di Andrea MarcenaroDa Epoca del 20.5.1992----------------------------------
Emergenza droga
Come uscirne? lo chiedono le decine di persone, tossicodipendenti o loro familiari, che ogni giorno chiamano "Epoca" per avere consigli. Abbiamo girato la domanda al fondatore della più grande comunità italiana. San Patrignano: un tempo sinonimo di polemica, e oggi invece...
Alto, grande, forte, sicuro. Vincenzo Muccioli è saldo come una quercia. Non tentenna, non ha dubbi. E non si pone inutili domande. Per esempio: la legge sulla droga è stata una buona legge? O ha provocato più guai di quanti ne abbia sanati? Oppure: perché da noi i malati di Aids tra i tossicodipendenti sono molti di più che in Inghilterra o in Olanda?
Ne è passato di tempo, da quell'ottobre del 1980, quando i carabinieri irruppero nella comunità per tossicodipendenti di San Patrignano, alle spalle di Rimini, e vi trovarono quattro o cinque ragazzi chiusi in una piccionaia. Un paio di loro erano legati con una catena al piede. Si parlò di lager. Ma anche di una durezza inflessibile e generosa, l'unica capace di sottrarre i nostri figli all'abiezione del "buco". Su quella ex fattoria disordinata e fangosa che ospitava sessanta ragazzi in preda alla scimmia, l'Italia si spaccò in due, come davanti a un grande delitto. Innocentisti e colpevolisti, muccioliani e no. Ed è ancora così.
Nel frattempo il pianeta droga è cambiato. E' arrivata una legge molto restrittiva, come piaceva a Muccioli; è arrivato l'Aids; nuove sostanze, come il crac, come l'ecstasy, si sono aggiunte a quelle note. Il fronte degli antiproibizionisti si è allargato. Il partito di chi critica come inutile e dannosa la legge 162 si è allargato ancora di più. La stessa San Patrignano non è più quella della piccionaia e delle catene al piede. E' diventata un'azienda modello con oltre 2000 ospiti. Alleva cavalli, cuce pellicce, produce vini, latte, formaggi, esibisce un fatturato di decine di miliardi.
Solo Muccioli è rimasto uguale. Piantato in mezzo alla tolda della nave, il capitano Achab continua la sua caccia alla balena: "Cosa combatto? Questa cultura garantista, questa cultura lassista, questa cultura irresponsabile che ha determinato i grandi problemi e i grandi drammi della società". Che curiosa situazione. Si, curiosa, perché il capo di San Patrignano potete incontrarlo, come è capitato a noi, mentre porta al concorso ippico uno dei puledri allevati in comunità. Ma tra le mani, al posto delle briglie, stringe ancora le stesse catene di dieci anni orsono.
Epoca: A San Patrignano ormai avete tutto, dai cavalli alle pellicce. Stupisce che il Moro di Venezia non sia di Muccioli. Lo vorrebbe ?
Muccioli: Abbiamo il Calimero di San Patrignano, un bel peschereccio. Per ora ci basta quello. Poi si vedrà.
Epoca: Come siete organizzati, per dar vita a una simile marea di attività?
Muccioli: Come un paese, una città.
Epoca: Cioè?
Muccioli: I ragazzi devono imparare a gestire la loro vita diventando protagonisti della propria formazione, con l'aiuto di tutte le persone che hanno già vissuto e superato il loro stesso problema.
Epoca: Sarà molto bello, ma non capisco cos'abbia a vedere con una città.
Muccioli: San Patrignano è organizzata come una città: c'è il settore abitativo, il settore della scuola, quello degli allevamenti zootecnici e quello dell'agricoltura.
Epoca: E lavorando in uno dei settori, il tossicodipendente recupera se stesso ed è pronto a rientrare in società. Ma, in una città vera c'è la possibilità di contestare il sindaco. A San Patrignano si può organizzare un corteo contro Muccioli?
Muccioli: Certo, guai se non si potesse. Possono contestarmi.
Epoca: Può fare un esempio?
Muccioli: Da noi si possono fumare solo dieci sigarette al giorno. Ma c'è qualcuno a cui questa regola non va e, ovviamente, la contesta.
Epoca: E allora?
Muccioli: Allora si tratta di capire se c'è il rifiuto di assoggettarsi a una regola oppure se effettivamente si ritiene che quella regola sia senza senso.
Epoca: Insomma, signor Muccioli, c'è qualcuno che è riuscito a fumare undici sigarette?
Muccioli: No, perché ciascuno deve capire che c'è un motivo, se le sigarette sono solo dieci a testa. E il motivo è di evitare la questua.
Epoca: Vede che la sua non è una città? Nelle città la questua c'è, eccome.
Muccioli: Anche da noi ci può essere la questua, ma non del fumo. Non ci può essere la questua per infrangere delle regole.
Epoca: E quale tipo di questua è ammessa, a San Patrignano?
Muccioli: Ogni giorno qualcuno di noi chiede una mano all'altro. Ma è una richiesta costruttiva. Non è un rubare agli altri per non far niente noi.
