore della Divisione di Neuroscienze e di Endocrinologia alla Clinica Scripps dell'Università di La Jolla (USA)
Floyd Bloom, Direttore della Divisione di Neuroscienze e di Endocrinologia alla Clinica Scripps dell'Università di La Jolla degli Stati Uniti, ha spiegato nel suo intervento come le neuroscienze attraverso la combinazione di studi di chimica, di struttura e funzione delle cellule del cervello, ed attraverso studi sul comportamento umano e sull'epidemiologia medica, individuano e curano le differenti predisposizioni alle dipendenze.
Nel recente passato - ha sostenuto - sono stati raggiunti notevoli risultati nel tentativo di comprendere la natura dei meccanismi molecolari ed i luoghi delle cellule dove le droghe producono il loro iniziale effetto di dipendenza sul cervello. Proprio in seguito ai successi riportati in queste ricerche, è stato possibile identificare trattamenti idonei a combattere l'iniziale azione di dipendenza sul cervello. Gli stessi trattamenti farmacologici producono però problemi neurologici, e non sono ben tollerati dai pazienti.
L'attuale ricerca mira a migliorare il grado di comprensione dei comportamenti umani in stato di dipendenza. Si ritiene che l'uso persistente di droga riesca a forzare il cervello a compiere determinate azioni, mirate a ridurre l'effetto confusionale provocato dalla droga stessa.
La ricerca futura - ha concluso Bloom - si muove verso l'identificazione dei fattori genetici e ambientali che possono predisporre gli individui alla sperimentazione della droga o a stati di dipendenza più prolungati. Il chiarimento di questi fattori renderà più facile la prevenzione.
CONSEGUENZE DELLA DROGA PER I NEONATI
Antonia Novello
Direttore medico dei servizi di Sanità Pubblica di Washington
Antonia Novello, Direttore medico dei servizi di Sanità Pubblica di Washington, ha illustrato, nel suo intervento, le conseguenze dell'uso di droga in gravidanza sul neonato.
L'assunzione di droga (specialmente cocaina) da parte della donna durante la gravidanza causa effetti diretti ed indiretti sulla formazione del feto. La droga passa direttamente attraverso la placenta, ritardando in tal modo la crescita, con una riduzione del peso che può raggiungere i 1000 grammi.
Ulteriori effetti, come la malnutrizione e la prematurità, sono molto frequenti nei casi di donne tossicodipendenti. Gli effetti che l'uso di droga esercitano sul cervello sono ancora da accertare, ma studi condotti su animali hanno dimostrato delle evidenti anomalie mentali.
Antonia Novello, citando alcuni studi condotti nella città di New York, ha ricordato che il 20-30% dei neonati di questa città mostra segni di esposizione alla droga, per 1'80-90% riguardanti la cocaina.
Tra i sintomi riscontrati nei bambini nati da madri tossicodipendenti, la Novello ha ricordato l'irritabilità e la perdita del sonno, nonché problemi dovuti alla mancanza di igiene.
Concludendo il suo intervento, Antonia Novello si è soffermata sui pericoli rappresentati dalle cosiddette "droghe legali" come alcool e tabacco, ricordando gli effetti devastanti che anche queste sostanze hanno sulla formazione del feto, ed ha sottolineato la necessità di una maggiore assistenza medica e sociale per la donna in gravidanza, e dell'obbligatorietà del trattamento.
ADOLESCENZA, TOSSICOMANIA, AMBIENTE
François Ruegg
Segretario dell'Ufficio Internazionale Cattolico dell'Infanzia, Ginevra (Svizzera)
L 'approccio morale e religioso al problema della droga sembra essere oggi il più efficace, in quanto offre un sistema per interpretare l'esistenza. Seguendo questo approccio il giovane acquisisce una identità personale, un rapporto con Dio ed una dimensione di solidarietà con la comunità. Lo ha sostenuto François Ruegg, Segretario dell'Ufficio Internazionale Cattolico dell'Infanzia di Ginevra.
"Attualmente abbiamo a disposizione una vasta gamma di mezzi per combattere l'abuso di droghe - ha sostenuto - ma mai come oggi ci siamo sentiti così impotenti" Particolarmente a rischio sono i giovani: il passaggio adolescenziale dall'indifferenza all'identità ed alla responsabilità può rappresentare un invalicabile ostacolo. I giovani sottoposti a sistemi culturali contraddittori, come la famiglia, la scuola e la strada, suppliscono spesso alle loro mancanze con pseudo alternative, qual è l'uso di droga.
Nell'era in cui ci si preoccupa dei disastri nucleari e dell'inquinamento - ha proseguito Ruegg - i valori più puramente spirituali passano in secondo piano ed anche movimenti come quello ecologista, a causa del materialismo generalizzato, risentono della mancanza di armonia tra vita spirituale natura. L'abuso di droga rappresenta solo un elemento della deviazione culturale contemporanea. Esso non è il problema, ma la manifestazione dei problemi delle dimensioni inumane della cultura contemporanea.
Al fine di comprendere a fondo il problema occorre, secondo Ruegg, analizzare alcuni valori fondamentali e la loro relazione con l'uso di narcotici: tempo, spazio e relazioni. La profanazione del tempo esercitata dalle società tecnologiche ha reso il tempo stesso senza referenza, senza nozione di uso proprio.
L 'abuso di droga è semplicemente una estensione perversa del tempo libero. Lo spazio è stato reso un elemento indefinito dalla mobilità umana.
La sacralizzazione delle libertà personali ha condotto l'individuo verso nuove perversioni, come l'uso di droga in nome della libertà, e l'idealizzazione della libertà assoluta ha separato i giovani dai vincoli familiari, prima che i giovani stessi avessero stabilito altri vincoli al di fuori della famiglia.
"La religione cristiana - ha concluso Ruegg - consente invece di trascendere l'individualismo al fine di scoprire la nostra origine ed il fine della nostra esistenza, che è Dio. La religione cristiana offre comprensione, grazia e riconciliazione".
LA PERSONALITA' ED IL PROFILO SOCIO-CULTURALE DEL TOSSICOMANE
Antonio Maurau Cavalcante
Professore di Psichiatria e di Antropologia all'Università di Fortaleza (Brasile)
Per comprendere l'origine del fenomeno droga è necessario un approccio interdisciplinare. Lo ha sostenuto Antonio Maurau Cavalcante, Professore di Psichiatria e di Antropologia all'Università di Fortaleza (Brasile). Esiste infatti una vasta gamma di condizionamenti che possono condurre alla dipendenza, benché si creda spesso che ci sia una struttura tipica ed un modello unico del tossicodipendente. Gli individui che hanno subito nella loro infanzia carenze affettive che hanno danneggiato la strutturazione equilibrata della loro personalità, saranno maggiormente attirati dalla droga, a titolo di compensazione. La vita di gruppo può favorire, in queste persone, la sottomissione ad un leader manipolatore. Inoltre, occorre riconoscere che le condizioni socio-economiche influiscono in maniera importante sulla formazione dell'individuo, specialmente nelle fasce sociali meno abbienti. Occorre, pertanto, una informazione dettagliata sulle condizioni multiple che favoriscono il fenomeno droga e sui mezzi a nostra dis
posizione per rimediare a questo problema. Sebbene la situazione sia complessa, bisogna distinguere tra società e società e sperare che ognuna di queste usi al meglio i mezzi a propria disposizione.
DROGA E LIBERTA' SESSUALE
Mons. Elio Sgreccia
Direttore del Centro di Bioetica della Facoltà di Medicina e di Chirurgia dell'Università del Sacro Cuore di Roma (Italia)
Monsignor Elio Sgreccia, Direttore del Centro di Bioetica della Facoltà di Medicina e di Chirurgia dell'Università del Sacro Cuore di Roma, ha analizzato la relazione esistente tra consumo di droga e alterazioni del comportamento sessuale. Chi fa uso di droga - ha sostenuto Monsignor Sgreccia - manifesta inevitabilmente un carattere e una personalità deboli, e quasi sempre ricorre all'uso di sostanze stupefacenti per supplire a qualche carenza, sia essa di carattere familiare, sociale o sessuale. L'alterazione del comportamento sessuale dovuta all' uso di droga non si limita soltanto al cambiamento dovuto alle cause farmacologiche del prodotto utilizzato, ma comporta anche cambiamenti di livello psicologico. La cocaina, ad esempio, agisce diversamente sui soggetti che ne fanno uso, a seconda delle dosi in cui viene assunta. L 'uso moderato di questa droga accresce la libido, mentre alte dosi di questo prodotto inducono lentamente all'impotenza. L'oppio riduce la carica libidica, ma nel contempo ritarda l'eia
culazione aumentando il piacere nel rapporto sessuale. Eroina e morfina riducono la libido e, nella donna, possono essere causa di aborti spontanei.
La maggior parte dei consumatori di droghe oppiacee appare spinta al consumo di stupefacenti proprio da problemi sessuali non risolti, ma date le caratteristiche stesse di questi prodotti, che causano azioni depressive, il consumatore si ritrova con un accresciuto senso dell'aggressività sessuale associato ad una riduzione del desiderio.
Gli allucinogeni (LSD 25) e i derivati della canapa indiana accrescono il piacere orgasmico e vengono spesso usati a scopo erotico. Le anfetamine hanno un effetto psicostimolante, ma inducono, col tempo, ad una riduzione della libido e della potenza. Il metadone provoca nei maschi il pieno ripristino della funzionalità sessuale, mentre nelle donne risolve l'amenorrea secondaria e migliora il corso delle gravidanze. Gli inalanti (sostanze plastiche, vernici, ecc.) provocano stato euforico, sensazioni di invincibilità e onnipotenza, migliorando l'attività sessuale ed aumentando l'aggressività.
L'assunzione di alcool in dosi elevate riduce la potenza sessuale, ma non l'istinto erotico.
Per meglio analizzare il comportamento del tossicodipendente - ha proseguito Monsignor Sgreccia - occorre soffermarsi sui vari stadi che lo conducono a questa dipendenza. Mentre in un primo momento il consumatore tende a mimetizzarsi con il resto della società, con l'aumentare della dipendenza avrà maggiore bisogno di procurarsi denaro in modi più o meno illegali (furti, prostituzione, etc.). Studi recenti hanno dimostrato che la percentuale di giovani che si prostituisce per far uso di droga in America è altissima. Emerge da questo che non è solo l'effetto della singola droga a spingere il tossicomane verso nuove esperienze sessuali, anche se non è possibile negarne l'influenza, ma anche la ricerca di denaro. Il tossicomane è privato del senso di dovere morale e civile e non si cura assolutamente della propria salute. Ad accrescere la gravità di questa situazione esiste il rischio rappresentato dall'AlDS e dalla forte incidenza di contagio che le pratiche di prostituzione comportano. Il tossicomane che è a
conoscenza della sua sieropositività difficilmente cambia le proprie abitudini sessuali, innescando in tal modo una catena di contagi difficilmente controllabile.
