Le argomentazioni portate contro il test ai miei dipendenti
sono tre:
1. chi non si droga e' un potenziale irresponsabile anche lui;
2. non solo la droga, ma anche vino, birra e taluni medicinali
creano disturbi psicofisici tali da minare il senso di respon-
sabilita'
3. nessuno puo' essere sottoposto a test contro la sua volonta'
Le risposte, in breve, sono:
1. l'obiezione e' ridicola, perche' nel caso del consumatore di
droghe l'alterazione psichica e' volontaria. Gli eventuali
squilibri di una persona che non si droghi sono involontari
e non e' detto si verifichino. Ragionando a pera, come fa chi
mette sullo stesso piano chi si droga e chi no, tanto varreb-
be, per analogia, far pilotare un aereo ad un bambino di 10
anni, senza alcuna esperienza, perche' "tanto anche un esperto
pilota puo' dare i numeri a farci precipitare". De hoc satis.
2. l'obiezione e' respinta, in quanto la sottoposizione al test
sul consumo di droghe non sostituisce, ne' impedisce di accer-
tare che il dipendente non sia un ubriacone, o un disgraziato
sottoposto a terapie chimiche per la sua salute mentale. Il
test sulla droga integra, semmai, tali doverosi accertamenti.
3. l'obiezione e' respinta. Il test non verra' da me imposto. Ma
semplicemente proposto quale condizione (fra tante altre, anche
di carattere ideologico e morale), per candidarsi a divenire
mio collaboratore dipendente. Chi non vuol sottoporsi al test,
o non desidera dirmi quale atteggiamento abbia verso ideologie
incompatibili col mio lavoro, puo' andare a proporsi quale col-
laboratore Vostro. Peraltro, faccio notare che, in ogni caso,
una volta promulgato il decreto per il test, anche nei confron-
ti dei gia' dipendenti della PA questa obiezione verrebbe a
cadere.
In conclusione, il test pubblico ben venga. Io pensero a fare il
mio. E lo faccio anche doppiamente volentieri, dopo aver analizzato
sotto il profilo motivazionale le vostre obiezioni. A parte quella
di ordine giuridico, le altre due sono indicative del vostro deside-
rio che il drogarsi venga accettato come fatto normale, con piena
dignita' sociale, anzi quasi benefico e positivo.Col che, si torna
al solito punto: voi non siete antiproibizionisti per risolvere
il problema droga. Voi vi mascherate da antiprobizionisti dietro
un capzioso e fasullo ragionamento pseudo-economico, ma volete, in
realta', favorire la diffusione della droga, incuranti di tutto
salvo, probabilmente, il vostro personale edonismo, che vi spinge
a credere d'essere l'ombelico del mondo con le vostre mefitiche idee.
A volte mi chiedo se dietro i vostri gruppi non vi siano coloro che,
(e non sono pochi) vorebbero che si diffondesse massicciamente la
droga di Stato nelle fasce medio-basse della popolazione, per poter
correggere le storture imposte dal suffragio universale. Nei primi
anni 80, nei circoli della cosiddetta "destra" circolava questa idea:
le masse degli impiegati, degli operai, avvezze a darsi una facile
felicita', magari dispensata a prezzo irrisorio dalla Pubblica Ammi-
nistrazione, sarebbero molto piu' controllabili. Soprattutto la pos-
sibilita' di controllare la distribuzione a costo basso della droga,
magari delegata dallo Stato alle organizzazioni degli imprenditori,
costituirebbe un potente mezzo di controllo degli individui, togliendo
loro il vezzo di contapporsi ai ceti medio-alti nella gestione del
potere politico.