E' la novita' del giorno in Agora': notizie direttamente dal
CORA.
E me le sono lette tutte, con attenzione, le prime 8 selezionate
e immesse nel sistema.
Risultato ? Come ogni volta che leggo un messaggio o un proclama
antiproibizionista in questa conferenza, mi chiedo se esistano
ancora, o se siano mai esistiti, degli antiproibizionisti che
desiderano combattere la diffusione della droga liberalizzandone
i consumi e il commercio.
Perche' l'impresisone che si ricava e' diversa. Dalle posizioni
ed affermazioni del movimento antiproibizionista traspaionon due
cose distinte: da un lato il desiderio di legalizzazione del
commercio, dall'altro la sensazione che la tossicodipendenza ed
il consumo di droga debbano meritare dignita' sociale, al pari
di cento, mille altri modi di vivere.
Il fatto che il consumo di droga, anche nell'ipotesi di liberta'
da costoro auspicata, costituisca una minaccia per la societa',
per i rapporti umani, per il lavoro, non li turba minimamente.
Altrimenti, perche'questa insofferenza verso i moniti delle orga-
nizzazioni sanitarie, verso il sacrosanto diritto dei datori di
lavoro di non avvalersi di gente che altera con sostanze chimiche
il proprio stato psicofisico, di autorita' scolastiche che vietano
ai propri impiegati di utilizzare la loro autorita' sugli allievi
per consumare droga ?
Insomma, esistono gli antiproibizionisti contro la droga ? O si
deve parlare di antiprobizionisti per la droga ?
E' curioso come si ripeta la storia: negli anni 70 esistevano i
pacifisti per l'Indocina libera contro il comunismo ? O non erano,
in fondo, tutti pacifisti per l'Indocina libera e comunista ?
Viene in mente il detto greco "Stessa faccia, stessa razza !"