Ho letto con estremo interesse l'intervista di Epoca a quel
fosco personaggio di Muccioli, a me mai piaciuto. Peraltro,
sebbene riconosca l'indubbia utilita' del suo operato nel
recupero dei drogati, e malgrado non abbia certo torto, se
lamenta la disinformazione circa la tossicita' della droga
anche in piccole dosi, di Muccioli non condivido la difesa a
oltranza della legge che prevede pene per i consumatori.
Cio' premesso, a scanso di equioci con gli imbecilli che girano
da queste parti (ma si puo' evitare l'equivoco, con gli imbecil-
li?), affermo il mio profondo disgusto per lo stile inquisitorio
col quale l'intervista e' stata condotta. Il giornalista ha
utilizzato una serie di domande personali e provocatorie per
aggredire un'idea, quella di Muccioli, che, giusta o sbalgiata
che sia, deve essere criticata per se stessa. Riferimenti al
profitto che sarebbe la ragione maliziosa del lavoro in comunita',
al cavalli da concorso allevati per diletto, al Moro di Venezia
sono grondanti di desiderio di screditare, non di criticare.
Lo stesso dicasi per l'insinuazione sul legame affettivo fra
Muccioli ed i drogati da lui ospitati, che viene indicato come
"morboso" e innaturalmente competitivo con quello dei figli
di Muccioli medesimo, oppure, in alternativa, un legame falso,
millantato.
Lo stile dell'intervista e' tipico della scuola formatasi dal
54 al 62 presso l'Accademia di Giornalismo di Leningrado, i cui
canoni si sono assai ben insinuati negli ambienti "progressisti"
che con finanziamento sovietico hanno rilevato il controllo della
maggior parte dei media europei, allroche', conclusasi la Guerra
di Corea, la dirigenza sovietica inizio' la seconda grande offen-
siva propagandistica antidemocratica. Questo stile inquisitorio-
denigratorio e' divenuto cosi' peculiare del giornalismo di sini-
stra, da costituire tuttora un modello ambito persino nelle testate
che si ritengono moderate.
Anche in questo, come in tanti altri casi, l'individuo onesto, pur
se antiproibizionista, dovrebbe tracciare una linea netta fra
discussione delle idee e denigrazione dell'avversario, prendendo
le distanze da quest'ultimo disgustoso modo di fare.