Sono innumerevoli le ripercussioni che l'uso di sostanze stupefacenti ha sulla vita matrimoniale e riproduttiva. Il tossicomane è affetto da disturbi dell'identità personale e da disturbi farmaco-indotti tra cui. insicurezza e immaturità istintivo-affettiva, introversione ed inibizione nei rapporti relazionali e sociali e instabilità emotiva con scarso controllo degli impulsi. Quello che viene bloccato nel tossicodipendente è il processo di maturazione affettiva. L'Io nella sua insicurezza e fragilità è il vero baricentro della sua personalità.
I problemi a cui una donna tossicodipendente va incontro durante la gravidanza sono di natura biologica e psicologica. Dalla maggiore possibilità di aborti spontanei, alla mancanza di condizioni igieniche a cui il feto viene esposto, alla cattiva nutrizione, all'epatite virale, fino all'AlDS. Psicologicamente, la tossicodipendente non è quasi mai pronta ad accettare il nuovo ruolo di madre, ovvero l'esperienza della gravidanza e di un periodo che comporta profonde rielaborazioni psichiche.
LA REPRESSIONE DEL TRAFFICO DI DROGA
Piero Soggiu
Direttore Generale dell'Ufficio Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell'Interno
Ad illustrare gli aspetti criminali connessi al fenomeno droga è intervenuto Piero Soggiu, Direttore Generale dell'Ufficio Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell'Interno italiano.
"Si tratta - ha detto - di un fenomeno autenticamente mondiale, che non risparmia nessun paese: i paesi sono o produttori, o raffinatori, oppure di transito, o ancora consumatori. Occorre dunque predisporre una risposta internazionale contro un'aggressione che presenta aspetti sempre più marcati di ferocia ".
Si stima che la droga produca un giro di affari pari a 500 miliardi di dollari (stima ONU). La valutazione è comunque difficile per la difficoltà riscontrata in alcuni paesi, soprattutto quelli del terzo mondo, di rilevare l'andamento del fenomeno all'interno dei propri confini nazionali. Ugualmente difficile è per questo motivo la valutazione dell'entità della produzione e della distribuzione.
Ad esempio non si sa cosa stia succedendo nella foresta amazzonica, in Libano, nel cosiddetto triangolo d'oro, mentre soltanto adesso si è saputo ufficialmente che migliaia di ettari in URSS sono coltivati a marijuana.
Soggiu ha poi sottolineato che nei paesi produttori si riscontrano situazioni belliche o di terrorismo: il traffico di droga si interconnette strettamente con il traffico di armi. "Quella della droga - ha detto ancora Soggiu - è una vera e propria impresa, con i suoi bilanci, le sue banche, le sue ricerche di mercato, scuole e mezzi di comunicazione di massa. Sulla base di un'apposita ricerca di mercato le organizzazioni sud-americane, di fronte alla saturazione del mercato nord-americano, hanno dirottato il traffico di cocaina verso l'Europa".
In Europa si è infatti passati da 2 tonnellate di cocaina confiscata nell'86 alle 11 tonnellate del '90. La cocaina non si è comunque sostituita all'eroina, il cui consumo continua ad aumentare: da 2000 chilogrammi di eroina confiscati nell'86 si è arrivati ai 7000 chilogrammi nel 1990.
La produzione mondiale di eroina supera le 450 tonnellate, e di cocaina le 700 tonnellate. Il valore di una dose di eroina in Pakistan è di 3 dollari; in Italia è di 50 dollari. Il valore di un chilogrammo di cocaina in USA è di 12,15 mila dollari; in Europa di 50,60 mila dollari. Il valore di un chilogrammo di eroina in Italia è di 50, 60 mila dollari; negli Stati Uniti è di 200 mila dollari. Il valore di un barile di etere sul mercato mondiale è di 1.500 dollari; in Colombia, dove non si produce l'etere ma viene utilizzato per la raffinazione della cocaina, è di 12 mila dollari. Il salario medio di un poliziotto pakistano è di 80 dollari; quello di un poliziotto di un paese occidentale è 20 volte superiore. La fortuna di cui disponeva il più grande trafficante colombiano di droga, ora in prigione, ammonta a 3 miliardi di dollari, ovvero a circa 4 mila miliardi di lire.
Soggiu ha comunque sottolineato diversi aspetti positivi: attualmente si è divenuti consapevoli della gravità del fenomeno; si è compreso che occorre agire sia a livello della repressione dell'offerta che della riduzione della domanda; si registra una più efficace azione di polizia anche nei paesi produttori che finora avevano sottovalutato il problema.
E' di pochi giorni fa, ha ricordato Soggiu, il sequestro "più ingente del mondo" di 2.500 chilogrammi di eroina in Pakistan. "Molto resta comunque ancora da fare - ha concluso - con i mercanti di morte. In particolare occorre una cooperazione internazionale tra forze di polizia, legislatori, istituzioni sanitarie".
TOSSICOMANIA E SOFFERENZA MORALE
Ferruccio Antonelli
Presidente della Società Italiana di Medicina psicosomatica (Italia)
La relazione di Ferruccio Antonelli, Presidente della Società Italiana di Medicina Psicosomatica, ha messo a fuoco il rapporto esistente tra carenza di valori e tossicodipendenza. La tendenza alla droga - ha sostenuto - prevede uno stile di vita particolare; quello stile in cui non si crede più in nessun valore. Nella nostra società, valori come l'onestà, il dovere, il pudore o il rispetto sono crollati completamente generando il concetto del "nulla è dovuto e tutto è permesso". Il valore stesso della vita ha perso molto del suo interesse e l'aborto, il divorzio o l'eutanasia hanno contribuito fortemente a questa caduta di valori.
Spesso la morte può apparire come una liberazione da una sofferenza terrena, non più come il momento di rendiconto e di verdetto per l'eternità. La vita, quindi, è vista come una degustazione quantitativa di beni materiali e la morte come semplice interruzione di questa pratica.
Il tossicodipendente, comunque, non sceglie la via della droga solo a causa di motivi sociali, ma spesso perché non riesce ad individuare i veri valori della vita e ad apprezzarli. La sua è vera mancanza di percezione della realtà. Egli tende ad isolarsi e a non credere più nelle forme di realtà sociali (famiglia, amore, amicizia, lavoro), a non porsi più nessuna forma di obiettivo da raggiungere.
La droga può essere paragonata ad alcune malattie infettive che trovano terreno fertile solo in alcune particolari condizioni di vita Allo stesso modo la droga attacca quelle fasce di giovani che non accettano di reagire alla vita perché privi delle necessarie spinte psicologiche.
"Il problema della tossicodipendenza potrà essere affrontato - ha concluso Antonelli - solamente quando le nostre società riusciranno a colmare quel vuoto in cui sembrano essersi rifugiate. Dovranno restituire ad ognuno di noi il senso del dovere e della responsabilità insieme al bisogno di credere in qualcosa di definito e soprattutto in noi stessi".
INTOSSICAZIONE ACUTA PER SOSTANZE PSICOTROPE: ASPETTI DIAGNOSTICI E TERAPEUTICI
Corrado Manni
Direttore dell'Istituto d'Anestesia e di Rianimazione dell'Università del Sacro Cuore di Roma (Italia)
Corrado Manni, Direttore dell'Istituto d'Anestesia e di Rianimazione dell'Università del Sacro Cuore di Roma, ha messo a fuoco nella sua relazione le principali conseguenze biologiche che derivano dalle intossicazioni acute da sostanze psicoattive. Intossicazioni che stanno assumendo, per la loro elevata frequenza, le caratteristiche di una vera e propria malattia sociale.
Sulla base delle informazioni fornite dalla banca dati del Centro antiveleni del Policlinico universitario "A. Gemelli" di Roma, risulta che l'intossicazione più frequente è quella da oppiacei.
Per rispondere a questa emergenza tossicologica rianimativa - ha sostenuto Manni - è necessario un approccio terapeutico basato sul pronto sostegno delle funzioni vitali e sulla terapia antidotica imperniata sulla somministrazione di naloxone. Tale farmaco deve essere somministrato a dosaggi adeguati per evitare reazioni indesiderate, che sono rare, ma molto pericolose.
Manni si è poi soffermato sulla terapia da impiegare per la sindrome simpaticomimetica. Tale terapia deve prevedere l'immediato sostegno di tutte le funzioni vitali; la somministrazione di glucosio, di tiamina e di naloxone; il trattamento della sindrome cardiovascolare e della sindrome neurologica; il controllo della ipertermia. Per quanto riguarda l'intossicazione alcolica, Manni ha ricordato che riveste ancor oggi una notevole importanza per l'elevata frequenza e per l'impatto che produce sulla salute pubblica, attualmente sottovalutato. Tra le conseguenze meno conosciute di questa intossicazione, Manni ha indicato la chetoacidosi alcolica, il cui trattamento consegue direttamente dalla fisiopatologia enzimatica cellulare relativa al metabolismo glicidico. La terapia è basata sulla somministrazione di opportune quantità di glucosio.
DROGA E AIDS
Luigi Ortona
Direttore dell'Istituto di Malattie Infettive dell'Università del Sacro Cuore di Roma (Italia)
L'intervento di Luigi Ortona, Direttore dell'Istituto di Malattie Infettive all'Università del Sacro Cuore di Roma, si è incentrato sulle correlazioni esistenti tra tossicodipendenza e la sindrome da immunodeficienza acquisita.
I principali fattori di trasmissione dell'infezione da HIV-1 - ha ricordato Ortona - sono la tossicodipendenza e la omo-bisessualità. L'uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa (IDU) rappresenta la causa principale dei casi di AIDS nei paesi mediterranei, come Italia e Spagna, e la seconda negli USA e in Europa.
1130% dei casi statunitensi e di quelli europei è infatti correlato con la tossicodipendenza, mentre in Italia tale percentuale supera il 73%, con valori del 71% per la popolazione maschile e dell'83% di quella femminile.
Per quanto riguarda la proporzione dei tossicodipendenti sieropositivi, negli Stati Uniti si registrano ampie differenze di prevalenza dell'infezione tra le diverse città. Si va da una percentuale minima dell'1% rilevata a Dallas e a New Orleans, ad una percentuale massima del 39, 47% registrata a New York.
In Canada si ha una prevalenza del 13, 27%, in Argentina del 44%, in Australia dell'1,5%, mentre è in crescita la diffusione in alcune aree dell'Asia, con punte del 30-40% a Bangkok.
Nei Paesi europei sono documentati tassi di prevalenza del 50% in Spagna, del 37% in Olanda, del 29% in Francia, del 23% in Svezia, del 21% in Irlanda del 19% in Germania, del 18% in Danimarca, del 5% in Belgio, del 3% in Portogallo, del 2% in Grecia.
In Italia, questa percentuale oscilla dal 37% al 40%, con ampie differenze regionali in gran parte dovute alla diversa epoca di introduzione del virus: si va dal 7,6% della Campania, al 31% del Lazio, fino al 55% della Lombardia ed al 61% della Sardegna. Le zone urbane a prevalenza più elevata risultano essere quelle di Milano e di Cagliari.
