VENEZIA, 20 GIU 92 - Sul problema dei detenuti
tossicodipendenti (complessivamente 12000, vale a dire oltre il
33 per cento della popolazioe carceraria), Amato ha osservato
che negli istituti di pena delle grandi citta' (Roma, MIlano e
Torino) si raggiungono punte del 70 per cento e che, per tutti,
si pone il problema di ''non punirli ma curarli''. La legge ha
ricordato fa obbligo alle Usl di aiutarci a curarli in carcere,
''ma salvo poche eccezioni la generalita' delle Usl non adempie
a questo obbligo e quindi ci ritroviamo soli''. ''A questo punto
- ha aggiunto - sarebbe forse opportuno che i detenuti
tossicodipendenti che non debbano rispondere di altri delitti se
non di quello dell'uso di stupefacenti, nel momento in cui non
possono essere adeguatamente curati in carcere per la mancata
collaborazione delle Usl, vengano portati fuori dal carcere e
curati nelle comunita' terapeutiche''. Quanto all'Aids nella sua
forma conclamata (sono 97, attualmente, i detenuti che ne sono
affetti) ''l'ospedale ce li rimanda indietro'' e, dunque ''non
ci resta che chiedere ai giudici di sospendere la pena, ma
questo in genere non accade''. ''Non e' assolutamente
accettabile, insomma, - ha concluso Amato - che persone cosi'
gravemente ammalate vengano riportate a morire dentro il
carcere, anche perche' il rischio della loro presenza e' molto
alto anche per gli altri detenuti e per il personale
carcerario''.
** ( SIDAnet Information ) **
Origine : P-NET 91:3/1