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Conferenza droga
Salvidio Ascanio - 6 giugno 1992
Interviste Comuniste

Ho letto con estremo interesse l'intervista di Epoca a quel

fosco personaggio di Muccioli, a me mai piaciuto. Peraltro,

sebbene riconosca l'indubbia utilita' del suo operato nel

recupero dei drogati, e malgrado non abbia certo torto, se

lamenta la disinformazione circa la tossicita' della droga

anche in piccole dosi, di Muccioli non condivido la difesa a

oltranza della legge che prevede pene per i consumatori.

Cio' premesso, a scanso di equioci con gli imbecilli che girano

da queste parti (ma si puo' evitare l'equivoco, con gli imbecil-

li?), affermo il mio profondo disgusto per lo stile inquisitorio

col quale l'intervista e' stata condotta. Il giornalista ha

utilizzato una serie di domande personali e provocatorie per

aggredire un'idea, quella di Muccioli, che, giusta o sbalgiata

che sia, deve essere criticata per se stessa. Riferimenti al

profitto che sarebbe la ragione maliziosa del lavoro in comunita',

al cavalli da concorso allevati per diletto, al Moro di Venezia

sono grondanti di desiderio di screditare, non di criticare.

Lo stesso dicasi per l'insinuazione sul legame affettivo fra

Muccioli ed i drogati da lui ospitati, che viene indicato come

"morboso" e innaturalmente competitivo con quello dei figli

di Muccioli medesimo, oppure, in alternativa, un legame falso,

millantato.

Lo stile dell'intervista e' tipico della scuola formatasi dal

54 al 62 presso l'Accademia di Giornalismo di Leningrado, i cui

canoni si sono assai ben insinuati negli ambienti "progressisti"

che con finanziamento sovietico hanno rilevato il controllo della

maggior parte dei media europei, allroche', conclusasi la Guerra

di Corea, la dirigenza sovietica inizio' la seconda grande offen-

siva propagandistica antidemocratica. Questo stile inquisitorio-

denigratorio e' divenuto cosi' peculiare del giornalismo di sini-

stra, da costituire tuttora un modello ambito persino nelle testate

che si ritengono moderate.

Anche in questo, come in tanti altri casi, l'individuo onesto, pur

se antiproibizionista, dovrebbe tracciare una linea netta fra

discussione delle idee e denigrazione dell'avversario, prendendo

le distanze da quest'ultimo disgustoso modo di fare.

 
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