Tra i fattori demografici, I'età sembra rivestire un certo significato. Studi effettuati in Italia hanno indicato un rischio minore per i tossicodipendenti di età inferiore ai 20 anni. Il numero di casi di AIDS nelle donne è in aumento negli Stati Uniti e negli altri Paesi, soprattutto in rapporto alla tossicodipendenza, e tale fenomeno comporta il problema della trasmissione materno-infantile, con un rischio attualmente situato dal 25 al 35% di infezione del neonato in caso di sieropositività della madre. Un ruolo non secondario rivestono i fattori etnico-razziali. Negli USA si registra una più elevata prevalenza dell'infezione da HIV tra le popolazioni nera ed ispanica. I casi di AIDS con trasmissione legata alla tossicodipendenza rappresentano il 52,7% dei casi totali di AIDS tra i neri ed il 55,7% tra gli ispanici, ma solo il 16,3% tra i bianchi, in cui prevale la modalità di trasmissione omo-bisessuale.
Un ruolo non secondario viene poi attribuito alla trasmissione per via sessuale. Una relazione stretta è emersa recentemente tra la trasmissione sessuale e l'uso di cocaina o crack. Numerosi studi hanno documentato l'esistenza di effetti degli stupefacenti sul sistema immunitario; la frequenza di iniezioni può indurre marcate alterazioni funzionali linfocitarie. Studi condotti negli USA e in Italia hanno indicato una più elevata prevalenza tra i tossicodipendenti HlV positivi di patologie quali la TBC o infezioni batteriche (polmonite). L'AIDS è dal 1989 la prima causa di morte tra i tossicodipendenti, avendo superato l'overdose che rappresentava la causa principale negli anni 1980-88. I tentativi di prevenzione attuali si articolano su tre livelli:
a) un livello "terapeutico" basato principalmente sui programmi di trattamento con metadone;
b) un livello informativo basato sull'esecuzione dei test ai volontari;
c) un livello operativo basato sui programmi di distribuzione delle siringhe, soprattutto nei paesi dove esiste una restrizione della vendita di siringhe.
Uno degli strumenti preventivi di maggiore efficacia è costituito oggi dalle campagne educazionali indirizzate a determinate popolazioni. Tra le varie modalità di intervento per la riduzione dei comportamenti a rischio e dell'incidenza dell'infezione da HIV-1, emerge la strategia multifattoriale dei diversi trattamenti. Combinando i diversi aspetti di intervento, i programmi informativi ed educazionali si può raggiungere una piena efficacia nei trattamenti di prevenzione.
L'AMBIENTE CARCERARIO E LA DROGA
Maria Claudia Di Paolo
Direttore Amministrativo dei Servizi Penitenziari presso il Ministero di Grazia e Giustizia (Italia)
Maria Claudia Di Paolo, Direttore Amministrativo dei Servizi Penitenziari presso il Ministero di Grazia e Giustizia, ha analizzato nel suo intervento il comportamento del detenuto tossicomane, il suo rapporto con la sostanza e le modalità con cui il soggetto tossicomane si relaziona al carcere ed agli operatori che vi lavorano. La percentuale di detenuti tossicomani - ha ricordato - è aumentata nel 1990 rispetto di tre anni precedenti del 12,5%, e tenderà sicuramente a salire ancora, in futuro, in seguito all'entrata in vigore del DPR 309/90 che penalizza la detenzione di stupefacenti per uso personale in quantitativi superiori alla dose media giornaliera. I soggetti detenuti per reati legati alla tossicodipendenza - ha detto ancora - appartengono in primo luogo agli strati popolari ed alle classi emarginate, anche se tutte le classi socio-economiche sono coinvolte nel fenomeno. Un primo problema che l'istituzione carceraria deve affrontare riguarda i tentativi del detenuto tossicomane di procurarsi la droga
anche in carcere: sono a questo proposito utilizzati vari stratagemmi (pacchi, visite di parenti, etc.), oppure si cerca di creare artificialmente la droga, attraverso misture di bicarbonato, inalazioni di gas, farmaci associati a vino e birra. Un secondo problema è rappresentato dalle infezioni da HIV, che trovano in carcere vari canali di trasmissione, quali la pratica dei tatuaggi, l'uso in comune di rasoi e spazzolini da denti e, talvolta, comportamenti omosessuali.
L'Amministrazione Penitenziaria, in collegamento con il Ministero della Sanità e la Commissione Nazionale per la lotta contro l'AIDS, attiva varie forme di controllo e di prevenzione, ricorrendo anche dell'aiuto di soggetti esterni, come prevede la nuova normativa sulla droga (L. 162/90). "Muta, quindi - ha concluso Maria Claudia Di Paolo - il sistema di vita per i detenuti tossicodipendenti grazie alla creazione di apposite sezioni o istituti a custodi attenuata, che consentono nuovi spazi di vita, attività socio-lavorative, sostegno psicologico e, soprattutto, un carcere che si incontra con la società esterna".
L'AMBIENTE MILITARE E LA DROGA
Charles Pérez y Testor
Direttore del Centro medico-psicologico della Fondazione "Vidal y Barraquer" di Barcellona (Spagna)
Il servizio militare non genera nuovi consumatori di alcool, ma rafforza le precedenti tendenze di consumo. E' quanto emerge dallo studio presentato da Charles Pérez y Testor, Direttore del Centro medico-psicologico della Fondazione "Vidal y Barraquer di Barcellona.
Il servizio militare non porta infatti i giovani non consumatori di alcool a contrarre questa abitudine. Può invece aumentare la propensione a ricorrere all'alcool in quei giovani già dediti a questa sostanza prima del servizio militare.
"Rispetto al consumo di droghe illegali - ha detto Pérez y Testor - i risultati del nostro studio dimostrano che, nella nostra popolazione di reclute, i vecchi consumatori attribuivano alla causa militare il loro persistere nel consumo, mentre i non consumatori mantenevano la propria astinenza".
Quello rappresentato dai militari di leva è comunque un gruppo a rischio: il giovane inserito in una realtà di gruppo come quella rappresentata dal servizio militare, può prestarsi più facilmente alle attività tossiche che il gruppo possiede, a seconda della sua forza di carattere e della sua vulnerabilità psichiatrica.
A livello di prevenzione - ha proseguito Pérez y Testor - andrebbe modificato questo servizio sociale che crea così tanti scompensi a livello emotivo, prevedendo ad esempio l'avvicinamento alle proprie sedi di origine o la diminuzione del periodo di ferma.
Andrebbero, inoltre, elaborati programmi specifici mirati al trattamento di quei giovani già soggetti alla dipendenza di droghe legali o illegali, di coloro che hanno un carattere più debole od una vulnerabilità maggiore che l'avvicinamento all'ambiente militare può aumentare.
DROGA E POLITICHE EUROPEE
Sir Jack Steward Clark
Presidente della Commissione per i problemi della droga al Parlamento Europeo (Gran Bretagna)
Ridurre la produzione di droga, aumentare l'autorità degli organi preposti al controllo di questo fenomeno (polizia, dogane, ecc.), educare i giovani a rifiutare la droga, fornire loro un ambiente sano in cui crescere. Sono questi gli interventi necessari per ridurre il traffico illecito di droga, secondo Sir Jack Steward Clark, Presidente della Commissione per i problemi della droga al Parlamento Europeo. I maggiori produttori di droga - ha ricordato - sono oggi i Paesi in via di sviluppo, per i quali, spesso, la coltivazione di queste sostanze costituisce una delle principali fonti di guadagno per milioni di persone. Misure tendenti a sradicare di netto queste colture, senza prevedere sistemi di compensazione per i coltivatori locali, sarebbero controproduttive.
Per quanto riguarda le droghe sintetiche, Steward Clark ha poi ricordato la recente convenzione elaborata dalle Nazioni Unite che obbliga i produttori di sostanze chimiche a sottoporre ad un severo controllo le vendite realizzate in tutto il mondo. Il commercio internazionale di stupefacenti occupa oggi un posto di rilievo nei bilanci mondiali. "E' dunque necessario - ha detto ancora Steward Clark - che tutti i Paesi cooperino per smantellare questo traffico criminale, e che le misure punitive siano intensificate"
Dal canto suo la Comunità Europea ha recentemente attuato un piano per bloccare il denaro sporco proveniente da questo commercio.
Anche relativamente all'educazione dei giovani a non far uso di droghe occorre, secondo Steward Clark, attuare piani di cooperazione, che coinvolgano le istituzioni, la famiglia e l'organizzazione dei servizi sanitari.
"L'attuale ambiente urbano - ha concluso - con le sue spaventose concentrazioni residenziali non si presta certo ad una corretta educazione, mentre un ambiente sano ed una educazione morale appropriata sono requisiti essenziali per la crescita di un individuo".
IMPLICAZIONI DEL TRAFFICO DI DROGA NEL MONDO
Juan Zàrate
Direttore delle Politiche sulla droga (Perù)
Ad illustrare la situazione dei Paesi produttori di droga, è intervenuto Juan Zàrate, Direttore delle Politiche della droga del Perù.
Si stima che attualmente nel mondo ci siano almeno 48 milioni di tossicodipendenti - ha ricordato Zàrate - per un giro d'affari di 500.000 milioni di dollari: un industria seconda solo al traffico di armi.
Come conseguenza della smisurata domanda di droga si produce attualmente un enorme quantitativo di sostanze stupefacenti (specialmente cocaina). Nella sola selva peruviana si ritiene che il 10 per cento della superficie sia destinata alla coltivazione di coca, per una produzione annuale di 1000, 2000 chili per ettaro. Tutta l'economia dei paesi produttori si basa sulla produzione di droga e il prezzo relativamente basso del prodotto all'inizio si moltiplica per decine di volta, a seconda dei vari trattamenti che subisce, finché arriva al consumatore.
Un trafficante ricava, dalla commercializzazione di mille chilogrammi di cocaina, un utile approssimativo di 5 milioni di dollari. Questo traffico è alimentato dalle possibilità offerte dai paesi cosiddetti "Paradisi Fiscali" che garantiscono il deposito ed il riciclaggio di denaro sporco.
L'impatto esercitato da queste organizzazioni illecite determina un acutizzarsi della crisi nelle istituzioni destinate a combattere questo traffico illecito: sopravvalutazione della moneta, deteriorazione accelerata dell'agricoltura, incremento dell'emigrazione, gran danno ecologico, acutizzazione delle differenze sociali, pressione politica, violenza, corruzione e indebolimento dell'autorità.
L'IMPORTANZA DELLA RIDUZIONE DELLA DOMANDA DI DROGA NEI PAESI PRODUTTORI
Hans Emblad
Direttore del Programma per l'abuso di stupefacenti della Organizzazione Mondiale della Sanità (Svizzera)
Solo attraverso la mobilitazione e l'organizzazione internazionale, attraverso un programma comune tendente a ridurre la domanda globale, sarà possibile affrontare il problema dell'abuso di droga con maggiori possibilità di successo. Lo ha sostenuto Hans Emblad, Direttore del Programma per l'abuso di stupefacenti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta infatti - ha spiegato Emblad di un problema che coinvolge oggi le nazioni più ricche allo stesso modo di quelle più povere. Il fenomeno iniziò a manifestarsi in tutta la sua gravità durante gli anni sessanta e divenne subito crescente a dispetto delle misure repressive instaurate nei paesi produttori come in quelli consumatori. Oggigiorno sono i paesi in via di sviluppo, che sono spesso anche i maggiori produttori di droga, a risentire maggiormente di questo problema e delle sue conseguenze come la criminalità, la violenza, e le malattie collegate all'uso di sostanze tossiche. L 'abuso di droga interessa qui, infatti, sezioni sempre più ampie dell
a popolazione. "E' a questi Paesi - ha concluso Emblad - che occorre mandare un preciso segnale, facendo loro capire che intendiamo agire insieme, secondo un comune programma di azione teso a ridurre la domanda globale di droga".
