da ASPE n. 10 - 28 maggio 1992-----------------------------------------------------
Quasi interamente dedicata al carcere la Consulta sull'AIDS. Un nuovo documento ministeriale segna un passo avanti, ma le associazioni continuano la loro battaglia.
..ROMA - Si è discusso soprattutto di carcere, durante l'ultima riunione della Consulta delle associazioni non governative (Ong) di lotta all'AIDS, svoltasi a Roma il 7 maggio scorso. All'ordine del giorno i criteri che definiscono la situazione di imcompatibilità tra malattia e stato di detenzione, un argomento su cui molte delle Ong sono più volte tornate negli ultimi mesi, a fronte della situazione, progressivamente sempre più drammatica, delle persone con Hiv/Aids detenute. La proposta delle associazioni era di stabilire un valore, 200 linfociti T CD4, al di sotto del quale ogni persona detenuta dovrebbe essere scarcerata e curata all'esterno: i criteri in vigore fino al marzo di quest'anno, infatti, avevano creato casi di grande discriminazione, con la permanenza in carcere di persone in condizioni anche gravi (vedi ASPE n.17, n.91.0426).
La controproposta della Commissione ministeriale, al contrario, ha stabilito alcuni criteri che, se forniscono elementi più certi a magistratura e amministrazione penitenziaria, lasciano però aperte molte ambiguità. La soglia stabilita, infatti, si attesta sui 100 T CD4, ma, come fa notare Vittorio Agnoletto, della LILA, "sul piano clinico sotto i 100 T CD4 è come dire zero, e la scelta sembra quindi poco giustificata scientificamente". Ed in effetti, la preoccupazione fatta propria dalla Commissione riguarda il numero di persone con HIV/AIDS che potrebbero uscire dal carcere se il valore limite fosse quello proposto, 200 T4: in ospedale non ci sono posti, e non ci sono strutture adatte ad accogliere questi malati. La carenza di strutture, in questo caso, ha ricadute pesanti sulle condizioni di vita di molti: secondo i rappresentanti delle ONG, questo chiama in causa gli attuali limiti sul piano dell'assistenza domiciliare e di quella alle persone detenute ed ex detenute. Una proposta, presentata dal rappr
esentante delle Comunità Incontro, quella di inviare nelle loro strutture tutti i detenuti scarcerati per AIDS, non è stata accettata dalla Consulta, in quanto non si tratta di ghettizzare in un solo tipo di struttura questi detenuti, ma di avviare una capacità, del pubblico come del privato, di assicurare loro le migliori condizioni di vita nel rispetto delle scelte e delle condizioni individuali.
Nonostante molti giudichino "bassa" la soglia di mediazione raggiunta, il documento della Commissione appare uno strumento più utile delle precedenti indicazioni fornite dal ministero della Sanità all'Amministrazione penitenziaria; ora il problema è la forma che la Commissione vorrà, nei prossimi giorni, dare al documento. Dal punto di vista dell'efficacia, infatti, c'è molta differenza tra una circolare, mai vincolante, ed un decreto, che, al contrario, è maggiormente prescrittivo.
Altro punto all'ordine del giorno, la protesta delle ONG sulla proposta De Lorenzo di utilizzare per i detenuti con HIV/AIDS gli ospedali militari. Il presidente della Commissione, Guzzanti, ha specificato che la proposta non riguarderebbe solo i detenuti ma tutti coloro che sono affetti da malattie infettive, e particolarmente i sieropositivi. Questa precisazione, tuttavia, non ha sanato il dissenso sui rischi di creare, comunque, un circuito sanitario di serie B per le persone con HIV/AIDS. "I motivi per rifiutare questa situazione sono molti - spiega Agnoletto -, non ultimo il fatto che, per limiti di attrezzature e personale, gli ospedali militari non consentirebbero ai ricoverati l'utilizzo di terapie sperimentali".
Oltre alle tematiche legate alla situazione carceraria, si è parlato anche di campagne di prevenzione. Non è stata accettata la proposta delle ONG di poter gestire una quota di finanziamenti previsti per campagne mirate. La Commissione ha indicato la necessità di una consulenza alle agenzie pubblicitarie da parte delle associazioni.