Epoca: Signor Muccioli, lei la gira e la rigira, ma mi par di capire che se una cosa non va a lei, a San Patrignano non si fa. Non c'è niente di male a dirlo.
Muccioli: Ci sono delle regole, questo è certo.
Epoca: Quanti soldi prende la sua comunità dai privati?
Muccioli: Non ne prende. Se arriva denaro anonimo con le lettere, lo versiamo su un fondo e attingiamo quando serve.
Epoca: Non sa quantificare?
Muccioli: No.
Epoca: E quanto denaro arriva dalla mano pubblica?
Muccioli: Arrivano i soldi che ci spettano. Ma non per mantenere San Patrignano. Per quello non ho mai accettato una lira e siamo completamente autonomi. Vale per la comunità ciò che vale per i suoi ospiti tossicodipendenti: non è chiedendo un obolo che si conquista e si conserva la propria dignità.
Epoca: E che cosa fate del denaro pubblico?
Muccioli: Miglioriamo le strutture, i servizi sanitari, quelli igienici, mettiamo la Tac, la macchina per la gastroscopia. Ma San Patrignano è nata e continuerebbe a esistere anche senza quei denari.
Epoca: Tanto per curiosità, visto che non sono poi così importanti, quanti sono?
Muccioli: Così, su due piedi, non glielo saprei dire.
Epoca: Lei non da mai una cifra.
Muccioli: Non creda che ci siano dei segreti. Le posso dire che abbiamo prodotto merci per 18 miliardi nel 1991. Ma questa è solo una voce del bilancio complessivo di San Patrignano.
Epoca: Perché avete degli appartamenti a Bologna e a Milano?
Muccioli: Da noi ci sono analfabeti che hanno bisogno di una scuola per imparare a leggere e a scrivere. Ci sono quelli che devono prendere la terza media, quelli che devono riprendere il liceo e quelli che fanno l'università. Organizziamo tutto dentro San Patrignano, ma per gli universitari abbiamo preso delle case proprio a Milano e Bologna, che sono sedi di grandi Atenei.
Epoca: Quindi c'è chi studia e chi lavora. E i ragazzi che lavorano come vengono pagati?
Muccioli: Secondo le tariffe vigenti e con tutti i benefici che la legge prevede per i lavoratori.
Epoca: Lei sa che si dice che voi sfruttate i ragazzi?
Muccioli: E' una calunnia infame.
Epoca: Pagate nelle stesso modo l'ex tossicodipendente che ha scelto di lavorare a San Patrignano e il tossico che sta in comunità per uscire dalla droga?
Muccioli: Nello stesso, identico modo. Certo, se un ragazzo appena entrato viene affidato a qualcuno perché lo segua da vicino in un settore di lavoro, noi non lo paghiamo. Il lavoro, in quel caso, serve come banco di prova e come mezzo di applicazione.
Epoca: Due anni fa, in un'intervista, lei sostenne che chi diceva "la marijuana non fa male", andava condannato per istigazione a delinquere. E' ancora dello stesso parere?
Muccioli: Io metterei in galera tutti quelli che lo dicono, e metterei in galera anche coloro che vanno in giro a farsi spinelli per contestare uno Stato che dice no all'assunzione di droga.
Epoca: Perché sarebbero socialmente pericolosi?
Muccioli: Esattamente. L'hascisc e la marijuana possono provocare danni irreversibili, possono danneggiare enormemente il feto nelle donne gravide, possono portare la sterilità nell'uomo, ritardano sempre lo sviluppo mentale.
Epoca: Suvvia, Muccioli, neanche la mela della strega di Biancaneve combinava tutti questi guai.
Muccioli: Provi a convincere il professor Silvio Garattini, con le sue battute. E' lui il capo dell'Istituto Mario Negri di Milano, a dire quello che io le ho appena ripetuto.
Epoca: Non ci credo. Immagino che il professor Garattini si riferisca a grandi quantità di consumo.
Muccioli: Pensi pure ciò che vuole.
Epoca: Si sta affermando la convinzione che la legge proibizionista sulla droga abbia fallito. E che si sia rivelata dannosa, più che inutile.
Muccioli: Non conosco leggi proibizioniste sulla droga. La legge 162, se è a questa che si riferisce, responsabilizza l'uomo nella difesa della sua vita e della vita degli altri. Ma bisognerebbe attuarla in pieno, e non è stato fatto.
Epoca: Il ministro per gli Affari sociali, Rosa Russo Jervolino, dice che con la legge i morti per droga sono diminuiti. Ma sa benissimo che l'anno scorso c'è stata un'impennata del 33 per cento delle overdosi e che molti medici, ormai, su richiesta dei familiari classificano come "collassi" i decessi da stupefacenti.
Muccioli: La legge non ha potuto attuarsi secondo i programmi proprio a causa del boicottaggio e dell'ostruzionismo degli antiproibizionisti.
Epoca: Resta il fatto che i risultati le danno torto.