I GIOVANI E LA DROGA
M. Power
Assistente Generale del Direttore Generale dell'UNESCO, Parigi (Francia)
La tossicodipendenza è un fenomeno globale, estesa a tutte le fasce di età e non è limitato alle droghe illegali, ma comprende anche quelle "legali" quali l'alcool, il tabacco, e i farmaci. E' quanto ha sostenuto M. Power intervenendo nel corso del convegno. Esiste oggigiorno una produzione selvaggia di sostanze stupefacenti - ha detto ancora Power - ed un traffico sempre più organizzato con gravi conseguenze economiche, sociali e politiche. Si tratta di un problema che coinvolge principalmente i giovani, in quanto più fragili e più esposti ai rischi della tossicomania. E' dunque necessario offrire loro nuovi motivi di speranza che rafforzino la resistenza alla tentazione della droga. L'educazione preventiva, secondo Power, non si può limitare all'informazione, ma deve estendersi alla formazione della personalità, ed ogni Paese deve offrire ai propri giovani dei valori "locali" in cui credere, siano essi sociali o spirituali.
L 'Assemblea delle Nazioni Unite, nel Programma Globale d'Azione - ha poi ricordato Power - ha sottolineato la necessità di ridurre la domanda di droga e l'Unesco si è impegnata a partecipare economicamente e tecnicamente ai programmi preventivi instaurati dai vari governi. Incontri internazionali come quello organizzato in Vaticano - ha concluso - servono a rafforzare l'impegno della comunità internazionale ad affrontare questo problema.
IL COORDINAMENTO INTERNAZIONALE NELLA LOTTA CONTRO IL TRAFFICO E L'ABUSO DI DROGA
Daniel Cabezas
Ambasciatore della Bolivia presso la S. Sede
Théodore Jean Arcand
Ambasciatore del Canada presso la S. Sede
Hernando Duràn Dussan
Ambasciatore della Colombia presso la S. Sede
Fermìn Rodrìguez Paz
Ambasciatore di Cuba presso la S. Sede
Emanuele Scammacca del Murgo
Ambasciatore d'Italia presso la S. Sede Francisco
José Fiallos Navarro
Ambasciatore del Nicaragua presso la S. Sede
Dilshad Najmuddin
Ambasciatore del Pakistan presso la S. Sede
Hubert Wieland Alzamora
Ambasciatore del Perù presso la S. Sede
Henryk Kupiszewski
Ambasciatore della Polonia presso la S. Sede
Jesùs Ezquerra Calvo
Ambasciatore di Spagna presso la S. Sede
Thomas Paºrick Melady
Ambasciatore degli Stati Uniti presso la S. Sede
Selçuk Korkud
Ambasciatore della Turchia presso la S. Sede
Sulla necessità di un approccio globale al fenomeno droga, di un intervento cioè che agisca sia a livello dell'offerta che della domanda, e di una cooperazione internazionale, si sono trovati concordi tutti gli ambasciatori presso la Santa Sede, rappresentanti di paesi produttori e consumatori, che hanno partecipato alla tavola rotonda coordinata da Daniel Cabezas, Ambasciatore della Bolivia presso la Santa Sede. Hernando Duràn Dussan, Ambasciatore della Colombia, ha sostenuto che, negli ultimi dieci anni, nessun paese al mondo come la Colombia ha fatto registrare sensibili progressi nella lotta alla droga.
Una lotta, ha ricordato, che ministri, funzionari, politici, poliziotti, cittadini hanno pagato con la vita. I risultati non sono comunque mancati. in Colombia vengono sequestrate più di 50 tonnellate all'anno di cocaina.
L'impegno del governo colombiano non si ferma comunque alla repressione dell'offerta, ma si traduce anche nella ricerca di una cooperazione internazionale. per il prossimo mese di febbraio è prevista la convocazione della seconda conferenza tra i paesi produttori di droga ed alcuni paesi comunitari una conferenza che intende mettere a punto una politica congiunta, indispensabile per combattere contemporaneamente la domanda e l'offerta.
"Non si tratta infatti di un problema da trattare mediante accordi bilaterali - ha concluso - ma di un fenomeno che va affrontato nella sua globalità. Ad esempio un maggiore impegno deve venire dai paesi consumatori, che esportano nei paesi produttori le sostanze chimiche necessarie per trasformare la coca in cocaina. Hubert Wieland Alzamora, Ambasciatore del Perù, ha ricordato che nel suo paese 250 mila contadini coltivano la coca per sopravvivere. La politica del governo peruviano non è quindi tesa alla repressione, bensì alla sostituzione delle piantagioni di coca con altre colture tropicali.
Alzamora ha inoltre ricordato le conseguenze che lo sviluppo delle coltivazioni di coca, cominciato negli anni '60 in seguito al boom della marijuana, ha avuto nel suo paese: il Perù è ormai divenuto un paese in cui si coltiva praticamente solo la coca, e l'ambiente è stato duramente colpito in seguito ad opere di disboscamento ed all'utilizzo di fertilizzanti. Dilshad Najmuddin, Ambasciatore del Pakistan, ha sostenuto che il suo paese, dove si conta più di un milione di tossicodipendenti, è una vittima del flagello rappresentato dalla droga, come del resto tutti gli altri paesi, produttori e consumatori. Anche l'ambasciatore del Pakistan presso la S. Sede ha sottolineato la necessità di un coordinamento internazionale per la lotta al traffico di stupefacenti e per la lotta all'abuso di droga. Un traffico - ha ricordato - che per giro di affari è secondo solamente al traffico di armi. Selçuk Korkud, Ambasciatore della Turchia, ha ricordato che il suo paese, tradizionalmente leader della produzione dell'oppio
, aveva interrotto la produzione nel '61, per riprenderla solamente nel '74. Fu infatti allora possibile utilizzare un nuovo metodo, che ha consentito l'eliminazione della produzione clandestina dell'oppio ed il contemporaneo mantenimento dell'estrazione dell'alcaloide, necessaria per scopi medici. "Non è comunque sufficiente - ha sostenuto - eliminare una fonte di produzione. Quel che occorre è un approccio globale e internazionale al problema. E' in questa direzione che si è mosso il nostro governo, promuovendo la cooperazione internazionale e puntando a campagne educative indirizzate in modo particolare alla popolazione scolastica".
Thomas Patrick Melady, Ambasciatore degli Stati Uniti, ha sostenuto che di fronte alla distruzione delle vite umane provocata dai diversi tipi di droga, dal crack alla cocaina, i governi di tutti i paesi hanno la responsabilità di impegnarsi nella lotta tesa alla riduzione del consumo. Una lotta, ha precisato, che deve basarsi principalmente su un rapporto fatto di umanità, comprensione e solidarietà verso i tossicodipendenti. Jesùs Ezquerra Calvo, Ambasciatore della Spagna, ha ricordato che il proprio governo, essendo la Spagna contemporaneamente un paese di transito e di consumo, si trova di fronte a questo duplice problema. Anche Calvo ha quindi messo in evidenza la necessità di una collaborazione internazionale, volta alla sostituzione delle colture nei paesi produttori ed alla lotta al traffico di stupefacenti. "Per questo motivo - ha detto - la Spagna ha firmato convenzioni bilaterali con paesi che presentano problemi simili ai nostri. con l'Italia è stato firmato un accordo per l'esercizio della giuri
sdizione sulle navi che violano gli accordi sul traffico, sempre con l'Italia e con gli Stati Uniti è stata ratificata una convenzione relativa alla circolazione dei capitali. E' stato poi sottoscritto con l'ONU un accordo appositamente dedicato al problema droga, ed abbiamo cooperato con la CEE alla conferenza relativa al consumo della droga ".
Henryk Kupiszewski, Ambasciatore della Polonia, ha invece toccato il problema dell'alcolismo: "Benché oggi si cominci anche in Polonia ad avere più problemi rispetto al passato con la droga (ad esempio si comincia a produrre l'anfetamina), nel nostro paese l'emergenza maggiore è rappresentata dall'alcolismo. Esiste infatti una forte tradizione di consumo di alcool: il passato regime comunista, pur adottando da un lato leggi contro il consumo di alcool, dall'altro deteneva il monopolio della produzione e della vendita. Una vendita che serviva a sanare il deficit pubblico. Per questo motivo nel nostro paese si registra una grande quantità di alcool-dipendenti". L'ambasciatore italiano, Emanuele Scammacca del Murgo, ha sottolineato l'importanza di questa riunione, che è servita a diffondere i problemi ed i programmi dei diversi paesi. Il programma italiano si affida alla legge del '90, una legge che colpisce lo spacciatore, ed affronta il consumatore con severità, puntando comunque essenzialmente sulla prevenzi
one. Il Governo canadese - ha ricordato l'Ambasciatore Théodore Jean Arcand - ha istituito strutture di formazione per prevenire il ricorso al doping da parte degli sportivi, ed ha incrementato i mezzi a disposizione delle forze dell'ordine per la lotta al traffico e allo spaccio di droga. La droga ha fatto il suo ingresso in Nicaragua - ha detto l'Ambasciatore Francisco José Fiallos Navarro sfruttando la instabilità politica comune a molti Paesi del Centro America. L'ambasciatore nicaraguense ha ricordato che il suo Paese ha firmato lo scorso anno un trattato con gli altri Paesi centroamericani per combattere il traffico di sostanze stupefacenti. Il Nicaragua si affida tuttavia a programmi e legislazioni su scala internazionale per arrestare il riciclaggio di denaro sporco. Cuba, ha ricordato l'Ambasciatore Fermìn Rodrìguez Paz, non è un Paese produttore né consumatore. L'ambasciatore ha ricordato che Cuba ha sempre collaborato con i Paesi del continente americano, presentando diverse proposte. "Occorrono v
alide alternative da offrire ai contadini che oggi lavorano nelle piantagioni di sostanze tossiche - ha detto ancora - e più scambio di informazione sulle conseguenze della dipendenza da droghe, ed è necessario favorire la prevenzione e la cura della tossicodipendenza. L'ambasciatore cubano ha concluso affermando che la collaborazione tra le forze governative e non dei Paesi industrializzati dovrebbe essere intensificata, e dovrebbero essere potenziate le forze di polizia.
LA PREVENZIONE
Padre Aires Gameiro O.H.
Professore di Psicologia Clinica all'Università Cattolica di Lisbona (Portogallo)
Occorre agire prima di tutto a livello delle famiglie per prevenire in modo efficace la dipendenza da droga e alcool. E' quanto ha sostenuto Padre Aires Gameiro Professore di Psicologia Clinica all'Università Cattolica di Lisbona, moderando la tavola rotonda organizzata sul tema per l'appunto della prevenzione.
E' necessario dunque educare tutti i membri del nucleo famigliare a desiderare una vita libera da dipendenze di qualsiasi genere. A tale scopo - ha proseguito Padre Gameiro - sarebbe di primaria importanza che i governi e i partiti politici includessero nei loro programmi efficaci campagne anti-droga e anti-alcool.
