di Roberto DeleraDa Epoca del 10.6.1992--------------------------------------
"Fumare"? Malgrado la legge, per molti italiani è normale. E alcuni di loro stanno persino in Parlamento.
Patty Pravo non ne faceva certo mistero. L'aveva anche dichiarato in un'intervista di qualche mese fa: "Ogni tanto mi faccio una canna". L'ha ripetuto nella conferenza stampa di venerdì scorso, appena uscita dal carcere di Rebibbia: "Talvolta la sera per addormentarmi, fumo uno spinello. Ma ora dovrò cambiare abitudini. Pare che da noi farsi una canna sia un reato". E come lei, le abitudini, dovranno cambiarle in molti.
In Italia, infatti, sono circa due milioni i consumatori abituali di hashish e marijuana. In gran parte giovani. Ragazzi come quelli sondati dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla condizione giovanile, nel cui rapporto, datato giugno 1991, sta scritto che il 25 per cento, uno su quattro, degli italiani compresi tra i 18 e i 24 anni considera "normale" fumare spinelli. Giovani come quei mille che, su 22000 arresti per reati di droga effettuati nel 1991, sono finiti in carcere perché trovati con meno di cinque grammi di hashish in tasca. Giovani come quei 10000 (tutti tra i 18 e i 28 anni) fermati e poi rilasciati, dal luglio 1990 al dicembre 1991, perché trovati in possesso di hashish o marijuana in quantità non superiori alla dose media giornaliera. Per loro non si sono aperte le porte del carcere, sono finiti con nome e cognome negli schedari delle Prefetture. Perché in Italia fumare uno spinello è reato. La filosofia su cui si fonda l'attuale legislazione in fatto di droghe stabilisce il principi
o di punibilità per chi fa uso di sostanze stupefacenti e non compie alcuna distinzione penale tra uno spinello e l'eroina. Ma soprattutto, nella pratica, la legge antidroga Jervolino-Vassalli non prevede differenze tra il consumatore e lo spacciatore.
Per questo Patty Pravo ha dormito tre notti a Rebibbia. Eppure in molti, negli ultimi anni, hanno dichiarato pubblicamente di avere fumato, una volta o più, uno spinello. Nomi al di sopra di ogni sospetto quali Francesco De Lorenzo, ministro liberale della Sanità, e il suo compagno di partito Stefano De Luca; il deputato palermitano Vito Riggio, democristiano; Chicco Testa e Gino Paoli, del Pds, e Carol Beebe Tarantelli, ex Sinistra indipendente. Tutti personaggi difficilmente definibili "socialmente pericolosi", sui quali l'hashish e la marijuana non hanno prodotto "catastrofiche" conseguenze. Tutti casi che smentiscono la tesi del passaggio automatico dalle droghe leggere, come hashish e marijuana, a quelle pesanti, come eroina e cocaina. I primi a manifestare dei dubbi sul collegamento droghe leggere-droghe pesanti sono stati, nel luglio del 1991, i giudici della Corte Costituzionale. Chiamati a pronunciarsi sulla costituzionalità della legge anti-droga, hanno sostenuto che "il passaggio dalle droghe legg
ere alle droghe pesanti non presenta, secondo opinioni esperte largamente prevalenti, connotati di alta probabilità".
Anche un gruppo di magistrati piemontesi, quotidianamente in azione sui reati legati agli stupefacenti, ha espresso pubblicamente dei dubbi sulla legge Jervolino-Vassalli, avanzando la richiesta di depenalizzazione delle droghe leggere. Lo hanno reso noto, in modo molto provocatorio, il 18 aprile scorso, i radicali antiproibizionisti del Cora, manifestando, con uno spinello in bocca, davanti alle prefetture di dodici città italiane. "Si tratta", spiegavano i radicali in un volantino a proposito dei giudici piemontesi, "della prima uscita allo scoperto di esponenti della magistratura che affermano la necessità di sperimentare nuove forme di lotta alla droga, essendo quelle attuali fallite".
Una provocazione non nuova ai militanti della rosa nel pugno. Il primo a fumare uno spinello in pubblico era stato Marco Pannella il 2 luglio del 1975, nel corso di una conferenza stampa, alla fine della quale fu arrestato per uso di sostanze stupefacenti. Poi era stata la volta di "Nonna Canapa", l'anziana militante radicale Silvia Bizzarri, che nel gennaio del 1989 organizzò un "mercatino del fumo" nella sede romana del partito.
Ma se i militanti del Cora che hanno fumato gli spinelli davanti alle Prefetture se la sono cavata con una denuncia a piede libero, tragicamente si è conclusa l'esperienza di Stefano Ghirelli, 18 anni e Enzo Capparoni, 41 anni. Arrestati, il primo a Ivrea e il secondo a Reggio Calabria, l'estate scorsa per pochi grammi di droga leggera, si sono impiccati con la cinghia dei pantaloni nella cella del carcere. Due suicidi che hanno obbligato il Guardasigilli, Claudio Martelli, ad emanare immediatamente un decreto che facesse decadere l'arresto obbligatorio, in caso di flagranza di reato per i consumatori di hashish e marijuana. "Perché", ha detto Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo, all'uscita del carcere, "con una legge così, se non hai un buon avvocato e i soldi per pagarlo, se non ti chiami Patty Pravo, puoi finire in un bel casino...".