Muccioli: No, quello che resta è un altro fatto: che le morti di oggi ce le ha preparate l'antiproibizionismo di ieri, quella cultura che ha seminato il primo germe del dramma.
Epoca: Signor Muccioli, quelli come lei che vogliono risolvere ogni problema alla radice, quelli che brandiscono il divieto come una panacea, trascurando i piccoli passi concreti da compiere nel frattempo, non crede che siano alla fin fine responsabili di molti ritardi?
Muccioli: Può spiegarsi meglio?
Epoca: Lei, per esempio, è contrario alle macchinette scambia-siringhe e ad altre piccole misure del genere. Ma la situazione italiana è la seguente: Il 70 per cento dei malati di Aids è costituito da tossicodipendenti; In Olanda sono solo il 10 per cento. A Liverpool un tossico ogni sessanta ha l'Aids, a Milano quaranta su sessanta. Manca una politica sanitaria. Non si sente un po' responsabile?
Muccioli: Assolutamente no. Questa storia delle siringhe è ridicola. Il problema è la cultura sulla droga altro che le siringhe. Diamo pure le siringhe. Si mettano pure i distributori nei posti dove si sa che i ragazzi vanno a bucarsi. Mettiamone uno ogni dieci metri: eviteremo che il tossico si perda nel tragitto troppo lungo da una farmacia all'altra. Facciano, facciano, e auguri.
Epoca: Lei usa spesso il termine "cultura". Si può sapere che cosa intende?
Muccioli: Il 70 per cento dei tossicodipendenti che arrivavano da noi, prima, era sieropositivo. Ora saranno forse il 30. Perché? Perché sono state distribuite le siringhe? No, perché è stato spiegato che il virus si trasmette attraverso il sangue. Il tossicodipendente dice di voler morire, ma non è vero. Impara, allora e si difende. Tutto qui. E questo è un esempio di ciò che intendo per cultura.
Epoca: Quanti sono i sieropositivi, oggi, a San Patrignano?
Muccioli: Cinquecento.
Epoca: Lei sa che il loro futuro è buio. Cosa state facendo, su questo, in comunità?
Muccioli: Dal 1985 facciamo studi approfonditi. Abbiamo ragazzi che si sono laureati a San Patrignano e sono diventati infettivologi, il professor Nicola Dioguardi guida una nostra equipe, controlliamo giorno per giorno la situazione tra di noi. Non c'è stato un solo caso di contagio.
Epoca: Ci sono stati oltre mille arresti con meno di cinque grammi di cannabis. Lei li approva?
Muccioli: Sono d'accordo sulle pene quando ci sono dei reati. Non amo la pena afflittiva fine a se stessa.
Epoca: Qual è la percentuale di successi che avete registrato, a San Patrignano?
Muccioli: In questi anni abbiamo rimandato a casa più di settemila persone.
Epoca: In quanti anni?
Muccioli: Dal 1978, quasi quindici anni.
Epoca: Lei è un padre padrone con i ragazzi. Magari perdono la dipendenza dalla droga ma finiscono per dipendere da lei, un'altra droga.
Muccioli: Si sbaglia di grosso. Tra noi c'è lo stesso rapporto che c'è tra un figlio e il proprio padre. Un rapporto molto intenso.
Epoca: Prima eravate cento, ora siete migliaia: com'è cambiato il suo dialogo con i ragazzi?
Muccioli: E' rimasto identico, di padre e di figli.
Epoca: Ma come è possibile?
Muccioli: Il cuore di una persona non è fatto a compartimenti stagni. Quanta più gente si ha intorno, tanto più bene si dà.
Epoca: Duemila figli...
Muccioli: Esattamente.
Epoca: Scusi, Muccioli, quanti figli ha? Naturali, dico, proprio figli.
Muccioli: Due.
Epoca: E lei vorrebbe farmi credere che quando un ragazzo di San Patrignano si è ucciso, come purtroppo è capitato, lei ha provato la stessa lacerazione che avrebbe sentito per uno dei suoi figli?
Muccioli: E' esattamente così.
Epoca: Di nuovo, non ci credo. E le auguro di cuore che non sia vero. Ma le fanno un'altra accusa, signor Muccioli. Dicono che per entrare a San Patrignano bisogna essere un po' famosi. Se non si finisce sui giornali, non si passa.
Muccioli: Per venire a San Patrignano ci deve essere il posto e bisogna che il caso venga segnalato: dal ministro o dal postino. Certo, sui casi più tragici tentiamo l'impossibile
Epoca: Allora niente raccomandazioni?
Muccioli: Ci sono 2100 persone a San Patrignano. La risposta è nel numero.
Epoca: Qualcuno ha insinuato addirittura che si pagasse, per entrare.
Muccioli: E' falso.
Epoca: Non ha più usato le catene?
Muccioli: No, ma non per paura. Perché su 2100 persone, 1500 sono in grado di seguire gli altri. E lo possono fare, quindi, con maggiore serenità.