I disturbi causati dalla dipendenza da droga o alcool sfidano infatti tutti i metodi di prevenzione, trattamento e riabilitazione. La prevenzione al comportamento di dipendenza deve essere dunque parte integrante del processo di crescita e di formazione del giovane. Questo processo deve essere basato sulla fiducia che il giovane ripone nella famiglia e nella società che lo circonda.
"A causa della crisi di valori, presenti oggi nelle nostre società, nelle nostre famiglie e nelle nostre scuole - ha sostenuto Padre Gameiro - i giovani si sentono maggiormente attirati dai vari messaggi che ricevono giornalmente e sono spesso confusi dalla contraddittorietà propria di questi messaggi. Da un lato la possibilità di provare emozioni garantite come sensazionali, dall'altro la paura di fare delle scelte.
Per i giovani in possesso di una biopsicologia fragile o appartenenti ad un ambiente non favorevole provare queste sensazioni tanto pubblicizzate diventa quasi un'ossessione, un obbligo".
Le principali fonti di educazione oltre alle famiglie sono dunque le scuole, le chiese, i centri sanitari e i mass media. Proprio all'interno di queste organizzazioni, il giovane è esposto alla contraddittorietà dei messaggi che riceve. "E' impossibile ad esempio - ha concluso Padre Gameiro - condannare l'uso di droga ed ammettere l'uso di alcool, o condannare entrambi, ma giustificare la dipendenza dal gioco, dal fumo, dal mangiare in eccesso o dalla iperattività".
IL RUOLO DELLA FAMIGLIA
Rafael Pich
Segretario Generale dell'Associazione Internazionale della Famiglia (Spagna)
Sull'importanza del ruolo della famiglia nella prevenzione ha insistito Rafael Pich, Segretario Generale dell'Associazione Internazionale della Famiglia (Spagna).
Un'associazione nata nel 1978, che coordina le attività in favore ed al servizio delle famiglie di tutto il mondo. Quest'organo agisce attraverso corsi di orientamento diretti alle famiglie, seminari, simposi, congressi locali ed internazionali.
"La vita familiare - ha avvertito Pich - subisce oggi molte minacce, a livello concettuale e pratico. La moderna propaganda non fa altro che criticare i criteri tradizionali della famiglia, illustrandola come un'entità anti-storica e anacronistica". Le conseguenze sono la disgregazione della famiglia, il distacco dei membri familiari e la perdita dei costumi e degli usi familiari. "Al fine di aiutare i nostri giovani a crescere in modo sano - ha concluso Pich - occorre recuperare i vecchi valori familiari, favorendo tutte le possibili attività che possono tenere legata una famiglia. La famiglia deve avere obiettivi comuni da inseguire, deve essere in grado di risolvere da sola i problemi dei propri membri. Si richiede, quindi, un impegno urgente, teso a far rivivere i valori familiari di un tempo. Solo in tal modo non si sentirà più parlare di problemi come droga e alcool per i giovani".
IL RUOLO DELLA SCUOLA
Jorge Alberto Serrano
Capo della Clinica Associata al Servizio di Psicopatologia Infantile delle Cliniche Universitarie St. Luc di Lovanio (Belgio)
Di fronte ad un fenomeno in crescita, I'abuso di droga da parte dei giovani, la scuola deve diventare un luogo privilegiato di prevenzione. Lo ha sostenuto Jorge Alberto Serrano, Capo della Clinica Associata al Servizio di Psicopatologia Infantile delle Cliniche Universitarie di St. Luc di Lovanio (Belgio).
Serrano ha portato come esempio il fatto che i giovani dai 12 ai 17 anni fumatori di marijuana sono aumentati, dal 1962 al 19º2, di ben 27 volte, mentre quelli che usano droghe pesanti sono aumentati di 18 volte.
"Occorre intervenire per fermare questo fenomeno - ha detto Serrano - coinvolgendo tutte le strutture della società, mettendo a punto progetti e programmi che usino la formazione, I'informazione e la ricerca".
La prevenzione si può dividere in tre fasi: la frase primaria, in cui si cerca di evitare la malattia; la fase secondaria, in cui si cerca di ridurre la durata e la gravità della malattia; la terza fase, dove si cerca di migliorare lo stato di salute, cercando di evitare ricadute e inducendo la persona a sfruttare al massimo le proprie potenzialità. Questo significa reintegrare e riabilitare un individuo all'interno della comunità.
La scuola, in particolare, costituisce un luogo primario della formazione del giovane e deve, quindi, agire da mezzo di interazione permanente tra il giovane, I'insegnante e i genitori. L'insegnante deve essere in grado di comprendere il giovane in maniera globale, di fornirgli una formazione integrale e, pertanto, di educare il ragazzo al concetto di salute. Anche la collaborazione dei genitori è fondamentale. Il giovane ricorre alla droga per una serie di fattori come il desiderio di sentirsi bene, di farsi accettare dal gruppo, di ridurre le tensioni, gli stress e le emozioni.
Tra le categorie di giovani più esposti a rischio troviamo i figli di tossico-dipendenti, i giovani vittime di abusi fisici e sessuali, i giovani appartenenti ai ceti meno abbienti, quelli che presentano problemi psicoterapeutici e i portatori di handicap. L'ambiente sociale rappresenta poi un fattore di rischio innegabile. Elementi come le cattive relazioni familiari, la mancanza di responsabilità sociale o la mancanza di riferimenti religiosi rappresentano un grave rischio.
"La società attuale - ha concluso Serrano - è caratterizzata dalla sete di consumo e dalla ricerca immediata del piacere facile e i valori fondamentali vanno perdendo terreno giorno dopo giorno. La droga si inserisce in questo contesto come veicolo per ottenere un facile successo, anche se in maniera illusoria ed effimera. E' indubbio che la guerra alla droga e ai suoi trafficanti debba proseguire in maniera dura, ma questo non può esimerci dal riflettere sulle strutture che creano le cosiddette società civili.
L'uomo, alla fine di questo secolo, si chiede cosa sarà del suo futuro, ha bisogno di parole di conforto e di amore: un messaggio positivo come risposta ai suoi dubbi sempre più angoscianti".
IL RUOLO DELLA CHIESA
Pierre de Parcevaux
Vicepresidente dell'Unione Nazionale delle Famiglie contro la Tossicomania, Parigi (Francia)
Pierre de Parcevaux, Vicepresidente dell'Unione Nazionale delle Famiglie contro la Tossicomania (UNAFALT), ha illustrato nel suo intervento l'esperienza di questa associazione nel campo della tossicodipendenza.
L 'UNAFALT - ha spiegato - lavora con le famiglie che hanno avuto al loro interno casi di tossicodipendenza.
Dall'attività svolta dall'associazione, è risultato che le cause principali che scatenano l'uso di sostanze tossiche sono la mancanza di dialogo, la mancanza di affetto e l'impossibilità di identificarsi nella figura del genitore o dell'adulto idealizzato.
"Abbiamo inoltre verificato - ha proseguito de Parcevaux - quanto sia difficile sensibilizzare il giovane sui reali pericoli che la droga comporta. I giovani cominciano ad utilizzare le sostanze stupefacenti nell'età dell'adolescenza, e sono spesso convinti di poter smettere in qualsiasi momento. Non comprendono poi il motivo per cui i genitori possano fare uso di droghe cosiddette "lecite", e cioè l'alcool ed il tabacco.
E' fondamentale, pertanto, che la famiglia educhi al rispetto della conservazione della salute".
E' per questo motivo che l'UNAFALT organizza riunioni e periodici stages per le famiglie, per fornire cioè agli adulti le corrette informazioni su come reagire al comportamento dei propri figli, su come elargire il proprio affetto e come rispondere al disinteresse del giovane. E' infatti di fondamentale importanza che il giovane e la famiglia affrontino in maniera sinergica il problema droga.
"In conclusione - ha detto ancora de Parcevaux - appare importante cercare di ricucire quella rottura che oggi sembra essere avvenuta all'interno dell'ambiente giovanile, offrire ai giovani più possibilità di dialogo e di confronto, inducendoli, insomma, ad avere più fiducia nella famiglia, nelle istituzioni e nella Chiesa".
La religione cristiana può infatti costituire un insostituibile supporto nella lotta alla tossicomania, attraverso la preghiera e la Messa che costituisce un occasione di incontro e dunque una possibilità di dialogo.
IL RUOLO DEGLI ORGANISMI SANITARI
Hiroshi Nakajima
Direttore Generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
L'intervento di Hiroshi Nakajima, Direttore Generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si è incentrato sul ruolo dei servizi sanitari nel controllo dell'alcool e della tossicodipendenza.
"Il problema dell'abuso di alcool e di droga - ha detto - sta assumendo crescenti proporzioni anche in quei paesi fino a pochi anni fa non interessati da questo fenomeno. Se in alcuni paesi si nota una flessione, nella maggior parte dei casi assistiamo ad un aumento della tossicodipendenza e dell'uso di alcool. La tendenza globale è dunque quella di una crescita di questo fenomeno".
Per questo motivi occorre un approccio multidisciplinare e internazionale a questo problema, che agisca sia a livello della repressione dell'offerta che della riduzione della domanda. Negli ultimi due anni l'OMS si è per l'appunto impegnato in questa direzione: nel febbraio del 1990 I'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha tenuto una sessione speciale dedicata al problema dell'abuso di queste sostanze, a New York, nell'aprile del 1990 il Governo del Regno Unito e le Nazioni Unite hanno organizzato un summit a Londra, in cui è stata data molta attenzione alle strategie per la riduzione della domanda e dell'offerta di droga, nel maggio del '90 I'Assemblea dell'OMS ha adottato una risoluzione relativa alla riduzione della domanda, auspicando un rafforzamento dell'azione dell'OMS in questo settore. Come risposta a questa risoluzione, infine, è stato messo a punto, nel settembre '90, un nuovo programma dell'Organizzazione sull'abuso di droga. "E' comunque una mia ferma convinzione - ha proseguito - che occorre
rebbe affrontare con uguale forza i problemi correlati all'alcolismo"
Nakajima ha quindi sottolineato il ruolo svolto dal settore sanitario nella lotta ai fenomeni di alcool e di tossicodipendenza, ricordando che per l'OMS per "salute" non s'intende semplicemente l'assenza della malattia ma lo stato di benessere fisico, mentale e sociale. "Di fronte all'aumento dell'uso di droga - ha detto - e quindi all'aumento delle conseguenze patologiche, nonché dell'alcool, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, è necessario elaborare nuove strategie di intervento. occorrono programmi di educazione, sia all'interno delle scuole che dedicate a tutta la popolazione. Ed occorre un'assistenza sanitaria adeguata che consenta di identificare i problemi correlati all'abuso di queste sostanze, un equo accesso alle strutture sanitarie, una migliore possibilità di trattamento. Tutto il personale sanitario deve essere dunque impegnato in questa lotta, da condurre per l'appunto non solamente sul fronte della riduzione dell'offerta e della sostituzione delle colture, ma anche su quello sanitario
. L'OMS, attraverso la sua rete di centri collaboratori, è in grado di misurare il fenomeno, e può svolgere un ruolo di guida nell'azione contro la droga". Ad illustrare le proporzioni del fenomeno droga, Nakajima ha inoltre fornito i seguenti dati:
Numero dei tossicodipendenti denunciati alle Nazioni Unite Anno 1988 Tasso per 100.000 abitanti
Paesi Cocaina Eroina Oppio
Austria ---- 35,0 55,0
Canada 40,8 3,9 11,5
Italia 0,5 349,1 ----
Spagna 103,6 146,2 ----
Regno Unito 1,6 29,6 1,2
USA 5.012,3 202,2 ----
URSS ---- 0,7 10,8
IL RUOLO DEI MASS MEDIA
Joaquin Navarro-Valls
Direttore della Sala Stampa Vaticana
Sul ruolo dei mass media nella prevenzione delle tossicodipendenze è intervenuto Joaquin Navarro-Valls, Direttore della Sala Stampa Vaticana.
