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Conferenza droga
Radio Radicale Roberto - 12 giugno 1992
Come il narcotraffico andino si è rapidamente adeguato alle esigenze del mercato.
Si è scoperto per caso che per soddisfare la crescente richiesta di oppiacei, i boss stanno sostituendo la coltivazione della coca con quella del papavero. Bolivia, Colombia e Perù dipendono sempre più dal denaro sporco. Il »pizzo alle guerriglie.

LA DROGA »RICONVERTITA

di Lucio Lami - Il Giornale, 11 giugno 1992

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Mentre i delegati di tutto il mondo si riunivano in Brasile per il vertice dell'ecologia, i narcotrafficanti festeggiavano sulle Ande il conseguimento di un risultato da industria moderna e cioè la raggiunta capacità di far fronte alle nuove esigenze dei mercati della droga attraverso la diversificazione del prodotto.

Da tempo si era notato che i consumatori di narcotici, da New York a Parigi, stavano riscoprendo l'oppio e aumentando la domanda dei suoi derivati, l'eroina e la morfina (il 1991 è stato per gli Usa l'anno record delle droghe orientali). Così, con la duttilità di una multinazionale d'avanguardia, I Cartelli colombiani hanno impartito un nuovo ordine ai coltivatori andini: importare semi di papavero e coltivarli.

La terribile realtà è stata scoperta quasi per caso, poco tempo fa, quando gli elicotteri colombiani del generale Rosso Josè Serrano, alzatisi in volo per dare la caccia alle piantagioni di marijuana e di coca (oh, candore dei vecchi tempi!) hanno visto nel sud-est del Paese tre intere regioni rosseggiare di "papaver sonniferum", che qui chiamano col romantico nome di una vecchia canzone: »Amapola .

Come d'incanto, in piena selva colombiana, era nato un contraltare del »Triangolo d'oro (Birmania, Laos e Thailandia), compreso tra Tolima. Cauca e Huila: 25 mila ettari di papavero che si estendono fino alla regione di Santander del Norte, ai confini del Venezuela.

Un rastrellamento parziale, organizzato con gli uomini della Dea (l'agenzia antinarco degli Stati Uniti) per valutare la situazione, ha portato a poche e disperanti conclusioni: il papavero viene alternato a colture normali, sicché è di difficile intercettazione quando non è in fiore, e viene trattato in loco, in laboratori sofisticati, ma di così modesta dimensione da essere difficilmente scoperti. Eroina e morfina escono dalla selva già »lavorati , dal produttore al consumatore, con un abbattimento dei costi di trasporto, rispetto alla coca, del settanta per cento. Inoltre, i guadagni aumentano sostanziosamente: nelle strade di New York un chilo di cocaina non costa più di 25 mila dollari; un chilo di eroina ne vale almeno 150 mila.

L'operazione »domanda-offerta non ha coinvolto solo la Colombia, ma tutti i paesi andini ad essa collegati, in particolar modo il Perù dove è stata salutata con entusiasmo anche per altre ragioni. Nella regione dell'Alto Huallaga, infatti, dove Sendero Luminoso controla uno dei mercati più fiorenti di coca, c'era tra i "cocaleros" una grande preoccupazione per il calo di produzione provocato da un fungo parassita comparso di recente, il "Fusarium oxysporum", che non solo fa morire gli arbusti, impedendo loro di assorbire l'acqua, ma si deposita al suolo compromettendo anche i raccolti successivi. In certe regioni peruviane, come lo Huànuco e il San Martin, l'improvvisa comparsa del fungo aveva abbassato la produzione del 70 per cento. L'oppio, rustico e resistente ai parassiti, sta ora sostituendo la coca nelle regioni infettate, mentre quest'ultima viene trapiantata nelle regioni più a sud dove, previo disboscamento di ampie zone, due milioni di ettari »vergini vengono ora occupati.

Afflitti dalle spese di trasferimento, e preoccupati per il troppo vistoso traffico aereo clandestino, i "campesinos" si sono imposti la prima vera riconversione agroindustriale del Perù organizzando la trasformazione dell'oppio e della coca sul posto. Ormai, ben pochi sono ridotti a vender la foglia o il papavero: si vende la pasta, cioè la coca già »lavorata , e la morfina. Per preparare un chilo di pasta »basica basta un investimento di 98 dollari. La pasta viene venduta a prezzo fisso, imposto da Sendero Luminoso, cioè 800 dollari al chilo.

