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Conferenza droga
Salvidio Ascanio - 19 giugno 1992
Si al test

Le argomentazioni portate contro il test ai miei dipendenti

sono tre:

1. chi non si droga e' un potenziale irresponsabile anche lui;

2. non solo la droga, ma anche vino, birra e taluni medicinali

creano disturbi psicofisici tali da minare il senso di respon-

sabilita'

3. nessuno puo' essere sottoposto a test contro la sua volonta'

Le risposte, in breve, sono:

1. l'obiezione e' ridicola, perche' nel caso del consumatore di

droghe l'alterazione psichica e' volontaria. Gli eventuali

squilibri di una persona che non si droghi sono involontari

e non e' detto si verifichino. Ragionando a pera, come fa chi

mette sullo stesso piano chi si droga e chi no, tanto varreb-

be, per analogia, far pilotare un aereo ad un bambino di 10

anni, senza alcuna esperienza, perche' "tanto anche un esperto

pilota puo' dare i numeri a farci precipitare". De hoc satis.

2. l'obiezione e' respinta, in quanto la sottoposizione al test

sul consumo di droghe non sostituisce, ne' impedisce di accer-

tare che il dipendente non sia un ubriacone, o un disgraziato

sottoposto a terapie chimiche per la sua salute mentale. Il

test sulla droga integra, semmai, tali doverosi accertamenti.

3. l'obiezione e' respinta. Il test non verra' da me imposto. Ma

semplicemente proposto quale condizione (fra tante altre, anche

di carattere ideologico e morale), per candidarsi a divenire

mio collaboratore dipendente. Chi non vuol sottoporsi al test,

o non desidera dirmi quale atteggiamento abbia verso ideologie

incompatibili col mio lavoro, puo' andare a proporsi quale col-

laboratore Vostro. Peraltro, faccio notare che, in ogni caso,

una volta promulgato il decreto per il test, anche nei confron-

ti dei gia' dipendenti della PA questa obiezione verrebbe a

cadere.

In conclusione, il test pubblico ben venga. Io pensero a fare il

mio. E lo faccio anche doppiamente volentieri, dopo aver analizzato

sotto il profilo motivazionale le vostre obiezioni. A parte quella

di ordine giuridico, le altre due sono indicative del vostro deside-

rio che il drogarsi venga accettato come fatto normale, con piena

dignita' sociale, anzi quasi benefico e positivo.Col che, si torna

al solito punto: voi non siete antiproibizionisti per risolvere

il problema droga. Voi vi mascherate da antiprobizionisti dietro

un capzioso e fasullo ragionamento pseudo-economico, ma volete, in

realta', favorire la diffusione della droga, incuranti di tutto

salvo, probabilmente, il vostro personale edonismo, che vi spinge

a credere d'essere l'ombelico del mondo con le vostre mefitiche idee.

A volte mi chiedo se dietro i vostri gruppi non vi siano coloro che,

(e non sono pochi) vorebbero che si diffondesse massicciamente la

droga di Stato nelle fasce medio-basse della popolazione, per poter

correggere le storture imposte dal suffragio universale. Nei primi

anni 80, nei circoli della cosiddetta "destra" circolava questa idea:

le masse degli impiegati, degli operai, avvezze a darsi una facile

felicita', magari dispensata a prezzo irrisorio dalla Pubblica Ammi-

nistrazione, sarebbero molto piu' controllabili. Soprattutto la pos-

sibilita' di controllare la distribuzione a costo basso della droga,

magari delegata dallo Stato alle organizzazioni degli imprenditori,

costituirebbe un potente mezzo di controllo degli individui, togliendo

loro il vezzo di contapporsi ai ceti medio-alti nella gestione del

potere politico.

 
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