L'incidenza che i mass media hanno sul fenomeno della droga - ha spiegato - è in effetti altissima. Attualmente l'informazione si sofferma moltissimo su questo fenomeno, fornendo notizie dettagliate e non nascondendo i devastanti effetti che l'uso di sostanze tossiche comporta.
"Spesso, però - ha proseguito Navarro-Valls - i nostri notiziari tendono a diffondere le notizie relative al fenomeno droga cercando di farle apparire il più possibile lontane dal nostro territorio nazionale. Come se il male o il pericolo fossero così lontani da noi che, in fondo, non occorre preoccuparsi più di tanto". Un altro aspetto negativo dell'informazione, a suo giudizio, è rappresentato dall'"induzione" al comportamento delittuoso legato al commercio della droga.
La continua ripetizione di notizie tendenti a sottolineare l'alto valore economico che le operazioni di traffico di stupefacenti comporta, sembra infatti indurre sempre più persone a intraprendere questo tipo di "attività".
Una prevenzione efficace non può avvenire, comunque, finché il fenomeno è considerato esclusivamente in termini di mercato. Occorre umanizzare questo problema: la dipendenza da droga, specie quella giovanile, è sempre generata, infatti, da una situazione individuale critica.
"I mass-media non risolveranno il problema della droga - ha concluso il Direttore della Sala Stampa Vaticana - ma il lavoro che svolgono risulta utilissimo, specialmente in termini di prevenzione. Quando l'informazione usa parametri antropologici, anziché meramente sociali, il messaggio che invia risulta di enorme valore. Il problema va affrontato fornendo al giovane un orizzonte etico cui attaccarsi per soddisfare le sue curiosità e per avere una risposta ai suoi dubbi".
IL RUOLO DELLO SPORT
S.E. Juan Anionio Samaranchs
Presidente del Comitato Olimpico Internazionale (Spagna)
L'intervento di Juan Antonio Samaranchs, Presidente del Comitato Olimpico Internazionale, ha sottolineato le qualità spirituali e fisiche dello sport, che può dunque costituire un valido strumento di lotta alla violenza ed alla droga.
Ricordando che l'origine dei Giochi Olimpici si perde nei meandri della mitologia e della storia antica, Samaranchs ha presentato i giochi olimpici come una filosofia di vita che esalta e combina, in un insieme equilibrato, la qualità del corpo, della volontà e dello spirito. Il loro fine - ha spiegato - è quello di unire lo sport all'arte e alla cultura, per metterli al servizio dello sviluppo armonioso dell'uomo e per incoraggiare lo stabilirsi di una società pacifica e volta a preservare la dignità umana.
Samaranchs ha comunque ricordato che lo sport può comportare rischi esagerati o divenire troppo competitivo, mentre il suo obiettivo deve essere quello di infondere il senso dell'ordine e della giustizia, di insegnare ad agire lealmente.
"Il Comitato Olimpico Internazionale - ha proseguito il suo Presidente - è cosciente del fatto che intorno all'ambiente sportivo esistano forti interessi anche economici, che hanno determinato deformazioni contro le quali occorre lottare. Il doping, ad esempio, rappresenta una violazione di una norma ed insieme una violazione dei principi etici propri dello sport. Al contrario, I'essenza ludica del gioco, che deve caratterizzare uno sport sano, deve preparare l'atleta ad accettare la sconfitta senza drammi e a trionfare senza smisurata vanità per una vittoria". Samaranchs ha infine concluso la sua relazione ricordando che il Comitato Olimpico internazionale, iniziatore della lotta contro la droga su scala mondiale, organizza attualmente una severa campagna contro questo fenomeno nell'ambiente sportivo.
IL PROBLEMA DEL DOPING
Primo Nebiolo
Presidente dell'Associazione delle Federazioni Olimpiche Internazionali
Primo Nebiolo, Presidente dell'Associazione delle Federazioni Olimpiche Internazionali, ha sottolineato nel suo intervento i pericoli del doping nello sport, i suoi effetti fisici ed etici. L'uso di doping ha origini lontane, ha spiegato Nebiolo, anche se solo recentemente, dopo vari incidenti riscontrati, si è intervenuti seriamente per combatterlo.
Fino agli anni '60, gli atleti facevano uso di stimolanti per aumentare le loro prestazioni in gara. Per arginare questa tendenza furono ideati i controlli anti-doping che riuscivano ad identificare i trasgressori, attraverso la scoperta di tracce di sostanze sospette nel loro sangue.
Già dagli anni settanta sono apparse sostanze più sofisticate, come gli steroidi e gli anabolizzanti, che permettono di aumentare la muscolatura e quindi di migliorare le prestazioni. Queste sostanze, a differenza degli stimolanti, possono essere assorbite anche durante gli allenamenti, quindi non risultano ai controlli anti-doping, di solito effettuati durante o dopo la gara.
Nebiolo ha proseguito spiegando che occorre intensificare i mezzi di controllo a disposizione delle autorità sportive per arginare questo pericoloso fenomeno. Devono essere istituite apposite commissioni di controllo che, senza preavviso, si rechino negli impianti destinati agli allenamenti degli atleti e verifichino le loro condizioni fisiche. Occorre inoltre intensificare la ricerca mirata a scoprire nuovi metodi per l'identificazione di queste sostanze. E' importante, ha concluso Nebiolo, agire a livello repressivo con gli atleti che contravvengono ad una regola fondamentale dello sport, come è importante usare metodi di prevenzione e di informazione, che illustrino in maniera efficace a tutto l'ambiente sportivo i pericoli che l'uso di queste sostanze comporta.
I VALORI DELLA RIABILITAZIONE
S.E. Mons. José Saraiva Martins
Segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica
La soluzione del problema droga va ricercata nella famiglia e nella scuola. E' quanto ha sostenuto Mons. José Saraiva Martins, Segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica.
La famiglia in primo luogo deve essere in grado di offrire un esempio sano e responsabile: "Per i valori umani e morali che può offrire - ha sostenuto Mons. Martins - come luogo di dialogo, partecipazione, è la prima scuola d'iniziazione alla responsabilità verso le cose della vita quotidiana. Dove i rapporti tra genitori e figli funzionano, è difficile che entri la droga. A questo punto ci si potrebbe domandare se non sarebbe possibile che tante famiglie, in grado di corrispondere alla loro funzione istituzionale, si offrissero come 'famiglie adottive' del drogato e dell'alcolista".
La scuola, ha proseguito Mons. Martins, deve poi formare le personalità dei giovani e guidarli verso la capacità di operare scelte libere e giuste.
La famiglia e la scuola, ha concluso Mons. Martins, devono dunque recuperare la loro funzione educatrice, spronando i giovani ad inseguire ideali di solidarietà e di amore verso gli altri e verso Dio.
IL RUOLO DELLA TERAPIA FARMACOLOGICA
Jérome Jaffe
Direttore Associato dell'Ufficio per la Politica del Trattamento e dell'Ufficio per lo Sviluppo del Trattamento (USA)
Nella sua relazione Jérome Jaffe, Direttore Associato dell'Ufficio per la Politica del Trattamento e dell'Ufficio per lo Sviluppo del Trattamento degli Stati Uniti, ha affrontato il tema dei trattamenti farmacologici.
Attualmente - ha ricordato Jaffe - la più valida alternativa al metadone, utilizzato a partire dagli anni '60 per il trattamento della dipendenza da eroina, è rappresentata dalla "buprenorfina".
Rispetto al metadone, infatti, questo farmaco ha minore tendenza ad associarsi con l'overdose tossica, ma è molto più costoso e, come il metadone, può avere azione oppiacea. Per quanto riguarda la dipendenza da cocaina, sono stati studiati un gran numero di agenti terapeutici appartenenti a varie categorie farmacologiche, ma i risultati di questi studi hanno dato esiti spesso discordanti.
Sono attualmente allo studio - ha proseguito Jaffe - agenti farmacologici per il trattamento della dipendenza dall'alcool e dalla nicotina. La terapia a base di "Naltrexone" sembra in grado di ridurre la percentuale di ricaduta all'interno dei gruppi di alcolisti recentemente disintossicati. Per l'astinenza da nicotina e il conseguente effetto depressivo che questa comporta sono stati sperimentati farmaci anti-depressivi e terapie a base di "Clonidine".
Jaffe ha quindi concluso il suo intervento sottolineando la necessità di una interazione tra terapia farmacologica e terapia psicologica.
IL RUOLO DELLA PSICOTERAPIA
Wanda Poltawska
Direttore dell'Istituto di Teologia della Famiglia all'Accademia Pontificia di Cracovia (Polonia)
Wanda Poltawska Direttore dell'Istituto di Teologia della Famiglia all'Accademia Pontificia di Cracovia (Polonia), ha illustrato nel suo intervento i risultati di un metodo di psicoterapia da lei stessa ideato, ed applicato in un centro consultorio per i giovani. Tutti i disturbi trattati in psichiatria hanno infatti bisogno oltre che del trattamento farmacologico anche di un trattamento psicoterapeutico, ha spiegato. Il trattamento utilizzato, in particolare, parte dal presupposto che il paziente ha bisogno di aiuto per trovare la propria collocazione nella vita, la propria vocazione. Da qui il nome: "Psicoterapia oggettivante". I pazienti sottoposti alla psicoterapia erano affetti da nevrosi, disturbi emozionali e di personalità, personalità immatura, psicopatia.
La terapia si è sviluppata attraverso i seguenti stadi:
1) un'analisi della situazione vitale del paziente, mirata a rendere la sua stessa visione della situazione più oggettiva;
2) un'analisi della personalità del paziente che gli consentisse di prendere visione dei propri atteggiamenti;
3) una considerazione dei valori atta a guidare il paziente verso l'accettazione di una gerarchia di valori;
4) la valutazione della sua situazione e dei suoi atteggiamenti;
5) il cambiamento della condotta del paziente e la sua stessa risoluzione sulle decisioni concernenti il futuro;
6) la realizzazione della "oggettivazione" del paziente, del suo crescente coinvolgimento nella vita con l'aiuto della psicoterapia.
