"Malati di AIDS in reparti speciali"Intervengono Nicolò Amato e la Montalcini.
Il direttore generale degli Istituti di pena e prevenzione, Nicolò Amato, chiede per i detenuti affetti da AIDS conclamato il ricovero in reparti carcerari all'interno di ospedali civili. Se ciò dovesse essere attuato, a suo parere, "sarà quindi necessario procedere ad una revisione della normativa alla sospensione della pena". Intervenendo (insieme, al premio Nobel, Rita Levi Montalcini), al Congresso internazionale di medicina penitenziaria, Amato ha detto: "Ci sono alcune malattie che ad un certo punto acquisiscono un tale livello di gravitß che le rendono incompatibili con la carcerazione come l'AIDS conclamato o alcune forme gravi di Las". Amato ha anche ribadito la necessità di rendere obbligatorio nelle carceri il test per l'AIDS. "La comunità dei reclusi - ha osservato - è diversa dalla società libera dove ognuno sceglie le sue frequentazioni. Tra i detenuti c' una promiscuitß che dipende da situazioni oggettive e non dalla loro o dalla nostra volontß. D'altronde nelle carceri giß obbligatorio l'a
ccertamento per la sifilide quindi non si capisce che cosa impedisce che si effettui non solo il test per l'AIDS ma anche quello per l'epatite virale. Per quanto concerne la distribuzione all'interno delle carceri di profilattici e di siringhe, Amato ha detto che "permettere la loro circolazione presupporrebbe ammettere che alcune attivitß (come i rapporti intimi) possano essere esercitate tra i detenuti: ma ci contrario alla legge vigente". Il premio Nobel Rita Levi Montalcino ha annunciato che chiederß al nuovo presidente della Repubblica una modifica della legge anti-droga Vassalli-Jervolino per quanto riguarda le pene detentive per i tossicodipendenti: "Sono - ha detto - per una liberazione del tossicodipendente e non per la sua caduta nel tunnel del carcere. Nonostante ci - ha proseguito Levi Montalcini - confermo la mia ammirazione nei confronti dei ministri Vassalli e Jervolino. Essi per non sono stati nelle carceri e quindi non possono sapere che cosa quella vita". riguardo all'ipotesi di una
liberalizzazione della droga il premio Nobel ha detto: "Su questo punto non saprei ancora esprimermi. Personalmente sarei per la sua liberalizzazione, ma sento persone di alta competenza che esprimono su ci forti dubbi. Intanto si apprende anche che l'Associazione dei medici penitenziari (Amapi) si sta impegnando affinch in tutte le carceri siano adottati criteri unici per curare i detenuti affetti da AIDS. Per questo, ha sottoposto all'attenzione dei partecipanti al convegno "protocollo terapeutico" dove appunto vi sono contenuti metodi uguali di terapia per il trattamento di pazienti con infezione da Hiv e da epatiti ( in genere i detenuti tossicodipendenti associano alla sieropositivitß l'epatite virale). nel protocollo si sostiene che saranno sottoposti a terapia AZT coloro che presentano una di queste caratteristiche: "numero assoluto di linfociti periferici Cd4 inferiore a 500 per millimetro cubico; valori di B2 nicroglobulinemia superiori a cinque milligrammi per litro: valori di antigenemia costan
temente elevati; scomparsa degli anticorpi sierici anti P-24". Tra i criteri di esclusione compare invece l'insufficienza epatica renale e la gravidanza. Il dosaggio di AZT da utilizzare di 500 milligrammi al giorno. L'esigenza di uniformare i metodi di cura - stato spiegato - nasce dal fatto che solitamente i medici che lavorano nelle carceri non sono esperti di malattie infettive.
[Il Medico d'Italia - 10/06/1992]