Nel precedente messaggio mi riferisco a canoni di giornalismo
che ben si sintetizzano in un brano del testo di Scepscin del
1958, pubblicato per l'Accademia. Nel brano si ritrovano tutti
gli elementi presenti nell'articolo di Epoca. Dubito che il
giornalista in questione abbia seguito corsi a Leningrado, ma
e' sintomatico come quello stile famigerato sia cosi' spontanea-
mente applicato oggi da un forse inconsapevole adepto della
peggiore cricca illiberale di tutti i tempi
Scepscin, 1958, La Tecnica della Cronaca (traduco dal tedesco),
edizione pubblicata a Lipsia, pag. 56, dal Capitolo Ottavo:
"...Il lettore e' sensibile alle emozioni del proprio animo.
E' opportuno, quindi, scrivere l'articolo dandogli la sensazione
di trovarvi rispondenza alle proprie emozioni e sentimenti,
siano essi nobili o riprovevoli. Molto spesso, non e' l'idea
in se', ad imprimersi nella mente del lettore, bensi'uno stato
d'animo. Tanto piu' cio' e 'e probabile, quanto maggiore e'
l'abilita' dell'articolista di modellare il suo scritto in modo
che le emozioni che trasmette siano il riflesso di quelle del
lettore medesimo. Questa tecnica e' particolarmente efficace
se le emozioni che si vogliono catturare e riflettere sono quel-
le basse e volgari: il denaro, l'erotismo, l'amarezza della
piccola vita quotidiana della famiglia borghese. Il lettore
borghese si ritiene sempre al disopra del denaro, di pensieri
avidi, di meschinita'. ma reca con se', nel profondo dell'animo,
il marchio di una societa' decadente, che si fonda sul denaro,
sulla protervia e l'ingordigia delle sensazioni, la monotonia
dei rapporti di sfruttamento fra padre e figlio, fratello e
sorella, marito e moglie. Questa inconsapevole vulnerabilita',
cosi' lontana dalla trasparente solidita' dell'animo socialista,
espone il lettore borghese ad esser catturato da un'abile penna,
e messo a confronto con la sua speculare immagine, della quale
rimane vittima. Cosi', un'idea politica, un partito, un evento,
un leader, circondati dall'alone riflesso delle meschinita'
tipiche del lettore borghese, si presentano inevitabilmente in
cattiva luce. L'abile articolista non cerca di screditare l'idea
col mezzo del ragionamento. Lascia il compito delle battaglie
intellettuali ai nostri filosofi ed ai nostri scenziati, i quali
sanno bene come far battere in ritirata il loro avversario asservito
al capitale. L'articolista abile, deve, invece, concentrarsi su
di un solo scopo: circondare l'aversario di un alone di diffidenza,
insinuazioni, discredito. Per condurre l'attacco all'idea, e'
la persona che deve essere attaccata. Come ? Insinuando che essa
sia proprio cio' che in fondo all'animo e' ogni lettore borghese.
Quindi, se si conduce, ad esempio, un reportage sul discorso di
un uomo politico nemico del socialismo, cio' che dovra' essere
messo in risalto sono i suoi presumibili profitti, fatti alle
spalle dei cittadini. Un altro esempio e' quello delle interviste.
In questo caso, si deve lasciar ben poco spazio alle idee dell'av-
versario. Occorre incalzarlo con domande sulla sua vita privata:
ama egli la prorpia moglie ? e' padre amorevole ? e' diviso
dalla propria famiglia ? non ha mai trovato l'anima gemella ?
E occore insinuare che egli sia cinico, freddo, duro, scostante,
rude........"
Mi pare molto chiaro, quale sia l'archetipo che Epoca a seguito
per intervistare Muccioli. Gli onesti, anche quelli antiproibizio-
nisti, non se ne dimentichino.