Le conseguenze politiche e sociali dell'industrializzazione delle droghe e della possibilità di fornire mercati diversificati sono terribili. La Colombia, il Perù e la Bolivia si trasformano, volenti o nolenti, in Paesi dipendenti dal narcodollaro e quindi in Stati che praticano il lavaggio del denaro sporco a livello internazionale, infettando le banche di mezzo mondo. I primi due, poi, nel momento stesso in cui rastrellano i narcodollari, pagano una tassa astronomica alle guerriglie, che con quei soldi cercano di demolire lo Stato. In Colombia, due gruppi guerriglieri di origine marxista, le Farc e l'Eln, tramutatisi in eserciti dipendenti dal narcotraffico, continuano la loro azione terroristica: negli ultimi cinque anni hanno sequestrato 3.167 persone e tuttora organizzano attentati quasi quotidiani. In Perù, Sendero ha ormai portato la sua guerra all'interno della capitale.

I governi dei due Paesi, costretti a barcamenarsi tra la necessità di finanziarsi e quella di combattere la malavita, vivono nella contraddizione perpetua, pagando un prezzo altissimo. Il governo della Colombia, che vive in stato di guerra, ha manomesso la Costituzione, ha perso per morte violenta tre candidati alla presidenza, ha eliminato uno dei grandi narcotrafficanti, Rodriguez Gacha, ma ha dovuto trattare con gli altri che ora, da un carcere più lussuoso di un albergo, continuano a dirigere i loro traffici, con gli "exploit" appena descritti. In Perù, il narcotraffico ha infettato parte delle forze armate, le stesse alle quali Fujimori si appoggia per combattere Sendero: altra contraddizione foriera di nuove tragedie.

A livello internazionale è evidente che la famosa »guerra mondiale alla droga , annunciata da Bush a Cartagena, due anni fa, si è definitivamente conclusa con una disfatta. Per ironia della sorte, l'impulso a diversificare il mercato delle droghe è venuto, ai latinoamericani, quando gli Stati Uniti, infliggendo duri colpi a Cosa Nostra, hanno indebolito il monopolio commerciale di quest'ultima, favorendo l'espansione delle mafie orientali con le quali i colombiani sembrano aver raggiunto un accordo »multinazionale : i »cinos statunitensi subentrano nella distribuzione ma permettono che gli andini si affianchino agli orientali sul mercato dell'oppio. Neppure l'Ibm saprebbe studiare accordi sovrannazionali di tale raffinatezza!

Se con la coca si era creato il mito di Medellin, con l'"amapola" sta crescendo quello di Calì. I mafiosi di questa zona sono meno rodomonteschi dei loro antagonisti. I grandi capi, Josè Santacruz Londoño, Pacho Herrera, Gilberto Rodriguez Orejuela, amano la penombra e gli uffici climatizzati, cosparsi di computer. Qualcuno, tuttavia, non può permettersi la discrezione, come il boss emergente Alberto Urdinola che, arroccato nella sua azienda tra i centri di Cartago e Tuluà, non lontano da Calì, ha varato una politica di espansione territoriale senza precedenti.

La guerra dei terreni adatti alla droga è cruenta: lo scorso 16 dicembre, venti indios sono stati assassinati in un sol giorno su terre della collettività che la mafia aveva - "motu proprio" - privatizzate. Secondo lo stato maggiore colombiano, nel solo 1991, 924 ettari di selva sono stati rasati per far posto alla droga. Nei primi due mesi di quest'anno, altri 2.000 ettari sarebbero stati preparati alla coltivazione, grazie anche all'uso massiccio di un diserbante, il »glifosfato .

L'industria dell'oppio sta sviluppandosi con rapidità inaspettata. Per alzare la produzione si fa ampio uso di insetticidi e di anticrittogamici come il »Sovin e il »Gramafin , ad alto potenziale inquinante.

Se la produzione non ha ancora toccato livelli da record è perché i colombiani scarseggiano di chimici esperti nella lavorazione del papavero, ma la sparizione di cinquanta misteriosi »turisti pachistani alla frontiera con l'Ecquador significa probabilmente che la crisi sta per terminare. Intanto, il Brasile, il Venezuela e l'Argentina diventano meta di un nuovo esercito di corrieri in partenza per i Paesi ricchi del grande consumo.

 
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