"La distinzione - ha spiegato Wanda Poltawska - effettuata da Karol Wojtyla in "The Acting Person" tra ciò che succede nell'uomo e l'azione responsabile dell'uomo, così come la sua spiegazione dei concetti basilari usati in psicoterapia, come la libertà inconscia, la disintegrazione, e la sua idea di integrazione della persona attraverso l'azione, sono risultati di primaria importanza in psicoterapia. Alla luce di tutto questo, possiamo anche capire il fallimento di quelle scuole di psicoterapia che si applicano esclusivamente sull'inconscio della persona o mirano solamente ad un'abolizione della tensione, rinunciando, in tal modo, allo stadio finale: il coinvolgimento attivo del paziente".
IL RUOLO DEL LAVORO
Franco Marini
Ministro del Lavoro (Italia)
Sul rapporto tra tossicodipendenza e lavoro si è incentrato l'intervento di Franco Marini, Ministro del Lavoro italiano. In Italia - ha detto - vi sarebbero 300.000 tossicodipendenti e ben oltre 3 milioni di alcoolizzati. I decessi causati dall'assunzione di droghe nel periodo '86-'90 sono quadruplicati. I morti per droga nel '90 sono stati per 1'89 per cento maschi e in una fascia di età compresa tra i 26 e 29 anni. A ciò si aggiunga che il 70 per cento dei malati di AIDS è costituito da tossicodipendenti. In Italia le statistiche attestano che vi sono 40. 000 morti l'anno per alcoolismo. E' un dato acquisito che droga e alcool incontrano il loro favore anche presso i lavoratori. Le percentuali stimate dicono che il 65 per cento degli alcoolisti e tossicodipendenti è disoccupato, mentre il restante 35 per cento già ha un lavoro oppure è in attesa di trovarlo. Inoltre il 35 per cento degli incidenti sul lavoro è dovuto all'alcoolismo.
Quando la genesi del fenomeno si rinviene nel connubio uomo-lavoro, le radici affondano in particolare tra i lavoratori manuali, in special modo tra quelli che eseguono lavori pesanti a contatto con polveri e temperature molto elevate (per esempio muratori, minatori, siderurgici).
Quanto agli interventi correttivi Marini ha insistito sulla importanza di servizi in grado, al tempo stesso, di informare e creare canali di inserimento nel lavoro e di mantenimento dell'occupazione. In chiave di prevenzione si muove una recente legge italiana (L. 162/90) che coinvolge in tale opera le Regioni e i Comuni nonché i principali Ministeri. Si prevede, fra l'altro, I'obbligo del lavoratore tossicodipendente di prestare lavoro non retributivo per la collettività. Quando il tossicodipendente intende disintossicarsi può mantenere il posto di lavoro e può chiedere un periodo di aspettativa non retribuito fino a tre anni.
La legge, ma anche la contrattazione sindacale, prevede particolari premessi per i familiari. Inoltre sono previsti speciali "progetti per l'occupazione di tossicodipendenti" (ne sono pervenuti sinora 260).
A parte la legge, secondo Marini, occorre valorizzare l'impegno delle associazioni sindacali, dell'associazionismo privato, anche di natura religiosa, in un contesto di revisione profonda di significati e valori.
LE COMUNITA' TERAPEUTICHE
Mons. William O'Brien
Presidente della Federazione Mondiale delle Comunità Terapeutiche (USA)
Monsignor William O'Brien, Presidente della Federazione Mondiale delle Comunità Terapeutiche, si è soffermato ad illustrare l'attività della associazione. Il World Therapeutic Community Movement - ha spiegato - è stato fondato circa trenta anni fa, impegnandosi fin dalla sua origine in una vera e propria guerra alla tossicodipendenza estesa ai cinque continenti. La sua attività si basa sui principi della pedagogia, della teologia e della filosofia, molto più che sulla medicina tradizionale. Il suo scopo è quello di offrire le cure necessarie ai giovani tossicodipendenti, e di rieducarli alle responsabilità dell'età adulta, nella convinzione che solo un lavoro di collaborazione tra le varie discipline scientifiche può aiutare a risolvere il problema.
E' questo un impegno di fondamentale importanza a fronte di un fenomeno dalle dimensioni crescenti. "La dipendenza da sostanze tossiche - ha detto ancora Monsignor O'Brien - ha lasciato la sua cicatrice permanente sulla vita umana nell'ultimo secolo. Nella sua marcia ineluttabile, il consumo di sostanze tossiche ha mietuto vittime e tragedie in tutti gli angoli della terra. Dalle valli dello Himalaya al confine con la Cina e le sue vicine regioni della Provincia Yunnan, luogo di residenza di 460.000 giovani consumatori di eroina, a Florianopolis, sulla costa atlantica meridionale del Brasile, dove 26.000 bambini abbandonati vengono nutriti con Fucabem, alle fatiscenti residenze del South Bronx di New York, alle stradine disseminate di siringhe nel quartiere di Trastevere a Roma, il messaggio ci bombarda da ogni parte: "Dobbiamo affrontare un problema molto grave". Le nostre famiglie si distruggono lentamente, i nostri giovani muoiono davanti ai nostri occhi e i nostri quartieri diventano sempre più simili a
campi di battaglia o a veri e propri cimiteri".
GLI ALCOLISTI ANONIMI
William J. Clausen
Membro del Consiglio Nazionale Cattolico per i Problemi concernenti la Droga e l'Alcolismo, Illinois (USA)
William Clausen, Membro del Consiglio Nazionale Cattolico per i Problemi concernenti la Droga e l'Alcolismo (USA), ha illustrato la storia e l'attività dell'associazione degli Alcolisti Anonimi.
Si tratta di "un'unione di uomini e donne che dividono le proprie esperienze e aiutano gli altri ad uscire dal tunnel dell'alcolismo". Ciò che si richiede ai nuovi membri è il desiderio di smettere di bere. Si ritiene che attualmente esistano almeno 93.000 gruppi di questa organizzazione con oltre 2.000.000 di membri.
L 'associazione degli Alcolisti Anonimi fu fondata nel 1935 in seguito all 'incontro di due alcolisti che, unendo le proprie esperienze, trovarono il modo di uscire da questa dipendenza.
Nel 1939 I'associazione pubblicò un libro, "Alcolisti Anonimi", dove venivano narrate le esperienze di molte persone che erano riuscite a liberarsi dall'ossessione del bere seguendo le istruzioni dettate dall'associazione. Il libro sottolineava tre punti:
a) gli alcolisti non possono gestire le proprie vite;
b) probabilmente nessuna forza umana avrebbe potuto salvarsi dall'alcolismo;
c) Dio li avrebbe aiutati.
Da allora, la fondazione degli Alcolisti Anonimi ha stretto una forte alleanza con l'ambiente ecclesiastico, e da questa collaborazione è nata un'organizzazione forte e sempre in crescita che basa il proprio lavoro sull'esperienza di anni di successi. Questa fondazione non possiede un archivio dei partecipanti o dei casi trattati, non controlla i suoi membri, non emette diagnosi mediche o psichiatriche né offre servizi religiosi.
"L 'associazione degli Alcolisti Anonimi - ha proseguito Clausen - si limita a collaborare con i professionisti, inducendo gli alcool-dipendenti a credere in un futuro migliore, guidandoli dalla disonestà all'onestà, dall'irresponsabilità alla responsabilità. Tutto ciò può definirsi guarigione".
LA TERAPIA PIU' EFFICACE PER L'ALCOLISMO
Padre Joseph C. Martin
Presidente dell'Ashley (USA)
Padre Joseph C. Martin, Presidente dell'Ashley, ha ricordato nel suo intervento le origini della fondazione degli "Alcolisti Anonimi".
Questa Fondazione, nata 55 anni fa negli Stati Uniti, prese vita ad opera di due ex alcolisti, Bill Wilson e Doctor Bob che, sulla base delle proprie esperienze, decisero di aiutare le persone alcool-dipendenti.
Nei 12 principi sui quali si basa l'attività della associazione, si trova l'invito a fare ammenda delle proprie azioni ingiuste, a cercare la sanità fisica e spirituale, nonché la sobrietà attraverso la preghiera e attraverso il dialogo con Dio.
Il movimento degli "Alcolisti Anonimi", ha detto Padre Martin, si sta ora diffondendo anche nel resto del mondo, dimostrando sempre più la sua efficacia nel risolvere ogni sorta di problemi che affliggono l'uomo, dall'alcool, alla droga e ad ogni tipo di dipendenza.
DROGA E VOLONTARIATO: UNA SFIDA
Don Mario Picchi
Presidente del Centro Italiano di Solidarietà (Italia)
Ad illustrare il ruolo del volontariato è intervenuto Don Mario Picchi, Presidente del Centro Italiano di Solidarietà.
L'uso di droga - ha sostenuto - rappresenta una vera e propria sfida in quanto negazione della vita. Una sfida raccolta dal volontariato, un nuovo modo di fare politica che si sta sempre più sviluppando.
Il servizio offerto dal volontariato - ha proseguito - deve privilegiare le persone più deboli, partire sempre dai loro bisogni, qualificarsi come concreto, serio, adeguato, continuamente alla ricerca degli strumenti più adatti.
Un servizio, dunque, che non si deve esaurire in gesti sporadici e illusori, e che non deve cercare tornaconti di qualsiasi genere.
La società moderna è stata privata di valori come l'educazione alla libertà e all'amore responsabile. Una mancanza che ha generato sentimenti di frustrazione, delusione e di intolleranza nei giovani, scatenando fenomeni come la violenza e la droga.
E' proprio qui che il volontariato deve intervenire.
L'IMPORTANZA DEI FATTORI GENETICI NELLA TOSSICODIPENDENZA
Rita Levi Montalcini
Premio Nobel per la Medicina e Membro della Pontificia Accademia delle Scienze
Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la Medicina e Membro della Pontificia Accademia delle Scienze, moderando la conferenza conclusiva del convegno, si è soffermata sull'importanza dei fattori genetici nel panorama della tossicodipendenza. I fattori genetici, ha proseguito la Montalcini, hanno la loro importanza nell'origine delle dipendenze da alcool e da droga, ma non rappresentano le uniche cause di tali fenomeni.
Una forte influenza è rappresentata dall'ambiente sociale ed è qui, ha concluso il Premio Nobel, che occorre concentrare i nostri sforzi per arginare questa disastrosa tendenza.
UNA STRATEGIA INTERNAZIONALE DI LOTTA ALLA PRODUZIONE, AL TRAFFICO ED AL CONSUMO DI DROGA
Jaime Paz Zamora
Presidente della Bolivia
Il presidente della Bolivia, Jaime Paz Zamora, ha individuato le linee di quella che a suo giudizio dovrebbe essere una strategia coordinata a livello internazionale di lotta alla produzione, al traffico ed al consumo di droga.
"Occorre prima di tutto distinguere - ha detto - tra foglia di coca e cocaina: la foglia di coca è nostra, la cocaina è venuta dal di fuori".
La foglia di coca, di per sé inoffensiva, rappresenta un elemento fondamentale della cultura e della tradizione dei paesi andini. In Bolivia, negli ultimi anni, sono stati comunque sradicati più di 14 mila ettari utilizzati per questa coltivazione, ovvero un terzo dei 50 mila ettari complessivamente coltivati in questo paese.
