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Conferenza droga
Fiorenzi Massimiliano - 23 giugno 1992
AIDS; TRASFUSIONI, LA SITUAZIONE IN ITALIA

ROMA, 22 GIU 92 - Sono stati 177 i casi di Aids

contratti in Italia in seguito a trasfusioni di sangue intero

contati dall'Istituto superiore di sanita' (Iss) negli ultimi

dieci anni mentre 164 emofilici (trattati con un derivato del

plasma) risultano contagiati. Mentre in Francia e' cominciato il

processo sulle trasfusioni infette , l'Italia

ha registrato, prima del 1985, solo tra gli emofilici, 757 casi

di infezione da Hiv, pari al 30 % del totale: secondo

Piermannuccio Mannucci, direttore della scuola di ematologia

dell'Universita' di Milano, si tratta della percentuale piu'

bassa in Europa. I dati, relativi alla malattia conclamata fanno

parte dell'ultimo aggiornamento sui casi di Aids in Italia (al

31 marzo) e mostrano un leggero aumento di casi: il 13 febbraio,

lo stesso Iss, in un comunicato, aveva parlato di 171 trasfusi e

di 147 emofilici, tutti prima del 1985, anno di introduzione su

scala sufficientemente vasta del test per la ricerca degli

anticorpi anti Hiv nelle sacche di sangue e della prima

circolare in materia del ministero della sanita'. Secondo

l'Istituto infatti ''i casi di sieropositivita' dovuti a

trasfusioni dal 1985 a oggi non sono piu' di una ventina'' e

dipendono essenzialmente dall'impossibilita' di verificare

l'infezione durante il cosiddetto ''periodo finestra'', cioe'

nel tempo in cui il contagio e' avvenuto ma l'organismo non ha

sviluppato gli anticorpi per riconoscerlo.

L'Italia - precisa ancora l'Iss - ha

adottato procedure in materia di trasfusioni (''conformi alle

norme Cee e internazionali'') tali da ''garantire un livello di

sicurezza accettabile e compatibile con i piu' recenti progressi

scientifici e tecnologici''. Nel nostro paese - precisa infatti

l'Istituto superiore di sanita' - i donatori di sangue sono

preventivamente sottoposti ad accurate analisi e le stesse

donazioni devono obbligatoriamente essere controllate per quel

che riguarda il virus dell'Aids, l'epatite B e C e il livello

delle transaminasi. Anche l'attivita' dei servizi trasfusionali

e' posta, per legge, sotto controllo ''tramite opportuni

programmi di verifica della qualita' nell'esecuzione dei test''.

''Le conoscenze scientifiche oggi disponibili a livello mondiale

- conclude l'Istituto - non consentono, tuttavia, di poter

considerare il rischio di trasmissione pari a zero, anche se nei

paesi occidentali questo rischio e' molto basso, inferiore a un

caso su centomila''. Per Angelo Magrini, presidente

dell'Associazione italiana dei politrasfusi, sarebbero, invece,

oltre 1.200 i politrasfusi che avrebbero contratto il virus e di

questi 300 sarebbero gia' morti.

** ( SIDAnet Information ) **

 
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