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Conferenza droga
Rossi Carla - 23 giugno 1992
BATTAGLIE CIVILI E PROGETTI CONCRETI CONTRO L'AIDS
da ASPE n. 10 - 28 maggio 1992

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Un gruppo di ONG che operano sul tema carcere e AIDS rilanciano alcune iniziative: un progetto di legge, corsi di formazione che diano ai protagonisti nuove competenze. Ma lo scenario non è rassicurante.

VICENZA - Essere propositivi, elaborare progetti concreti, ma non perdere la carica di denuncia e di battaglia civile che le ha da sempre caratterizzate: questo, in sintesi, quanto deciso dalle associazioni e dai gruppi attivi sul terreno della lotta all'AIDS in carcere. Riunite a Vicenza, il 16 maggio scorso, le associazioni - assenti quelle di Roma e del Sud - hanno fatto il punto del lavoro svolto nell'ultimo anno: la campagna sulla proposta di legge per la scarcerazione delle persone con HIV/AIDS detenute, che nella passata legislatura aveva raccolto oltre 60 firme di parlamentari di tutti i partiti, e che ora va ripresentata; l'opposizione alla proposta De Lorenzo sull'utilizzo degli ospedali militari per i detenuti con AIDS; lo sviluppo di progetti di intervento nelle carceri di alcune città italiane; la crescente presenza delle tematiche legate alla detenzione all'interno di sedi nazionali ed internazionali in cui si discute - e si decide - di politiche sull'AIDS. Il rilancio dell'iniziativa di legg

e è stato al centro dei lavori: si tratta di ripresentarla in Parlamento, di allargare il numero dei parlamentari che la appoggino, di attuare forme di pressione in tutte le città perché questa legge venga posta all'ordine del giorno.

La LILA di Milano, Bologna, Firenze e Vicenza, il Comitato carcere e territorio di Bergamo, Prometeo e Donne AIDS Informazione di Torino, la DAVH di Firenze, l'Eurocaso - il coordinamento europeo delle ONG che ha tenuto nel febbraio scorso una riunione europea sul tema, ad Amsterdam - si sono impegnate ad attivare con altri, una campagna di promozione e sensibilizzazione delle iniziative. "Va bene parlare di prevenzione e di progetti in carcere - ha detto Luciano Dell'Agnol, della DAVH - ma il nostro deve essere un ruolo di denuncia politica, la nostra visibilità di detenuti sieropositivi deve giocare un ruolo di lotta e di rottura. Vanno rilanciate con forza battaglie civili, la situazione è drammatica".

L'attività delle ONG che operano sul carcere non può che mantenere, secondo l'opinione di tutti i presenti, i suoi due volti: rivendicazione e progettualità. Essere di stimolo a tutte le associazioni e al pubblico per progetti di prevenzione e couselling all'interno e di accoglienza, assistenza e aiuto all'esterno, e proporne e gestirne in prima persona, è il secondo dei terreni di iniziativa rilanciati nella riunione vicentina.

"E' necessario utilizzare tutte le sedi - Consulta, Forum nazionale, Eurocaso - per invitare le associazione ad entrare in carcere con attività di prevenzione, di counselling, per favorire le iniziative autonome dei detenuti - ha detto Susanna Ronconi, del gruppo torinese Donne AIDS informazione (DAI), che ha appena concluso un intervento nella sezione femminile del carcere Le Nuove - . In questo senso è utile produrre un promemoria che spieghi a tutti le diverse modalità con cui è possibile entrare in carcere, dallo spazio offerto dalla scuola all'articolo 17 dell'ordinamento penitenziario, dal volontariato alle convenzioni con le USL in materia di educazione sanitaria ". Proprio l'esperienza di Torino, però, dimostra anche le difficoltà dell'intervento: il progetto di DAI ha dovuto attendere un anno l'autorizzazione del Ministero. Una contraddizione se si pensa alla drammaticità della situazione e al vuoto di iniziative. Per questo le associazioni hanno sottolineato la necessità di essere riconosciute da

ll'amministrazione penitenziaria, anche e soprattutto quando al loro interno operano persone che, per essere sieropositive e/o detenute o ex detenute, hanno un'esperienza diretta che va riconosciuta come competenza specifica. Di qui, la proposta di lavorare per la creazione di momenti di formazione - sul terreno del counselling ma anche della prevenzione - specifici per la situazione carceraria, che diano accesso alle persone direttamente coinvolte e le aiutino ad essere riconosciute come operatori. In questo senso si sono impegnati tutti i presenti, particolarmente la LILA, il Comitato Carcere e Territorio di Bergamo, il DAI di Torino. Nadia Mantovani della Cooperativa "Verso casa" e Diego Scudiero della LILA di Bologna, che stanno approntando un intervento nel carcere cittadino della Dozza, hanno sottolineato le difficoltà ad agire in carcere, per continui e paralizzanti conflitti di competenze e di poteri tra i numerosi attori che intervengono sul campo.

"E' imprescindibile - ha detto inoltre Nadia Mantovani - fare una mappa delle risorse e delle strutture che esistono sul territorio per l'accoglienza e l'assistenza alle persone sieropositive che vengono scarcerate, altrimenti il rischio è che il carcere sembri a tutti l'unica soluzione, è dunque 'la' soluzione". Preoccupazione confermata dalla relazione che Norberto Ceserani, della LILA di Milano, ha tenuto sulla riunione della Consulta, in cui è chiaramente emerso come la carenza di strutture all'esterno stia alla base della grande prudenza della Commissione nazionale su questo terreno (vedi articolo a fianco).

I progetti di formazione, intervento e prevenzione e le decisioni di rilanciare la battaglia civile sulla legge non nascondono però un ragionevole pessimismo: "Lo scenario - è stato detto all'incontro da Davide Austin, dell'Eurocaso, interpretando il pensiero di tutti i partecipanti - è destinato a peggiorare se persiste la scelta di incarcerare migliaia di tossicodipendenti, vanificare nei fatti la riforma carceraria negando le pene alternative - e le recenti dichiarazioni del direttore generale Amato sono allarmanti - e ignorare le modalità di una prevenzione pragmatica e non moralista. La lotta all'AIDS nelle carceri non può che essere una battaglia civile anche contro la punibilità dei consumatori di droghe e contro ogni accezione vendicativa della pena".

per informazioni:

Luciano dell'Agnol DAVH, tel 055-2302455

Davide Austin, Eurocaso, tel 0444-544352

Susanna Ronconi, DAI, tel 011-8395443

 
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