Uno sforzo dunque considerevole, ma che deve essere sostenuto da uno sviluppo alternativo, volto a sostituire l'economia basata sulla foglia di coca con una diversa economia. Con lo stesso rigore con il quale si interviene sulla produzione delle foglie di coca occorre poi intervenire sulla produzione ed esportazione dei componenti chimici, attraverso i quali dalla foglia di coca si produce la cocaina. Componenti chimici prodotti ed esportati dai paesi sviluppati.
E' inoltre necessario elaborare una strategia di cooperazione internazionale per combattere il narcotraffico, che si concentri da un lato sulla riduzione della produzione - stimolando per l'appunto un'economia alternativa - dall'altro sulla riduzione del consumo, attraverso attività di educazione e di prevenzione.
Ancora, un maggiore controllo deve essere esercitato sulla produzione e commercializzazione dei prodotti alcolici.
LA NECESSITA' DI UNA VOLONTA' POLITICA INTERNAZIONALE CONTRO LA DROGA
Javier Pérez de Cuellar
Segretario Generale delle Nazioni Unite
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Javier Pérez de Cuellar, ha sottolineato nel suo intervento l'incremento che il traffico ed il consumo di droga hanno avuto negli ultimi venti anni. Il numero di consumatori di droga calcolato attualmente nel mondo è stimato intorno ai 40 milioni di unità.
"Si deve intervenire risolutamente ed urgentemente - ha detto Pérez de Cuellar instaurando programmi a breve e lunga scadenza. Occorre recuperare i valori fondamentali, la coscienza universale e la dignità umana".
Pérez de Cuellar ha poi ricordato che il crescente traffico di sostanze stupefacenti non fa altro che incrementare il già nutrito mondo della criminalità, agendo in simbiosi con il crimine comune. I Paesi in via di sviluppo, ha proseguito il Segretario Generale dell'ONU, vedono il loro futuro gravemente minacciato dalla produzione e dal traffico delle sostanze stupefacenti. E' necessaria quindi una mobilitazione globale, ha detto ancora de Cuellar, in quanto solo se esisterà una vera volontà politica internazionale si potrà agire adeguatamente. L'ONU, dal canto suo, ha sostenuto da oltre 40 anni i programmi anti-droga, occupandosi del rispetto e dell'applicazione dei vari trattati internazionali. "Per offrire alle prossime generazioni un mondo migliore - ha concluso - occorre che si instauri una collaborazione tra tutti i giovani e le forze internazionali".
IL COMPORTAMENTO ANTISOCIALE DEL TOSSICODIPENDENTE E LA LEGGE
Rosa Jervolino Russo
Ministro degli Affari Sociali (Italia)
La nuova normativa anti-droga italiana, la sua efficacia, i suoi obiettivi e gli ostacoli che essa ha incontrato. E' questo l'argomento trattato da Rosa Jervolino Russo, Ministro degli Affari Sociali italiano.
Questa normativa, approvata dal Parlamento italiano nel 1990 - ha ricordato - si propone di potenziare i mezzi e gli strumenti operativi a disposizione delle istituzioni per combattere il narcotraffico e le sue conseguenze. Più mezzi alle forze dell'ordine, quindi, e pene più severe per i narcotrafficanti. L 'efficacia della legge sotto questo punto di vista è dimostrata dal fatto che, dopo la sua entrata in vigore, i sequestri di eroina, cocaina e cannabis sono aumentati rispettivamente del 74,31%, 58,95% e 16,21%. Sono inoltre aumentate del 27,15% le operazioni di polizia realizzate nei confronti dei trafficanti. La nuova normativa si propone inoltre - ha proseguito il Ministro degli Affari Sociali - di rivedere il vecchio sistema giuridico in vigore dal 1975, il quale non puniva la detenzione e l'uso personale di "modica quantità" di sostanze tossiche. Nella nuova legge, invece, la punibilità nei confronti dei consumatori si concretizza attraverso la possibilità offerta ai Prefetti di erogare sanzioni amm
inistrative, come la sospensione della patente di guida o del porto d'armi. La nuova normativa intende comunque muoversi sul piano della prevenzione e del recupero: prevede infatti la possibilità per il consumatore di evitare la sanzione, a condizione che accetti di intraprendere un percorso di disintossicazione.
Non sono mancati gli ostacoli per una legge che pure è stata ritenuta del tutto costituzionale da una recente sentenza della Corte. Come le polemiche portate avanti dagli antiproibizionisti, i quali, in nome della libertà, stanno attualmente raccogliendo le firme per ottenere un referendum che abroghi parte dei concetti contenuti nella legge. "Ma non si può parlare di libertà - ha affermato ancora il Ministro - quando un individuo cede alla dipendenza di una sostanza tossica, mettendosi nelle mani degli spacciatori ed alimentando il loro losco guadagno. Chi fa uso di droga rinuncia a tutte le sue potenzialità umane e, alimentando e finanziando la malavita, agisce in modo anti-sociale". Sarà questo il messaggio contenuto nella terza campagna educativa che partirà a breve scadenza, che avrà appunto come obiettivo il rendere l'opinione pubblica cosciente dell'antisocialità e della pericolosità del consumo di droghe. Se sul piano di lotta al narcotraffico questa legge ha già permesso di ottenere notevoli success
i, dal punto di vista della prevenzione e del recupero gli eventuali risultati saranno visibili solo a lungo termine. A tal proposito, il Governo sta cercando di delineare un programma sinergico e di collaborazione, affiancando gli sforzi di organi centrali e periferici dello Stato, istituzioni pubbliche e gruppi di volontariato.
Proprio da incontri come quello che ha termine oggi, ha concluso la Jervolino Russo, dove sono riuniti membri della comunità scientifica internazionale e del mondo della cultura, devono emergere seri proponimenti e mature riflessioni sulla pericolosità e l'antisocialità dell'uso di sostanze tossiche.
DROGA E ALCOLISMO: OSTACOLI ALLA CIVILIZZAZIONE
Louis W. Sullivan
Ministro della Sanità degli Stati Uniti
Il Ministro della Sanità degli Stati Uniti, Louis W. Sullivan, ha portato il saluto personale del Presidente Americano George Bush. Bush ha espresso il suo apprezzamento per l'iniziativa del Vaticano, che affronta il problema della droga e dell'alcolismo in maniera globale. L'America, ha detto Bush, ha perduto molte vite umane a causa della droga. Per combattere la droga è necessario dunque mettere a punto programmi internazionali che affrontino il problema in tutti i suoi aspetti: dalla necessità di ritrovare i valori morali, al recupero del rispetto di noi stessi, dell'amore per la vita e la libertà. La Fede è fondamentale, conclude il Presidente Americano, per raggiungere questi obiettivi, come utilissima è la collaborazione tra istituzioni sanitarie, educatrici ed ecclesiastiche.
Il Ministro Sullivan ha aggiunto che è altrettanto fondamentale educare la popolazione a sviluppare una mentalità anti-droga, e far sì che il cittadino collabori con le istituzioni in questa battaglia. Il Ministro Sullivan ha poi ricordato che mentre negli anni '60 e '70 i mass-media svolgevano quasi un ruolo di glorificazione della tossicomania, considerandola quasi un aspetto positivo, oggi gli stessi mass-media partecipano ai programmi governativi mirati a debellare questo fenomeno. Personaggi famosi dello spettacolo e dello sport offrono le proprie performances al fine di fare breccia nel sentimento popolare, supportando, in tal modo, efficaci campagne antidroga. Allo stesso modo, gruppi di genitori e di volontari partecipano attivamente alle attività governative.
Questi sforzi, ha ricordato il Ministro Sullivan, hanno fatto scendere la percentuale dei giovani che fanno uso di droga dal 48% a meno del 30%. Il Governo Americano compie molti sforzi anche per il trattamento delle donne che affrontano la maternità in stato di alcool o tossicodipendenza.
Non basta spendere denaro, ha concluso il Ministro Sullivan. Occorrono validi programmi, terapie di recupero e la forte intensificazione del trattamento e della prevenzione: tutte prospettive che richiedono un forte dispendio di tempo, energie e risorse.
LA POLITICA DEGLI STATI UNITI CONTRO LA DROGA
Dick Thornburgh
Ministro della Giustizia degli Stati Uniti
Ad illustrare la politica adottata negli Stati Uniti contro la droga, è intervenuto Dick Thornburgh, Ministro della Giustizia.
"La strategia del Presidente Bush - ha detto - prevede attività di educazione, prevenzione, un maggiore sviluppo del trattamento terapeutico, un impegno crescente contro il narcotraffico". Per quanto riguarda l'educazione e la prevenzione, si punta essenzialmente sulla famiglia, sulla scuola, sui luoghi di lavoro, sulle istituzioni religiose, la cui partecipazione attiva va incoraggiata.
Relativamente alla lotta al narcotraffico, il Ministro della Giustizia statunitense ha ricordato la Convenzione di Vienna, firmata nell'88 da un centinaio di paesi, e ratificata da 48 dei firmatari nel '90: le nazioni che aderiscono a questa convenzione sono obbligate a criminalizzare ogni anello del traffico di stupefacenti, dalla produzione di riciclaggio del denaro sporco. Ma questa - ha detto ancora - è solamente una metà della battaglia che tutti i paesi devono sostenere. L'altra metà deve essere combattuta per l'appunto a scuola, in famiglia, nei luoghi di lavoro e di culto. Dobbiamo ristabilire i valori essenziali della nostra cultura, a cominciare da quello della famiglia che deve recuperare il suo ruolo educativo. Dobbiamo offrire ai giovani dei modelli affidabili, attraverso il mondo dello sport, della politica, dello spettacolo. Dobbiamo infine impegnarci per progredire a livello di trattamento terapeutico e di riabilitazione".
PRESENTE E FUTURO DELLA DROGA E DELL'ALCOLISMO
Sua Maestà Sofia Regina di Spagna
"La droga e l'alcolismo, presenti nella nostra vita quotidiana in forma penetrante e continua, si possono definire le piaghe del nostro secolo. Sono forme di finto benessere, che promettono una illusoria felicità, e che in realtà ingannano, togliendoci la vita. Con queste parole pronunciate dalla Regina? Sofia di Spagna, si sono conclusi i lavori della VI Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per La Pastorale degli Operatori Sanitari.
La droga trova un terreno più fertile proprio nella gioventù, ha proseguito Sofia di Spagna, in quanto è la fascia di età più debole e fragile. La crisi di valori etici, il disfacimento dell'istituzione famigliare e la disoccupazione sono, a suo avviso, i principali fattori che hanno provocato questa situazione. Quali sono, a questo punto, i doveri delle istituzioni politiche e dei Governi? La regina Sofia ha sottolineato l'importanza di una politica di prevenzione globale che, attraverso l'educazione dei bambini e la formazione degli adolescenti, riesca a formare la spine dorsale di una società sana e libera dalle dipendenze da droga e alcol. Sofia di Spagna si è poi soffermata sull'importanza dei programmi di riabilitazione e di reinserimento, indispensabili per riportare alla vita normale quelle persone che, per una serie di motivi, sono cadute nella schiavitù della droga. "Nelle parole 'Contra spem in spem' - ha concluso - ovvero speranza contro la disperazione, dobbiamo trovare la forza e l'impegno com
une per combattere queste piaghe".